Il duo di artisti italo-francese e la loro azione in 3 atti da sperimentare a Milano
Negli spazi di BIM, nel quartiere della Bicocca, il duo italo-francese Marie Cool Fabio Balducci presenta un progetto site specific in tre atti. Fino al 6 novembre 2026 si possono scoprire le ultime azioni, in cui la grammatica essenziale dei due artisti dà forma a un’opera destinata a sparire
Dopo una lunga assenza fa ritorno a Milano il duo Marie Cool Fabio Balducci con un nuovo progetto, 2, 3 or 4 Acts of Accountability, un lavoro site specific che è anche un’occasione per mostrare al pubblico quelle azioni nate all’inizio della carriera e mai andate in scena in Italia. Per la prima volta ospite del BIM il duo racconta la propria storia attraverso un linguaggio esplicito e minimale. È un raccontare sé stessi, perché si tratta di una lingua privata nata dall’intimità domestica e, quindi, sconosciuta al mondo, che la può solo intuire.

Azioni, non performance
I lavori di Marie Cool Fabio Balducci sono fin da subito, negli Anni Novanta, nati entro un contesto che per necessità era povero e quindi scevro, ed esistono in quanto esperiti: sono semplicemente azioni, quindi, tali per il semplice fatto di essere state espletate. In Untitled, plastic shopping bag, racing action, workspace or room (1996) – seconda azione in ordine cronologico della carriera, ora da BIM – Marie si serve di una borsa di plastica che posa a terra; in seguito, inizia a correrle intorno con l’intenzione di creare un vortice forte abbastanza da farla levare in volo. Attende che la borsa si posi, esausta, per riprendere a correre e farla rialzare. L’azione va avanti per un numero di minuti tanto arbitrario quanto casuale, in nessun caso le esibizioni hanno così la stessa durata. Marie Cool e Fabio Balducci rifuggono infatti la serialità perché foriera di immobilità e quindi di morte, oltre a essere collegata alla ripetibilità dei processi produttivi collegati alla fabbrica.
Marie Cool Fabio Balducci in mostra da BIM a Milano
Le altre azioni messe in scena a BIM nelle scorse settime – Untitled, scotch tape, desktop (2003) e Untitled, saliva, cotton thread of a work dress, lighter (2004) – prendono vita entro lo stesso universo semantico, con la prima delle due che aggiunge un’ulteriore sfumatura alla realtà collegata al lavoro nelle corporazioni: la morte della speranza. Una lunga striscia di nastro adesivo sospeso, a ridosso della vetrata della sala espositiva, viene percorsa dalle dita di Marie Cool che, camminando, vi tamburella sopra simulando così lo sbattere forsennato delle ali delle falene che di notte vengono attratte dalle luci. Né le farfalle né i dipendenti né tantomeno le conglomerate sopravviveranno a una realtà che porta nel grembo del proprio DNA l’autodistruzione.
Il tavolo come metafora del potere da BIM
Se le azioni si nutrono dei minuti oggetti di cancelleria l’installazione Untitled, boardroom table, armchairs (2017-2019), sempre in mostra a BIM, è un tavolo mastodontico recuperato da un ufficio dismesso. Il duo Marie Cool Fabio Balducci utilizza oggetti che non hanno più senso agli occhi del pubblico: minuteria da ufficio, una collezione di oggettistica desueta proveniente dal mondo delle gigantesche multinazionali che, in seguito a chiusure, delocalizzazioni o accorpamenti si ritrovano con scorte di cancelleria e cataste di mobilio da smaltire. Questa montagna di merce non ha valore di mercato per essere rivenduta o battuta all’asta con profitto, perché nel frattempo è diventata obsoleta, travolta da un progresso tecnologico inarrestabile. Il grande tavolo occupa interamente la sala espositiva con le sue dimensioni ciclopiche ma non in piedi: giace infatti coricato su di un fianco come addormentato e quindi inerme, allusione alle crepe sempre più visibili del sistema capitalistico.
Marie Cool Fabio Balducci e il potere dagli esordi a oggi
Il tavolo in quanto tale, però, rappresenta anche il primigenio campo di battaglia del duo che, all’inizio della carriera, si recava negli studi di critici e curatori smanioso di farsi conoscere. Alla richiesta di farsi mostrare i lavori, però, si ritrovavano irrimediabilmente con la scrivania sottosopra. Non ha importanza che il tavolo venga inteso come parte dei mobili da ufficio, cattedra o banco di scuola, perché sempre rappresenterà un limes con un al di là e un al di qua. Ma anche teatro di guerra entro i cui confini prendono forma strategie che possono sortire risultati devastanti sugli equilibri globali. Rovesciando il tavolo, invece, queste funzioni vengono meno in quanto non più in grado di segnalare lati off limits – come la cattedra scolastica, che non può venire circumnavigata dagli studenti – né fornire supporto materiale ad alcuna macchinazione. Può funzionare solamente se in grado di sorreggersi, come il potere.
L’importanza della cinematografia per Marie Cool Fabio Balducci
Il cinema, più che l’arte contemporanea, funge da ispirazione per il duo. Non è un caso che Untitled, sand paper, graphite lead (2026) – anch’essa presentata in occasione del terzo atto – abbia come spunto un fotogramma proveniente dalla pellicola Rapporti di classe (Jean-Marie Straub e Daniele Huillet, 1984) tratta dal romanzo di Franz Kafka America (1927). Il duo, così come avviene nel film, traccia sul foglio di carta vetrata un’azione che non può essere reale entro l’universo dei rapporti tra classi e infatti con il tempo svanirà, perché il supporto di quest’opera grafica non è in grado di trattenere la polvere di grafite, il materiale che compone la mina delle matite. L’impossibilità di un dialogo, di un’empatia tra classi prende quindi la forma allusiva di un disegno destinato a scomparire, allusione a un divario sociale che si va allargando ogni giorno di più.
Annalisa Moschini
Milano // fino al 7 novembre 2026
Marie Cool Fabio Balducci. 2, 3 or 4 Acts of Accountability
BIM – Viale Piero e Alberto Pirelli, 10
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