Louboutin: vent’anni in punta di tacco

Il Design Museum di Londra ospita la retrospettiva dedicata ai primi venti anni di attività di Christian Louboutin, lo stilista che ha reso appetibile – e inconfondibile – una suola di scarpa. Rigorosamente rosso rubino. In mostra fino al 6 luglio.

Christian Louboutin - dalla mostra Fetish del 2007 - photo Maria Cristina Giusti

Le sue creazioni, riconoscibili da quel tocco di rosso quasi nascosto, sono ormai entrate nella storia della moda e del design, come conferma questa mostra, che si aggiunge ai festeggiamenti del ventennio dopo la monografia pubblicata da Rizzoli e la caspule collection, un’edizione limitata che riunisce il meglio della produzione fino ad oggi.
Christian Louboutin nasce a Parigi negli Anni Sessanta e cresce circondato dalle donne: sua madre e, soprattutto, le tre sorelle. “Credo che questo mi abbia in qualche modo aiutato nel mio lavoro”, racconta in una conferenza stampa, neanche a dirlo, stracolma di giornaliste, “perchè ho imparato a essere amico delle donne, ma allo stesso tempo sono un uomo”, come a dire che sa cosa vogliono entrambi. Presto scopre il design, non frequentando una scuola, ma visitando un museo: “ho visto il bozzetto di una scarpa. Ho capito che tutto è frutto di un pensiero, tutto intorno a noi è stato disegnato da qualcuno”.
L’evento londinese non è soltanto una mostra sul suo lavoro, ma, per sua stessa ammissione, sulla sua intera vita; come spesso capita per i grandi artisti, non c’è infatti una netta distinzione tra le due cose. L’allestimento è ispirato ai temi che da sempre sono le sue fonti di ispirazione: il cabaret (nel 1981 lavora brevemente per il Folies Bergère aiutando le ballerine e disegnando le loro scarpe), e il cinema. Un po’ luna park – con il teatro delle ombre  perché “ciò che definisce una scarpa è prima di tutto la sua linea”, la giostra che gira e il giardino segreto – e un po’ teatro – con un grande palco sul quale si esibisce in uno spettacolo di burlesque la stupefacente versione ologramma di Dita Von Teese, l’unica delle sue clienti a venire citata – tutto l’allestimento è pensato per celebrare le vere protagoniste, le scarpe, che sono tantissime.

Dita Von Teese in versione ologramma - Design Museum, Londra 2012 - photo Luke Hayes

Ogni modello è esaltato, come la diva di cui spesso porta il nome, da luci da palcoscenico e superfici di specchio che permettono di apprezzarne tutti i particolari. Ci sono anche alcuni dei modelli che Louboutin realizzò nel 2002 per l’alta Moda di Yves Saint Laurent, segnando l’unico episodio in cui il suo nome è stato associato a quello di un altro stilista.
Uno spazio è poi dedicato a una raccolta di prototipi o modelli molto particolari per la ricerca dei materiali e l’abilità artigianale nel lavorarli. Louboutin sembra molto attento a questo: “Esistono bravissimi artigiani, professionisti del loro mestiere, che sanno trattare in maniera eccezionale la materia. Certo, ormai la tecnologia ha sviluppato anche macchinari alternativi, come il laser per traforare la pelle, ma perché rinunciare a queste abilità?”. In questa sezione spiccano la scarpa di pelle di salmone del 1987 e quella col tacco a lattina, che invita a riflette sul tema del riciclaggio, del 1994.

E visto che di lavoro progettuale dietro una scarpa ce n’è tanto, come per altre mostre di moda e design, il pubblico è accolto nella versione museale dello studio dell’artista, con il grande tavolo sul quale c’è un po’ di tutto: la tazza del caffè, le chiavi di casa, ma anche disegni preparatori, campioni di tessuto e altri oggetti che suscitano la curiosità dello stilista. Trattandosi poi di una retrospettiva, Louboutin non ha voluto rinunciare a rievocare, con una piccola selezione di lavori, la mostra Fetish del 2007 per la quale disegnò una serie di scarpe fotografata poi da David Lynch.
Una mostra non molto grande questa del Design Museum, ma piena di dettagli da guardare, studiare, e soprattutto desiderare.

Maria Cristina Giusti

Londra // fino al 6 luglio 2012
Christian Louboutin
DESIGN MUSEUM
28 Shad Thames
+44 20 7940 8790
[email protected]
www.designmuseum.org

  • roberta

    per le donne le scarpe non bastano mai! avere una louboutin forse basterebbe

  • cri

    bellissimo articolo ed interessante visto che mette in luce l’artista che è Louboutin e non il designer feticcio che le fashoin victims venerano!

  • joe

    Louboutin e Lynch insieme realizzano una nuova definizione di feticismo. Quelli di Louboutin sono modelli da scrutare con curiosità pure da parte di un uomo nella speranza un giorno di vederli ai piedi della sua Lei.