Istanbul è donna

All’Istanbul Modern vanno in scena le donne: ben 74 artiste turche nella mostra “Dream and Reality” e l’opera di sei giovani fotografe nella dirimpettaia “Uncanny Encounters”. Le mostre sono state inaugurate in contemporanea alla Biennale di Istanbul, da poco conclusa, e si ha tempo per visitarle sino al 22 gennaio 2012.

Canan Beykal

Stupisce l’interminabile elenco di artiste coinvolte nell’iniziativa, che prende il nome da un romanzo del 1891 scritto a quattro mani da Fatma Aliye, nota scrittrice turca, e da Ahmet Mithat. Partendo dalla la netta separazione tra le due parti del romanzo – Aliye si è occupata della parte “Dream” mentre Mithat ha scritto la parte “Reality” – i curatori della mostra hanno cercato di sondare la quantità di realtà e di sogno presenti nei lavori delle artiste, che coprono circa cento anni di arte in Turchia.
Come prevedibile, la maggior parte delle opere in mostra riflette sul ruolo della donna nella società, ma il tema più gettonato è lo sradicamento delle proprie radici e la ricerca di una nuova solidità. Molto suggestivo nella sua linearità il lavoro di Candeğer Furtun The silent ones (1987) dove dieci pezzi di ceramica svelano la presenza di una figura femminile nascosta dietro una tenda; così come il lavoro di Nilbar Güreş Undressing, video del 1977 in cui una donna si spoglia di innumerevoli coloratissimi veli sino a rimanerne priva. Turba invece il video di Inci Eviner Fluxes of girls in Europe (2010), dove la voce narrante dell’artista legge un proprio testo: grazie a due diverse registrazioni sovrapposte, alcune parole risuonano come echi lontani mentre altre sono in primo piano. Il tutto produce frasi apparentemente senza senso come “The girls tore their skin with joy… and stabbed the foreigner indìside with joy...”.

İpek Duben

Il senso di straniamento e spaesamento può essere provocato anche spostandosi dalla campagna alla città, come racconta Hale Tenger, proveniente da una famiglia di immigrati, nella sua installazione The School of ‘Sikimden Aşşa Kasımpaşa (1990). Sopra una bacinella d’ottone piena d’acqua sono sospese delle asce, strumenti che evocano una cultura di riti barbari e violenza che l’Occidente imputa alla civiltà orientale in cui alle abluzioni seguivano incursioni e razzie.
Ma per sentirsi in bilico non occorre macinare troppi chilometri: a volta basta attraversare il Bosforo e passare dalla parte asiatica a quella europea di Istanbul. Come nell’immagine di Gül Ilgaz Falling (2004) dove le due sponde – e le due culture – fanno da quinte alle gambe dell’artista in volo.

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Emanuela Bernascone

Istanbul // fino al 22 gennaio 2012
Dream and Reality / Uncanny Encounters
ISTANBUL MODERN SANAT MÜZESI
Meclis-i Mebusan Cad. Liman İşletmeleri Sahası Antrepo 4  Karaköy
0212 334 7300
www.istanbulmodern.org


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Emanuela Bernascone
Emanuela Bernascone è giornalista pubblicista e lavora nella comunicazione da più di due decadi. Inizialmente Capo Ufficio Stampa della Fondazione Italiana per la Fotografia, da quando, nel 2005, ha fondato la propria agenzia collabora con autorevoli realtà pubbliche e private in Italia e tiene corsi di comunicazione presso diversi enti.