La cura dell’architettura

Torna l’Architecture Playlist di Luca Diffuse. Che stavolta è dedicata alla curatela. Con i primi tre posti assegnati a Mario Lupano, Marcello Smarrelli ed Emilia Giorgi.

Michele De Lucchi alla Fondazione Volume!, Roma 2013 - photo Federico Ridolfi

Playlist dedicata alla curatela di architettura, campo che verso la fine del 2012 riesce a offrire tre episodi nitidi. Domus pubblica un numero 964 denso, dove va cercata la pagina a fondo rosso che la rivista offre al contributo di Mario Lupano [1]. Il tema – l’insegnamento dell’architettura in Italia – è tanto reso in modo completo quanto trattato con la lievità di un pretesto capace di accennare a una sensazione più ampia, quella attitudine che Lupano perfeziona attraverso episodi seminali ispirati a un’architettura a bassa definizione, intesa – ed era il titolo di uno di questi episodi – come pratica curatoriale.
Marcello Smarrelli [2] ha curato una mostra di Berger&Berger candidata a essere presto storicizzata. I fratelli francesi hanno proposto negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma un esempio chiaro della loro ricerca tesa ad aumentare la natura evocativa degli spazi, assecondandone le originali capacità narrative e accettando anche esiti imprevisti.

Berger & Berger - Walls - veduta della mostra presso la Fondazione Pastificio Cerere, Roma 2012
Berger & Berger – Walls – veduta della mostra presso la Fondazione Pastificio Cerere, Roma 2012

Emilia Giorgi [3] ha curato per Fondazione Volume! una mostra nata dalla relazione di qualche mese tra Michele De Lucchi e le mura della fondazione. Un dispositivo in equilibrio fra l’intimità di questo rapporto e l’apertura degli esiti formali.

Luca Diffuse

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #11

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Luca Diffuse
Sono un architetto e scrittore. Nel 2010 ho aperto Writing extended explanations, la mia agenzia di architettura con base a Roma. Mi piace lavorare a piccoli progetti. Architetture capaci di diffondere nella città un approccio poetico alla vita negli spazi publici. Un approccio che definisco a partire dai comportamenti che mi colpiscono di più, come quando le persone sognano ad occhi aperti. Scrivo delle brevi storie su questi momenti che mi capita di osservare e queste storie poi diventano progetti, attraverso cui introdurre in modo delicato nella vita quotidiana delle persone alcune delle sensibilità che mi sembrano più preziose della ricerca architettonica contemporanea. L’uso delle illustrazioni e del disegno mi aiuta molto a trovare il carattere evocativo e sospeso che mi interessa. Questo è il modo in cui ho scritto e disegnato alcuni miei progetti di ricerca come Greenhouse Outtakes o Headphones Park, concorsi come A Lo-fi Nature e workshop come Wild Grass ed anche alcune delle gallerie d’arte che ho realizzato a Roma. Ho ricevuto diversi riconoscimenti per il mio lavoro (vedi link al cv) e sono stato premiato in numerosi concorsi. Partecipo ad alcune piattaforme di ricerca come ad es. Lo-fi architecture, producendo libri, mostre, workshop. Ci sono degli estremi che mi interessano come: intimo/esposto, ambiguo/normale, nitido/confuso, alta/bassa definizione, stanze/parchi. Questi estremi mi interessano non tanto in se quanto per le dinamiche che sono capaci di innescare. Allo stesso modo ricerco per la mia vita ed il mio lavoro una alternanza tra periodi di concentrazione e produzione e periodi di apertura e comunicazione.