Una scheggia nel cielo di Londra. Apre The View from the Shard

Londra presenta la sua nuova attrazione, The View from the Shard, cercando ancora una volta il lancio di South London. Aprirà al pubblico in 1° febbraio, ma noi l’abbiamo visitata in anteprima. Eccovi un report e una ricca photogallery.

69° piano dello Shard - photo Maria Cristiana Giusti

La visita per la stampa dello Shard, il grattacielo di Renzo Piano che con i suoi 244 metri di altezza ha ridisegnato il panorama di Londra, avviene in una classica giornata made in Uk, grigia e uggiosa. Dal 1° febbraio gli ultimi piani – dal 69esimo al 72esimo – saranno proposti al pubblico come nuova attrazione turistica. Gli altri ospiteranno uffici, abitazioni private, ristoranti, lo Shangri-La Hotel e Spa.
Il fattore climatico non è un dettaglio, visto che la promessa è una visuale di 360 gradi e a oltre 60 chilometri di distanza. Nebbia permettendo, altrimenti ci si dovrà accontentare di vedere poco e male anche The Gherkin, il cetriolo di Forster, sebbene in linea d’aria sia lì a un passo. Siamo infatti a London Bridge, vicinissimi al famoso Borough Market, uno dei distretti sulla quale l’amministrazione cittadina sta investendo moltissimo in termini di promozione. Una zona piacevolmente viva che però ancora non riesce a fare veramente breccia nel cuore dei Londoners. Lo Shard stesso, venuto su negli ultimi tre anni, ha diviso l’opinione pubblica tra supporter e contrari.

L’ingresso dello Shard – photo Maria Cristiana Giusti

L’esperienza The View from the Shard inizia in una grande biglietteria al pian terreno, che ricorda quella di un cinema multisala, dove si potranno ritirare o acquistare gli ingressi, costo £24 per gli adulti, apertura dalle 9 alle 22. In questa i visitatori sono intrattenuti da un video, una specie di Intervallo Rai del XXI secolo, che offre un ritratto da cartolina della città: multietnica, ecofriendly, trasgressiva sì ma con moderazione. Il vero svago di questa zona sono invece i grandi lightbox che scherzano con i personaggi della città, di tutti i tempi. Dalla regina Elisabetta che dà da mangiare ai piccioni a Sacha Baron Cohen (Borat) che prende il sole sul lungo fiume, da William e Kate in versione Pearly Kings and Queen a Mister Bean con mininatante. Eletti a rappresentare la città anche un puntinato Damien Hirst e un Bansky in azione.
Un primo ascensore fa una fermata tecnica al 33esimo piano, il secondo ti lancia velocissimo al 68esimo. Qui la vista è oscurata da una pellicola che ricopre interamente le finestre ma lascia penetrare la luce dall’esterno. Questo leggero film adesivo è decorato con immagini di nuvole bianche su sfondo celeste baby: grandi, piccole, semplici striature. Ogni nuvola porta la sua descrizione e una battuta, del tipo: cumulonembi, ricorda di prendere l’ombrello. Non è chiara la necessità di questo intervento certo non bello, forse un espediente per non rovinare la sorpresa del piano successivo, che si raggiunge a piedi.

The Shard – il lightbox di Banksy – photo Maria Cristiana Giusti

Si passa quindi ai pezzi forti, il primo dei due piani panoramici, il 69esimo. La vista è unica in città, nessun altro edificio arriva così in alto. A disposizione del visitatore, i Tele:scope, la versione aggiornata dei classici telescopi a monetine che servono per guardare il panorama. Questi, oltre a essere potentissimi, hanno in più uno schermo touch che offre la possibilità di conoscere la storia dei monumenti inquadrati. Un’altra funzione, davvero suggestiva, permette di avere quattro diverse visioni del panorama che si sta guardando: quella reale, quella in un giorno di sole, al tramonto e by night. Un modo semplice per non avere rimpianti se il giorno scelto o l’orario prenotato non sono dei migliori. Dal 69esimo al 72esimo cambia poco: l’ultimo piano si stringe parecchio, gli operai stavano ancora lavorando durante la nostra visita. In parte a cielo aperto, da qui si possono vedere le ultime lastre di vetro, vere e proprie schegge nel cielo.

The Shard – Visita di giorno, vista by night – photo Maria Cristiana Giusti

Non si può dire che non si tratti di una bella impresa, quella dello Shard, raccontata anche da alcuni apprezzabili numeri: il 95% dei materiali di costruzione è riciclato, le emissioni atmosferiche son molto limitate, la superficie di vetro complessiva è pari a otto campi da calcio. Eppure l’edificio, una volta dentro, non emoziona come ci si aspetterebbe, non lascia veramente stupefatti. La ragione potrebbe essere, e sembra paradossale a dirsi, l’eccessiva altezza, che crea un distacco troppo forte dal suolo urbano, e tutto risulta molto lontano. Come da un aereo, la città sembra appiattirsi. Più che guardare monumenti, si possono scoprire alcune curiosità, come le numerose terrazze verdi, in alcuni casi veri e propri prati, che si trovano inaspettatamente in cima ad alcuni palazzi. O la complessità di certi svincoli ferroviari e stradali. Ovviamente c’è anche chi, durante il tour, si entusiasma parecchio.
Si può dire che The View from the Shard si prepara ad avere il destino dell’edificio stesso: o lo ami o la odi, ma non può lasciare indifferenti.

Maria Cristina Giusti

the-shard.com

 

  • La vista da lassù ti toglie il fiato.
    Sembra una bella cosa da fare la prossima volta che capito a Londra.
    Sara

  • micol

    Londra è sempre Londra..ma sono contenta che questo progetto porti la firma di un italiano Renzo Piano.Non mancherò la prossima volta di visitarlo prenotazione permettendo.

  • Luisida

    Mi congratulo con Cristina Giusti per lo stile del suo articolo, descrittivo, esauriente e piacevole alla lettura. Ho apprezzato anche il suo senso critico che rivela una sensibilità non limitata ad una valutazione solo estetica, ma attenta anche alle emozioni suscitate.

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