La Serenissima versione 2.0

Un edificio degli Anni Sessanta in pieno centro a Milano. E una rilettura affidata dalla Morgan Stanley a Park Associati. Vi raccontiamo un altro pezzo del capoluogo meneghino che cambia.

Park Associati - Palazzo Campari - Milano, 2012 - photo Andrea Martiradonnna

Un parallelepipedo regolare, d’angolo, nel cuore pulsante della Milano che produce. Progettato negli Anni Sessanta in via Turati dai fratelli Ermenegildo ed Eugenio Soncini e noto ai più come Palazzo Campari, esempio perfetto di ciò che, negli anni del boom economico, rappresentava il nuovo aspetto delle industrie italiane di qualità. Oggi una riqualificazione importante, pari a 11 milioni di euro, commissionata dalla celebre Morgan Stanley, per quasi 8.000 mq di superficie calpestabile decisa nel 2008 tramite concorso, si è da poco conclusa.
Pur lavorando nel rispetto e nel mantenimento della preesistenza e del layout originale, gli incaricati Park Associati – studio italiano fondato a Milano nel 2000 da Filippo Pagliani e Michele Rossi – hanno cercato di integrare la struttura con elementi di adeguamento basati su tre punti: strutturale, normativo ed energetico. Ad esempio, hanno lavorato sui prospetti, arretrando le facciate esistenti rispetto al filo stradale, per creare intercapedini tecniche che evitassero il problema (non considerato negli Anni Sessanta) dei fastidiosi ponti termici, punti in cui, a causa dei diversi materiali usati, le differenti dilatazioni termiche portano al deperimento della struttura. Oppure, hanno costruito, in elevazione, delle scatole in alluminio preforato – quasi delle lanterne – sul lato di via Turati, che arricchiscono l’intero fronte, anche grazie all’illuminazione serale.

Park Associati – Palazzo Campari – Milano, 2012 – photo Andrea Martiradonnna

Hanno allargato il piano terra, dedicandolo al terziario e riqualificato con attenzione il courtyard sottolineando ulteriormente la relazione tra interno ed esterno e creando un continuum spaziale di grande respiro (possedere uno spazio verde cosi intimo nel cuore della capitale meneghina è talmente raro da dover essere rispettato). Inoltre, hanno enfatizzato la flessibilità dinamica degli interni, grazie alla regolarità di stanze che si susseguono, rincorrendosi, e a un buon uso dei connettivi di distribuzione sia orizzontali che verticali.
Il caratteristico colore brunito delle facciate, abbinato alla modularità scandita delle ampie superfici vetrate, garantisce al manufatto una certa importanza e una ricerca di permeabilità con l’intorno: la città vi si specchia e la storia ringrazia.

Giulia Mura

www.parkassociati.com

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Giulia Mura
Liceo classico E.Q.Visconti, laurea triennale in Arredamento e Architettura di Interni presso l’Università la Sapienza – Valle Giulia con tesi sperimentale in museografia (prof.ssa Daniela Fonti e Rossella Caruso), e master in “European Museology” presso la Iulm di Milano (prof. Massimo Negri) . Da qualche anno collabora con il prof. Luigi Prestinenza Puglisi , con cui collabora presso il laboratorio PresS/T factory nel ruolo di organizzatrice di Mostre ed Allestimenti presso la Casa dell’architettura- Acquario Romano, nonché come giurata nei concorsi e assistente all’Università Ludovico Quaroni, facoltà di disegno industriale. Scrive per www.presS/Tmagazine.it, per la rivista araba Compasses (www.compasses.ae) e per Artribune (www.artribune.com). Attualmente impegnata come junior curator per la seconda edizione di Worldwide Architecture, edizioni Utet e consulente museologia al museo Mafos ( Museo e Archivio di Fotografia storica), Roma.
  • Fabrizio

    “La Serenissima”???

  • Certamente giudicare, a soli cinquant’anni di distanza se quel palazzo fosse o meno l’orrore che si percepiva guardandolo é prematuro, ma l’operazione mi sembra oltre che inutile abbastanza pretestuosa. Un ciuco, anche ingualdrappato da cavallo rimane quello che era, secondo me.