L’archivio dell’architetto. Lucci in mostra a Reggio Emilia

I disegni, le fotografie, l’emeroteca e la biblioteca di Carlo Lucci, architetto e docente all’Università di Firenze. Un bilancio riassuntivo di un paziente e filologico lavoro pluriennale. A Reggio Emilia, nelle sale della Biblioteca Panizzi, fino al 28 ottobre.

Carlo Lucci

La cultura è vera quando non fa mostra di sé e sorregge le azioni e i pensieri dal profondo”, leggiamo in uno dei numerosi appunti dell’architetto Carlo Lucci (Firenze, 1911 – Moggio Udinese, 2000). Forse la nota giustificherà l’indifferenza di molti che, pur sensibili alla disciplina, leggeranno il titolo della mostra allestita presso gli spazi della biblioteca reggiana. Lucci non è uno dei maestri celebri degli anni del dopoguerra, eppure il suo curriculum professionale è forte di oltre duecento progetti, collaborazioni nell’ambito dei principali piani dell’epoca e uno spiccato senso civile della professione che traspare dai raffinati saggi e dagli appunti accademici nati in seno alla cattedra fiorentina. Le ragioni del poco clamore sul suo lascito? Colpevole di sobrietà, l’architetto che tanto debito ammetteva per Michelucci, i BBPR, Terragni e gli altri “pensatori, i novatori – utopisti se si vuole -, dei propulsori della tendenza, diciamo “moderna” – ma direi soltanto “corretta” – del fare architettura”.

Carlo Lucci

Tra le teche austere dello spazio espositivo della biblioteca si ha l’impressione, cosmonauti privilegiati noi dietro al vetro, di poter conoscere non solo l’architetto (utile anche una visita alle sue molte opere realizzate in città) ma l’intellettuale raffinato capace di coniugare bibliofilia, musica, design, fotografia e passione per l’insegnamento. Le architetture di Lucci a tratti sono difficilmente riconoscibili, la mancanza di un’ostinata cifra autoriale, così come la scrittura mai focosa e partigiana (come sarebbe piaciuto ai lettori di “Casabella Continuità”) hanno alimentato un’indifferenza ottusa finalmente sanata. La mostra, a cura di Andrea Zamboni e Laura Gasparini – in collaborazione con Franco Lucci – è un bilancio riassuntivo di un paziente e filologico lavoro pluriennale, ben tradotto nel catalogo, indispensabile per comprendere la cifra del raffinato pastiche ‘post-Velasca’ dell’architetto reggiano d’adozione. L’intervento fa parte di un preciso programma metodologico di storiografia architettonica, attuato dai curatori di concerto con il direttore della biblioteca, teso a ricostruire una microstoria dell’architettura emiliana recente che non ha ancora avuto il giusto spazio nell’editoria più ufficiale solo per la mancanza di una sistemica archivistica.

Saverio Cantoni

Reggio Emilia // fino al 28 ottobre 2012
Carlo Lucci architetto. Un archivio tra professione e ricerca
a cura di Andrea Zamboni e Laura Gasparini
BIBLIOTECA PANIZZI
Via Farini 3
0522 456084
[email protected]
www.bibliotecapanizzi.it

 

CONDIVIDI
Saverio Cantoni
Saverio Cantoni nasce a Montecchio Emilia il 2 settembre 1985. Si laurea con dignità di stampa in Architettura discutendo con il prof. Marco Vallora la tesi "Loyal to detail. Fotografia come strumento di critica architettonica". Architetto di professione, coniuga alla prassi professionale la ricerca nel campo della rappresentazione; ha partecipato a numerosi di progettazione con esito positivo e tiene regolarmente corsi di storiografia dell'arte, come di fotografia. Cede fermamente nelle "opere d'arte, i film e i libri che non parlano della crisi della rappresentazione, ma mettono in discussione la rappresentazione in quanto tale, disgregando la natura stessa del linguaggio e delle immagini" (Ursprung).