Biennale di architettura. L’opinione di Pippo Ciorra

Continuano le riflessioni su “Reporting from the Front”, il tema scelto da Alejandro Aravena per la prossima Biennale di Architettura di Venezia. Pippo Ciorra, senior curator del Maxxi Architettura, ci racconta il suo punto di vista.

Alejandro Aravena - photo Giorgio Zucchiatti - courtesy la Biennale di Venezia
Alejandro Aravena - photo Giorgio Zucchiatti - courtesy la Biennale di Venezia

ARCHITETTURA LATINOAMERICANA
È il momento dell’architettura latinoamericana. L’abbiamo osservata nella prima installazione della Serpentine destinata a sopravvivere alla sua stessa natura effimera (Smiljan Radic, 2014) e in una mostra monumentale che si è appena chiusa al MoMA; la vediamo nell’espandersi progressivo di biennali e triennali latinos sempre più “imperdibili” (San Paolo, Bogotà, Valparaiso…); registriamo la presenza di “emergenti” del Sur latino, come Mazzanti, Klotz, Pezo von Ellrichshausen, sulle riviste e sui migliori palcoscenici mondiali.  Nessuna sorpresa quindi se la cura della Biennale di Architettura va a un architetto cileno, giovane e progettista di gran talento come Alejandro Aravena.

ARAVENA, L’ANTIDOTO A KOOLHAAS
Perché Aravena? Non è difficile intuirlo. Con i suoi Fundamentals (2014) Koolhaas aveva finto di rassicurarci sulla sopravvivenza di un cuore solido e catalogabile della disciplina architettonica. Alcuni intellettuali di buon cuore e bocca buona hanno voluto credergli. Ma ai più avveduti la rassicurazione è apparsa subito come una messa in scena, che ha prodotto alla fine molto più sgomento e dubbio (se il centro dell’architettura vada cercato nella materia o nel significato) che non certezza e senso di appartenenza a una cultura condivisa.
Dopo una tale caduta nel vuoto ci voleva un po’ di ottimismo pragmatico e vero, senza trucchi da appassionati di theory, senza significati secondi, terzi e via crescendo. Qualcosa insomma che possa proiettarsi in “progetti” e che possa consentire al curatore scelto di dialogare e coinvolgere anche altri progettisti da tutto il mondo.
Aravena allora è la risposta perfetta. Cileno, 48enne con esperienze varie a Venezia, è autore di progetti importanti ma è anche il fondatore di Elemental, vale a dire una struttura privata che fa ricerca e produzione per l’housing a basso costo e alto impatto sociale in Cile. Nel contesto sudamericano e cileno, dove vige una concezione pragmatica e ben radicata dell’architettura, fatta di buone università, capacità tecnica, committenti privati sensibili e libertà espressiva, Elemental ha un ruolo dirompente. Rompe un equilibrio secolare tra centralità del mercato e interventi pubblici e sposta l’architettura verso un’idea di welfare nuova, fatta di un ibrido tra costruzione assegnata e autocostruzione, di dialogo con gli abitanti, di negoziato tra libertà individuale ed economia di scala, di uso di materiali poveri e soluzioni inattese, di profit sostenibile. L’ideale insomma dopo il nichilismo mascherato di Koolhaas.

Biennale di Architettura, Venezia 2014 - Monditalia - photo Giorgio Zucchiatti
Biennale di Architettura, Venezia 2014 – Monditalia – photo Giorgio Zucchiatti

L’ARCHITETTURA IN PRIMA LINEA
Se allora Alejandro Aravena è una presenza logica alla guida della Biennale Architettura, Elemental ne è l’ovvio biglietto da visita, il luogo dove si incontrano le istanze degli architetti e quelle della società. Parlando per la prima volta ai giornalisti italiani, a Venezia, Aravena ha annunciato il titolo della mostra, Reporting from the Front, e ha cominciato a spiegarne i contenuti.
Ma di che fronte parliamo? All’architettura, ha affermato il neo-curatore, spetta di interagire con le comunità per affrontare le questioni di luogo in luogo più urgenti e dolorose. I luoghi dell’abitare, le ricostruzioni post-catastrofe, gli spazi pubblici, urbanità e mega-urbanità, l’educazione rappresentano tutti insieme una linea del fronte lungo la quale l’architettura deve schierarsi e offrire i suoi strumenti alla collettività per portare a casa il numero più alto possibile di battaglie.
Sembra un buon inizio. Speriamo che Alejandro trovi il modo di farlo diventare una mostra convincente.

Pippo Ciorra

www.labiennale.org/it/architettura/

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Pippo Ciorra
Nato a Formia nel 1955, laureato presso la facoltà di architettura di Roma La Sapienza nel 1982. Nel 1991 consegue un dottorato di ricerca presso lo IUAV di Venezia. Dal 1982 al 1995 ha svolto attività didattica presso le facoltà di Venezia e di Roma, dal 1987 è visiting professor presso la Ohio State University e altre università nordamericane. Dal 1995 insegna Composizione Architettonica alla facoltà di architettura di Ascoli Piceno, università di Camerino. È direttore o docente in vari master interuniversitari, è coordinatore del dottorato di ricerca internazionale Villard d’Honnecour. Ha fatto parte della Commissione Regionale Beni Culturali delle Marche. Oltre a ricoprire la carica di senior curator per il Museo Maxxi, è advicer per il premio Medaglia d’oro dell’architettura italiana della Triennale di Milano e per il Mies van der Rohe Award della fondazione MVDR. Collabora dal 1981 a giornali e riviste generalisti e specialistici e alla radio nazionale. Fa parte del comitato editoriale di Casabella. Ha pubblicato saggi, ricerche sulla città contemporanea e studi monografici, tra i quali: “Ludovico Quaroni 1911-1987” (1989), “Botta, Eisenman, Gregotti, Hollein: Musei” (1991), e “Peter Eisenman” (1993), tutti editi dall’Electa. Nel 2000 ha pubblicato per Skira “Nuova architettura Italiana”. Nel 2002 è uscito, per Meltemi, “La metropoli dopo”, nel 2004 il dossier “I musei dell’Iperconsumo”, nel 2006 “Musei, Next Generation” (Electa), in occasione di una mostra al Maxxi di Roma.
  • livia

    Per me e’ chiaro che il padiglione della Gran Bretagna sara’ il migliore non fosse altro che per la presenza di Dogma. Aureli & Tattara sono gli unici che hanno qualcosa da dire.