Biennale di Venezia. Il padiglione della Santa Sede raccontato da Micol Forti

Micol Forti, direttore della collezione d’arte contemporanea dei Musei Vaticani, descrive il progetto espositivo del Vaticano alla Biennale di Venezia. Sotto il titolo “In Principio… la parola si fece carne”, il percorso intreccia il lavoro di tre artisti diversissimi tra loro: Monika Bravo, Elpida Hadzi-Vasileva e Mário Macilau.

Monika Bravo, ARCHE-TYPES. The sound of the word is beyond sense, 2015 (particolare) – photo Monika Bravo © Monika Bravo, Courtesy artista
Monika Bravo, ARCHE-TYPES. The sound of the word is beyond sense, 2015 (particolare) – photo Monika Bravo © Monika Bravo, Courtesy artista

All’Arsenale, nel Padiglione della Santa Sede, il tema scelto dal commissario Gianfranco Ravasi si fonda sul Principio, passando dal riferimento alla Genesi dell’edizione del 2013 al Prologo del Vangelo di Giovanni. I due poli intorno a cui si articola la struttura del Padiglione, curato da Micol Forti, sono la Parola trascendente, che è in principio e rivela la natura dialogica e comunicativa del Dio di Gesù Cristo; e la Parola che si fa carne per portare la presenza di Dio nell’umanità, soprattutto là dove questa appare ferita e sofferente.
Ci siamo fatti raccontare da Micol Forti come si intersecano la dimensione verticale-trascendente e quella orizzontale-immanente nei lavori dei tre artisti selezionati: Monika Bravo, Elpida Hadzi-Vasileva e Mário Macilau.

Come dialogheranno i lavori dei tre artisti?
Dialogheranno grazie all’allestimento, che non prevede cesure tra i loro spazi, ma anche grazie alla loro diversità: proiezioni e immagini in movimento, materiali organici, fotografie in bianco e nero sintetizzano la molteplicità degli aspetti della realtà.

Elpida Hadzi-Vasileva, Haruspex (particolare), 2015, materiale organico - photo Elpida Hadzi-Vasileva, © Elpida Hadzi-Vasileva, Courtesy artista
Elpida Hadzi-Vasileva, Haruspex (particolare), 2015, materiale organico – photo Elpida Hadzi-Vasileva, © Elpida Hadzi-Vasileva, Courtesy artista

Gli artisti provengono rispettivamente da Colombia, Macedonia e Mozambico. Quali aspetti dei loro percorsi?
Ho conosciuto il lavoro dei tre artisti selezionati durante la fase preparatoria, che è durata oltre un anno e mezzo. Mi hanno colpita per la loro sensibilità e diversa capacità di interpretazione. Sono entrata in contatto con loro prima telefonicamente, poi incontrandoli personalmente, per presentare loro il nostro progetto.

Come sarà strutturato il padiglione?
Il pubblico attraverserà uno spazio che si trasformerà nel percorso: immagini in lento movimento e suoni; un ingresso fisico all’interno di un’installazione quasi architettonica, che prevede anche un coinvolgimento olfattivo; una sequenza di profondi coni che conterranno le fotografie in bianco e nero.

Mário Macilau – © Mário Macilau, Courtesy artista
Mário Macilau – © Mário Macilau, Courtesy artista

Come si può rappresentare la parola incarnata?
Ogni opera d’arte è una forma di “incarnazione”: deve dare corpo, forma, sostanza a un’idea, a un’emozione, a un progetto. Come tutti i progetti, è solo in parte dominata dall’artista: avrà sempre una capacità di espressione e di comunicazione che supererà i confini fisici e temporali, e sarà sempre un condensato di passato e futuro.

E la memoria dell’identità?
La memoria, privata e collettiva, è la radice del nostro conoscere, pensare e comunicare. Ogni opera è frutto di contaminazioni, di relazioni, di assonanze, spesso volute, altre volte inconsce. È nel percorso che ogni opera e ogni artista è capace di attraversare, e nel rispetto delle proprie radici, che si forma con forza una identità.

Monika Bravo, ARCHE-TYPES. The sound of the word is beyond sense, 2015 (particolare) – photo Monika Bravo © Monika Bravo, Courtesy artista
Monika Bravo, ARCHE-TYPES. The sound of the word is beyond sense, 2015 (particolare) – photo Monika Bravo © Monika Bravo, Courtesy artista

Quale rapporto si potrà instaurare fra il vostro padiglione e il resto della Biennale?
Il nostro Padiglione cercherà di stabilire un dialogo con altre voci, con altre culture, creando ponti e flussi di scambio, nella convinzione che solo attraverso il dialogo è possibile far crescere le nostre coscienze.

Gli spazi del padiglione hanno subito variazioni?
No, è lo stesso della Biennale del 2013. Essendo ampio e regolare, permette diverse soluzioni allestitive.

Un pensiero o un invito che accompagni il Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2015.
La partecipazione della Santa Sede alla Biennale d’Arte di Venezia è un evento epocale, ottenuto grazie alla lungimiranza, al coraggio e alla statura del cardinal Ravasi. Il fatto che questa sia la seconda edizione è forse l’aspetto più importante, perché conferma l’impegno della Chiesa ad aprire e costruire un dialogo con tutta la cultura contemporanea. È da esperienze come queste che potremo ricostruire un legame tra fede e arte.

Ginevra Bria

www.cultura.va

  • angelov

    Vien da pensare che se Gesù fosse vissuto oggi, avrebbe partita IVA,
    girerebbe in Bentley e sarebbe il maggior azionista delle banche Vaticane…