Sembrano foto, poi qualcosa inizia a muoversi. Recensione della mostra di Luca Rento a Venezia

Fino al 17 gennaio 2027 le immagini in movimento di Luca Rento sovrappongono l’individuale all’universale. La sua mostra alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia è insieme un ritratto dei suoi affetti e un compendio della nascita, della morte e di tutto ciò che le separa

Si dice che l’apparenza inganni, da almeno duemila anni. Ci si dimentica sempre che, oltre alla menzogna, ogni inganno nasconde una sorpresa. Nel lavoro di Luca Rento (Feltre, 1965), questa sorpresa è la scoperta del movimento, quasi impercettibile, in quelle che dapprima paiono fotografie retroilluminate, o persino dipinti, e solo col tempo si rivelano video. L’allestimento, i soggetti, il taglio, tutto fa pensare a degli scatti. Poi l’occhio scorge una foglia tremolare, le nuvole disfarsi e rifarsi, il sangue pulsare sotto le vene di una vecchia mano. Prima che tutto svanisca, curata da Alfredo Cramerotti al terzo piano della Fondazione Querini Stampalia di Venezia, raccoglie venticinque anni di paziente lavoro, per raccontare come la tensione tra il movimento e la sua assenza basti a condensare quella, tanto esistenziale quanto affettiva, tra vita e morte.

Sembrano foto, poi qualcosa inizia a muoversi. Recensione della mostra di Luca Rento a Venezia
Luca Rento. Prima che tutto svanisca, installation view. Ph: Adriano Mura

La mostra di Luca Rento alla Fondazione Querini Stampalia

Già il titolo suggerisce la volontà – comune a gran parte della produzione artistica passata, presente e certamente futura – di immortalare l’attimo: nel caso di Luca Rento, l’attimo si fa eterno non tanto nel suo essere esistito, quanto nel suo dispiegarsi. L’opera, così, non è testimonianza di verità, ma ripresentazione di un avvenire, per quanto minimo, per quanto impercettibile. “L’immagine in movimento, trattenuta in vita”, come scrive Alfredo Cramerotti nel testo che accompagna la mostra.

Luca Rento e gli affetti, tra vita e morte

Ci si abitua così, video dopo video, ad attendere il movimento, che talvolta diventa vero e proprio generatore di senso: il primo piano di un ventre gravido può rendersi riconoscibile solo quando attraversato improvvisamente dall’impressione di un arto del nascituro, che rigonfia la pelle prima di scomparire nuovamente. È il caso dell’opera Mamma, il cui soggetto è la figlia di Rento, allestita al fianco di Papà, che ritrae invece la neve accumularsi sulla tomba del padre dell’artista. Altre volte, però, la nostra ricerca di un movimento si trova disattesa. L’assenza si trasforma in significato: dopo diversi video dedicati agli ultimi momenti di vita della nonna dell’artista – dove qualche movimento, seppur lento e faticoso, resiste – Rento sceglie di rendere eterno l’istante della morte: il volto dell’anziana è finalmente immobile; un ritratto che è ripresa, una fotografia che è irrimediabilmente loop.

Luca Rento a Venezia. Due mostre in una

Nella mostra, la successione dei lavori assume dunque i connotati di una catabasi nell’intimità dell’artista, seguendo la via maestra che dalla natura conduce all’animo, dall’universale all’individuale, per poi retrocedere, risalire, riemergere. È su questo doppio binario che Prima che tutto svanisca si concede ad essere letta sia come ritratto familiare sia come compendio di un’esistenza comune. Venticinque anni di vita trattenuta in vita.

Alberto Villa

Venezia // fino al 17 gennaio 2027
Luca Rento. Prima che tutto svanisca
FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA – Campiello Santa Maria Formosa, Castello 5252
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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato a Sesto San Giovanni sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Arti Visive all'Università IUAV di Venezia con una tesi sulle Crocifissioni nell'arte contemporanea (relatrice Angela Vettese), dopo aver ottenuto una laurea triennale in…

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