A Venezia per la prima volta va in mostra la collezione d’arte di un ufficio stampa culturale
Oltre trenta opere dalla collezione di Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher arrivano a Palazzo Contarini del Bovolo. Un progetto espositivo che ripercorre, attraverso arte, linguaggio e relazioni, la storia dell’agenzia di comunicazione culturale che compie 15 anni di intensa operatività
Cosa accade quando un’agenzia di comunicazione sceglie di raccontare la propria storia attraverso le opere d’arte che ne hanno accompagnato il percorso? A Venezia, la risposta prende forma con Le parole e le cose, la mostra che dal 14 novembre abiterà gli spazi di Palazzo Contarini di San Paternian, celebre per la sua Scala Contarini del Bovolo. Curata da Luca Berta, Daniele Capra e Francesca Giubilei, l’esposizione riunisce oltre trenta lavori provenienti dalla collezione aziendale di Casadorofungher, fondata da Elena Casadoro Kopp e Francesca Fungher. L’occasione è il 15esimo anniversario dell’agenzia, specializzata nella comunicazione e nella promozione di progetti culturali, ma il risultato supera la dimensione celebrativa per trasformarsi in una riflessione sul rapporto tra arte, parole e incontri.

La mostra di Casadorofungher a Venezia: il linguaggio come strumento per raccontare l’arte
Il titolo dell’esposizione guarda direttamente a Le parole e le cose, il celebre saggio pubblicato nel 1966 da Michel Foucault, nel quale il filosofo francese analizza le relazioni storiche tra linguaggio, rappresentazione e costruzione della conoscenza. Un riferimento che, trasposto nel contesto della mostra, apre una riflessione sulla distanza – e sulle possibili corrispondenze – tra ciò che vediamo, ciò che diciamo e il significato che attribuiamo alle cose. Una questione particolarmente attuale in un panorama comunicativo caratterizzato dalla moltiplicazione delle immagini, dalla rapidità della circolazione dei contenuti e da un flusso incessante di informazioni. È proprio in questo scenario che il progetto rivendica il valore della parola, intesa come dispositivo capace di avvicinare il pubblico ai linguaggi dell’arte senza sacrificarne la complessità.
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Dalla Sala del Tintoretto alle connessioni del linguaggio
La prima sala, denominata Sala del Tintoretto per la presenza permanente di un bozzetto preparatorio del Paradiso, il monumentale dipinto del maestro conservato a Palazzo Ducale, ospita opere in cui il linguaggio assume un ruolo centrale. Il lavoro di selezione guarda dunque alla parola nelle sue diverse possibilità espressive, alle sue trasformazioni e alla capacità di generare significati e connessioni: una dimensione che richiama direttamente gli strumenti attraverso cui prende avvio il lavoro quotidiano di un’agenzia di comunicazione. Tra gli artisti presenti nella collezione spiccano Giulio Alvigini, Matteo Attruia, H-E-C-K, Manuel Gualandi, Giovanni Morbin, Penzo+Fiore, Paolo Pretolani, Eleonora Rinaldi, Pierluigi Slis e Lucia Veronesi.

L’arte come spazio di relazioni imprevedibili
La seconda sala sposta invece l’attenzione sulle relazioni umane, assumendone la natura instabile, contingente e talvolta imprevedibile come principio di costruzione del percorso. La selezione curata da Berta, Capra e Giubilei restituisce così una narrazione aperta, nella quale gli accostamenti tra i lavori e le possibili interpretazioni del visitatore diventano parte integrante dell’esperienza. Le parole e le cose si configura, in questo senso, come un ritratto collettivo: non soltanto la storia di quindici anni di attività professionale, ma anche quella di una rete di incontri, collaborazioni e scambi che ha contribuito a definire l’identità di Casadorofungher.
Le parole e le cose. 15 anni di relazioni di relazioni nel mondo dell’arte
Palazzo Contarini di San Paternian (Scala Contarini del Bovolo) Venezia
Inaugurazione 14 novembre 2026
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