Biennale di Venezia. Il Padiglione della Catalogna raccontato da Albert Serra

Un’enorme installazione filmica. Per raccontare il momento visionario in cui la macchina del cinema crea un pensiero, sulle orme di Raymond Williams. Il regista Albert Serra e il direttore Chus Martínez presentano “Singularity” ai Cantieri Navali.

Albert Serra, Singularity - copyright Albert Serra Juanola
Albert Serra, Singularity - copyright Albert Serra Juanola

Gli eventi collaterali della 56. Biennale di Venezia stanno svelando programmi con poche sorprese, soprattutto per gli addetti ai lavori più attenti. Il 6 maggio, però, inaugurerà un progetto che potrebbe distinguersi per visionarietà ed essenza sperimentale, candidando il Padiglione della Catalogna a rimarcare una propria attitudine di ricerca, più che una singolarità politica.
Nel 2015 il Padiglione Catalano è sostenuto dall’Institut Ramon Llull, organizzazione con sede a Barcellona e a Palma, costituita nel 2002 con lo scopo di promuovere la lingua e la cultura catalana. Le attività dell’istituto comprendono non solo il dipartimento di lingue, ma anche la sezione dedicata alle scienze umane e ovviamente alle arti; uffici che quest’anno hanno deciso di celebrare e rievocare le teorie di Raymond Williams, presentando a Venezia Singularity. Il termine si riferisce al momento in cui l’intelligenza artificiale surclasserà ogni capacità intellettiva umana.
Il progetto del regista Albert Serra (Banyoles, 1975) consiste in uno spazio cinematografico che investiga tanto la possibilità applicativa quanto la nozione di singolarità. Il suo lavoro, presentato da Chus Martínez – attuale direttore dell’Istituto d’Arte presso la FHNW Academy of Art and Design di Basilea –, designerà una sorta di punto di svolta nel modo in cui trasmettiamo le informazioni, la materia e le immagini prodotte dalle macchine, con l’intento di rappresentare il piano di scambio tra natura e cultura.

Albert Serra - photo Sorigué
Albert Serra – photo Sorigué

Ai Cantieri Navali sarà dunque visibile una “large-scale film installation” all’interno della quale artista e curatore sottoporranno al pubblico la domanda: come può la macchina del cinema esplicitare e creare un pensiero a se stante?
Singularity è diviso in episodi che propongono una sorta di riconciliazione tra XX e XXI secolo, tra quello che è conosciuto e quello che non è ancora noto come elemento singolo. Una creazione audiovisiva narrata da cinque differenti angolature, utilizzando altrettanti schermi. Ognuno di essi narra la ricostruzione di un’improbabile storia di immagini generate da macchine: una revisione soggettiva della storia dell’arte e del cinema. Immagini che si auto-generano senza una causa e senza un destino.
Artribune ha raggiunto Serra per domandargli alcuni approfondimenti riguardo al progetto.

Quali sono i temi affrontati da Singularity? Come racconterà la macchina del cinema?
A dire il vero non si tratta né di cinema né propriamente di videoarte. È un passo oltre entrambe le discipline, anche se ancora non mi rendo conto con esattezza di quello che sto realizzando. Il mio è un chiedermi, un domandare, e dunque un ri-trasmettere come io abbia sempre combattuto contro un’estrema erotizzazione e un consumo semplicistico dell’arte.

Albert Serra, Singularity - copyright Albert Serra Juanola
Albert Serra, Singularity – copyright Albert Serra Juanola

Quali sono i paesaggi, le location, le sedi e i posti segreti che hai attraversato componendo questo progetto?
Sono stato tra l’Irlanda e la Catalogna. Ma, come in tutti i miei lavori precedenti, il punto di partenza è stato volutamente arbitrario. È un film sulla prostituzione, sul continuo scavare e sulla tecnologia. Un lavoro che verrà presentato attraverso cinque display e non sei, come invece era stato annunciato.

Qual è la tua definizione di singolarità? E come può essere rappresentata al meglio?
La risposta a questa domanda è esattamente in quello che verrà mostrato a Venezia. Preferisco dunque lasciar parlare il mio lavoro.

Quale atmosfera culturale avrà il Padiglione catalano?
Vorrei restituire la sensazione di guardare a qualcosa di rischioso: è il fattore più importante per me.

Albert Serra, Singularity - copyright Albert Serra Juanola
Albert Serra, Singularity – copyright Albert Serra Juanola

L’architettura dei Cantieri entrerà in dialogo con il tuo lavoro? Hai fatto un sopralluogo?
Non ho mai visitato il Padiglione, la ritengo una perdita di tempo. Non mi curo molto dell’installazione degli schermi, perché a mio avviso è un elemento superficiale e speculativo. Inoltre non amo molto pensare che l’architettura possa entrare in dialogo diretto con altre forme d’arte.

Di cosa faremo esperienza?
Devo dire la verità: non lo so. Non giudico mai il mio lavoro mentre ci sto lavorando. Come artista, sono sempre il più sorpreso fra gli spettatori.

Potresti esprimere un pensiero o formulare un invito che accompagni i visitatori al Padiglione catalano?
Mi auguro non esista nient’altro se non quel che si vedrà. Così alla fine l’esperienza sarà e resterà unica.

Ginevra Bria

www.venezia.llull.cat

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.
  • Guest

    Per la serie PERLE DI SAGGEZZA oggi vince la frase “che investiga tanto la possibilità applicativa quanto la nozione di singolarità” se poi leggete il resto sarete meravigliati da frasi quali “come può la macchina del cinema esplicitare e creare un pensiero a se stante?” a cui tutto stiamo volgendo la nostra attenzione