Alfredo Pirri. Ecco perché lascio la Galleria Giacomo Guidi

Abbiamo ricevuto da Alfredo Pirri questa lettera aperta, che fa seguito alla sua decisione di lasciare la Galleria Giacomo Guidi. Volentieri la pubblichiamo, lasciando allo stesso Guidi pieno e auspicabile diritto di replica. Perché la questione, pur nella sua specificità, è uno spunto esemplare per aprire un dibattito sul ruolo del gallerista in questo inizio di XXI secolo.

Alfredo Pirri - photo Rodolfo Fiorenza

Amici cari e persone verso cui porto considerazione.
Questa lettera per comunicarvi che, con dispiacere e solo dopo lunghissima attesa, sono costretto a cessare definitivamente la mia collaborazione con la Galleria Giacomo Guidi di Roma.
Rubo un po’ della vostra attenzione con un’informazione che per l’opinione corrente dovrebbero riguardare solo la mia attività e vita privata, sapendo bene quanto la decisione (mia o d’altri) di lavorare con questa o quella galleria sia di scarso interesse collettivo.
Se ve ne scrivo, è solo perché non mi arrendo al pensiero che le scelte personali, che maturano nel nostro ambiente, debbano per forza essere considerate ininfluenti per la comunità e che debbano necessariamente nascere e morire nel segreto di una decisione tristemente solitaria. Al contrario ho sempre pensato all’artista come una persona pubblica le cui valutazioni e riflessioni dovrebbero servire a forgiare, o almeno indicare, comportamenti e considerazioni ampiamente utili.
Abbandonare una galleria o continuare a farne parte (o addirittura, com’è stato per me nel recente passato, cercare di farne punto di riferimento anche per altri artisti) non è cosa indifferente. Anzi è qualcosa che comporta una responsabilità personale destinata, mi auguro, a favorire una riflessione su varie cose, come ad esempio: cosa debba essere oggi una galleria d’arte e come starci dentro, su quali patti etici essa debba fondarsi e quale il ruolo dell’artista dentro questi patti, infine il modo di amministrare il rapporto con gli artisti in rispetto alle cose predette e alle regole comuni dello stare civile.
Nel caso della Galleria Guidi, come ormai è palese, circolano nel nostro ambiente giudizi e opinioni negative che hanno a che vedere proprio con quest’ultimo punto: il rapporto fiduciario fra artista e gallerista. A questi giudizi, che condivido per averne vissuto direttamente tutti gli aspetti negativi, vorrei aggiungere un piccolo ragionamento che ruota intorno a una mia convinzione che ritengo prioritaria rispetto al resto, ossia che le questioni gestionali siano da subordinare a quelle culturali (e non come normalmente avviene viceversa), quindi che quanto ci sia di eventualmente sbagliato nel comportamento da parte della galleria Guidi nei confronti degli artisti sia da affrontare pubblicamente proprio perché corrisponde con qualcosa di errato su un piano specificamente culturale e non solo amministrativo.

Giacomo Guidi
Giacomo Guidi

Insisto sul concetto per cercare di dire con chiarezza che, il motivo principale del mio allontanamento dalla galleria riguarda l’etica dello stare al mondo, cioè la domanda se lo stare al mondo dell’arte e delle sue forme organizzative possa o forse, secondo Giacomo Guidi, addirittura debba affermarsi in totale mancanza di un presupposto etico.
Lontano da me ogni forma di eticità autosufficiente e sterile. So bene quanto la vita sia più complessa e ricca rispetto a logore questioni morali che la vogliano intrappolare dentro regole preconfezionate e finalizzate a bloccare ogni cambiamento, ma so altrettanto bene quanto la corretta impostazione nel rapporto artista–galleria e il rispetto delle reciproche competenze e spettanze siano importanti. Esse ne misurano, appunto, l’eticità della reciproca collaborazione, il corretto svolgimento di un programma di lavoro comune e infine proprio quell’impegno reciproco al cambiamento e alla tensione culturale permanente che dovrebbe caratterizzare il rapporto gallerista e artista.
Ad esempio, vorrei invitare a riflettere sul come e il perché questa galleria decida di impostare tutta la sua attività su due centralità tanto dominanti quanto sbagliate: da un lato una socialità talmente pressante da divenire informe e amorfa, dall’altro una centralità tanto esasperata dell’immagine del gallerista stesso che addirittura sfocia in una specie di culto autocelebrativo. Mettendo a contatto queste due polarità, si crea una specie di cortocircuito che letteralmente brucia l’artista e l’arte mandando in fumo l’uno e l’altra cosa.
Riconosco che, nella mente di Giacomo Guidi tutto nasca dal desiderio di rompere con una visione statica della galleria e del commercio dell’arte che tutti conosciamo e ormai (forse) immaginiamo prossimo alla fine,ma la conseguenza di questo problema (nella mente di tanti diventato un incubo) non può essere la trasformazione della galleria in un negozio di tendenze differenti fra loro sovrapposte.

Ingresso e bookshop della Galleria Giacomo Guidi, Roma
Ingresso e bookshop della Galleria Giacomo Guidi, Roma

Una galleria, per come la immagino io, dovrebbe essere un luogo dove il negoziare, non si consuma nell’atto del rivendere o del mostrare merci. Dovrebbe essere, invece, quel luogo dove l’opera d’arte, con la sua centralità, riesce a imporre un processo dinamico di patteggiamento fra idee e identità personali differenti (quella dell’artista del gallerista e dell’acquirente insieme con altre che ruotano attorno) e dove la moneta diventa il suggello finale di questo processo, la forma astratta che aggiunge valore a un patto che tutti dovrebbero impegnarsi a rispettare, per primo il gallerista. Per questo, la galleria esiste (ancora) come identità civile, perché afferma il suo essere luogo di mercato e scambio suggellato secondo coscienza in rispetto delle relative competenze. Un po’ alla maniera di un mercato mediterraneo, costruito cioè intorno ad un luogo (reale o irreale poco importa) come una cattedrale o una moschea, dove tutto accade per riferimento e omaggio a quanto contenuto in sé, qualcosa da amare e rispettare e dove tutti i riti di mercanteggiamento divengono simili a quelli d’innamoramento valgono, cioè a qualcosa perché intesi a rafforzare la considerazione personale di quell’amare e rispettare.
Con parole semplici, vorrei quindi terminare dicendo che non mi sento a mio agio come seguace di quel culto centrato sul solo elogio della bellezza dello spazio espositivo e sull’atteggiamento entropico di un gallerista che vi si richiude dentro non per rafforzare le idee degli artisti che rappresenta ma come fosse un latitante che sfugge al confronto con la società e con quella comunità dell’arte che pubblicamente lo incolpa di espropriare l’artista del suo lavoro. Al contrario, ho bisogno di sentirmi fiero di collaborare a un progetto espositivo o culturale e, mi dispiace molto dirlo, non vedo possibilità che questo possa succedere ora dentro la Galleria Guidi.
Io sto e starò da un’altra parte, dove spero di incontrare altri che la pensano come me.

Alfredo Pirri

  • Stefano

    Bellissime parole Alfredo, assolutamente condivisibili. Un unico dubbio, cosa ti aveva spinto a pensare che il progetto di Giacomo Guidi avesse a che fare con la cultura?

  • Ludo,vico

    A me sebra fuffa la tua. I galleristi sono commercianti tanto che in inglese si chiamano dealer. Mi potresti elencare alcune gallerie che fanno quello che dici? Se poi vuoi cambiare le regole inizia cambiando i difetti del tuo essere artista, che in parte sono simili a quelli dei galleristi.
    Eticamente mi sembra poco corretto sputare nel piatto.

    • Francesca antonini

      In inglese si chiamano gallerist , i dealers sono quelli che comprano e vendono, quasi sempre senza avere uno spazio. Esistono galleristi e mercanti, ma sono due cose ben distinte

      • Luca Rossi

        Cara Gallerist
        è sicura della sua traduzione ?Io non lo sono.
        Per la mia esperianza si possono chiamare in entrambi i modi.
        Quindi la distinzione sta nel fatto che uno ha la galleria e l’altro no? E ci chiarisca un altra cosa, una galleria che vende opere di un artista già morto e un dealer o un gallerista?

        • Giampaolo Abbondio

          Un gallerista produce, un dealer commercia. Poi se per finanziarsi il gallerista si aiuta con il commercio, niente toglie alla sua prima denominazione.

        • christian caliandro

          Ma certo che è sicura!!! “Gallerist: a person who owns an art gallery or who exhibits and promotes artists’ work in galleries and other venues in order to attract potential buyers” (OXFORD DICTIONARIES). Poi ti offendi quando scrivo che la miglior cosa che uno possa fare è studiare studiare studiare: guarda, eviteresti almeno una buona metà delle figure che fai.

          • Giampaolo Abbondio

            Ha decisamente ragione Caliandro, per svariati motivi…poi se la cultura è Wikipedia va bene tutto.

          • lgg

            …piccolo contributo alla diatriba gallerist/dealer :

            – citi l’ “autorevole” Wikipedia ma ometti la sua stessa definizione : “An art dealer is a person or company that buys and sells works of art”

            – anche in Italiano abbiamo “gallerista” e “mercante d’arte” e la differenza fra i due termini ci e’ chiara e non desta problemi.

            – anche da noi spesso un “gallerista” e’ anche un “mercante d’arte”

            – se MilanoFinanza (che potrebbe essere un modesto equivalente di Forbes, che, sotto altro pseudonimo, citi in tuo successivo intervento) o Wikipedia stessa, decidessero di pubblicare una lista dei 10 maggiori “mercanti d’arte” Italiani, inevitabilmente tra questi figurerebbero anche 5/6 galleristi

            Questo, ovviamente non autorizzerebbe un English-speaking ad affermare che “gallerist” si traduce, in Italiano, con “mercante d’arte” ;-) ;-)

  • antonio

    Pirri non dice niente di nuovo, secondo me è il gioco delle parti.
    come scrittore pecca di sintesi…

    • Stefano

      evidentemente non hai avuto a che fare con Guidi.. ma di quali parti parli? le parti basse?

      • antonio

        stai sereno!

  • Marco Delogu

    io la penso come alfredo.

    ps. il mio rapporto con la mia gallerista francesca antonini é basato su reciproca fiducia e scambi di idee per nuovi progetti. ciò per dire che esistono ancora rapporti sani

  • -Dogg-

    Caro Alfredo, non ti conosco personalmente e spero un giorno di conoscerti.
    Ti APPLAUDO IN PIEDI!!!

  • Alessandro

    Appoggiare Alfredo vuol dire appoggiare un intellettuale lucido e ancora desideroso, nonostante tutto, di tener salda la presa sulle ragioni della propria esistenza, come uomo e come artista.
    Qualsiasi esternazione, per quanto logistica e irrilevante, è politica, se nell’azione di un artista si intende condensare uno spazio di elaborazione sociale.
    Alfredo non si sottrae a questo compito, con elevazione e deferenza. Non per innalzarsi ad una posizione di potere, ma per innalzarsi ad una posizione di superiore consapevolezza. Tutte le scelte e le condizioni che lo portano a lavorare con un po’ di serenità in più sono scelte e condizioni che rendono a tutti il mondo un po’ più abitabile.

  • Carlo

    Prima Montani, poi la Fabbri, poi Pirri…avanti il prossimo

    • sto cavolo

      ma perché a discussione deve ruotare intorno allo stile personale di un gallerista che ha deciso di fare arte e vivere sentendosi fico anche lui un quadro in bella mostra? a me sembra che a pirri siano girati i maroni forse per altri motivi e se n’è andato via e adesso accusa con tante pippe culturali pietosamente un gioco che è sempre esistito OGNUNO HA BISOGNO DELL’ALTRO e ne pirri ne guidi sono nessuno quindi attaccatevi senza fare talk show soprattutto alfredo perché guidi poverino ha dovuto rispondere e basta parliamo di cultura non di tronisti

    • sine

      Si può sapere cosa è veramente successo? Guidi non paga??? Ma vende??? E Pirri campa solo su Guidi? Da solo non vende? Guidi non l’ha accusato mai pubblicamente, sarà anche un dittatore ma non sarà mica l’unico non capisco Pirri a cosa vuole arrivare, qualcuno l’ha capito???

  • Bersani

    Mi ricorda tanto la polemica politica con Renzi…e Guidi mi sembra che Giacomo usi gli stessi comportamenti e gli stessi atteggiamenti di Matteo. Rappresentano ambedue il logorio della vita moderna! :)(

  • angelov

    Spesso fare delle scelte etiche può dimostrarsi una esperienza dolorosa; perché allora volerne attenuare le conseguenze con parole o discorsi, quando si è del resto così certi delle scelte che si sono fatte? Sarà la qualità e l’autenticità del lavoro che verrà prodotto da queste circostanze, che parlerà in nostra vece.

  • gianni morgan usai

    Alfredo : se la galleria è un feticcio.. esistono anche i capannoni diroccati.. I docks, gli uffici pubblici di notte..

  • Bubnic

    Mi pare tutto molto surreale. Le gallerie non hanno più ragione di esistere.

    • Gabriele

      Tirando le somme di tante parole inutili e boriose direi che c’è solo una ragione per la rottura di questo rapporto: soldi. Nient’altro che soldi, la cultura per loro è una bella parola senza senso.

  • flanker

    Dispiace non trovare nel testo di Pirri un riferimento a Matteo Montani, che ha troncato il rapporto con la galleria Guidi almeno dal 28 ottobre, e che dunque per primo (credo) ha avuto il coraggio di compiere un gesto pubblico assai pesante, prendendosi la responsabilità, forse, di innescare un processo all’interno di una situazione tutt’altro che cristallina, epitome di un sistema profondamente distorto.

    • Gabriele

      Bisogna riconoscere a Matteo Montani il coraggio di aver segnalato per primo un fortissimo disagio verso Guidi e i suoi comportamenti spregiudicati a dir poco. Pirri è venuto a ruota dopo molti ripensamenti. Ora aspettiamo Mochetti. Tirelli, Paolini, e magari Kounellis ed altri…

  • Alfredo Pirri

    Questo che segue, è un commentario
    di tipo didascalico, quasi fosse un’analisi logica, al testo di Giacomo Guidi scritto
    per risposta alla mia lettera su Artribune.

    L’ho scritto in questa
    forma perché mi è parsa la sola possibile per rendere palese quanto l’incapacità
    di Giacomo di rispondere e dialogare su un piano generale trovi origine dentro
    una pratica costante della bugia che distorce i fatti impedendone, ai suoi
    occhi, come in un rito magico, l’evidenza.

    (Fra virgolette, alcune
    frasi tratte dal suo testo, il mio commento di seguito).

    Apre il testo, una foto che
    ritrae uno spazio vuoto al centro del quale troneggia un tavolo (vuoto
    anch’esso e trasparente), Giacomo Guidi appare vestito di bianco (come lo
    spazio che lo avvolge) e nero (come le zampe del tavolo), sguardo fisso rivolto
    al centro dell’immagine.

    Attraverso la
    foto sembra di sentire le sue parole nascoste: L’arte? C’est moi … come pensava di sé e dello Stato il monarca assoluto Luigi
    XIV.

    “…La pubblicazione di questa “lettera” mi sorprende …”

    Sì, lo immagino. Lo stupore di Giacomo Guidi, dipende
    da un egotismo ossessivo che stende intorno a lui una barriera rendendolo
    impermeabile alle parole e ai gesti degli altri. Una barriera, fatta di
    convinzioni sbagliate e bugie costruite con cura.

    “…Punto primo: non ho mai dato giudizi o
    indirizzato gli artisti nei progetti espositivi proposti nella mia galleria…”

    A qualcuno è mai saltato in mente di dire a Kounellis,
    Paolini, Mochetti, Nannucci (e solo in coda io) che mostra fare?

    “… S’invoca un’etica in me smarrita…”

    Serve una nota personale e sono io ad auto-criticarmi,
    poiché avrei dovuto immaginare in anticipo che non si trattava di smarrimento
    ma di assenza.

    “… da chi fu l’iniziatore di un movimento silenzioso che portò via da un’altra
    galleria vari artisti influenti. Soldati di ventura pronti a cambiare bandiera
    e divisa in base al momento…”

    Non conosco artisti, soprattutto “influenti”, che si
    fanno portare via come sacchi da un posto all’altro. Da queste parole emerge
    tutto l’immaginario militarista e autoritario di Giacomo Guidi che fantastica
    di sé come fosse il generale di una truppa da spostare a proprio piacimento e
    disposta a immolarsi per lui (per lui, lo ripeto, non per gli eventuali ideali
    che rappresenterebbe).

    “ … sputando sistematicamente nel piatto in cui hanno
    abbondantemente mangiato. Studi di artisti che diventano negozi per la vendita
    diretta al pubblico, sottraendo transazioni al gallerista e danneggiando il
    sistema dell’arte nella sua totalità … mentre grazie alle vendite del proprio
    gallerista investono in immobili…”

    Qui,
    la bugia è talmente grossolana che le mie poche e povere parole non
    basterebbero a smentire, ricorro allora a quelle scritte da S. Agostino sul
    tema della menzogna sperando che anche in poche parole sia compresa l’ampiezza
    del ragionamento:

    “3. 3. Occorre precisare cosa sia la
    menzogna… C’è una differenza tra il credere e il supporre… chi su qualcosa fa
    supposizioni ritiene di conoscere una cosa che invece non conosce… Ma anche se
    non mentisce, non è esente da colpa, se presta fede a cose da non credersi o se
    pensa di conoscere le cose che viceversa non conosce… Per questo, si suol
    dire che il bugiardo è doppio di cuore… La colpa del mentitore sta nel
    desiderio di ingannare… “

    A questo punto compare una seconda fotografia, dove si vede Giacomo Guidi che
    prova il “vestito di scena” per la precedente recita fotografica…

    “…Ho dato vita a un progetto che si chiama B.O.A.
    (Bunker Of Arts), dove una serie di professionisti e intellettuali si
    riuniscono per generare altro, ma soprattutto per studiare, seduti allo stesso
    tavolo, dove si parla di Arte, Musica, Moda, Design, Diritto Intellettuale,
    Letteratura e Cucina…”

    Nell’ Europa dell’Est, ci sono dei luoghi per l’arte
    che direttamente o indirettamente fanno riferimento alla struttura del Bunker
    come luogo fortificato e finalizzato alla difesa dell’arte e della cultura,
    luoghi tradizionalmente rivolti a proteggerne l’autonomia dallo stato e la
    libertà d’espressione. In uno di questi, il “Bunkier Sztuki” di Cracovia ho fatto
    una mostra. Mi viene in mente anche il “Meno Fortas” a Vilnius del regista
    Lituano Ejmuntas Nekrosius. Sono appunto luoghi dove si esalta l’idea della
    protezione dell’arte e anche della sua centralità. Diversamente, nel Bunker di
    Giacomo Guidi, l’arte non è centrale, anzi è indebolita e derubata.

    “…Mi dispiace che tale ricerca porti qualcuno a
    sentirsi escluso, ma mi rendo conto che, come è sempre accaduto, il nuovo
    spaventa chi non si sente pronto a partire e a poter usare questa piattaforma
    che stiamo costruendo…”

    Non è il nuovo a spaventare, ma il vecchio che vi si
    nasconde dentro, quel vecchio vizio di voler sottrarre agli artisti la loro
    centralità intellettuale attraverso la privazione della dignità economica. Per
    essere precisi e chiudere, voglio dire che a me della Galleria Giacomo Guidi con
    i suoi programmi “multimediali”, ormai, importa poco. La sola cosa che mi ha
    spinto a scriverne è l’inquietudine che provo (che vorrei diventasse
    collettiva) per comportamenti finalizzati, lo ripeto, a isolare gli artisti
    scippandone il dovuto che proviene dal proprio lavoro e rendendo tutti più soli
    e più poveri.

    Alfredo Pirri

    • ludo

      che cattivo gusto, da parte di entrambi, comunque in questo momento a Roma sono molti i movimenti nelle gallerie, anche da Monitor alcuni artisti sono andati via….

      • giorgio

        Da monitor chi sta fuggendo? Perché da Guidi, ben lo immagino, dopo un po’ senza ricevere soldi né carezze un artista fugga via ahahah

        • Laura L.

          È ufficiale Francesco Arena è andato via e Raffaella Cortese e Ra Di Martino è andata via ma senza avere un altra galleria in Italia.

          • Laura L.

            E lavora con Raffaella Cortese intendevo dire, scusate

  • Marco Delogu

    di nuovo d’accordo con alfredo pirri. una sola domanda a alfredo pirri, marco tirelli e matteo montani: ma non avevate un minimo sentore di linguaggi diversi e etiche diversissime, quando vi siete avvicinati a guidi? che fosse qualcosa destinato a generare problemi (eufemismo) era chiaro

  • Tereza Monty

    Pirri sputa il rospo !!

  • carlotta

    Certo che qualche domanda anche chi volesse difendere Guidi se la fa ora: in pochi giorni prima Montani, poi la Fabbri, ora Pirri, viene da chiedersi quando arriverà la notizia della prossima defezione. A proposito, Tirelli dov’è finito? non se ne verrà fuori anche lui tra un po’ con una dichiarazione e un abbandono?. D’altronde in uno spazio che pretende di vendere accanto a kounellis delle mutande (per quanto pregiate) io troppa fiducia non ce l’ho. Forse Guidi ha la vocazione del commesso, non del gallerista. apra un negozio allora!!

    • GiuseppeG

      Cara Carlotta,
      rileggo questo tuo intervento e volevo aggiungere che non solo gli artisti, ora dalla galleria, nell’ultimo mese, se ne sono andati anche tutti i suoi collaboratori. Chissà magari qualcosa attorno al sig Guidi sta cambiando? Sono sempre più pensieroso. Il sig. Guidi fa scappare tutti? vedremo ora cosa farà nella sua prossima vita. Forse il cubista o forse si darà alla moda o magari chissà. Vedremo.
      un saluto

    • GiuseppeG

      Cara Carlotta,
      rileggo questo tuo intervento e volevo aggiungere che non solo gli artisti, ora dalla galleria, nell’ultimo mese, se ne sono andati anche tutti i suoi collaboratori. Chissà magari qualcosa attorno al sig Guidi sta cambiando? Sono sempre più pensieroso. Il sig. Guidi fa scappare tutti? vedremo ora cosa farà nella sua prossima vita. Forse il cubista o forse si darà alla moda o magari chissà. Vedremo.
      un saluto

      • Roberto CZ

        Caro GiuseppeG, pare tu abbia notizie di prima mano, hai ulteriori aggiornamenti sulla vicenda?
        Chi sono questi collaboratori che hanno tagliato la corda, dipendenti, stagisti o altro?
        Chissà a questo punto se la Signora Pamphili si è chiarita le idee sul personaggio Guidi…

  • Mi dispiace che molti non vogliano cogliere quanto questa lettera aperta sia un gesto di coraggio. Non tanto per il fatto di rendere pubblici i problemi intercorsi tra artista e gallerista, ma perché Pirri vuole mettere in luce il proprio disagio causato da quelle che lui considera violazioni dell’etica professionale e personale.
    A mio avviso le parole di Pirri possono essere lette come un monito agli artisti a non farsi mettere i piedi in testa pur di esporre le proprie opere in galleria, come spesso accade. La sua lettera è in fondo un’autocritica, oltre che una riflessione dolorosa su cosa sia ai nostri tempi una galleria.
    Non riesco a non pensare a questa opera di Vlado Martek (che è un invito non solo politico, ma anche sui contenuti delle opere).

  • claudio

    Non è logico che Pirri ammetta di aver compiuto un errore di valutazione (grossolano tra l’altro) e contemporaneamente abbia la pretesa di porsi
    come modello etico. Sono due posizioni inconciliabili.
    Più corretto, data l’indimostrabilità dell’etica, sarebbe stato scrivere perché era etico investire sulla figura di Guidi o al contrario comunicare la semplice assunzione di responsabilità del proprio sbaglio.
    Che Guidi non sia mai stato il gallerista che Pirri ora dice di cercare è sempre stato evidente a tutti.

  • Raffaele

    Artisti di questo genere fanno ridere.
    Hanno sempre da ridire ma poi non si spiega come mai appena vengono invitati ovunque dicono di si, per poi rilamentarsi.
    Uno come pirri (per non fare altri nomi alla sua stregua) ha fatto parte di almeno altre due gallerie che hanno chiuso a Roma.
    Evidentemente questo tipo di artisti richiede troppo, porta il gallerista a fallire, altro che comunione di intenti.
    Che poi guidi sia un personaggio di dubbio gusto e di dubbia gestione e’ consolidato, basta scambiarci due chiacchiere per renderesene conto.

  • anonimo

    La ragione ultima, e non mettete in mezzo l’etica, la cultura e quant’altro è che Guidi non paga nessuno: artisti, collaboratori, allestitori, fornitori… è pieno di debiti e pensa di fare il “re de roma”!

  • Carlo Arata

    Ma questa lettera a me sembra un turpiloquio di una persona che cerca approvazione. troppo facile inveire contro chi è stato già sottomesso dalle malelingue regionali. Allora mi chiedo: “ma Alfredo tutto questo lo hai capito ora?” facile scrivere ora una lettera e non tempo addietro quando tutti avevano l’approvazione di Guidi, partecipavano ai vernissage e pranzi mentre bevevano e gozzovigliavano in amicizia. Guidi non è un delinquente è un killer stratega di quelli di una volta, di quelli che piacciono agli italiani perchè si sognano di essere come lui, un berlusconi dell’arte che fa promesse senza avere le possibilità ma solo una lista di finanziatori nascosti…..e a me lui piace perchè smuove questo noioso sistema dell’arte e lo dico firmando la lettera con il mio nome perchè sono convinto che bisogna eliminare questa finta ipocrisia

    …vai Giacomo!!!!

    http://www.artribune.com/2014/05/alfredo-pirri-canta-a-milano/

  • Donatella Galasso

    Oh finalmente c’è qualche artista che inizia ad alzare la testa, certo il ritardo è considerevole, ma una breccia è stata aperta e sarà foriera di tanti cambiamenti!

  • GiuseppeG

    Carissimi tutti,
    ma che fine ha fatto il Re di Roma? Nessuno sa più nulla della Galleria Giacomo Guidi, il sito è caduto, lo staff si è volatilizzato, gli artisti scomparsi e lui, il Re, si è messo a fare feste sul terrazzo per raccimolare spiccioli. Qualcuno sa perché non ha ancora aperto la galleria che siamo a settembre? Io ho sentito voci strane, e vorrei capire cosa sta succedendo al Sig.Guidi? Alcuni giorni fa sono passato da largo Cristina di Svezia e dal vetro ho visto solo scatoloni? Sta traslocando di nuovo?

    • carlone

      il cosiddetto “RE”, è tornato (o meglio era tornato) ad organizzare feste per una discoteca in zona ostiense…
      dopo aver messo a soqquadro (secondo i suoi discutibili gusti) un locale già di per se pronto, all’inaugurazione dello stesso i suoi contatti hanno fruttato la bellezza di 6 persone (5 piu me) … inutile dire che i finanziatori del progetto l’hanno elegantemente accompagnato alla porta… dateci notizie, potremmo preoccuparci di non vedere più il “Re di Roma” (o almeno, risultati alla mano, di quella roma bugiarda e millantatrice che ha l’unica fortuna nei soldi di famiglia)… arte, capacità e gusto non albergano davvero nell’arroganza degli incapaci