Pasolini, Il Vangelo secondo Matteo. Tributo a un film monumento

Mezzo secolo fa, nel 1964, vedeva la luce uno dei film più intensi di Pier Paolo Pasolini. Nato per caso, sulla scia di una vera e propria folgorazione spirituale, intellettuale ed estetica. Tante le celebrazioni, a partire dal film di Abel Ferrara, per finire con alcuni eventi diffusi per l’Italia. A cui ci uniamo anche noi, con un ricordo e una lettura critica

Enrique Irazoqui ne Il Vangelo seocondo Matteo, Pier Paolo Pasolini, 1964

Il tempo della folgorazione biblica fu, per Pier Paolo Pasolini – ateo, marxista e anticlericale – il tempo di una rivelazione spirituale iscritta nel corpo del cinema. Era l’autunno del 1962 quando, relatore ad un convegno dal titolo Il cinema come forza spirituale del momento presente, Pasolini si trovò ad Assisi, ospite della Cittadella di Don Giovanni Rossi e dell’associazione cattolica Pro Civitate Christiana. Nonostante il suo anticlericalismo dichiarato, furono la forte coscienza delle proprie radici cristiane, l’amore per la tradizione contadina e la concezione profondamente umana dell’esistenza, a spingerlo sempre incontro al tema della trascendenza.
Ad Assisi avrebbe dovuto parlare del suo “Accattone”. Ma il 4 di ottobre i lavori si interruppero per via di un fatto straordinario: Papa Giovanni XXIII, in visita a Loreto, aveva deciso a sorpresa di concludere la sua giornata proprio nella cittadina francescana. La comunità si mise in agitazione, mentre scattarono i preparativi di rito per accogliere il Pontefice. Pasolini fu invitato a prendere parte alla delegazione che avrebbe reso omaggio a Roncalli. Ma rifiutò. Si chiuse nella sua camera, in foresteria, e aspettò. Accanto al letto giaceva, come in ognuna delle stanze, un’edizione del Vangelo di San Matteo: lo prese in mano, cominciò a sfogliarlo, e nel giro di poche ore lo divorò. D’un fiato.
Quell’”incidente” letterario – avrebbe raccontato dopo – fu per lui “una furiosa ondata, un trauma, un impulso che in quel momento lì era assolutamente oscuro, una forma di esaltazione, quella che Bernard Berenson chiama ‘l’aumento di vitalità’ che dà la lettura di un grande testo, la visione di un grande quadro”.

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

Non aveva voluto incontrare il Papa, Pasolini, forse per timidezza, forse per inquietudine o diffidenza. Ma in qualche modo fu la parola di Dio a raggiungere lui. Quella sera stessa si confidò con Don Rossi: “Farò un film sul Vangelo di Matteo. L’ho deciso dopo aver letto, sdraiato sulla branda, il libretto che ho trovato sul comodino. Però dovete aiutarmi, io non sono un credente. E sono anche marxista”.
E lo aiutarono, alcuni illuminati uomini di Chiesa, nonostante i preconcetti di certi ambienti borghesi conservatori, che non vedevano di buon occhio la sua cinematografia, provocatoria e non ortodossa, tantomeno la sua omosessualità. Dei biblisti e dei sacerdoti lo accompagnarono in Terra Santa, per conoscere i luoghi di Gesù, mentre lo stesso Papa incoraggiò la produzione. “Alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII”: con questa dedica Pasolini siglò il suo film, uscito nel 1964 e premiato con il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il Vangelo secondo Matteo, La crocifissione, Matera
Il Vangelo secondo Matteo, La crocifissione, Matera

Sono trascorsi cinquant’anni da quel tempo di assoluta grazia, in cui il regista consegnò al mondo uno dei suoi massimi capolavori. Cinquant’anni celebrati non solo dall’uscita del biopic di Abel Ferrara, dedicato alle sue ultime 24 ore di vita, con l’interpretazione di Willelm Dafoe, ma anche da una serie di microappuntamenti diffusi per l’Italia, incentrati proprio su quella memorabile pellicola. Mostre, convegni, proiezioni, concerti.
Tra i prossimi, in corso in quest’ultimo weekend di settembre, la due giorni palermitana, ospitata dai cantieri Culturali alla Zisa, con la cura di Franco Maresco, in collaborazione con Mario Bellone e con il supporto del Centro Sperimentale di Cinematografia: sabato 27 la proiezione del film, preceduta da un incontro con Enrique Irazoqui, mirabile protagonista dell’opera; e il guiorno seguente, sempre al cinema De Seta, la proiezione di alcuni materiali rari di Pasolini, selezionati dallo stesso Maresco.
Spostandoci in Campania, nell’ambito del Napoli Film Festival, il pianista Stefano Battaglia porta in scena l’1 ottobre un esperimento di sonorizzazione che accompagna la proiezione del lungometraggio, con una inedita colonna sonora jazz. Nel mentre, a Matera – città che fu, con il paesaggio mitologico dei Sassi, tra i set principali del film – è in corso una mostra dal titolo Pasolini  Matera. Il Vangelo secondo Matteo 50 anni dopo, divisa tra Palazzo Lanfranchi e il Musma.

Il Vangelo Secondo Metteo - Maria ragazzina, interporetata da Margherita Caruso
Il Vangelo Secondo Metteo – Maria ragazzina, interporetata da Margherita Caruso

Che ci sia qualcosa di miracoloso, nella genesi e nell’essenza di quest’opera, è un fatto. Una sensazione diffusa, trasversale, che supera qualunque approccio dogmatico. Il Vangelo secondo Matteo parla una lingua universale. Essendo, prima di tutto, un’opera di pittura e di letteratura, una raccolta di icone in movimento attraverso cui filtra un sentimento del sacro abbagliante, ma mai retorico: sequenze di parole, di letture, di sussurri, di silenzi, di primi piani innocenti, di gesti ultimi, di paesaggi infiniti e brulli. All’origine del mondo. Una trasposizione genuina, fedele ed anti ideologica, esaltata da una colonna sonora straordinaria: dalle musiche originali di Luis Bachalov, fino a Bach e Mozart.
Non è un caso che proprio questo Vangelo, su tutti, si distingua per il grande spazio dedicato ai discorsi di Gesù, ai suoi insegnamenti, alle sue metafore e alla sua oratoria, tanto da spingere uno scrittore cristiano del secondo secolo, Papia di Gerapoli, a definirlo il libro degli “Oracoli”.
È così che nella trasposizione pasoliniana l’indagine psicologica, l’eccesso narrativo, l’indugiare sul dato biografico, l’ostentazione del pathos, l’esegesi e la celebrazione del mito, lasciano il posto alla potenza dell’immagine e della parola, incise su pellicola. Pittura, in forma di cinema. Cinema, come poesia o preghiera. Il Vangelo secondo Matteo non è esattamente un film. È una lunga orazione, scandita da un bianco e nero lirico,  in cui è l’immagine cinematografica a farsi epifania cristologica.

Pasolini declama gli scritti dell’evangelista Matteo e li tramuta in apparizione, arrivando a toccarne la bellezza testuale, la forza iconica, la schiettezza e la luce. Con tutti i grandi temi della vita e della morte, racchiusi in quelle pagine: un modo, avrebbe spiegato, per esplorare “quel tanto di profondamente irrazionale, e quindi in qualche modo religioso, che è nel mistero del mondo”.
Quasi che, nel passaggio da quella fortuita esperienza ad Assisi alla stesura di un monumento cinematografico, il regista si fosse misurato con l’enigma del Verbo. Via i filtri, le sovrastrutture enfatiche, le solite estetiche leziose, gli indugi didascalici, i dogmi del devoto e i dubbi del miscredente: oltre tutto questo restava la storia di Gesù. Come l’aveva raccontata Matteo, con lo slancio di un fratello.

Susanna Pasolini ne Il Vangelo secondo Matteo
Susanna Pasolini ne Il Vangelo secondo Matteo

Tutto ha inizio col volto struggente di Maria ragazzina, tra mille altri volti drammatici, rugosi, rubati alla bellezza imperfetta del volgo; e alla fine, ai piedi della Croce, c’è ancora lei, vecchia – interpretata da Susanna Pasolini, madre di Pier Paolo – maschera pallida di dolore, implosa nel nero del velo e della bocca dischiusa. Maria che cerca suo figlio, perduta nella barbarie. È l’evento-avvento della morte – una tra tante, una su tutte – durante il rito di una ennesima crocifissione, al cospetto della città che crolla. Qui il realismo pasoliniano si fa straziante e non concede scampo. Tutta la verità che c’è si raccoglie nello spazio dello schermo e inchioda alla storia. Tramutandosi in una strana commozione, che ricongiunge – per qualche via – al sacro.
Dinanzi al sepolcro vuoto il miracolo della resurrezione è nel sorriso sereno della madre e di nuovo nella parola. “Ed ecco, io sono con voi per sempre, fino alla fine del mondo”, disse il figlio di Dio. Lasciando in eredità la sua voce a chi ne avrebbe custodito la memoria, per farne immagine, racconto, preghiera. Come l’apostolo Matteo, duemila anni or sono; come un poeta laico, comunista e omosessuale, mezzo secolo fa.

Helga Marsala

– Cantieri del Contemporaneo – Il Vangelo seconco Pasolini
a cura di Franco Maresco
Cinema de Seta – Cantieri Cukturali alla Zisa – Via Paolo Gili 4, Palermo
27 e 28 settembre 2014, ore 20,30
– Napoli Film Festival
Immagini dal Vangelo di Pasolini accompagnate dal pianoforte di Stefano Battaglia
1 settembre 2014, ore 21,30 – Cinema Vittoria, Via Maurizio de Vito Piscicelli, Napoli
– Pasolini a Matera, Il Vangelo secondo Matteo, 50 anni dopo
Palazzo Lanfranchi, Piazzetta Pascoli / Musma, Via San Giacomo – Matera
fino al 9 novembre 2014

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Alfonso Leto

    In un’intervista Pasolini ebbe a dire: “io non sono credente, non credo nemmeno che Cristo sia figlio di dio. E’ ciò che ha saputo fare l’Uomo che mi interessa” E poi aggiunse che il suo “Vangelo” non era una intepretazione della Parola, lui non aveva cambiato una sola virgola del testo di Matteo, non ritenendosi, appunto abilitato a farlo in quanto non credente. Straordinaria lezione!

    • Helga Marsala

      esatto, Alfonso… La grandezza del film è in questa forza spirituale, che però non passa per il dogma o per la lettura religiosa. E’ una trsapodizione poetica, assolutamente fedele, che rivela una forza poetica ed iconica singolare.

  • Il mezzo filmico è l’essenza stessa del racconto ; che non è racconto e neanche una trasposizione del testo nell’opera filmica, è l’opera filmica stessa che incarna il Vangelo. Non c’è mediazione esegetica, storica, biografica, dogmatica e non c’è ricorso a stilemi vari, tutto è ridotto a all’essenza, all’osso : i personaggi non sono attori professionisti ma uomini del vivere quotidiano e il paesaggio non è altro che il contenitore scarno, glabro di questa umanità che la eleva nella sua essenza a verità. Percorso inverso a quello dogmatico : l’umanità si sostituisce al dogma ; un’ umanità esente da sovrapposizioni ideologiche, culturali, storiche come Pasolini ha sempre prediletto e sempre disperatamente cercato.

  • angelov

    L’aneddoto riportato nell’articolo, quello della decisione improvvisa di Giovanni XXIII di recarsi inaspettatamente ad Assisi, che avrebbe in qualche modo innescato un susseguirsi di eventi, che sarebbero sfociati poi nella decisione di Pasolini di girare un film sul Vangelo secondo Matteo, è sorprendente.
    Quel pontefice era infatti famoso per quel suo speciale talento per l’improvvisazione, alla quale spesso si affidava nelle sue decisioni, ma specialmente quando si trattava di parlare in pubblico; ed alcuni dei suoi discorsi, come quello ai carcerati di San Vittore, o quello “della luna” in piazza San Pietro, sono ancor oggi ricordati.

  • luna d’argento

    Solo la profonda sensibilità di un poeta poteva realizzare una rappresentazione così vera, struggente ed emozionante… un film capolavoro, inimitabile, indimenticabile, unico…
    Complimenti all’autrice dell’articolo, che ce lo ha descritto e ricordato in modo mirabile, facendocelo apprezzare ancora meglio…