Italian Area. Luca Rossi dà i voti agli artisti (R-X)

“Un atto d’amore nei confronti dell’arte e degli artisti”: così definisce le proprie pagelle Luca Rossi. Le prime tre puntate le abbiamo pubblicate prima dell’estate, ora l’ultima tornata. Che, immaginiamo, farà discutere come le precedenti…

Patrick Tuttofuoco, Flat Mask, 2009

In una famosa scena del film L’attimo fuggente, Robin Williams invita i suoi studenti a strappare l’introduzione a un manuale di letteratura. In quelle pagine, un insigne professore spiega come sia possibile misurare oggettivamente qualsiasi poema. Il Professor Keating – questo il nome del personaggio interpretato dall’attore recentemente scomparso – argomenta come non sia possibile fare l’hit parade delle poesie. Potremo dire la stessa cosa per le opere d’arte e gli artisti? A mio parere sì. Non esiste arte giusta e arte sbagliata, mentre invece è possibile argomentare criticamente senza l’assurda pretesa di raggiungere risultati oggettivi. Questa necessità di argomentare e dialogare è ancora più forte se ci confrontiamo con un sistema che vede un pubblico assente o disinteressato; addetti ai lavori che, arroccati su torri d’avorio, hanno perso qualsiasi interesse e capacità a una critica argomentata; opere d’arte che “sono interessanti” solo in base ai luoghi e alla pubbliche relazioni che le sostengono o rispetto al clamore che producono. Sono convinto che il Professor Keating considererebbe anomalo giudicare una poesia in base al luogo in cui viene letta o al fatto che venga urlata o meno.
Considero queste “pagelle” un atto d’amore nei confronti dell’arte e degli artisti. La severità dei giudizi è motivata soprattutto da una prudenza nei confronti della storia dell’arte e di percorsi ancora aperti e in divenire. Questa ricognizione sull’arte italiana degli ultimi vent’anni, è la cartina di tornasole di un contesto di formazione, valutazione e promozione che considero profondamente carente.

Davide Rivalta, Terre promesse - Ravenna, sedi varie, 2012
Davide Rivalta, Terre promesse – Ravenna, sedi varie, 2012

Davide Rivalta
Ossuta e ostinata la sua ricerca, spesso distante dai soliti giri prevedibili del sistema italiano. Dovrebbe osare di più, esagerare, anche con ironia e delicatezza. Potrebbe diventare il Thomas Houseago italiano. Il rigore di un percorso porta necessariamente consapevolezza, che è la parola che dovremo sostituire a “novità” e “innovazione”.

Voto 5,5 (con incitamento)

Pietro Roccasalva, Jockey full of Bourbon II, 2006
Pietro Roccasalva, Jockey full of Bourbon II, 2006

Pietro Roccasalva
Emerge negli ultimi dieci anni attraverso la Galleria Zero… di Milano, che gli permette una certa visibilità e la partecipazione ad alcune fiere internazionali. Inizialmente si narra di prezzi folli dei suoi quadri. Propone una pittura molto debitrice di Gino De Dominicis, aiutata da una buona tecnica e da quelle che l’artista chiama “situazioni d’opera”: una sorta di installazione davanti e intorno al dipinto. Queste situazioni d’opera riprendono spesso elementi biografici dell’artista, che vengono giustapposti con altri, portando a un risultato surrealista/inaspettato. Le installazioni fuori dal quadro sembrano troppo spesso stampelle per la pittura. Gli arancini incontrano un pappagallo, e poi un neon che scarabocchia lo spazio; o ancora due gemelli arbitro o una donna che cancella il logo del Sole 24 Ore. Qualsiasi elemento che, insieme ad altri, affianchiamo nei pressi del dipinto, rende la situazione necessariamente curiosa e “interessante”. Se io adesso esco di casa con una scala in mano, un mega arancino e un criceto al mio fianco che mangia una copia del Corriere della Sera, creo una situazione surreale che attira necessariamente l’attenzione. Se faccio questo davanti a un quadro abilmente disegnato, e ispirato al mondo fascinoso di De Dominicis, il quadro assume “aura”, e quindi valore, secondo certi meccanismi tipici dell’arte contemporanea. A mio parere la reiterazione di questa modalità diventa un gioco fin troppo facile che non porta molto oltre a un brividino straniante.

Voto 4,5

Antonio Rovaldi, Lettera ad un campo (Mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui), 2011
Antonio Rovaldi, Lettera ad un campo (Mentre il cielo viveva ovunque intorno a lui), 2011

Antonio Rovaldi
Anche lui dedito a quello che ho definito “smart relativism”, che facilmente tende a scivolare nell’Ikea evoluta. Artisti che propongono una pluralità di opere ognuna delle quali appare formalmente e concettualmente preparatissima e “intelligente” rispetto una certa moda mainstream. L’opera appare come un buono standard, per il quale saranno i luoghi e le pubbliche relazioni giuste a renderlo “interessante” e “di valore”. Guardando le opere di Antonio Rovaldi sembra di vivere un continuo déjà-vu rispetto al percorso di decine di artisti italiani e non solo. Intuizioni e idee del Novecento vengono continuamente remixate in una post-produzione continua, e con una particolare attenzione a una sensibilità riconducibile all’Arte Povera. Ormai potremo parlare di post-post-postproduzione. Un recente progetto di Rovaldi prevede un lungo cammino per la penisola italiana, al fine di fotografare diversi orizzonti, che poi vengono appesi al muro presso la Galleria Monitor di Roma. Come non vedere una certa melanconia poverista (Giuseppe Penone nei boschi si sposta sulla costa?) unita alla pratica di un artista come Richard Long che (negli Anni Sessanta) faceva lunghe camminate per portarne in galleria alcuni resti? Come non vedere in questi artisti una preparata forma di artigianato che elabora il Novecento in una postproduzione infinita? Le opere poi tendono a essere proposte a prezzi molto alti. Trattandosi di una rielaborazione del già noto, per quanto poetica, non è forse il caso di parlare di “Ikea evoluta”?

Voto 3,5

Matteo Rubbi - Lavagne - 2010
Matteo Rubbi – Lavagne – 2010

Matteo Rubbi
Anche lui tra le ultime nidiate di Alberto Garutti. Di Matteo Rubbi apprezzo l’energia e la generosità di alcuni lavori. Anche nel suo caso rileviamo, a volte, la citazione e il riferimento diretto al passato, come se questo potesse automaticamente e in modo insindacabile caricare l’opera di valore. Generoso ed energetico il suo sistema solare nei dintorni dello Studio Guenzani; generoso ed energetico il suo workshop per coinvolgere il pubblico a ricreare un famoso vascello. Ma poi altre opere che sembrano perdersi. Ultimamente in una residenza negli Usa, ed ecco che emergono sul deserto piccole città moderne ricostruite. Il rischio di Rubbi è quello di perdersi e di diluirsi, fino a mimetizzarsi nell’ondata omologante della giovane arte nazionale e internazionale.

Voto 5

Arcangelo Sassolino, Senza titolo, 2007
Arcangelo Sassolino, Senza titolo, 2007

Arcangelo Sassolino
Sassolino conduce una ricerca interessante su materiali meccanici o sottoposti a grande sforzo e pressione. Anche lui debitore di una ricerca abbastanza battuta nel Novecento, più recentemente mi vengono in mente i macchinari di Norma Jeane o le soluzione stile “fai da te” di Alberto Tadiello. Se pensiamo al corpo come dimensione fisica e mentale, tutti noi siamo sempre sottoposti a pressioni, gonfiamenti, lanci ecc. Forse troppo didattico e prevedibile all’interno di uno schema ben preciso. Anche lui dovrebbe cercare di mettersi maggiormente in discussione (questo consiglio va bene per molti artisti giovani e senior della Galleria Continua).

Voto 5

Premio MAXXI 2014 - Marinella Senatore - photo Musacchio Ianniello
Premio MAXXI 2014 – Marinella Senatore – photo Musacchio Ianniello

Marinella Senatore
Fresca vincitrice del Premio Maxxi con un progetto abbastanza scollegato da altri lavori precedenti, più concentrati sull’idea del cinema. Il nuovo progetto chiama persone e associazioni al museo intorno a una rotonda dove tutti possono diventare “professori” (di non si sa bene che cosa). Trascinando persone al museo e rivitalizzando questo luogo per un breve periodo, vince un premio. Ma non è certo questo il metodo. Né per trovare nuovi “professori” né per portare persone al museo. Il metodo sembra quello dell’happening Anni Settanta, dove tutto può andare. Quando invece oggi servirebbero metodi efficaci per fare le differenze fra le “produzioni” e non nuove piattaforme per contribuire alla sovrapproduzione in cui siamo immersi. L’avevamo lasciata alla Biennale di Venezia 2011 con un’opera molto retorica sui lavoratori di Porto Marghera. L’arte così frontalmente impegnata rischia di diventare una formica nella giungla, senza avere la consapevolezza di esserlo. Sembra che molti artisti non abbiano le idee chiare, e credo che non sia colpa loro quanto di un sistema formativo incapace e di un sistema critico totalmente assente, che pesca fra questi artisti solo quando ha bisogno di un ingrediente per la propria “torta-mostra-biennale”. Lo stesso collezionismo non è più disposto a farsi mettere il fumo negli occhi da certi premi e da certi curriculum vitae. O forse è disposto quando deve arredare casa in modo cool e veloce. Ma sappiamo che il rischio “Ikea evoluta” è sempre in agguato nel sistema dell’arte.

Voto 4

Francesco Simeti, Billowing, 2014
Francesco Simeti, Billowing, 2014

Francesco Simeti
Noto fin dagli esordi per lavorare con la carta da parati, sembra sempre più affascinato da un certo decorativismo che vuole anche essere concettuale. Sicuramente è coerente negli anni. Quindi, davanti alla carta da parati, dal pattern pieno e ripetitivo, possiamo vedere oggetti inaspettati che provengono dallo stesso immaginario della carta da parati. Per quanto ci sia cura e attenzione, il rischio Ikea evoluta è altissimo. Non a caso il primo lavoro presentato sul sito dell’artista mostra le ricche decorazioni apportate alla casa di Lugano dell’art dealer Diego Cassina. Non importa quanto l’immaginario riportato sul wallpaper sia raffinato e colto, si tratta di un gioco manierista dove l’ennesimo artista partecipa alla sovrapproduzione di citazioni e riferimenti. Oggi sono i Sumeri, domani Harry Potter e forse poi le antiche civiltà cinesi. Una sorta di Ikea evoluta per ricchi.

Voto 4

Alberto Tadiello, Tarantolata, 2012
Alberto Tadiello, Tarantolata, 2012

Alberto Tadiello
Partendo da materiali comuni, spesso prelevati dall’immaginario del “fai da te”, Tadiello arriva con perizia di assemblaggio a opere che coinvolgono il suono e più recentemente una certa pittura informale (eseguita con cere e tanto altro, su carta vetrata). Altre volte lavora direttamente sulle casse di amplificazione e altri supporti, ricordando molto da vicino il percorso Anni Novanta di Carsten Nicolai. Il risultato è ancora quello di una post-postproduzione, nella quale il giovane artista remixa pratiche e codici quasi per dare sfogo a fascinazioni e ossessioni personali. Questa verve ossessiva è sempre molto presente nell’uso di materiali e soluzioni che sembrano straripare e aggredire lo spettatore. In realtà l’opera rimane molto imbrigliata e l’atteggiamento valoroso che viene suggerito è quello di un “fai da te” fuori controllo, rispetto certe ossessioni da appendere nella nostra cameretta adolescenziale. Per quanto rigoroso e coerente, il suo percorso porta a opere sempre spuntate, anche quando mostrano un trionfo di lame assemblate alla parete.

Voto 4,5

Alessandra Tesi, Danalis Plexippus, 2011
Alessandra Tesi, Danalis Plexippus, 2011

Alessandra Tesi
Famosa per le sue riflessioni su come il materiale di supporto alla proiezione video possa alterare la percezione della luce. Tra le promesse italiane Anni Novanta, poi un po’ arenata su questa unica riflessione declinata in tanti modi e su tanti diversi supporti. Troppo debitrice di un’arte impegnata sul fronte dell’effetto speciale e di un certo fare contemplativo. Troppo poco per esprimere un giudizio completo.

s.v.

Grazia Toderi, Fantasia 2008
Grazia Toderi, Fantasia 2008

Grazia Toderi
Affascinata dalle visioni notturne di città dall’alto. Grandi video dalla valenza pittorica. Molto aiutata da buone pubbliche relazioni, ma veramente troppo poco per argomentare un giudizio completo. Se cambiasse il supporto avremo opere di Alessandra Tesi.

s.v.

Santo Tolone, Nuvola, 2013
Santo Tolone, Nuvola, 2013

Santo Tolone
Anche lui fa parte del gruppo che ho definito “New Arcaic”: giovani artisti che, prima di tutto formalmente, fanno diretto riferimento a codici e atteggiamenti dell’arte moderna sviluppata a partire da inizio Novecento fino agli Anni Settanta. Questi riferimenti sono spesso rielaborati con una certa verve, che si pone tra l’ironico e colui che si prende troppo seriamente. Quasi un atteggiamento reazionario e arrendevole, sintomo di una generazione “debole” e tenuta in scacco dalle generazioni precedenti. Non c’è nulla di male nel rielaborare e nell’apprezzare modalità dirette e genuine, come fossimo un “Giovane Indiana Jones” che scava e rimane affascinato da un vessillo risalente all’epoca romana. Basta esserne consapevoli: in questo caso l’artigianato dell’arte contemporanea subisce il fascino per una certa moda del vintage. Penso alla “moda” come a quel qualcosa che Giorgio Agamben contrappone a ciò che definisce “contemporaneo”.

Voto 4,5

Diego Tonus, Speculative Speeches (Workers of the World - Relax), 2012
Diego Tonus, Speculative Speeches (Workers of the World – Relax), 2012

Diego Tonus
Giovanissimo artista fortemente allineato e preparato rispetto a un diffusissimo linguaggio mainstream e internazionale. Inoltre ha capito subito (perché ormai è chiarissimo) l’importanza delle pubbliche relazioni, preferibilmente ricercate sulla scena internazionale piuttosto che in Italia. Le sue opere sono un artigianato dell’arte contemporanea, forse veramente troppo imbrigliato in codici e linguaggi accademici. L’artigianato dell’arte contemporanea non è una cosa negativa, semplicemente bisogna esserne consapevoli. Ed essere consapevoli delle opportunità e delle possibilità che questo artigianato potrebbe precludere.

Voto 4

Gian Maria Tosatti
Gian Maria Tosatti

Gian Maria Tosatti
Per usare termini d’altri tempi, “protagonista della scena romana”, quasi in contrapposizione al leggero offuscamento del vivaio milanese dei garuttini. Buona energia e voglia di fare. Ma anche lui reitera una certa retorica passatista, impegnata a recuperare, restaurare e operare piccoli spostamenti in luoghi e oggetti che provengono dal passato. Come una sorta di archeologo, sembra un Giovane Indiana Jones impegnato in una preparata archeologia del ready made. Meglio quando l’opera diventa l’espediente per instaurare una relazione reale e duratura con la comunità di riferimento (progetto a Roma del “telescopio” rivolto al cielo). In una situazione di crisi e confusione, il giovane artista cerca appoggio in valori e codici “sicuri”: come criticare il meticoloso recupero della storia? A scuola ci insegnavano che la Storia è importante. Inoltre stride quanto le numerose dichiarazioni dell’artista siano testimoni di uno scollamento fra intenzioni e realizzazione concreta del progetto. Una buona energia del fare che andrebbe canalizzata in modi per risolvere il presente piuttosto che nella rivisitazione di cose che provengono dal passato. La rielaborazione del passato è un modo ormai assodato per affrontare il presente, e il rischio è che questo modo venga invaso da una retorica che lo disinnesca automaticamente. Le giovani generazioni dovrebbero passare da un’elaborazione della crisi, finalmente, a una soluzione della crisi. Mentre invece sembrano mantenute in ostaggio dalle generazioni più anziane. Questa problematica generazionale trova nell’arte una cartina di tornasole per una condizione che in Italia travalica il ristretto mondo dell’arte. Parlando più in generale, la “Nonni Genitori Foundation” sostiene i giovani in modo sentimentale e deregolamentato, diventando un ammortizzatore sociale fasullo che crea più danni che altro.

Voto 4,5

Luca Trevisani, Glaucocamaleo
Luca Trevisani, Glaucocamaleo

Luca Trevisani
Sviluppa da tempi non sospetti una sorta di feticismo per i materiali e la sovrapposizione di livelli. Affascinato dalla trama che sistematicamente mostra errori e situazioni in bilico. Anch’esse ricondotte nell’opera. Troppo debitore di questo feticismo, sempre ai limiti della rielaborazione grafica. Ultimamente si è cimentato in un film, dove si concentra sui passaggi di stato della materia. Una fascinazione che rischia di rimanere molto personale, o accessoria per lo spettatore. A mio parere meglio quando sembra un John Bock mediterraneo. Anche lui rischia di finire in una sorta di preparato artigianato dell’arte contemporanea. Per certi versi didattico nel non voler essere didattico.

Voto 5

Patrick Tuttofuoco, Flat Mask, 2009
Patrick Tuttofuoco, Flat Mask, 2009

Patrick Tuttofuoco
Artista di cui mi sono occupato molto in questi cinque anni, perché il suo caso è significativo rispetto alla carriera del giovane artista italiano negli ultimi vent’anni. Anche lui garuttino di prima generazione e quindi tra le promesse dell’arte italiana di fine Anni Novanta, quando in Italia si iniziava a intuire l’utilità dell’arte contemporanea come volano per la comunicazione, l’immagine e un possibile investimento economico. Esordisce con un certo fare giocoso, dove organizza contest per far realizzare ad alcuni adolescenti il motorino dei sogni; poi progetta veicoli-bicicletta colorati e originali; invita gli spettatori al Padiglione Italia 2003 a spingere grandi sfere colorate e così via. Negli ultimi anni sembra cambiare completamente e di quegli esordi rimangono solo i colori. Come fanno in molti, anche fra i curatori, prende la citazione di un libro (sulle personalità multiple) e inizia a fare maschere colorate su supporti che sembrano grandi asciugamani colorati e plastificati. Nei comunicati stampa troviamo prevedibili digressioni sul tema dell’identità, come se bastasse fare una maschera per parlarne in modo significativo. Il rischio è sempre quello dell’Ikea evoluta che carica le opere di un valore arbitrario, senza che le opere stesse siano testimoni di percorsi incidenti. In definitiva “valore” significa prezzi alti. Questa pratica funziona solo sopra torri d’avorio o per arredare la propria casa in modo ostinatamente sofisticato. Critici e curatori stanno perdendo opportunità, rispetto al bisogno di ritrovare un’idea di valore maggiormente robusta e autentica.

Voto 3,5

Ian Tweedy, Without a Glimmer of Remorse, 2009
Ian Tweedy, Without a Glimmer of Remorse, 2009

Ian Tweedy
Cresce in una base Usa in Germania, e questo immaginario da Guerra Fredda irrompe troppo frontalmente nel suo lavoro. Per quanto la fascinazione di questo immaginario sia autentica e sincera, il rischio è di diventare un “Giovane Indiana Jones” alla prese con rielaborazioni della storia e dei materiali della storia. Quando il giovane artista si fa risucchiare dal fascino per l’immaginario X, è come se il medico peccasse di nozionismo, a discapito di esperienze e modalità di lavoro brillanti.

Voto 4

Enzo Umbaca, Senza titolo, 2006
Enzo Umbaca, Senza titolo, 2006

Enzo Umbaca
Sempre pungente con un fare multi-mezzo, capace di spaziare fra i temi e i materiali più disparati. Un ecclettismo cleptomane tipico degli Anni Novanta. Si potrebbero lamentare apparizioni molto rare. Il rischio è perdersi, non si sa se per responsabilità propria o di un sistema incapace a formare e valorizzare. Un grande calciatore in mezzo al deserto può fare poco.

s.v.

Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono - Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono - foto © Francesco Lapunzina
Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono – Nico Vascellari, Untitled (Horizons), 2014, Castelbuono – foto © Francesco Lapunzina

Nico Vascellari
Uno degli esempi più significativi del giovane artista italiano 2.0. Pochi anni fa si contavano un gran numero di mostre personali in Italia in pochissimo tempo. Un preparato misto tra Matthew Barney e John Bock, con una spruzzatina di Arte Povera e di concertino punk per fare sentire al pubblico più “contatto”. Esempio di come il sistema dell’arte italiano fosse capace di idolatrare forme artistiche ancora deboli e non mature, costringendole a una cristallizzazione precoce. Cosa farà Vascellari fra vent’anni? Già negli ultimi anni ha alternato il concertino punk dentro il museo alla catalogazione delle parti di un nido prelevato dal bosco. Poi paglia, rituali, legno bruciato, calchi ottenuti da processi nel bosco (mi ricorda un certo Giuseppe Penone). Anche per lui una sorta di Arte Povera 2.0. Anche per lui una preparata forma di artigianato, che deve esistere, soprattutto per un mercato che, almeno fino a qualche anno fa, era goloso di nuovi presunti talenti.

Voto 4

Vedovamazzei, Putting Fingers in holes is a good exercise, after performance, 2013/2014
Vedovamazzei, Putting Fingers in holes is a good exercise, after performance, 2013/2014

Vedovamazzei
Anche loro, con Enzo Umbaca, dimostrano una bella agilità cleptomane, ma questa volta più efficace, coerente e rigorosa. Qualche piccola caduta in periodi meno recenti, ultimamente maggiormente a fuoco. Anche loro sicuramente vittime di un sistema Italia incapace di promuovere, sostenere e valorizzare soprattutto all’estero. Potrebbero dare di più se messi nella condizione giusta.

Voto 6

Vezzoli Primavera Estate - Museo Bellini
Vezzoli Primavera Estate – Museo Bellini

Francesco Vezzoli
Studia a Londra e ammette il fascino per la generazione di Hirst e degli YBAs – Young British Artists. Finisce per proporre una Pop Art Vintage, che riprende vecchie glorie/cariatidi, mischiandole con il glamour hollywoodiano e le delicatezze cool da pomeriggio con la nonna. Un misto che appunto restituisce un gusto del vintage estremamente di moda in diversi settori. Troppo debitore della cultura pop in operazioni facili facili e didattiche: prendiamo Lady Gaga, facciamola limonare con Michael Douglas mentre il padre Kirk li inonda di fiori in una location ispirata all’antica Roma (il padre Kirk è interpretato dall’ultima star uscita da Hollywood, non importa chi sia).

Voto 4

Luca Vitone, Non siamo mai soli (Metronomo), 1994
Luca Vitone, Non siamo mai soli (Metronomo), 1994

Luca Vitone
Decisamente poco a fuoco. Qualche anno fa ricordo una serie di opere sui gruppi nomadi, poi le tradizioni locali, poi opere con impresso lo smog e le ceneri prodotte in un dato territorio; e infine un profumo – devo dire molto evanescente – al Padiglione Italia 2013, che doveva restituire l’odore dell’Eternit, e quindi il dramma legato al territorio del Monferrato. Anche in questo caso l’arte impegnata sembra ancora una volta una formica in una giungla. Per i dipinti fatti con le polveri di un dato territorio, l’artista dichiara che tale pigmento non vuole celebrare la pittura, ma si tratta di una scelta per annullarla e ferirla. Riguardando il suo percorso, emerge appunto una certa inconsistenza, non si capisce bene se per scelta o meno.

Voto 4,5

Sisley Xhafa, Parallel paradox, 2013
Sisley Xhafa, Parallel paradox, 2013

Sisley Xhafa
Insieme ad altri artisti albanesi, emigra in Italia negli Anni Novanta, dove si forma e ottiene grossa visibilità. Applica all’arte contemporanea le tecniche e il punto di vista del clandestino, con ottimi risultati di esordio. Poi negli ultimi anni si trasferisce all’estero e il suo lavoro sembra perdere forza e intensità. Forse il clandestino è stato integrato e ha perso ragioni e urgenze. Riesce comunque a fare sporadiche apparizioni internazionali grazie a buone pubbliche relazioni, anche se con opere deboli e pretenziose rispetto ai fasti degli esordi. Ultimamente lo ritroviamo a lavorare nella sede francese della Galleria Continua, anche qui debole. Poi partecipa al Padiglione Italia 2013 con l’opera dove lo spettatore saliva su un albero per farsi tagliare i capelli. Nella sua ironia graffiante (termini un po’ Anni Novanta) l’idea poteva funzionare meglio se presa da sola, come una sorta di Padiglione Albanese; nel calderone del Padiglione Italia, curato da Bartolomeo Pietromarchi, il lavoro sembrava una scelta eccentrica e surreale un po’ fine a se stessa.

Voto 4,7

Luca Rossi

http://whitehouse2014.blogspot.it/2014/04/volete-la-quarta-e-ultima-puntata-prima.html

  • Massimo Mattioli

    L’unico commento possibile: evviva l’alfabeto italiano, che ha solo 21 (o 24, fa lo stesso) lettere

    • Luca Rossi

      Grande contributo! Complimenti! :)
      Si vede come pulsa la critica nostrana!

      • Massimo Mattioli

        critica? perchè, stiamo per caso parlando di critica? se la “critica” deve “pulsare” in questi termini, è meglio che rimanga nel coma profondo in cui si trova, non ho dubbi

        PS io regalo contributi solo a interlocutori adeguati

        • luca rossi

          La mia è una provocazione, non capirlo dice molto. Qualcuno che voglia argomentare invece di offendere il critico? Perché inadeguato?

          • Massimo Mattioli

            veramente sei tu che non hai capito. non obbietto – figuriamoci – il giochino dei voti, o le scelte, provocatorie o meno. rilevo proprio l’assoluta deprimente banalità di quelle che fatico anche a definire “argomentazioni”. Quando attacchi – è solo un esempio – con “Sassolino conduce una ricerca interessante”, ti offendi da solo
            E darei pure una rinfrescatina a grammatica e sintassi
            Saluti

          • luca rossi

            Fatico a capire queste frasi dette e non dette. La mia è una veloce ricognizione, grammatica e sintassi sono fatte velocemente. Ma mi sembra che i concetti siano argomentati.

          • Plateaincerta

            Massimo Mattioli, voto 3
            Molto attento alla sintassi e non ai contenuti.

          • massimo mattioli

            Sui rapporti tra forma e contenuti c’è una bibliografia chilometrica. Ma vi basterebbe leggere Kandinsky, ragazzuoli descolarizzati

          • luca rossi

            ma la forma è contenuto. Io voglio proprio rappresentare la situazione della scena italiana. La mia sintassi grammatica sono veloci perché sono costretto a lavorare gratis nei ritagli di tempo; e la critica di qualità non esiste perché la critica di qualità non paga ( visto che anche tu Massimo Mattioli non ci dai esempi alti di critica giustamente). Io rappresento l’anonimato della critica d’arte in italia. Ma cerco di rappresentare un punto di vista e una situazione. E o faccio gratuitamente e quotidianamente da cinque anni. Forse dovresti riflettere prima di criticare. :)

          • massimo mattioli

            Io non gioco a scacchi, né velocemente né lentamente. semplicemente perchè non ne sono capace. perdonatemi se ora abbandono la tenzone

            buona fortuna

          • luca rossi

            Non è una tenzone. Non capisco perché denigrare un punto di vista. Forse fa male rendersi conto della situazione? Sintassi e grammatica prima nella critica non esistevano, perché nessuno oltre a me la sta facendo. Se non per idolatrare il proprio progetto di turno.

          • Bubnic

            E questo saputello di Mattioli cos’ha da insegnar-si oltre alla sintassi?

          • Alex Gianotti

            Mattioli, nel panorama artistico internazionale è una nullità!

          • massimo mattioli

            ahahahaaa grazie per avermelo ricordato! Se è così interessato alle mie sorti (forse vuole scrivere la mia biografia?), sappia che sono una nullità anche nel panorama artistico nazionale. E non mi dispiace neanche un po’ ;-)

          • Luca Rossi

            Io non ti conosco per dire che sei una nullità, nessuno è una nullità. Ma francamente non capisco il tuo sfottò alla mia ricognizione. Soprattutto se parificato al deserto critico italiano.

  • Finalmente
    siamo giunti alla fine di queste elenco, che cosa ne abbiamo
    ottenuto, che l’arte italiana è un disastro (secondo te?) ma sarà poi vero?

    Io penso di no, penso che moltissimi di questi artisti da anni cercano di dare forma ad una loro espressione e che spesso, nonostante le tante difficoltà, alcuni ci stiano anche riuscendo.

    Sicuramente ci sono molte debolezze, ma questo è un fattore molto contemporaneo, che si sparge a macchia d’olio su tante realtà culturali, che sia letteratura o arti visive.

    I tempi sono in grande mutazione, per cui questa fase è di
    innovazione, gli stessi concetti di arte sono sempre più labili,
    come è labile il senso di identità da cui possono scaturire le
    opere.

    Forse sarebbe più utile capire dove poter migliorare e dove poter costruire, oramai tutti abbiamo capito che è facile lagnarsi, tanto più degli altri.

    Molto più difficile operare attivamente.

    • franco

      Ma qualcuno sufficiente c’è? che severi questi giudizi, da italiani saccenti che ovviemanete sanno meglio degli altri che fare, infatti fà l’artista di successo o di rimando il critico a tempo perso

      • luca rossi

        Sufficienti ce ne sono. Se ti tranquillizza alza il voto di 1,2,3 punti. Artisti sopra al 7: sierra, Félix González, Creed, Burri, Alys, Sehgal, ecc

    • calos

      per lo più sono epigoni ..spesso boiate pazzesche…

    • luca rossi

      Ma c’è qualcuno che riesce a scrivere perché non è d’accordo, entrando nel merito del singolo artista???????
      Artisti attenti ai baci di Giuda.

    • Aldo

      Doattime non abboccare a questa futile discussione, è l’ennesima FINZIONE dell’arte

      l’apparente alternativo Luca Rossi che da il voto a un gruppo di artisti.

      Ma oramai è evidente che questa non è null’altro che un’operazione per giustificare gli stessi artisti criticati.

      SEMPRE E SOLO gli stessi, infatti il discorso verte su di loro e non dà spazio esterno, ci mancherebbe dare visibilità ad altri che potrebbero essere bravi.

      Chi non appartiene a questo gruppo non viene citato, perché non è null’altro che un’operazione PUBBLICITARIA per portare comunque l’attenzione su questi artisti.

      Bravi o no non è rilevante, l’importante è fare PUBBLICITA’.

      Se non fosse così non si spiegherebbe come un fantomatico personaggio come LR possa poi avere tanto spazio dal sistema stesso che critica.

      Il cerchio si chiude in questa patetica azione dell’annoiata realtà dell’arte contemporanea italiana.

      Eric Arthur Blair docet

      • Luca Rossi

        Ho semplicemente fatto una selezione rispetto all’archivio italian area: una selezione per rilevanza nel presente e negli ultimi 20 anni, quindi non troverete tutti gli artisti di italian area ma solo una loro selezione. Chi non è stato selezionato, non significa assolutamente essere peggiore ma solo meno attivo, o rispetto agli ultimi mesi-anni, o rispetto gli ultimi 20 anni.

        Se ci sono artisti bravi fuori dal sistema ben vengano, io procedo serenamente in modo indipendente e solitario da tutto e da tutti.

  • NANA’

    MA IN TUTTO QUESTO, QUELLI NON NOMINATO SONO SALVI?

  • luca rossi

    Disastro? Chi ha parlato di disastro? Si tratta di un punto di vista. Uno stimolo utile. Ma la situazione fuori dall’Italia non è tanto migliore. Basti pensare ad un artista come Dan Vo.

    In questi ultimi 20 anni il problema non sono certo gli artisti, ma un contesto di formazione e promozione fortemente carente. Sto parlando delle accademie e delle scuole d’arte italiane. Dal dibattito pubblico l’arte è un rimosso, non è chiaro a nessuno il valore dell’opera. Un pubblico mediamente vasto viene tenuto lontano per incapacità e paura.

    • Amerigo

      Diagnosi errata, nel 2014 la formazione in arte non c’entra, se mancano gli artisti forti è perché mancano gli artisti forti punto.
      Il resto è chiacchiera.

      • luca rossi

        La tua considerazione è in parte giusta. Ma è come dire che nel 2014 non serve un confronto per fare il medico o il mutatore…

        • Amerigo

          Certo che serve ma è la milionesima parte di ciò che serve. La milionesima. Fare l’artista amico mio non è come fare il medico o il muratore, o il cuoco o l’ingegnere, è un’altra faccenda. Molto molto diversa.

          • ruote telluriche

            caro Amerigo conoscendo buona parte degli artisti citati, sì, i medici i muratori i cuochi e gli ingegneri fanno lavori diversi perchè più difficili e almeno utili.

          • luca rossi

            L’arte presiede potenzialmente a tutto, perché è una palestra per allenare sensibilità modi e atteggiamenti. Ma è un potenziale non utilizzato.

          • Amerigo

            L’arte non è una palestra, per carità. Semmai lo è la vita per l’arte.

          • Amerigo

            E soprattutto non è un potenziale.

          • Amerigo

            Chi vede l’arte come palestra e potenziale merita 2,5/10.

          • luca rossi

            Palestra e laboratorio, è una metafora.Dire che la vita è una palestra è una banalità: come dire che la vita è una palestra per il dentista. L’arte non si insegna ma si creano i presupposti per apprezzare e fare. Questa visione dell’arte romantica ha stancato!

    • Luca Rossi

      Le opere sono solamente testimoni di modi, sensibilità e atteggiamenti di valore che possono avere una valore nella nostra vita di ogni giorno. La severità dei giudizi è data da una prudenza verso la storia e verso percorsi ancora in divenire. La crisi del linguaggio e dei format dell’arte contemporanea investe non solo l’Italia ma tutta la scena internazionale, come artisti e biennali prevedibili e spuntate. L’errore è voler competere con altre forme di intrattenimento. Soluzioni? Un nuovo rapporto con il pubblico, una critica vitale e un lavoro più forte sul linguaggio (con il blog whitehouse stiamo lavorando su questi punti).

      Qui trovate i 4 TESTI critici che delineano la scena italiana degli ultimi 20 anni: http://tinyurl.com/l642lyj

    • Luca Rossi

      La degenerazione della post produzione porta all’artigianato. L’artigianato consapevole (tipo IKEA) ha valore e dignità. Artigianato non consapevole è “IKEA evoluta”. Una mostra di artigianato consapevole c’è stata recentemente a Piacenza: https://www.youtube.com/watch?v=yPxIA0CjU8A&feature=youtu.be

    • artrite

      CHE NOIA LUCA, SEI NOIOSO E BANALE

      • luca rossi

        Credo di riflettere la scena attuale dell’arte in italia. Non sono la malattia ma il dito che la indica. Così da guardare la malattia-luna e non il dito.

  • Ruote Telluriche

    I giudizi mi sembrano condivisibili, grossomodo, e devo dire che non conosco nemmeno tutti gli artisti, , alcuni dei quali comunque forse non meritavano neanche il commento. L’ambito mi sembra sempre quello infatti limitato di Italian Area (che non si sa su quali basi si è fregiata di un certo monopolio) e quindi stiamo parlando di persone note all’interno di una cerchia che è ignorata dal 99% della popolazione italiana. Vedo che altri commentatori si chiedono cosa pensa Rossi dei numerosi artisti operativi e conosciuti in Italia che non bazzicano da quelle parti (che non si sa a che titolo Italian Area si permette di non censire) e che forse hanno un’audience un pò diversa.

    In ogni caso i numeri parlano chiaro: le riviste specialistiche oscillano tra le 20000 e le 45000 copie vendute e mi pare che i siti web che ne fanno da contraltare stiano su un numero di frequentatori addirittura più basso ; visitatori delle fiere nostrane arrivano al massimo agli stessi numeri e non direi che i collezionisti ne compongano la fetta più grossa.

    Quello che ne emerge quindi, confermato anche dalle instancabili reiterate denunce di Rossi è quello di un panorama già asfittico e ora decisamente massacrato dalla crisi economica, che certo non aiuta una diversificazione e un’innovazione dei discorsi.
    Si ha l’impressione che l’affollamento di tutto un campionario di operatori (si accenna al ruolo inflattivo delle accademie ma direi che quella della creatività immodesta e senza talento è una branca fecondata da numerosi altri colpevoli) generi dei colli di bottiglia assolutamente arbitrari: con meccanismi comprensibili nel giro che conta e praticamente casuali in tutto il resto: se la mostra è di serie A
    gli artisti presenti provengono per lo più , indipendentemente da qualsiasi giustificazione di qualsivoglia ipocrisia di comodo, dalle gallerie di serie A ; per tutte le altre mostre si va a caso,per scambio economico,per conoscenza personale e talvolta per lotteria.

    Ne risulta quindi un settore facilmente manipolabile sopratutto nella zona alta dove pochi collezionisti danarosi possono sostenere patacche grossolane a dispetto di poche centinaia di collezionisti
    più piccoli che possono smuovere poco. Ci si muove sul breve respiro giorno per giorno e non si ragiona e non si motiva, anzi si alimenta piuttosto la confusione o un falso cinismo per mantenere inalterati certi valori di comodo che hanno avuto il loro momento più fecondo tra gli anni 60 e 70. Nella sua giusta analisi Rossi rimarca come in effetti gli artisti affacciatisi sulla scena dalla fine degli anni 80 ad oggi ( ma sempre peggio venendo a oggi) riciclino queste esperienze svuotandole di un contenuto e di intenti (che in effetti sarebbe difficile riattualizzare dato che appartengono ad un’epoca tramontata) e creando gusci vuoti accademici nel senso di un’accademia della pseudo avanguardia, avvoltolata nella sua storia recente inadeguata sì, come dice Rossi, alla realtà odierna ma immodestamente ignara purtroppo pure dei passati millenni di arte più bella più intelligente ed interessante.

  • Dante Maffei

    non trovo severi i giudizi di Rossi..anzi c’è da chiedersi perchè alcuni tra questi li ritrovi in Biennali e fiere prestigiose….

  • luca

    Descolarizzare la società

  • luca

    Che idiozia questa ultima trovata di rossi per trovarsi il
    primo della classifica,.

    Come molti giornalisti di cronaca, per fare ascolto utilizza
    piccoli drammatici eventi di
    cronaca, per fare delle piccole
    commuoventi storielline, da mancati scrittori, invece a limitarsi a descrivere i fatti. Tutto per
    fare ascolto

    Caro luca se l’arte ha insegnato, qualcosa è che non si
    impara a scuola e se la scuola ci ha insegnato qualcosa che la valutazione con
    la scala dei numeri è un idiozia inconsistente.

    In fine le classi di
    arte sono popolate di qui cretini che collezionando voti alti finiscono per
    insegnare quello che mai potranno fare o capire.

    Se eravamo a scuola
    ti avrei contestato il tuo agire, ma qui in questo contesto cosa dirti se
    non di tornare a scuola e fare quello
    che ancora non hai fatto? la maestrina, cosi da chiudere il cerchio dei tuoi studi e aggregarti ai dei deficienti
    scolastici.

    Vorrei aggiungere che ho assistito alla valutazione di fine
    corso da parte di Giulio Paolini

    In quel caso ai
    partecipanti del corso lui ha deciso di considerare solo due voti che stavano
    ad indicare buono e mediocre. Molto più accettabile per un artista.

    Ti consiglio un testo che forse conosci perché tu sai e
    vedi..

    Descolarizzare la società

    p.s.

    se trovi errori di grammatica o di scrittura divertiti a
    marcarle di rossi

    • ruote telluriche

      la società è gia descolarizzata: basta leggerti :)

    • luca rossi

      Giudizio breve e voto sono naturalmente una lettura parziale, ma capace di delineare un punto di vista e un quadro generale.

      Se gli artisti da giovani vengono idolatrati da subito, e solo in patria, si cristallizzano e si adagiano in forme deboli e omologhe. Questo è quello che accade in italia.

  • Roberto Scala

    Che idea ma lo sapevo fare anch’io , non vi preoccupate vi stupirò datemi tempo ed energie puoi sarò in azione che idea magnifica ve ne pentirete di non aver scelto il Prof. Roberto Scala

  • Roberto Scala

    Ma Angelo Sassoline che idea magnifica in identificabile con different opinion sempre opinion differente cioè abbi sempre la tua differente opinione e non la tua opinione differente credo

  • senatore

    bravo Luca, finalmente qualcuno che dice senza troppi giri di parole quello che pensa su Tuttofuoco, Vezzoli e Vascellari…….wow

    • Luca Rossi

      questo mondo sembra che viva un totale scollamento dalla realtà. Un perenne sogno dove pochi se la cantano e se la suonano, quando invece l’arte avrebbe un valore per la realtà. C’è anche un rimosso dell’arte (usata come accessorio spuntato, vedi magliette di miss italia) e una paura nel coinvolgere un pubblico minimamente vasto. Ma con altri sto lavorando su più fronti per trovare nuove vie. Speriamo! :)

  • oblomov

    luca rossi fai bene a dire la tua, la panoramica che hai fatto degli artisti rende l’idea….è utile per capire che in questo brodo di arte non c’è nulla di NUOVO ma tutte ritrite cose..hai buttato una pietra nello stagno putrido, che male c’è? hai fatto un lavoro che per pigrizia altri non farebbero e sei stato coraggioso. Poichè tutti fanno le stesse cose lo stato dell’arte si divide tra chi è “conosciuto” e portato “avanti” si fa per dire e chi non è conosciuto e sta fuori da tutto. Un tutto che alla fine può essere triste, una volta svelato in modo sistematico e per ordine alfabetico come hai fatto tu. La noia permane..l’arte è come la moda..ciao luca

    • luca rossi

      Grazie, penso che sia necessario guardarsi allo specchio, e molti come sul lettino dello psicoterapeuta non lo vogliono fare o mi denigrano. Ma procediamo.

  • giuliano perezzani

    Doveroso il voto al Lucarossi del giudizio: un bellissimo tredici (13), e chiusa li.Seppur premettendo che il tredici non ha più il valore di qualche tempo fa -sopratutto al Totocalcio- resta sempre,come voto speciale al merito, trai i più ambiti; ed il nostro,per questa divertente ennesima iniziativa, lo ha proprio meritato.Come dire: diamo al Luca quel che è di Luca.

  • Elementi incomprensibili

  • Rugiati

    Voti, giuria, “impiattamento”: sembra una puntata di “Cuochi e Fiamme”.

  • Ghed Remer

    a mio parere la cosa imbarazzante è che luca rossi esprima il linguaggio e l’arte oggi più interessante in italia. E se la gioca anche a livello internazionale, non vedo altre strade come la sua. Autore e spettatore chiunque, sempre ed ovunque. Una grande dimensione di libertà. Se solo i critici nostrani lo capissero veramente, tutto il sistema ne godrebbe. Questo è il mio parere.

    • Luca Rossi

      Grazie Ghed, sembra che il tuo commento lo abbia scritto io. ahahaha.
      Vorrei fosse chiaro che io non critico gli altri per emergere io o per fare il primo della classe. Mi sono ritrovato dentro ad un ruolo ibrido (critico, autore, curatore, ecc ecc) come reazione alla sclerosi della scena italiana. Ma anche come reazione ad una crisi che potremo definire internazionale. Sarebbe bello poterci confrontare liberamente. Tutti diventeremo migliori. Il mio atteggiamento è sinceramente positivo e costruttivo, ed è per questo che molti mi danno addosso.

  • Corrado Beldì

    Tosatti: conosco bene il suo lavoro perché ho prodotto la sua mostra a Casa Bossi. Un lavoro in grado di influenzare molto le comunità di riferimento: 1) nella fase di realizzazione (coinvolgimento scuole / assistenti) 2) nella fruizione (esperienziale). Spesso le sue opere fanno riferimento a valori fondanti o dimenticati delle comunità in cui sono collocate e sono quindi un forte stimolo al dibattito non solo artistico. Ti invito a visitare l’istallazione in corso di realizzazione a Castel dell’Ovo, Napoli, dedicata in qualche modo alle idee di Antonio Gramsci. Gian Maria viene dal teatro e questo è un elemento molto identificavo del suo lavoro, ha un approccio serio rispetto al senso di ciascun lavoro e conduce operazioni spesso eroiche per dimensione e difficoltà realizzative. Gli aspetti produttivi in qualche modo sono parte della sua opera. Ha un enorme capacità di svolgimento delle persone in fase di realizzazione. Il mio giudizio è molto più positivo del tuo, anche per molti aspetti umani e di amicizia che qui non entrano in gioco. Ti consiglio un approfondimento che, a mio parere, non può prescindere da un dialogo approfondito con l’artista.

    • LUCA ROSSI

      Quindi mi stai dicendo che il lavoro di Tosatti è relazionale. Nella resa formale questa relazione con la comunità di riferimento NON emerge! La conosciamo noi perchè lo dichiara qualcuno in testi e interviste, ma allore questi testi e interviste dovrebbero diventare in qualche modo opera.

      Poi bisogna capire COME coinvolge queste comunità. Perchè se il coinvolgimento dipende dalla “cosa strana” che accade nel quartiere, è un coinvolgimento facile e fine a se stesso. Coinvolgere perchè? Per salvare queste persone? Per salvare chi? Nei suoi interventi a Napoli ho rilevato un forte scollamento tra intenzioni (anche un poco retoriche-colonialiste, tipo io vi salverò) e progetto-opera.

      Poi io guardo la sua pratica artistica, quello che davvero rimane, e vedo una sorta di archeologia del ready made. Nulla di male, basta esserne consapevoli, anche rispetto un problema/conflitto generazionale molto diffuso….

      Sto impostando un progetto che potrebbe aiutare tutti.

  • Topo Gigio

    Ve li immaginate Buchloh, Foster o Rosalind Krauss che fanno le pagelle a Ryan Treccartin o a Sarah Sze sulle pagine di October? Tutto ciò risulterebbe incredibilmente ridicolo. Invece, in Italia, le pagelle di Luca Rossi diventano uno dei vertici della critica italiana di nuova generazione. Credo che questo rappresenti bene la mediocrità del sistema dell’Arte contemporanea italiana. La mediocrità del vertice critico che si specchia sulla mediocrità degli artisti pressi in considerazione.

  • Luca Rossi

    INVITO TUTTI all’APPENDICE relativa ai 4 TESTI sull’ARTE ITALIANA degli ULTIMI 20 ANNI: http://whitehouse2014.blogspot.it/2014/04/volete-la-quarta-e-ultima-puntata-prima.html

  • Luca Rossi

    CHIARIMENTO GIUDIZI: Nella pagella di Gian Maria Tosatti faccio riferimento alla Nonni Genitori Foundation (vero ammortizzatore sociale della giovane arte italiana, anche se deregolamentato e matrigno). Questo riferimento NON significa assolutamente che Tosatti faccia parte di questa Fondazione inventata (in questo caso è proprio il contrario). La digressione sulla NGF è motivata dal fatto che Tosatti nel suo lavoro fa spesso riferimento diretto alla storia (una sorta di archeologia del ready made), e quindi al periodo storico legato a nonni e genitori. Questo riferimento alla storia diventa interessante rispetto al fenomeno generale della NGF che interessa l’ambito dell’arte ma non solo.

  • lgg

    Con tutti i patentini di IKEA e IKEA evoluta che Luca Rossi ha distribuito ho pensato che questo link potesse essere utile a molti :

    http://www.minimarketing.it/ikea_gen.htm

  • samlowry