Il Pollock della Street Art: intervista con Jimmy C.

Nato a Londra ma cresciuto in Australia, James Cochran, a.k.a Jimmy C. è uno street artist molto conosciuto a livello internazionale. Il suo stile è molto particolare e nasce da un’ispirazione pittorica di tipo storico, che va dal puntinismo al dripping. Recentemente è stato a Roma, invitato dal collettivo a.DNA, per realizzare un’opera al Cinema Volturno. Artribune l’ha intervistato, proprio mentre l’occupazione volgeva al termine in seguito allo sgombero dei locali.

Portrait of James Chrochan with his latest artwork. Volturno, Rome, 2014 - photo Carlo Taccari / FreakinART.com

Parlare oggi di Street Art a Roma significa affrontare molteplici realtà creative operanti da anni sul suolo capitolino. Tra queste troviamo il collettivo a.DNA, che negli ultimi anni ha realizzato numerosi eventi legati al loro a.DNA project. L’obiettivo principale alla base di tale progetto nasce dalla volontà di creare una rete di contatti tra artisti e pubblico per una fruizione libera e non commercializzata dei fenomeni artistici. Si tratta dunque della creazione di un vero e proprio circuito artistico alternativo attraverso il quale gli artisti possano operare in proprio o in collaborazione con altri nella realizzazione di progetti liberamente fruibili dal pubblico attraverso un diretto contatto con le loro opere.
Molti sono gli artisti che collaborano con loro e molte le iniziative svolte negli ultimi anni. Tra le manifestazioni più recenti va sicuramente annoverato il festival Urban Area, che ha visto a lavoro molti artisti italiani e stranieri per una riqualificazione e valorizzazione dell’ex cine-teatro Volturno, oggi occupato e trasformato in uno spazio dedicato alle arti e alla cultura. Tra gli artisti che hanno partecipato a questa manifestazione spicca il nome dell’inglese James Cochran, noto come Jimmy C. Nato a Londra nel 1973, Cochran ha vissuto sin da bambino in Australia dove, completati gli studi universitari, ha mosso i primi passi nell’ambito della Street Art diventando, a partire dai primi anni Novanta, una figura chiave per lo sviluppo nel Paese di quest’ultima. La sua formazione e la ricerca artistica condotta negli anni l’hanno portato a sviluppare una particolare tecnica divenuta il tratto distintivo dei suoi lavori. Attraverso l’utilizzo delle bombolette spray, infatti, Cochran concentra il colore sulla superficie in punti specifici con un risultato visivo dato da grandi macchie di colore, evoluzione urbana, se vogliamo, del puntinismo francese. Questo procedimento, prolungato per alcuni secondi, provoca inoltre colature di colore, rimandando alla tecnica del dripping. Le sue opere sono dunque caratterizzate da una pittura che può essere definita per gocce e colature di colore che, nell’insieme, creano un effetto omogeneo e dal forte impatto visivo.
Il lavoro svolto da Cochran all’interno del Volturno occupato raffigura una donna nuda circondata da sfere. L’opera, densa di significato, è stata presentata a noi dallo stesso artista che, in occasione della sua visita a Roma, ha risposto così ad alcuni nostri quesiti in merito al suo lavoro.

L'ultimo lavoro di Jimmy C. aka James Chrochan al Cinema Volturno, Roma 2014 - photo Carlo Taccari / FreakinART.com
L’ultimo lavoro di Jimmy C. aka James Chrochan al Cinema Volturno, Roma 2014 – photo Carlo Taccari / FreakinART.com

Che tipo di formazione hai avuto e come sei giunto alla Street Art?
Ho cominciato a dipingere per strada quando ho iniziato a interessarmi alla scena del graffitismo in Australia, all’età di sedici anni. All’epoca ne dipinsi molti, principalmente in modo illegale, per poi passare in una scuola d’arte, dove ho iniziato a realizzare dipinti murali su commissione. Ho focalizzato il mio tempo sullo studio per alcuni anni, sviluppando la mia tecnica, e poi, quando mi sono trasferito a Londra, ho iniziato a dipingere nuovamente per strada.

La tecnica da te sviluppata è un unicum nell’ambito della Street Art. Osservando le tue opere i riferimenti sorgono spontanei: dalla pittura impressionista di Claude Monet, passando attraverso il puntinismo e i fauve francesi per giungere fino al dripping di Pollock. Come hai sviluppato questa tecnica e quanto questi modelli hanno inciso sul suo sviluppo?
Quando vivevo in Australia ero solito fare molti progetti d’arte comunitari ed ebbi l’opportunità di lavorare e collaborare con molti artisti indigeni. Loro utilizzano le macchie nella loro pittura tradizionale ed è stato in quel momento che ho iniziato a pensare a una pittura per macchie utilizzando le bombolette spray. Tuttavia le mie influenze principali provengono soprattutto dall’Europa, per cui i miei dipinti sono più vicini agli impressionisti. Tuttavia non vi è una reale influenza su di me, soprattutto per quanto riguarda l’uso del colore che io utilizzo in maniera più intuitiva. Successivamente, interessandomi alla pittura per “sgocciolamento”, la drip painting, ho realizzato che avevo trovato qualcosa di unico per esprimermi.

I tuoi soggetti sono di vario genere: da persone comuni a personaggi celebri del passato e dei giorni nostri. Come scegli i soggetti da raffigurare?
Molti dei soggetti che dipingo sono persone che ho incontrato e che in qualche modo mi hanno ispirato. Io ero solito dipingere soggetti presi dalla strada, come i senzatetto ad esempio. I personaggi famosi che dipingo invece sono persone che rispetto, che hanno raggiunto un traguardo culturale o sociale attraverso la scrittura, l’arte o la musica. Ultimamente però ho inserito nei miei lavori le “sfere” e molti ritratti che ho dipinto con questo stile sono in realtà derivati dalla mia immaginazione.

L'ultimo lavoro di Jimmy C. aka James Chrochan al Cinema Volturno, Roma 2014 - photo Carlo Taccari / FreakinART.com
L’ultimo lavoro di Jimmy C. aka James Chrochan al Cinema Volturno, Roma 2014 – photo Carlo Taccari / FreakinART.com

Che tipo di messaggi vuoi trasmettere al pubblico che osserva le tue opere? 
Il messaggio che volevo dare in precedenza attraverso il mio lavoro, e che è ancora evidente, era quello di catturare l’essenza dello spirito umano riportandolo alle idee di speranza e di ripresa. Attualmente invece il mio lavoro è tutto rivolto alla connessione con la terra e l’universo. Utilizzo le sfere nella mia arte che sono come gli atomi o i pianeti.

Da poco sei stato ospite del Volturno occupato a Roma per A.DNA project. Vuoi parlarci di questa tua esperienza italiana?
Quando mi è stato mostrato il teatro Volturno sono rimasto sbalordito dal muro che il gruppo a.DNA mi stava offrendo. Era una notevole superficie all’interno di una location architettonica molto bella, così ho voluto dipingere qualcosa che avesse attinenza con quello spazio. Il mio dipinto ha una caratteristica quasi spirituale, parla della madre cosmica o della femminilità divina. Ancora una volta sono importanti le sfere, intese qui come energia, creazione, Vengono dalla terra, ma i colori sono quelli tipici del sole e della luna, elemento questo che denota una dualità e un equilibrio tra il femminile e il maschile.
Nei giorni passati in Italia ero così impegnato a dipingere che non ho avuto il tempo di visitare le bellezze della città di Roma. In realtà io ci ero già stato, per cui in questa occasione mi sono potuto rilassare e mi sono goduto diversamente la città. Durante questo soggiorno bevevo caffè e cioccolato per colazione, lavoravo otto ore al mio dipinto, mangiavo pasta tutti i giorni a pranzo e anche la sera quando tornavo a casa. Insomma i ragazzi del gruppo a.DNA mi hanno trattato molto bene.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Pensi che tornerai in Italia per realizzare altri lavori?
Sicuramente continuare a dipingere e provare a occuparmi anche della cura dell’ambiente, lavorando magari per progetti umanitari, oppure creandone dei nuovi rivolti a differenti cause sociali e ambientalistiche. È necessario continuare a percepire la connessione con tutto questo.

Angelica Gimbo

www.akajimmyc.com
www.adnaproject.com

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Angelica Gimbo
Angelica Gimbo (Messina, 1987), trasferitasi a Roma nel 2005, ha conseguito la laurea in Studi Storico Artistici presso l'Università La Sapienza con una tesi riguardante il tema del mancinismo in Alighiero Boetti e Roland Barthes. Iscrittasi successivamente alla Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici, si è diplomata nel gennaio del 2014 con una tesi su Corrado Cagli. Durante il periodo di studi ha collaborato con la sezione di Arte Contemporanea dei Musei Vaticani. Attualmente fa parte dell'Associazione Culturale Esperide, con la quale organizza percorsi di visita inerenti l'arte contemporanea a Roma. Negli ultimi tempi si è avvicinata all'ambito della Street Art a Roma collaborando con la galleria 999Contemporary Art in occasione del Festival Avanguardie Urbane.
  • Paolo Rumi

    Pollock, questo figurativo da cattiva cartolina?