Designer in residenza. A Londra

Se ne parla ancora poco ma, oltre alle residenze d’artista, esistono anche le residenze per designer. Il Design Museum di Londra ha annunciato la settima edizione di “Designers in Residence”. Che quest’anno ha come filo conduttore l’elemento di disturbo…

Harry and Oscar - credits Rima Musa

Le residenze d’artista hanno avuto e continuano ad avere, nella storia delle arti, un ruolo preponderante, sinonimo di fermento e innovazione. Una formula che affonda le sue radici nel mecenatismo: nei secoli si è evoluta legandosi sempre più ad accademie e istituzioni culturali/museali, e appare oggi come un sistema vincente per la creazione di piattaforme di scambio internazionale. Alcuni esempi come Art in Residence, Res Artis, DAAD, per restare in Europa, ne dimostrano l’efficacia, vista la crescente richiesta da parte di artisti emergenti e non, di trovarsi a confronto, creando una sorta di comunità che rompa il rapporto one-to-one con il curatore/gallerista/cliente e offra terreno fertile per la sperimentazione.
In Italia realtà di spicco come Viafarini a Milano, Bivaccourbano di Progetto Diogene a Torino o il Pastificio Cerere a Roma hanno un programma di residenze d’artista decennale. Sdoganando la comune accezione di atelier, visto da molti come un luogo intimo e riservato, visitabile da una ristretta cerchia di collezionisti e colleghi, queste “concentrazioni di artisti” sembrano avere la forza di avvicinare il pubblico, incuriosito dalla “spontaneità” dei lavori prodotti in residenza. Musei e fondazioni italiane, come il Macro di Roma, il Mambo di Bologna o la Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia hanno visto il potenziale di questa osmosi e ne hanno raccolto la sfida, promulgando bandi in cui si invitano artisti emergenti a mettersi alla prova su un tema definito in residenze da loro assegnate.

Freyja with Hush - credits designers in residence 2012
Freyja with Hush – credits designers in residence 2012

L’esperimento tocca anche il mondo del design, e il Design Museum di Londra ne è testimone illustre. È stata infatti presentata alcuni giorni fa la settima edizione del progetto Designer in Residence, una piattaforma nata per celebrare e dar spazio ai designer emergenti.
Il tema di quest’anno è Disruption, come spiega il direttore del museo, Deyan Sudjic, il quale sostiene che non vi sia nulla di più indicato del termine ‘perturbatore’ per indicare la necessità, priva di accezioni negative, da parte del nuovo design di ricercare la rottura rispetto al pensiero e alle tecniche tradizionali, per dar vita a nuove e inaspettate produzioni.
Nei prossimi quattro mesi i quattro giovani designer scelti – James Christian, Ilona Gaynor, Torsen Sherwood e Patrick Stevenson-Keating – cercheranno di sovvertire la classica concezione del design, materializzando le proprie idee in un lavoro finale che verrà esposto al Design Museum dal 10 settembre 2014 al 4 febbraio 2015.

Lawrence Lek - credits Rima Musa
Lawrence Lek – credits Rima Musa

Ciò che accomuna i protagonisti di questo ambizioso progetto è la trasversalità delle loro esperienze di designer. Interdisciplinarità sembra essere la parola d’ordine dei loro curriculum vitae: il design crea un connubio con l’architettura (Christian), con la regia cinematografica (Gaynor), con la sperimentazione materica (Sherwood), con la sociologia e le nuove tecnologie (Stevenson-Keating).Questa piattaforma è, inoltre, un vero e proprio nucleo propulsore di iniziative ad essa correlate. In attesa della mostra ci saranno infatti eventi e conferenze che daranno la possibilità al pubblico di interagire in corso d’opera con i designer.
Nato nel 1989, il Design Museum è fonte vivace e inesauribile di iniziative che avvicinano i suoi visitatori al design. Si attende nel 2015 il completamento della sua nuova sede, nell’edificio dell’ex Commonwealth Institute a Kensighton, a West London, su progetto del designer/architetto John Pawson: i nuovi spazi copriranno una superficie tre volte più grande dell’attuale.

Flavia Chiavaroli

http://designmuseum.org