Inaspettatamente Haringey: nasce a Londra un nuovo festival che celebra le arti visive

Fino a domenica 13 aprile, a Londra c’è la prima edizione dell’“inHouse film festival”. Incentrato sul cinema emergente, dedica ampio spazio a tutto ciò che concerne le arti visive, dalla moda alla visual art passando per la fotografia.

Lucinda Sinclair wearing Fawn & Faith harness - photo Joe Pearson & Alex Dixon

Una delle particolarità del neonato inHouse film festival è la sua ubicazione nella metropoli: non è a Hackney né a Shoredicth, luoghi ormai diventati quasi scontati a causa dell’eccesso di eventi semi-artistici che li popolano, ma bensi nel distretto di Haringey, a nord di Londra, in un quartiere popolare. Qui si trova lo Haringey Warehouse District, un cumulo di vecchi magazzini che negli ultimi anni sono utilizzati come abitazioni e studi da creativi di varia natura : artisti più o meno affermati, attori, registi…
L’organizzazione dell’inHouse festival ha deciso di collocarsi in Overbury Road e Eade Road, piccole traverse quasi nascoste di quella grande arteria che è Seven Sisters Road: quartier generale e scenario per un festival che si pone come obiettivo di celebrare la creatività e la diversità degli abitanti del quartiere. Per farlo ha deciso di usare come tematica quella della trasformazione, qui intesa come trasformazione urbana e conseguentemente sociale, chiedendo ai partecipanti di presentare lavori che potessero interpretare e tradurre il tema, usando il mezzo artistico a loro più congeniale e anche in forme più inclusive, come workshop e performance.
Oltre a una mostra nella quale espongono gli artisti residenti nelle warehouse, il fitto programma di eventi è suddiviso giorno per giorno con l’alternarsi di film, moda e musica come ombrelli principali. Dopo la festa d’apertura, che ha visto come protagonisti gruppi musicali come i Mulele Matondo, band congolese/inglese con base nella zona, è stato il turno della moda, con sfilate di brand di designer emergenti, anch’essi abitanti delle warehouse, come Sanctus di Lucinda Sinclair, e di screening di film collegati alla moda come It Melts del regista spagnolo Gsus Lopez, classe 1986, che ha diretto un cortometraggio delirante, con musiche di Rossy de Palma, ispirato a una visione in metropolitana: una ragazza mangia una crêpe alla nutella e noncurante la lascia sgocciolare sulla propria borsa.

La giornata di oggi, 11 aprile, è interamente dedicato alla musica, con live performance di band e dj alternate a proiezioni di video musicali selezionati dalla giuria del festival, alcuni prodotti da residenti di Haringey, mentre altri slezionati da curatori esterni appartenenti alla giuria del No Gloss Film Festival. Sabato e domenica saranno invece le giornate focalizzate interamente sul cinema: sarà possibile visionare i corti selezionati dall’inHouse film festival e dai curatori esterni, che includono opere di giovani e promettenti resgisti come Vladilen Vierny e Jacqueline Lentzou. I corti sono presentati a seconda dei temi che affrontano, da Songs of Innocence, riflessioni sulla perdita d’innocenza espressa attraverso le tematiche dell’infanzia, dei sogni, della morte e dei primi baci, a Transforming Narratives, ovvero la capacità di raccontare una storia in modo inusuale, focalizzandosi sul rapporto tra le ambizioni, le tensioni e i problemi di coppia nell’era del digitale.
Come ha spiegato ad Artribune Alay Paun, direttore del festival e residente di Haringey, “i film festival hanno ormai un’allure esclusiva. A me interessava organizzare qualcosa in cui si potessero raccogliere tutte le arti visive di questa comunità, che per ora non è ancora entrata nel radar del mondo dell’arte o del cinema. E per renderlo davvero inclusivo abbiamo voluto contattare il maggior numero di residenti della zona: il nome ‘inHouse’ infatti vuol dire anche ‘in your house’, perché questa è casa nostra, di questa comunità, e la apriamo al pubblico”. Se siete in città e cercate un’alternativa ai soliti posti, vale la pena avventurarsi più lontano delle mete turistiche e dai tour della street art di Brick Lane, per scovare qualcosa di autentico e comunitario.

Victoria Genzini

www.inhousefilmfestival.com

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Victoria Genzini
Sono nata a Milano nel 1989, da mamma inglese e papà italiano, cosa che mi ha permesso di crescere con un piede a Londra e uno a Milano. Appena terminato il liceo mi sono trasferita a Londra, dove mi sono laureata in Criticism, Curation and Communication alla Central Saint Martins. Mentre frequentavo questo corso ho incontrato il curatore James Putnam, a cui ho fatto da assistente per un periodo, poi ho deciso di mettere in pratica quello che stavo studiando, curando mostre per amici artisti in vari luoghi di Londra, e in Italia, fondando il collettivo One Night Stand. Ho appena concluso un Master in Arte Contemporanea al Sotheby’s Institute, sempre a Londra, e ultimamente ho lavorato come assistente per la critica americana Sarah Thornton, da cui ho imparato moltissimo. Lavoro come curatrice free lance (ultimo progetto è stato alla Biennale di Marrakech 2014) e nel frattempo scrivo come columist per riviste di diversi Paesi europei.
  • giovanni Buccino

    A Londra abbiamo da sempre assistito a una
    luce di avanguardia. Peccato che a Gianturco, tra le fabbriche abbandonate nascevano le prime performance di “tra le macerie della camorra inizia una nuova era… Con gli allievi della scuola Palizzi di Napoli… (1977)

    • giovanni BUCCINOBuccino

      Superlinguaggio? Che ci sia un super. Lo visto al cinema e di epitemi la w.d. Ne e piena e non e se in queste metrepoli esiste una luce e piuttosto la morte della umanita in guerre e violenze borghesi e fasciste che il mondo non sopravvivera allo scempio dei gangli delle armi e dei pedofili insiti tra le cupole vaticane. La scelta di non essere dalla parte dei soldi. Le ingenuita da escludere la pensione e non accettare anche se vincente nessun compromesso con chi sporco e ignomio azzardasse a comprarsi i nostri consensi e gia i cobas e roba miainfatti erano gli anni 70. E voi doveravate quando si fermavano le navi della tirrenia. E collusi comandi e amministrazioni per i diritti internazionali dei lavoratori marittimi che ancora patiscono codici militari mentre altri paesi organizzati con ami dicono basta alla fame! E subiamo pirateria.. Le persone vivono la crisi economica e non possono mangiare e sono sotto ai ponti a dormire e non possono fare neanche questo e quello con quale azzardo discutiamo sul superlinguaggio quando in questo paese ancora occorre manzi del non e mai troppo tardi… Una primavera araba fallita e dispiace come non si azzardino a toccare la Costituzione della Repubblica Italiana! E come vedi sig. Barilla io sono un sessantenne e ultimo di 15 figli e dal sessanta di madre vedova! E condanno la tagliata di gola a un intero equipaggio italiano in Algeria mentre questi dormivano. Come condanno che hanno trovato un amico completamente nudo di tutto dopo tre giorni sulle Ande. Oppure un altro amico scomparso. E io non ho piu voglia di fare il cezanne del mio mondo quando questo e un sistema copernicano gia saturniano. Il gia visto il gia fatto e tutto il resto a noi non puo darci nulla che larte non da o ha gia dato. Come diceva un certo cettola. Rimpingere solo una rivoluzione fa bene alla mia stressata anima mundi e se vedere un governo come le avanguardie inglesi e per mio figlio da quelle parti uno e due per la diana e i pink floyd… Cosï siamo pressoche uniti nel poter affermare che di nuovo ci resta un cambio di mutande.

      • giovanni BUCCINOBuccino

        Un caro e affettuoso saluto a questo signore dal super linguaggio e tiene una luce che non tutti possiedono. Bravo e continua e ancora non arrenderti mai. Mai! (…)

  • pino Barillà

    Perdoni che luce di avanguardia a sempre visto lei ….. Io vedo ripetizioni e varianti questo a Londra, come a Parigi ,Roma, Berlino, New York…….

    Da circa dieci anni lavoro un Superlinguaggio dell’arte … Non mi risulta che a Londra o in altro luogo ci sia un artista in grado di usare questa materia .