La Grande Bellezza. Il grande luogo comune

Plastico, fittizio, irreale. Le colpe più grandi di Paolo Sorrentino sono di aver prodotto un film-spot, con molte decorazioni, molti ghirigori cinematografici, ma il tutto basato su una struttura fragile e una sceneggiatura povera. Altro che Federico Fellini… Chiudiamo così (ma non è detta l’ultima parola) il nostro ciclo di opinioni sul film italiano che ha vinto l’Oscar.

La grande bellezza (Paolo Sorrentino 2013)

La grande bellezza di Paolo Sorrentino è un gigantesco luogo comune. La pellicola, osannata oltre oceano come la nuova Dolce Vita felliniana (niente di più falso), è sì un capolavoro stilistico – anche se non mancano esagerazioni, come i troppi dolly – ma debole di struttura e contenuti. Paolo Sorrentino ha voluto raccontare la decadenza di Roma, dei suoi abitanti e, più in generale, di una certa Italia; peccato che il fine non sia al pari del mezzo: troppi luoghi comuni, troppe situazioni inventate (come il chirurgo plastico che somministra botulino in una specie di boudoir), troppe domande che non trovano risposta (come fa un ex scrittore che lavora come giornalista a permettersi una casa con attico fronte Colosseo?) e, soprattutto, la plasticità e la fittezza di certi personaggi (i conti in affitto, la donna ricca che osanna i suoi impegni socio-culturali, il cardinale che parla solo di ricette e la spogliarellista malata di un male sconosciuto) e di certe scene (nonostante la fotografia di Luca Bigazzi) che risultano troppo cartoline, troppo elaborate. Per di più, quello che si vuol far passare per capolavoro non è all’altezza di nessuno dei suoi film precedenti, giusto per citarne due: L’amico di Famiglia (la pellicola più riuscita) e Le conseguenze dell’amore.
La Grande Bellezza racconta male quello che dovrebbe essere la grande bruttezza, perché invece di evidenziare la decadenza come fattore sociale-generale preferisce (in perfetto stile Sorrentino) concentrarsi sui singoli personaggi (focalizzandosi troppo sulla loro personale decadenza) che, però, alla fine, non portano da nessuna parte; esattamente come i trenini che partono durante le (improbabili) feste sulla terrazza di Jep Gambardella (Toni Servillo).
Si salvano le scene poste in forte contrasto, le uniche che risaltano il concetto di società allo sfacelo che vive imperterrita nella maestosità di Roma; sono quei palleggi di montaggio veloce: da una panoramica su Roma a una sniffata di cocaina, dalle suore che giocano con i bambini alle feste per arrampicatori sociali. Solo in questo caso, il fine di Sorrentino è raggiunto. Per il resto, il film è una sequela d’immagini inutili, che non ricordano per niente il genio di Fellini né l’estro di Scorsese. I personaggi del film, per di più, ruotano attorno alla figura di Jep Gambardella che dovrebbe essere chi? L’italiano un attimo più medio berlusconiano? E sì, perché di felliniano non c’è nulla nella Roma (ricostruita) da Sorrentino, ma molto di berlusconiano. Da notare anche che il film, per raccontare la Roma godereccia, si è ispirato ai Cafonal del duo Pizzi-D’Agostino, eppure, dopo aver visto la pellicola, anche l’ex fotografo di Dagospia l’ha bollato come troppo debole: “Doveva colpire più duro”, disse Pizzi.

Toni Servillo ne La grande bellezza (foto Gianni Fiorito)
Toni Servillo ne La grande bellezza (foto Gianni Fiorito)

E non ci bastano le parole di Sorrentino, quando dice che non voleva dare una visione realistica delle cose, ma una pura versione personale: non è così, non può essere. È una via di fuga semplice: un film, se vuole indagare certi aspetti della vita e della società, non può lasciarsi andare a fantasie personali (anche totalmente strampalate, come i fenicotteri che riposano sul terrazzo di Jep) o a digressioni surrealistiche. Sì, è vero, Fellini l’ha fatto: ma Fellini è Fellini e Sorrentino non ha come sceneggiatore Ennio Flaiano. La differenza è abissale. Ecco che così, imitando un po’ quello e questo, cercando la bellezza, rifuggendo la bruttezza, inseguendo personaggi a metà, Sorrentino ha creato un contenitore molto sfarzoso e curato, al cui interno c’è pochissimo.
Provate a immaginare un film di Ken Loach – noto per i suoi temi sociali – che si lasci andare a piani sequenza infiniti e carrellate aeree a discapito di una narrazione (o di una sceneggiatura) che vi abbia in pugno dall’inizio alla fine. Sorrentino ne ha le capacità, ma non ha volto sfruttarle. Anche il talento di Toni Servillo è utile fino a un certo punto, perché poi sembra perdersi nel mare selle situazioni, mentre, forse, l’unico che resta in sella è Carlo Verdone (che interpreta Romano, caro amico di Jep). E l’Oscar al Miglior Film Straniero (l’ultimo quindici anni fa con La Vita è Bella di Benigni) è la conferma di quanto appena detto: gli americani non hanno premiato il film per la sua reale bellezza o genialità, ma perché hanno un’idea stereotipata dell’Italia (che La grande bellezza riporta benissimo) e perché sono innamorati di Fellini (che La grande bellezza cerca di riportare). Se poi aggiungiamo che i diretti concorrenti alla statuetta al miglior film in lingua non inglese presentavano temi già visti in America (e già premiati), il quadro è ancora più chiaro.
A parte ciò, Paolo Sorrentino resta il miglior regista italiano della sua generazione (con Matteo Garrone) e guardare i suoi vecchi lavori resterà sempre un piacere. Due sole richieste: basta con i romanzi e basta con i film ispirati a registi che, per nostra sfortuna, non torneranno mai più.

Paolo Marella

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.
  • Vincenzo

    gentilissimo sig. Paolo Marella , ho letto con attenzione la sua critica. Non si arrovelli troppo nella descrizione di eventi e fatti, nell’analisi di personaggi e di luoghi. Un film straordinario come “la Grande Bellezza” non ha bisogno di ulteriori “analisi di laboratorio”, di “dissezioni anatomiche”. E’ bello… perché ci lascia ammutoliti, a volte, attoniti, come si suol dire senza parole !!! Si immagini, per restare in tema, una scultura di Bernini. Quanti commenti, quante descrizioni, quanti “.. bla, bla, bla, bla…” , alla fine sono tutti bla bla bla

  • Come fa un ex scrittore che lavora come giornalista a permettersi una casa con attico fronte Colosseo?
    E come fa Superman, che è invulnerabile, a radere la sua super-barba?

    • marinagp

      Io ho uncugino a Roma professore universitario che abita in una casa con attico di fronte al Colosseo…
      niente straordinario!

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      Forse gli è stato regalato a sua insaputa.

  • geppino

    Questa critica è inutilmente pretenziosa e tecnicistica. La sua pretesa di misurare la grandezza di un film considerando il numero di carrellate impiegate durante le riprese è ridicola. Anche il martirio a cui stanno sottoponendo Sorrentino con i continui paragoni con Fellini, De Sica etc. è penoso. Le persone come Marella traguardano la loro esistenza sulla posizione di alcune stelle fisse e il loro personale firmamento non è (purtroppo per loro) destinato a cambiare. Questo mi fa pensare ad un fortissimo bisogno di certezze per potere andare avanti. Invece andare avanti a mio parere significa aggiornare di continuo i propri riferimenti, senza nutrire alcuna stucchevole riverenza nei confronti di nessuno. Sono sicuro che Fellini e De Sica, da italiani, sarebbero orgogliosi di un regista con le qualità di Sorrentino.

    • marinagp

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      ‘E non ci bastano le parole di Sorrentino, quando dice che non voleva dare una visione realistica delle cose, ma una pura versione personale: non è così, non può essere…’ Certo che e cosi e puo essere!

    • Fabrizio

      “La Grande Bellezza” di Sorrentino è il corrispettivo di “Che tempo che fa” di Fazio. Se avessero aggiunto i birignao di Gramellini accanto alle cadenze partenopee di Servillo, avremmo avuto una più credibile dimostrazione della pesantezza dell’essere intellettuale italiano (presunzione e rimasticature). Si aggiunga il grottesco, il patetismo e il moralismo alle rovine di una Roma per turisti di bocca buona, e una fotografia che vorrebbe stupire i borghesi, ma è da dilettanti.

    • And

      ma che c’entrano le certezze? possibile che non si possa criticare un polpettone simile pieno di luoghi comuni, fatto apposta per lusingare chi non ha la fortuna di vivere a Roma? L’unica cosa geniale di Sorrentino è stato il togliere tutte le auto dalle strade iper trafficate di questa città assurda, ripulendola con la fotografia di Bigazzi. E i paragoni con Fellini, mi spiace ma ci stanno, dato che LGB è disseminato di citazioni dirette e indirette alla Dolce vita (il mantello col bavero rialzato che indossa la Ferilli nella scena del party notturno, con la siepe sullo sfondo, è copiato dalla Dolce Vita; preti, suore e cardinali non ne parliamo).

  • christian caliandro
    • Bellini

      Insomma. Si può una volta tanto accettare il successo di un prodotto culturale italiano senza farne sempre un caso di discussione inutile?

      • Luca

        Comunque nel film l’arte contemporanea viene presa a schiaffoni.

  • Gaetano

    La scena che si vede in foto, con Jep e l’altro uomo che parlano sulla scalinata, sotto la pioggia, dell’ex grande amore di Jep, è un chiaro omaggio a Scusate il ritardo di Massimo Troisi. In quel film erano Massimo e Lello Arena a parlare d’amore sotto la pioggia, proprio sui gradini di una scala.

    http://www.ivid.it/fotogallery/imagesearch/images/scusate_il_ritardo_massimo_troisi_massimo_troisi_005_jpg_jwem.jpg

  • giorgio

    condivido la recensione, luoghicomuni, sceneggiatura debole e una visione troppo parziale della società. però credo che sorrentino come autore abbia tutto il diritto di libertà nella sua “angolazione” della realtà, quindi questo continuo massacro è forse inutile.
    altra questione: vincere un oscar è ovviamente un premio in un contesto come quello americano, con l’esotismo come guida alla scelta. non avrebbe vinto l’orso d’oro di berlino, su.

  • Lisippo

    Il fatto che il film la grande bellezza venga osannato è parte della decadenza che vuole raccontare.

  • Lisippo

    “La Grande Bellezza” RECENSIONE

    “Caro diario, questa sera sono stato al cinema e ho visto un film molto bello. Un film su un mondo piuttosto squallido, quello delle persone ricche e importanti che stanno a Roma. Queste persone fanno molte feste, e queste feste erano descritte in modo estremamente coerente, con sequenze curatissime, altamente estetizzanti, e al contempo gelide, vuote. E questo bel film era “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.
    Poi, nella stessa sala, ho visto anche un film di merda.

    Una storia insulsa che sembrava scritta da un tredicenne, su un tizio che, dopo aver buttato via una vita intera in feste e stronzate, “ritrova se stesso” tornando sul luogo della sua prima trombata, seguendo il consiglio di una vecchia suora senza denti. Una vera schifezza! E questo film di merda era “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. PS: nel mezzo hanno proiettato anche il nuovo film di Verdone, con lui che fa il suo solito personaggio di sempliciotto imbranato e un po’ sfigato con le donne. Non ho capito cosa c’entrasse cogli altri due film, e comunque non mi ha fatto ridere.”

    Condivido!

    (http://coppadelnonnogeneration.blogspot.it/2013/05/la-grande-bellezza-recensione.html

  • michele

    Marella, mi sa che lei vive di vibrazioni… ma che so ste vibrazioni??? Poi con calma mi spiega anche cosa assimila Sorrentino a Ken Loach..

  • Serena

    La cosa veramente banale qui è l’accostamento alla cosiddetta società berlusconiana. Scusi, ma che film ha visto? Se non fosse chiaro la critica di sorrentino non è all’uomo medio berlusconiano (?!) ma a quell’intellighenzia di sinistra radical-chic affondata nella sua presunzione, spocchia e vanità. Fantastico il dialogo tra jep e Stefania, la giornalista ex comunista, moglie di un politico ex famoso, che sbandiera il suo impegno civile… umiliata magistralmente dall’amico scrittore: fallita lei, come tutti gli altri. L’immancabile critica antiberlusconiana al film è esattamente in linea con que che voleva evidenziare Sorrentino: quell’odioso sentirsi superiori di un certo mondo intellettuale diciamo di sinistra…

  • Pingback: Ecco cosa penso de La Grande Bellezza | PiovonoMagritte()

  • Fabio Coruzzi

    Paolo Marella cambia mestiere, l’unica cosa plastica, esagerata, inutile e pretenziosa e’ la tua pseudocritica di un ‘ opera d’arte che tu, ovviamente, non riesci a comprendere perché personalmente incastrato nelle convinzioni e opinioni di un provinciale Italico. Davvero, diventa barbiere o gelataio.

    • And

      Eccolo qua il fanatico sorrentiniano che subito si inalbera alla prima critica con cui non è d’accordo. Caro Fabio, qua il provincialotto sei tu che si eccita alla notizia dell’oscar dato all’Italia, ovvero al solito film pretenzioso e pieno di belle immagini vuote e sconclusionate. Viva quelli come te che manco sanno argomentare una critica ma sanno solo insultare. continua così

  • Mauro

    Io cancellerei tutto e lascerei soltanto questo bellissimo articolo a commentare tutto il resto… http://robertocotroneo.me/2014/03/09/grandebellezza/

  • Sted

    Madre mia…E meno male che coltivi da anni una forte passione per la scrittura!

  • tommaso

    jjj

  • angelov

    Quanta amarezza…
    Non ho ancora visto questo film, e quando mi sarà dato di poterlo vedere, sarà ormai troppo tardi per lasciare un commento su di un evento che forse, più che culturale, mi sembra di costume.
    Ricordo che ai tempi della Dolce Vita di Fellini, un grandissimo film, apprezzato persino dai gesuiti, nacquero delle mode e dei trend, e per questo fu anche definito un film di costume: emblematico tra tutti, il maglione a girocollo indossato da Mastroianni, che prendeva appunto il nome dal film.
    Ed anche quel senso di leggerezza, che derivava dal pensare che, nonostante tutto, la vita continua; e persino le tragiche esperienze, come l’episodio di Steiner, lasciavano il posto ad altre grandi aspettative, che poi si sono in qualche modo avverate negli anni seguiti la realizzazione di quel meraviglioso film.
    Sarà lo stesso per LGB?
    Speriamo

  • anna

    Sono a dir poco sconvolta per il fatto che Marella riesca a scrivere e pensare queste cose…!Il modesto parere di una persona che lavora al cospetto con l’arte ogni giorno e la studia..e ricerca la bellezza come valore estetico e morale è questo:il film è geniale in ogni suo aspetto..dall’inizio alla fine.Non decanta una Roma decaduta e non vuole essere, al contrario, una brutta copia dei film di Fellini.Le cartoline di cui si parla tanto servono, a mio avviso, ad evidenziare la grande bellezza che nessuno potrà mai toglierci:la nostra identità, la nostra cultura, la nostra arte..è sottofondo indispensabile..ogni scena, ogni storia ha un inizio e una fine, è ricca di significati, di valori simbolici, di metafore..sono i personaggi che vivono un senso di disagio e di frustrazione..si sono allontanati dal bene, dalla bellezza, dal valore e vivono una vita esteriore.Il protagonista Gambardella ne è consapevole, e la sua consapevolezza aumenta quando si confronta con “la grande Santa” che a 104 anni continua a vivere, nonostante la stanchezza, per fare del bene…lei non muore..mentre gli altri continuano a morire…in un vortice senza fine..è la morte che mette fine a tutto, quell’oblio nel quale ci si abbandona..è la morte stessa la grande bellezza.., anche quando spazza via quei pochi sentimenti che si condividono con poche persone…!La santa mangia nella sua vita solo “radici”..le radici che mancano alla società per vivere di tutta bellezza…!e potrei stare ore a scrivere richiami del genere, allegorie, metafore e tante altre cose stupende e geniali che si trovano in questo film dall’inizio alla fine..ma non lo farò…Sorrentino è un grande artista, ha dimostrato di essere un genio e anche una gran persona…la cosa più triste è che gli americani hanno capito e premiato ciò che avremmo dovuto fare noi!!!!Ma la cultura si sta estinguendo..è questa la grande bruttezza!!!!!

  • anna

    Sono a dir poco sconvolta per il fatto che Marella riesca a scrivere e pensare queste cose…!Il modesto parere di una persona che lavora al cospetto con l’arte ogni giorno e la studia..e ricerca la bellezza come valore estetico e morale è questo:il film è geniale in ogni suo aspetto..dall’inizio alla fine.Non decanta una Roma decaduta e non vuole essere, al contrario, una brutta copia dei film di Fellini.Le cartoline di cui si parla tanto servono, a mio avviso, ad evidenziare la grande bellezza che nessuno potrà mai toglierci:la nostra identità, la nostra cultura, la nostra arte..è sottofondo indispensabile..ogni scena, ogni storia ha un inizio e una fine, è ricca di significati, di valori simbolici, di metafore..sono i personaggi che vivono un senso di disagio e di frustrazione..si sono allontanati dal bene, dalla bellezza, dal valore e vivono una vita esteriore.Il protagonista Gambardella ne è consapevole, e la sua consapevolezza aumenta quando si confronta con “la grande Santa” che a 104 anni continua a vivere, nonostante la stanchezza, per fare del bene…lei non muore..mentre gli altri continuano a morire…in un vortice senza fine..è la morte che mette fine a tutto, quell’oblio nel quale ci si abbandona..è la morte stessa la grande bellezza.., anche quando spazza via quei pochi sentimenti che si condividono con poche persone…!La santa mangia nella sua vita solo “radici”..le radici che mancano alla società per vivere di tutta bellezza…!e potrei stare ore a scrivere richiami del genere, allegorie, metafore e tante altre cose stupende e geniali che si trovano in questo film dall’inizio alla fine..ma non lo farò…Sorrentino è un grande artista, ha dimostrato di essere un genio e anche una gran persona…la cosa più triste è che gli americani hanno capito e premiato ciò che avremmo dovuto fare noi!!!!Ma la cultura si sta estinguendo..è questa la grande bruttezza!!!!!

  • La cosa drammatica è che aspettiamo sempre che ce lo dicano gli stranieri che un nostro prodotto ha una certa qualità. Perchè non esiste una critica attenta capace di fare le differenze e sostenerle davvero. Perché un’ opera ha valore? E come il valore diventa prezzo?

  • non credono nell’arte contemporanea neanche gli stessi addetti ai lavori, che spesso sono accademici in cerca di lavoro e di scatti di graduatoria…questo in italia come all’estero. L’arte viene vista come qualcosa di debole e accessorio. La responsabilità di questo è degli esperti e degli artisti.

  • angelo

    finalmente qualcuno dice che le somiglianze con fellini si riducono alla trama e che lgb non è nè un capolavoro, nè il miglior film del regista. vero anche che alcune idee non funzionano, come se il registro grottesco sperimentato nei film precedenti (un mix di monicelli e todd solondz) avesse fatto posto ad immagini più misurate e leggere. ma non è chiaro perchè si contesta la spettacolarizzazione di sorrentino nell’affrontare le tematiche con l’inadatto paragone con loach. sorrentino ha esplicitamente detto che il fine dei suoi film è lo spettacolo (e in questo senso mi sembra pienamente riuscito anche lgb). quindi siamo lontani da loach, che ovviamente non potrebbe usare un tale registro. se poi il problema è che non si può fare spettacolo con questi temi, riducendone l’aspetto critico in funzione di uno stile estetizzante, scorsese, solondz e nolan dovrebbero cambiare mestiere.