Bruxelles parla italiano. Intervista con Raffaele Gavarro

Nell’elegante quartiere residenziale di Bruxelles 1000 è nata una nuova realtà espositiva. La Canal|05 Art Gallery, inaugurata l’8 febbraio, è un progetto tutto italiano voluto dai galleristi Federico Corradazzo e Jacopo Morelli in collaborazione con il critico d’arte Raffaele Gavarro. “Towards which Planet? An Italian mood” è il titolo della collettiva realizzata per ospitare i lavori di Adalberto Abbate, Bianco-Valente, Raffaella Crispino, Sandro Mele, Gioacchino Pontrelli, Giuseppe Stampone, Eugenio Tibaldi e Vedovamazzei. Per entrare nel vivo della mostra abbiamo posto qualche domanda a Gavarro.

Sandro Mele, 1° maggio, 2013

Perché un trio tutto italiano, composto da un curatore e due galleristi, decide di aprire uno spazio espositivo proprio a Bruxelles con otto artisti rappresentanti del Belpaese?
In maniera periodica e spesso casuale alcune città catalizzano attenzioni ed energie. Dopo anni di predominio berlinese, oggi è il momento di Bruxelles. Una città che ha avuto sino ad oggi una centralità e un’attenzione soprattutto politica e che ora sta accogliendo molto della cultura e della creatività europea. Forse c’entra anche la relazione fra arte e potere, una relazione storica e inevitabile. In ogni caso e dal punto di vista pratico la città ha tutte le condizioni per assumere questo ruolo, avendo una popolazione cosmopolita, una facilità organizzativa nel quotidiano e un costo della vita piuttosto contenuto. Alcune di queste cose mancano a Roma e in generale in molte città italiane, e quindi “guardare ad altri pianeti” spesso è inevitabile.

Come nasce il discorso curatoriale sulle opere presenti in mostra e qual è il loro punto di congiunzione?
Questa prima mostra ha voluto essere una dichiarazione esplicita sulla nostra provenienza “italiana”. Non volevamo nasconderci e ci siamo esposti senza riserve. Un aspetto che ha pesato anche nella scelta degli artisti, il cui lavoro è fortemente segnato da una consapevolezza del tempo e dei luoghi “italiani” ai quali appartengono.

In che modo il dialogo tra gli artisti e la forza dei loro linguaggi possono confrontarsi con la realtà mitteleuropea?
Io credo che siano le differenze a produrre interesse e desiderio di conoscenza. Molta arte italiana vive una condizione di subalternità del tutto immotivata. Ricordato, se serve, che le ragioni di una secondarietà dell’Italia nel sistema dell’arte ci sono chiarissime e che naturalmente le soluzioni sono complesse, di contro appare chiaro che modalità espressive e affermazioni di senso di molti artisti italiani rappresentano una specificità molto netta e quindi in grado di suscitare molto interesse.

Raffaele Gavarro
Raffaele Gavarro

In un brano relativo alla mostra ti interroghi su come in questi anni “l’immaginario degli italiani abbia subito il fascino e la tentazione della fuga come unica possibilità di salvezza”. Anche all’interno del sistema dell’arte ci vuole più coraggio a lasciare l’Italia o a rimanere e accettare le sfide del nostro Paese?
Il desiderio di fuga è oggi un tratto comune dell’immaginario, ma anche della realtà, di molti italiani, forse della stragrande maggioranza. Chi di noi non ha pensato che andare via sarebbe stata la cosa più semplice e risolutiva? Viviamo un tempo e una realtà nazionale molto difficile, in cui ci siamo persino abituati alle frustrazioni indotte da una gestione politica che ha raggiunto ormai un punto più basso del grado zero. Detto questo, io rimango in Italia, anche se intervallando fughe ossigenanti più o meno brevi su altri pianeti, e così molti artisti oggi qui a Bruxelles, con il desiderio, o forse meglio la speranza, di riuscire a contribuire al cambio di passo di cui il nostro Paese non può più evidentemente fare a meno. Una decisione che, a conti fatti, presuppone però più coraggio e ha più incognite di quelle che provocherebbe fare la valigia e acquistare un biglietto di solo andata.

Quando oggi parliamo di realtà dell’arte, a cosa facciamo riferimento?
Realtà nell’arte o realtà dell’arte? Sono due cose diverse, naturalmente. Della prima ti dico che la questione è tanto attuale quanto misteriosa e complessa. Già solo definire cosa sia esattamente la realtà presuppone una certa spregiudicatezza interpretativa, e soprattutto una capacità di ridurre la complessità, che non è proprio cosa comune. Ma è evidente che l’arte oggi ha una vitale necessità di trovare un suo spazio all’interno della realtà, persino di riuscire a perturbarla aggiungendosi ad essa. Una necessità che è determinata dal bisogno dell’arte stessa di ritrovare un ruolo e una funzione nell’ambiente in cui siamo. La realtà dell’arte invece è più semplice da definire, almeno nella sua dimensione di sistema: è un role-playing game, e nemmeno tanto sofisticato.

Giuseppe Arnesano

Bruxelles // fino al 12 aprile 2014
Towards which Planet? An Italian mood
a cura di Raffaele Gavarro
CANAL|05 ART GALLERY
Boulevard Barthélémylaan 5
+32 25025320 / +32 474903217
[email protected]
www.canal05.com

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Giuseppe Arnesano
Storico dell'arte e curatore indipendente. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali all'Università del Salento e in Storia dell'Arte Moderna presso l'Università La Sapienza di Roma. Ha conseguito un master universitario di I livello alla LUISS Master of Art di Roma. Giornalista pubblicista, iscritto all'ordine nazionale dei giornalisti dal 2011, collabora come critico d’arte con Artribune dal 2011. Nel settore della comunicazione culturale, dal 2013 a oggi, ha lavorato con la Soprintendenza Speciale del Polo Museale Romano, con la Fondazione Torino Musei e la Fondazione Carriero a Milano. Tra le mostre recenti è co-curatore del progetto “Studio e Bottega - Tradizione e Creatività nel segno dell’Arte”, ideato da Ilaria Gianni e realizzato negli spazi della Fondazione Pastificio Cerere di Roma.