Il mondo classificato per immagini. L’abbecedario di Beppe Giacobbe

Milanese classe 1953, Beppe Giacobbe è uno di quei professionisti stratosferici che abbiamo in Italia e che, ahinoi, non siamo capaci di apprezzare pienamente. Poi guardi dove pubblica all’estero e vedi che ci sono nomi come Phaidon e New York Times, e ti accorgi ancora una volta che c’è qualcosa che non funziona se il suo nome non è noto a tutti. Detto questo, proviamo a metterci una piccola pezza con questa intervista, pubblicata in occasione dell’uscita, a inizio dicembre per i tipi di Lazy Dog, del volume “Visionary Dictionary: Beppe Giacobbe from A to Z”.

Beppe Giacobbe, Crash: capitalismo e democrazia

Charles Hively dice che il tuo lavoro può essere sintetizzato con tre parole: “preveggente, prolifico, potente”. Ti ci ritrovi?
Preveggente non credo di esserlo più della media degli esseri umani. Tutti noi, in quanto osservatori della realtà, facciamo previsioni, ma chi si rivolge a un pubblico di lettori deve usare l’immaginazione. Disegnare o scrivere un paradosso può avvicinarci molto alla realtà. L’immagine è ambivalente: si può ribaltare, smontare e rimontare in un gioco infinito di parallelismi e allusioni. Tra i disegni e gli schizzi quotidiani, che conservo in una cartella di inediti, a volte salta fuori quello giusto per il tema appena arrivato da illustrare: non è preveggenza, è che a volte si sente qualcosa nell’aria e lo si fissa in un appunto per non dimenticarsene. Se questa è preveggenza allora potrei esserlo.
Prolifico: disegno tutti i giorni, anche quando non ho un lavoro da consegnare. Mi sento come un pianista che, se non suona tutti i giorni, perde confidenza con la tastiera e lo spartito.
Potente: ci provo ma non devo essere io a dirlo, quindi ringrazio Charles Hively per averlo scritto nella prefazione del libro.

Quando sento la parola ‘illustratore’ penso a un lavoro di secondo piano, al servizio di qualcos’altro (un romanzo, un articolo, la realtà…). Nel caso di “illustratori” come te, è sbagliata la parola o la ricezione che se ne ha in Italia?
Faccio questo lavoro da più di trent’anni ma ‘illustratore’ è ancora un termine quasi sconosciuto in Italia, va sempre seguito da una spiegazione. L’illustratore offre un servizio, risolve problemi visuali, traduce le parole di un testo in immagini e per questo lo si percepisce in secondo piano rispetto allo scrittore o all’artista a tutto tondo. Pur mantenendo il doveroso spirito di servizio, cerco di conservare la mia autonomia accostandomi al testo in modo analitico e critico e, quando mi riesce, il disegno cattura la curiosità dei lettori.
Nel collaborare con i quotidiani o i periodici, quando mi arriva la commissione spesso il pezzo da illustrare non è ancora stato scritto e quindi poi disegno e testo si incontrano per la prima volta solo sulla pagina stampata. Mi piace pensare che a volte il titolo sia stato pensato dopo aver visto l’immagine. A volte succede.

Visionary Dictionary: Beppe Giacobbe from A to Z
Visionary Dictionary: Beppe Giacobbe from A to Z

Mi pare che tu abbia una passione per le mappe e i confini. È vero? Da dove nasce e soprattutto a cosa conduce?
Sì, è vero, le mappe mi attirano. Mi ha sempre affascinato il lavoro dei cartografi. I primi cartografi disegnavano le mappe ascoltando i racconti dei viaggiatori e degli esploratori che erano tornati da lunghi viaggi in luoghi remoti. Era il sogno di disegnare il mondo restando chiusi in una cella. A mio modo sono un monaco chiuso in un piccolo spazio e traccio strade e paesaggi sul monitor.

Sento molti richiami magrittiani nella tua opera. Però vedo quel genere di surrealtà non tanto direzionata a “illustrare” l’inconscio individuale, bensì a far emergere caratteristiche e fobie collettive. Si può parlare di un volto sociale del tuo lavoro?
Il Surrealismo è stato uno dei movimenti artistici che ha inciso profondamente la coscienza collettiva, si è sviluppato nello stesso periodo della psicoanalisi e della sociologia, dandoci gli strumenti per rappresentare i fantasmi della psiche. Se c’è un risvolto sociale nel mio lavoro non lo so, ma certamente i temi che mi capita illustrare sono molto spesso legati alla società, ai suoi splendori e alle sue miserie e cerco di rappresentarli in modo ironico, senza pregiudizi.

Nell’intervista con Matteo Bologna contenuta nel libro, dici che il computer “ti permette solo di rivivere le esperienze, ma non di farne di nuove”. Ne sei sicuro?
Sì, ne sono assolutamente certo, se non fai esperienze materiali non puoi riviverle virtualmente. Chi non ha pedalato su una salita non può godersi il panorama che si vede dalla cima e non può immaginarlo. Se non ti lanci nel vuoto non sai cosa sia avere i piedi per terra.

Beppe Giacobbe, Captive: inseparabili
Beppe Giacobbe, Captive: inseparabili

Disegnare con un pennino che graffia la carta o con un chiodo che incide l’intonaco sono esperienze sensoriali non sostituibili da un software. In una esperienza materica c’è sempre una percentuale di casualità che nel digitale scompare quasi totalmente, è un esercizio di osservazione dei mutamenti della materia. Faccio spesso l’esempio di una pennellata di acquarello su carta che si asciuga e lascia sulla carta un’impronta unica e irripetibile che nessun software è in grado di riprodurre.

Il libro è strutturato come un dizionario illustrato, spesso con più immagini legate alla stessa parola. Ti ha sorpreso il fatto di tornare spesso sullo stesso tema a distanza di anni, magari con percezioni e approcci diversi? In altre parole, questo libro ha avuto una percentuale di alea anche per il suo autore?
I temi dell’attualità e della condizione esistenziale dell’uomo ritornano spesso nei soggetti che mi commissionano e sono come i temi dell’iconografia classica: la crocifissione o la Madonna col bambino, il paesaggio o la natura morta, i miti greci, i reportage di guerra, la fame nel mondo, la corruzione ecc. Sono soggetti impegnativi, anche oggi disegnare una Madonna con bambino non è un compito semplice, allo stesso modo lo è rappresentare la corruzione ecc. In questi ultimi dieci anni ho affinato la sintesi alla ricerca della semplicità.

Marco Enrico Giacomelli

Visionary Dictionary: Beppe Giacobbe from A to Z
Pagg. 288, € 55
ISBN 9788898030040
http://lazydog.eu/
http://www.beppegiacobbe.com/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014). In qualità di traduttore, ha curato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.