Paris Photo. La parola ai collezionisti

Musei privati, istituti di credito, potenti magnati: ad essere protagonisti di Paris Photo sono i collezionisti. Che mettono in mostra al Grand Palais – dal 14 al 17 novembre – i propri tesori, spiegando in fiera come nasce una grande collezione.

Paris Photo 2012 - foto Marc Domage

Non c’è campanilismo che tenga. La fotografia qui è di casa, ed è giusto che lo sia: onore al merito dei pionieri Niépce e Daguerre, a quella straordinaria fregola piccolo borghese che ha trovato la chiave giusta per unire tecnologia e impresa, arrivando in seconda battuta a offrire nuovi strumenti e linguaggi all’arte.
Dici fotografia e dici Francia, dici Francia e dici Parigi: la quadratura del cerchio si concretizza in Paris Photo, che torna per il secondo anno consecutivo nella cornice del Grand Palais. Portando con sé, dal 14 al 17 novembre, 136 gallerie specializzate e una trentina di editori, puntando i riflettori su una scena che sembra avere sviluppato anticorpi in grado di resistere alla crisi. I dati diffusi da ArtTactic, riferiti alle tre principali case d’asta su scala mondiale, parlano chiaro: le vendite di fotografia nella prima metà del 2013 sfiorano complessivamente i 30 milioni di dollari, con una crescita del 59% rispetto allo stesso periodo di un anno fa e un incremento del 66% sul semestre precedente. Numeri che fanno di questa la terza migliore stagione dal 2006. E rendono implicitamente ancora più interessante la 17esima edizione di quella che, a conti fatti, si può considerare come la più importante fiera di settore al mondo.

Valie Export – Einschluss, 1972 – Vintage silver print with red ink © WestLicht, Vienna
Valie Export – Einschluss, 1972 – Vintage silver print with red ink © WestLicht, Vienna

Il taglio sembra guardare con attenzione sempre più marcata alla figura del collezionista, considerato parte integrante del processo che determina le oscillazioni del mercato e non un passivo consumatore finale: le mostre allestite in fiera, così come parte importante dei tavoli di confronto apparecchiati nell’area talk, puntano a confrontare, dibattere, capire. Forse ascoltare, prima di parlare, pontificare, indicare, illudersi di determinare.
Presentano le proprie più recenti acquisizioni tre istituzioni internazionali diverse per storia, status, dinamiche e prospettive: si passa dall’Instituto Moreira Salles di Rio de Janeiro alla canadese Art Gallery of Ontario, fresca acquirente del nostalgico After Nadar di Arnaud Maggs; per arrivare alla lucida visione contemporanea del Folkwang Museum di Essen. Nato raccogliendo testimonianze dell’epoca d’oro del reportage d’autore – con i vari Robert Capa e compagnia cantante – oggi entusiasta sostenitore del progetto Cairo. Open City, con più firme a documentare la fine di Mubarak e le contraddizioni della Primavera Araba.
Dalla Germania arriva anche il titolare della Private Collection di quest’anno, mostra a tema che svela in via esclusiva alcuni tra i caveau più interessanti d’Europa: fari puntati su quello di Harald Falckenberg, che ad Amburgo ha raccolto circa 2mila scatti d’autore, concentrandosi sulla fotografia come linguaggio alternativo – a tratti antagonista a volte invece complementare – alla pittura. La selezione di opere esposte a Parigi guarda all’uso del mezzo da parte di artisti che arrivano allo scatto per vie traverse, passando da Vito Acconci a John Baldessari, arrivando a Sigmar Polke, Phil Collins, Urs Lüthi.
Pesca invece in un catalogo di 30mila pezzi, raccolti a partire dalla fine degli Anni Cinquanta, la JP Morgan Chase Art Collection, che mette in mostra al Grand Palais un excursus sull’evoluzione del foto-ritratto. Toccando Jiri Kolar e Jeff Koons, ma anche le immancabili polaroid di Andy Warhol.

Private Collection - John Baldessari © Sammlung Falckenberg  Deichtorhallen Hamburg
Private Collection – John Baldessari © Sammlung Falckenberg Deichtorhallen Hamburg

Fino a qui le collezioni già formate e affermate. Ma poiché di fiera si tratta, l’ultima parola resta agli stand e alle proposte di chi espone: tra i big si segnalano David Zwirner con i vari Thomas Ruff e Gordon Matta-Clark; Gagosian con gli immancabili Andreas Gursky, Richard Avedon, Diane Arbus ma anche la nostra Elisa Sighicelli. Tre le gallerie italiane: personale di Paul Thorel per Guido Costa; un’altra torinese, Photo&contemporary, cala il tris del genio italico con Luigi Ghirri, Franco Fontana e Gabriele Basilico, ma l’accompagna con Georges Rousse e Thomas Allen. Infine Contrasto, che orfana dello spazio Forma si presenta a Parigi con i “soliti” Basilico, Koudelka e Giacomelli; ma anche con i paesaggi suburbani di Alexander Gronsky e quelli inquieti e stranianti di Irène Kung.
Per chi cerca i talenti di domani attenzione ai cinque vincitori della settima edizione del premio SFR Jeunes Talent, con le disfatte memorie urbane di Thibaut Derien e quelle più intime di Gabriela Kaszycka, tra i paesaggi in stile Lynch di Julien Mauve e quelli di Alex Cretey Systermans, fino ad arrivare agli algidi ritratti di William Lakin a incorniciare teenager che sembrano pronti per un film di Gus Van Sant.

Francesco Sala

http://www.parisphoto.com/

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.