Manabile per giovani artisti, IV. Marco Enrico Giacomelli

“Quattro o cinque cose che so di loro (gli artisti)” è quarto intervento che si può leggere sul “Manabile per giovani artisti” uscito poche settimane fa. A illustrarlo, i lavori dei giovani artisti Enrico Cattaneo e Francesco Crovetto.

Enrico Cattaneo, Il supporto, 2012 - inchiostro tipografico su cartone inciso, 170 x 109 cm

Questo libro, questo manabile, è in parte distribuito insieme al 15esimo numero di Artribune Magazine. L’editoriale del direttore Massimiliano Tonelli è affiancato, come sempre, dall’altro editoriale, firmato di volta in volta da un personaggio del mondo della cultura e della scienza, rigorosamente scelto fra chi non fa parte del cosiddetto “sistema dell’arte”. Ebbene, questa volta si dà il caso che si tratti di Martina Testa, direttore editoriale della casa editrice romana Minimum Fax. Martina imposta il suo intervento sulla differenza fra personalità e competenza, e lo chiude ipotizzando – a ragione – che il primato della prima sulla seconda sia ravvisabile anche nel mondo delle arti visive. In effetti è così, e non c’è molto da discutere in merito.
Ciò che si è andato perdendo – qui non posso che procedere per generalizzazioni e approssimazioni, ma è la “temperatura” della situazione che mi interessa – non è tanto la manualità, il know-how, il savoir faire. Questi si sono in gran parte perduti, è vero, ma si tratta nella maggior parte dei casi di una conseguenza, non di una presa di posizione. Se così fosse, se si trattasse di uno statement, come in altri momenti è avvenuto nel corso della storia dell’arte, allora sarebbe tutt’altro discorso. La perdita attuale è invece un effetto collaterale – terribile, come tutti gli effetti collaterali – della mancanza di competenza, come sostiene Martina. In parole povere: perché devo perdere tempo a disegnare quando è più proficuo partecipare a un vernissage?

Francesco Crovetto, Con(i)ato d'artista, 2012 - matita e abrasione su carta, lightbox, 21 x 18 cm
Francesco Crovetto, Con(i)ato d’artista, 2012 – matita e abrasione su carta, lightbox, 21 x 18 cm

Attenzione però: la figura romantica e mitizzata dell’artista rinchiuso nella torre d’avorio è, per l’appunto, una figura mitica, frutto di una memoria selettiva e artefatta. Oggi, soprattutto, è un modello che, assunto senza gli adeguati corollari progettuali, è fatalmente destinato al fallimento. Perché l’arte, non solo contemporanea, esiste nel suo relazionarsi con l’esterno, con il pubblico, con il “sistema”. Attenzione dunque: la mezza misura non è mediocrità ma maturità, e nella fattispecie saper dosare impegno e relazioni è di fondamentale importanza.
D’altro canto, ciò che vedo negli artisti che hanno un lavoro solido e rilevante è una miscela sempre diversa dei medesimi elementi. Miscela che assai raramente prevede l’irrilevanza o addirittura l’assenza di uno degli ingredienti stessi.
Dell’impegno e della relazionalità abbiamo detto. Restano almeno altre tre componenti che mi paiono basilari. Il primo è strettamente legato ai due di cui sopra: la figura del maestro, si potrebbe dire sinteticamente. Il maestro non è per forza un artista, soprattutto non è una figura invadente che – più o meno consciamente – mira a creare cloni di se stesso. Il maestro è una (ma anche più d’una, in senso sincronico e diacronico) figura che stimola, che consiglia, che mostra; è un facilitatore, un allenatore dello sguardo, ancor prima che della conoscenza e delle conoscenze. Figure di questo genere le si trova, seppur di rado, nelle accademie, ma può trattarsi di un gallerista o di un critico o di un curatore, o – succede spesso – di qualcuno che resta fuori o ai margini del mondo dell’arte. Saperlo individuare e ascoltare è una risorsa di cui tenere conto con la massima attenzione.

Enrico Cattaneo, Senza Titolo, 2013 - polvere, materiali vari, dimensioni ambientali
Enrico Cattaneo, Senza Titolo, 2013 – polvere, materiali vari, dimensioni ambientali

E veniamo al progetto. Può cambiare, evolversi, involversi, mai ripetersi stancamente però. In ogni caso, ci dev’essere. È frutto di traspirazione e ispirazione, e più della prima che della seconda, come nel noto adagio. Avere una visione chiara (non ottusa, si badi) di ciò che si intende dire, esprimere, comunicare è una qualità immancabile del vostro lavoro. Se non esiste quella, il pubblico se ne accorgerà. Se ne accorgerà il mercato, che è fatto di persone, checché se ne dica. Barare nel mondo dell’arte è una faccenda estremamente complicata. C’è chi lo fa e lo fa pure bene; c’è chi costruisce una carriera da baro: ma quello è un progetto, e costa una fatica immane. Barare in maniera amatoriale è immensamente patetico.
Infine, la componente più importante, banale e fondante quanto e più delle precedenti. La vedo latitare sempre più, in tutti i “comparti” del sistema. È la curiosità. Vedo dipinti realizzati da chi non ha mai visto un Mantegna, scritti di critici che non hanno mai aperto un libro di Greenberg, mostre di curatori che non sono mai entrati al MoMA, installazioni messe in piedi da persone che ignorano l’esistenza di Fischli & Weiss, articoli di giornalisti che non conoscono Jerry Saltz. E questo è il meno. Perché il problema principale riguarda il mondo, quello reale, quello che sta fuori dal mondo dell’arte. E così l’elenco potrebbe proseguire, con artisti che sono totalmente avulsi dal contesto storico, geografico, sociale, culturale, politico, economico… Può andar bene per fabbricare suppellettili e monili e tappezzerie, forse. L’arte è un’altra cosa.
Gli ingredienti del cocktail sono questi. Poi ognuno ci metterà del suo, inventando varianti e insaporendo di novità, in maniera più o meno creativa e calcolata. Ma la base non credo possa cambiare, per banale e frustrante che sia. In fondo si tratta di regole ma – come diceva Francis Bacon – solo grazie alle regole possiamo esprimere appieno la nostra libertà.

Francesco Crovetto, Altrove, 2013 - fogli di gomma spugna, 25 x 100 x 150 cm
Francesco Crovetto, Altrove, 2013 – fogli di gomma spugna, 25 x 100 x 150 cm

Un’ultima nota: se qualcosa non funziona nel vostro cocktail, è probabile che sia disgustoso. Non perdete tempo a sostenere che sono lese le papille gustative di chi lo ha assaggiato. Conviene rimettersi subito al lavoro, senza recitare la parte degli incompresi con spiccate tendenze paranoico-persecutorie. Sarebbe nuovamente patetico, e soprattutto noioso, poiché l’hanno fatto o lo stanno già facendo in tanti.

Marco Enrico Giacomelli

Andrea Mastrovito & Cinzia Benigni (a cura di) – Manabile per giovani artisti
Libri Aparte, Bergamo 2013
Pagg. 120, € 8
ISBN 9788895059280
http://www.libriaparte.it/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • nel sistema dell’arte il vero problema è misurare la competenza, e non tanto la debolezza della competenza rispetto alla personalità. E più che personalità parlerei di pubbliche relazioni. Ma la situazione è talmente tremenda (ditemi un artista italiano emerso post 2000 che abbia una personalità definita, anche solo minimamente, mentre ci sono tanti curatori…), che ci si accontenta di fugaci apparizioni in concomitanza alla fieretta di turno

    la soluzione? L’argomentazione critica e la presenza di un pubblico vero, che, ripeto, NON esiste…