Poesia romena contemporanea

La rubrica Inpratica vive di incursioni e – parolaccia, oramai – contaminazioni. Insomma, di ciò che stimola il pensiero e lo mette in movimento, in pratica per l’appunto. Ecco allora che assume un senso pieno questo articolo di Clara Mitola, traduttrice di poesia romena da quel di Bucarest.

Bucarest - photo Clara Mitola

Mi piace immaginare che una sera di tre anni fa, sprofondata in una poltrona a bere e chiacchierare con qualche amico – luce e musica appropriate, compagnia pure – senza un motivo reale, abbia preso un mappamondo – necessario in quella stanza, con quella luce – e abbia puntato un dito a caso sulla superficie del pianeta in miniatura, proprio sul posto in cui mi sarei trasferita quella stessa estate. Mi piace immaginare che il posto in questione, Bucarest, semplicemente mi abbia chiamato a sé, per motivi che solo più tardi avrei scoperto, lungo un percorso sconosciuto in un Paese sconosciuto. Vivo a Bucarest da tre anni e questo non ha nulla a che fare con l’immaginazione, perché è reale come un block di dodici piani, come i cani randagi e i tramonti estivi lunghissimi. Eppure questa città, in storture e bellezza, è immaginazione, nuova immaginazione umana che spesso fa rima con sorprendente e, nello specifico, con poetico.
A dispetto di quanto se ne sa, la Romania ha da sfoggiare un ricco patrimonio letterario, che aspetta solo di essere tradotto sul serio per essere conosciuto e che – non me ne vogliate – non si limita solo a Mihai Eminescu.
Congelare in Dante o in Petrarca la letteratura italiana, sarebbe cosa giusta? Così, una volta a Bucarest, vagando in questa nuova e immensa distesa di titoli e nomi – molti escu, ancora più complicati da tenere a memoria – ho cominciato a scoprire passo dopo passo i pezzi di una grande consapevolezza artistica, di evoluzione e sperimentazione pre e post rivoluzionarie.
Credo sia necessaria ancora una rapida precisazione: parlo di poesia. Traduco poesia romena contemporanea e perciò parlo di poesia.
Molti dicono che la poesia contemporanea da queste parti abbia una strana peculiarità, tutta romena in effetti, che riguarda certe generazioni poetiche, gruppi di autori con analoghi intenti e turbamenti, che si riconoscono e si uniscono in gruppo a scadenza decennale.

Bucarest - photo Clara Mitola
Bucarest – photo Clara Mitola

Sebbene anche la decade precedente abbia avuto più di qualcosa da dire, la prima, vera generazione è senza dubbio quella che debutta negli Anni Ottanta (optzeciști in lingua madre), il cui insegnamento ha fatto scuola fino a quest’ultimo decennio (quello dei douămiiști). Tra le due, la generazione post-rivoluzionaria, sebbene in un certo senso schiacciata da ciò che gli optzeciști avevano scritto e teorizzato, rimane l’anello di congiunzione fondamentale tra un passato che non c’è più e un presente sconosciuto. Qualcosa di ibrido. A tirare linee sommarie, la poesia degli Anni Ottanta è engagé, è esperienza reale di oggetti quotidiani e allucinazioni, di magazzini vuoti e occhi spalancati, di malessere. Ma è anche lotta e tentativo di smontare il reale per comprenderlo, per farne parte. Questo, dopo la Rivoluzione, non è più possibile. Il presente non si può più decostruire perché è liquido, perché è fatto solo di speranza o assoluta assenza di speranza – e quando, nonostante tutto, si uniscono / gli infelici fanno rivoluzioni, dopo di che / gli si porta via tutto, Ioan Es. Pop – smarrimento onirico, spesso alcoolico.
È rimasto ancora qualcosa, un’eredità per le nuove generazioni poetiche? E dopotutto, ha ancora senso parlare di generazioni? La domanda rimane aperta spesso in polemica, visto che anche i douămiiști accettano e rifiutano quest’appartenenza. La loro è una posizione scomoda, di ricerca letteraria e personale. Sono trentenni e quarantenni, miei coetanei tramortiti dalla perdita dell’infanzia, artisti che cercano di cambiare il reale, di implicarsi nel sociale, di fare ciò che farebbe un artista. Tentativi, spesso falliti ma ugualmente grandiosi, che prendono la forma della poesia realista, miserabilista, in sincerità disarmante e cinica, capace di ridere e di ringhiare, che passa per il corpo spesso sottoproletario.
Ad ogni modo, oltre qualsiasi spiegazione, non resta altro che leggere.

Clara Mitola

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Clara Mitola
Clara Mitola è una traduttrice letteraria con un debole per il post-comunismo, emigrata a Bucarest nel 2010. La vita in quest’altra parte dell’Europa le ha cambiato i connotati, potremmo dire, soprattutto quelli della mente, indagati attraverso la scoperta e il racconto del nuovo, un nuovo incontenibile. Collabora con diverse realtà italiane e romene, come traduttrice per orizonturiculturale.ro, poesisinternational.com, scrittoriprecari.wordpress.com (rubrica ContraSens), con la rivista di poesia Smerilliana, e come semplice “narratrice” per Questioni di Frontiera (noaweb.it) e EastJournal.net. Ha partecipato per due anni di seguito al Festival Internazionale della Poesia di Genova (XVII e XVIII edizione) per la Romania, e nel 2012 ha presentato il volume “Tra Oriente e Occidente” (ed. Pavesiana), dello storico romeno Neagu Djuvara, al Salone del Libro di Torino. A breve pubblicherà un’antologia della poetessa romena Mariana Marin, per la casa editrice Pavesiana, con la quale collabora anche in qualità di editor.