L’arte a sesso unico, I

“Hard Media” di Bruno Di Marino, “Sex” di Luca Beatrice, “Storia generale del nudo” di Flaminio Gualdoni. Il tema, declinato con diverse angolature, sensibilità e sviluppi, nel giro di pochi mesi ha informato la riflessione critica e editoriale. E poiché le questioni basilari sono le medesime, abbiamo rivolto alcune domande – le stesse – ai tre autori. Qui risponde, per iniziare, Di Marino.

Gustave Courbet, L'Origine du monde, 1866

Nudo, erotismo, pornografia. Affinità e divergenze.
È ovvio che le differenze negli ultimi anni si sono assottigliate sempre di più fra queste tre categorie, in nome di quella liquidità di cui parla Bauman. Esiste un eros che sconfina nel porno e una pornografia contaminata da un’aura erotica (l’hardcore glamour con scene di preliminari ecc.). Ma il mio libro ha accuratamente evitato di soffermarsi sul rapporto fra arte ed erotismo, concentrandosi quasi esclusivamente sull’elemento pornografico. Mentre l’erotismo, infatti, è da sempre oggetto di studio, analizzare lo scambio arte/pornografia appare meno frequente, soprattutto in Italia, dove sarebbe per esempio impensabile realizzare una mostra sistematica sull’argomento. La pornografia è vista ancora come qualcosa di provocatorio e quindi sono contento che altri studiosi come Beatrice o Gualdoni abbiano sentito in questo stesso periodo l’esigenza di scriverne in relazione alle arti visive. Sentirsi in buona compagnia fa sempre piacere. Inoltre voglio segnalare anche il recente volume di Marco Benoît Carbone sulla pornografia orientale, gli studi di Giovanna Maina, le pubblicazioni di Mimesis ecc.

Cos’è l’osceno?
Chiaramente la definizione di osceno è soggettiva, sfuggente e cambia a seconda delle epoche, dei contesti e delle geografie. Diciamo che l’osceno è un elemento perturbante, che cioè conosciamo bene, ci è familiare, ma che ci turba se lo rintracciamo in certe situazioni e secondo certe modalità.

L’opera d’arte (non necessariamente d’arte visiva) che segna l’ingresso nella modernità per quanto riguarda il tema dell’eros.
La risposta più scontata è naturalmente L’Origine du monde, soprattutto perché viene dipinta in un’epoca fondamentale di passaggio, che pone con forza la questione del realismo. Perché – ritornando anche alla domanda precedente – la coincidenza tra l’elemento osceno e quello naturale all’interno di una rappresentazione realistica pone un problema in più agli occhi dell’osservatore. L’osceno all’interno di una caricatura, di un disegno grottesco o mitologico o di fantasia è stato sempre in qualche modo accettato, anche se appannaggio magari di una élite e non della massa (sempre controriformisticamente da “proteggere” e da salvaguardare grazie alla censura e ai “braghettoni”). Courbet, nella sua naturalezza immediata, nel suo gettare in faccia al pubblico l’osceno quotidiano, crea un cortocircuito non facilmente superabile. E, infatti, il quadro – nonostante il passar dei decenni e le mutazioni del gusto e del livello di trasgressione – è rimasto a lungo un capolavoro invisibile.

Fragment of a wall painting showing a man reclining to drink. Da Pompei, I sec. - Copyright the Trustees of the British Museum
Fragment of a wall painting showing a man reclining to drink. Da Pompei, I sec. – Copyright the Trustees of the British Museum

Antichità e contemporaneo: in cosa si distinguono gli affreschi pompeiani da Youporn?
La differenza è solo una: che a fruire degli affreschi nella villa dei Misteri era probabilmente una élite, mentre Youporn è il simbolo di una pornografia di massa. Per il resto, sono due modi di circondarsi quotidianamente dell’oscenità.

Totem e tabù: cosa ancora è inaccettabile per il pubblico odierno dei musei? L’incesto, lo stupro, la pedofilia? E come sono cambiati i tabù nel corso dei secoli?
Oggi il pubblico è disposto ad accettare un tipo di rappresentazione sempre più estrema e trasgressiva, ma esistono poi dei limiti che si pongono i curatori, i quali magari si autocensurano per evitare noie con le istituzioni. Parlando del nostro Paese, pensiamo solo ai casi della Moratti a Milano contro i bambini impiccati di Cattelan o contro la mostra sulla omosessualità che, mi pare, costò a Sgarbi il posto di assessore. Secondo me il pubblico è sempre più maturo per poter comprendere l’azzardo di certe operazioni, ma continua a essere trattato in molti casi come un minorenne…

Pornografia nelle arti: queste ultime inseguono un fenomeno di massa (Jeff Koons diventa il marito di Cicciolina, e non il contrario, almeno all’epoca). È così o c’e spazio per una lettura differente?
Sicuramente quella che chiamo la “normalizzazione” della pornografia, che è divenuta argomento dei talk show televisivi piuttosto che elemento quasi naturale all’interno di un film d’autore, rappresenta la vera rivoluzione degli ultimi anni. In questo nuovo contesto, anche le arti visive hanno fatto la loro parte, inglobando l’elemento osceno nell’opera. Koons si è spinto oltre, arrivando a sposare una pornostar e facendo di questa sua relazione il soggetto stesso dell’opera da replicare con varianti. Concettualmente nulla di nuovo, se pensiamo che il rapporto arte/vita è al centro del Futurismo o del Dadaismo, anche se (est)eticamente ha creato una notevole rottura. Come L’Origine du monde inaugura nell’arte l’eros moderno, così Made in Heaven di Koons, per ritornare alla domanda precedente, è il trionfo dell’eros postmoderno.

Jeff Koons accanto a un'opera della serie Made in Heaven
Jeff Koons accanto a un’opera della serie Made in Heaven

Mike Kelley reinterpreta Vito Acconci, trasformando e adattando i corpi che performano. Come è cambiato l’uso e l’esposizione del corpo negli ultimi 30-40 anni nel mondo dell’arte?
Il vero salto di qualità c’è stato negli Anni Sessanta-Settanta con la Body Art, e anche prima con Klein e Manzoni. Mi sembra che quello che è venuto dopo sia stato un perfezionamento di tutto ciò. Naturalmente molte opere hanno perso man mano di significato “politico” in senso lato, differenza non da poco, finendo per suscitare uno scandalo fine a se stesso. Inoltre si sono forzati alcuni limiti “tecnologici” per cui il post-organico, il rapporto tra corpo e scienza, tra corpo/media, hanno dominato gli ultimi vent’anni, da Stelarc a Orlan. Se parliamo di pornografia in senso stretto, mi sembra che dopo gli eccessi dell’Aktionismus non si è riusciti ad andare oltre. Ne è prova il fatto che, ancora oggi, si facciano dei remake di alcune performance ormai divenute “classiche”.

Il pittore e la modella. Come si è riconfigurato questo gioco di ruolo?
A livello “accademico” molto poco: la fotografia e la pittura più o meno continuano a giocare sulla stessa dinamica relazionale. Mentre per gli artisti che utilizzano le nuove tecnologie credo sia cambiato molto.

Marco Enrico Giacomelli

Bruno Di Marino – Hard Media. La pornografia nelle arti visive, nel cinema e nel we 
Johan & Levi, Milano 2013
Pagg. 184, € 20
ISBN 9788860100931
www.johanandlevi.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • Mi dispiace proprio questo trionfo dell’ignoranza più arrogante, cafona e prepotente! Perché in sé l’ignoranza non ha e non dà colpa. (anche Gesù, in quel caso, solleva da colpe…) E’ quando viene brandita come la spada della verità, cavalcata per la grande carica delle rivalse delle masse più stolide… beh allora fa danni e grossi! Al dunque: da quasi tremila anni i greci ben distinguevano l’Eros dal porno, che è il mercimonio del primo. (“porne” prostituzione, appunto). Ma che nessuno mai, MAI chiarisca questo distinguo, questo chiarimento concettuale?! Uno è l’intesa erotica tra due persone, uno è il “ti compro”. E di conseguenza le relative “rappresentazioni” “grafie”. Ma noi siamo di bocca buona, pignolerie, pane o sterco fa lo stesso! La rappresentazione della sessualità non è “porno” in sé, è l’alienazione che ne fa una cosa diversa! Purtroppo siamo ridotti a consumare porno “normalmente” e l’Eros “allarma”. Guarda su FB: facile pubblicizzare “appuntamenti” ma se posti il dipinto di un nudo (anche figura singola) ti censurano! Boh, fate voi

    • Roberto Luciani

      concordo in pieno.

  • Mira

    Anche le interviste bisogna impostarle bene Giacomelli. Ultimamente siete un po’ frettolosi…

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