Dialoghi di Estetica. Parola a Ricciarda Belgiojoso

Dialoghi di Estetica è una rubrica che si basa sulla possibilità di indagare da un punto di vista filosofico e critico l’arte, coinvolgendo – dando loro la parola – filosofi, artistici, critici, storici e teorici delle arti, curatori, giuristi, psicologi e giornalisti culturali. Questa volta a dialogare con Vincenzo Santarcangelo c’è Ricciarda Belgiojoso, che a sua volta ha dialogato con “i compositori d’oggi”.

Ricciarda Belgiojoso

Hai appena pubblicato per Postmedia un libro di interviste ad alcuni dei più importanti compositori attualmente in attività, Note d’Autore. A tu per tu con i compositori d’oggi. La prima potrebbe dunque essere una meta-domanda sull’arte di fare domande. Credi abbia senso – e se sì, quale – dar parola agli artisti perché parlino del loro lavoro e, più in generale, dello stato dell’arte (nel senso letterario dell’espressione) che si trovano a praticare?
Note d’Autore si pone come guida divulgativa alla musica contemporanea. Le poche pubblicazioni in materia si rivolgono a un pubblico ristretto e specializzato, dunque ho pensato a un libro agile, scorrevole, per fornire a chiunque gli elementi fondamentali per accedere alla sala da concerto, per proporre chiavi di lettura per la musica d’oggi e suggerimenti discografici essenziali.
Desideravo parlare di principi compositivi e di pratica musicale, andare al cuore della musica. Proporre una guida all’ascolto aperta ed evitare impostazioni critiche distanti. Era per me fondamentale far raccontare la musica direttamente a chi la fa. Inoltre, i compositori hanno un punto di vista privilegiato su quanto è accaduto intorno a loro: chi meglio di Sylvano Bussotti può raccontarci di Cathy Berberian e John Cage? Chi meglio di Elliott Carter per sapere di Igor Stravinsky e Goffedo Petrassi? Racconti di amicizie e collaborazioni sono testimonianze preziose.

Immagino tu sia stata testimone di differenti gradi di apertura al dialogo, nel corso delle bellissime interviste che hai intrattenuto per oltre sette anni dalle antenne di Radio Classica con queste grandi figure della musica contemporanea. Chi ti è sembrato più disposto a parlare del proprio lavoro e chi meno (puoi anche procedere per “tipologie di compositori”, per così dire: per generazioni, percorsi di formazione, scuole di appartenenza)?
Sono stati tutti molto disponibili, a partire dai più grandi. Credo anche perché le mie domande non sono ricercate o tendenziose, ma semplicemente quelle che si pone una persona curiosa di capire come evolve oggi il modo di fare musica. Ad esempio, ho incontrato Pierre Boulez al festival di Lucerna, dove è stato per diverse settimane con un calendario fittissimo tra prove di concerti e insegnamento all’Accademia. Gli ho proposto una breve intervista senza neanche sperare che avrebbe trovato il tempo per farla e invece ha subito ritagliato per me ben due ore. Sono poi stati tutti molto attenti nella revisione del testo per la pubblicazione.
Anche qui, i più grandi, veri e propri monumenti nel mondo della musica come Pierre Boulez e Steve Reich, sono stati i più rapidi. Ho avuto difficoltà solamente in un caso, per questioni linguistiche, con Wolfgang Rihm: l’intervista si è svolta in tedesco con un interprete che traduceva un po’ a modo suo… Non ci siamo capiti, l’intervista non è stata pubblicata e mi riprometto di perfezionare il mio tedesco per prima o poi conversare con lui senza intermediari.

Ricciarda Belgiojoso - Note d’Autore. A tu per tu con i compositori d’oggi - Postmedia
Ricciarda Belgiojoso – Note d’Autore. A tu per tu con i compositori d’oggi – Postmedia

Dopo tutto questo parlare te ne sarai fatta un’idea: qual è la situazione della musica classica contemporanea nel 2013? So già che mi dirai che non esistono scuole, correnti, posizioni dominanti o postazioni di controllo, ma è possibile fare un tentativo per cercare di rintracciare ancora qualche “somiglianza di famiglia”?
Credo che siamo di fronte a un panorama eterogeneo ma che siano riconoscibili varie correnti. Nonostante la tendenza diffusa a mixare linguaggi e stilemi, le scuole rimangono. In questa raccolta ho voluto presentare voci diverse: ognuno degli autori intervistati rappresenta un mondo. Giacomo Manzoni trasmette l’insegnamento delle avanguardie, Pierre Boulez ha fondato il centro di ricerca di musica elettronica più influente al mondo, Hugues Dufourt è tra i capostipiti della musica spettrale, Salvatore Sciarrino il primo a proporre musica “organica”, Philip Glass il minimalista più popolare, Ennio Morricone il maestro delle colonne sonore, Uri Caine insegna a stare tra il jazz e la classica, Laurie Anderson a fare con la musica eventi multimediali spettacolari, e così via.

Quale, tra i compositori con cui hai avuto la fortuna di interloquire, ti è sembrato più attento al rapporto dell’arte dei suoni con quella delle immagini, o comunque, più ricettivo nei confronti degli stimoli provenienti da altre forme di espressione artistica, quelle che definisci “collaborazioni tra le arti”?
Ne citerei due: Steve Reich, vissuto a stretto contatto con Richard Serra, Sol LeWitt e altri artisti di spicco della New York degli Anni Settanta e da loro certamente influenzato, e Anna Clyne, che trascrive in note i suoi dipinti.


Rispondendo a una tua domanda, Alessandro Solbiati ha affermato: “Alterno lavori in cui voglio mettere a fuoco la natura figurale della musica, quindi pezzi molto brevi, strettamente legati a eventi sonori, ad altri in cui utilizzo quest’atteggiamento di base di costruire stati sonori molto chiari per mettere in scena quella che chiamo narratività […] ovvero la  capacità della musica di prendere l’ascoltatore per mano e condurlo attraverso una vicenda di figure puramente musicale, in cui io riconosca le trasformazioni dell’evento sonoro. E questo richiede una stesura formale ampia”. A cosa si riferiva, secondo te, con le espressioni “natura figurale della musica”, “narratività” e “vicenda di figure puramente musicale”?
Un brano musicale può essere pensato come un racconto in cui si succedono vari episodi, come un ciclo pittorico in cui si succedono varie scene. La forma complessiva del brano viene dunque impostata prima di definire i dettagli delle figure (naturalmente parliamo di costruzione della forma di un pezzo e di figure musicali, non di musica descrittiva!).

Ritieni sia possibile farlo, pensare a un brano come fosse un racconto o un ciclo pittorico?
Credo proprio di sì, scriviamo e ascoltiamo musica un po’ come scriviamo o leggiamo un racconto.

Salvatore Sciarrino invece si dice deluso della performance Scanner.Scans.Sciarrino (2002) in cui Robin Rimbaud (in arte Scanner), artista di punta dell’elettronica extra-colta, rielaborava in tempo reale alcuni brani per pianoforte del compositore siciliano. Cosa ne pensi di questo tipo di esperimenti? Perché la domanda risulti ben calibrata ti cito però, come contraltari, altri casi a mio parere perfettamente riusciti: Fausto Romitelli e Riccardo Nova con i Pan Sonic, Bernhard Lang con Philip Jeck, per non fare che due nomi.
A volte i risultati sono sorprendenti, altre volte, in effetti, deludenti. Ma credo valga la pena provarci ogni tanto!


Quando chiedi a Hugues Dufourt come mai in molti titoli delle sue composizioni compaiano nomi di pittori come Tiepolo, Giorgione e Rembrandt, quando vuoi sapere cosa significa “mettere in musica un quadro come ‘La Tempesta’ del Giorgione”, lui risponde molto semplicemente: “Voglio soltanto dire che in pittura il colore mi sembra sempre più importante del disegno, e dunque sono più veneziano e meno fiorentino […] In musica è la stessa cosa, il colore oggi mi sembra l’essenziale della creatività contemporanea, invece il lavoro sulle strutture mi sembra un po’ secondario”. Soddisfatta della risposta?
Sì: in molta musica contemporanea le note lasciano posto ad agglomerati sonori. I compositori inventano nuove tecniche esecutive e producono con gli strumenti tradizionali suoni di ogni genere. Pensano a come elaborare il timbro degli strumenti e utilizzano suoni armonici, archetti di violino che grattano, flauti che soffiano ecc. Pensano ai colori.
Trovo molto più interessante un confronto tra musica e pittura di questo genere, “libero”, rispetto ad esempio ai software creati per leggere musicalmente le immagini facendo corrispondere esattamente punti linee e colori a suoni predeterminati.

Vincenzo Santarcangelo

labont.it

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Vincenzo Santarcangelo
Vincenzo Santarcangelo è dottore di ricerca in filosofia e membro del gruppo di ricerca LabOnt presso l'Università di Torino. È stato visiting PhD student presso il Cognition Institute della Plymouth University. Ha tenuto corsi di Estetica presso l'Università di Genova, il Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea (Rivoli) e il MADRE Museo di Arte Contemporanea DonnaRegina (Napoli). Collabora con il Corriere della Sera (La Lettura) e con Rai Cultura. Su Artribune cura le rubriche “Octave Chronics” e “Dialoghi di Estetica”. È direttore artistico della rassegna musicale “Dal Segno al Suono”, presso il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea (Matera), e consulente di "Firenze Suona Contemporanea" ed "EstOvest Festival".