Verso il Padiglione Italia. Parla Luca Vitone

Nel 2011 ha detto di no a Vittorio Sgarbi, con un outing deciso e argomentato che non ha mancato di suscitare polemiche. Oggi dice sì a Bartolomeo Pietromarchi: Luca Vitone è tra i nomi del prossimo Padiglione Italia. Dove porterà, in omaggio a Ghirri, il suo grido di dolore per un paesaggio avvelenato. Altre interviste ai protagonisti dell’Italia in Biennale le troverete sul prossimo Artribune Magazine: da Giulio Paolini a Sislej Xhafa.

Luca Vitone, Per l'eternità, 2012

Dopo l’assegnazione dell’incarico di curatore del Padiglione Italia a Bartolomeo Pietromarchi, è subito scattato il toto-nomi. Che in Laguna arrivasse Baruchello si dava quasi per scontato, lo stesso vale per altri artisti. Di Luca Vitone in pochi hanno parlato. Sei una sorpresa?
Ho lavorato una prima volta con Pietromarchi nel 1997, quando collaborava con Carolyn Christov-Bakargiev, che mi ha voluto alla Quadriennale di Roma; poi, mentre era alla Fondazione Olivetti, ha contribuito perché si potesse realizzare la mia personale al PS1 del MoMA. Ci conosciamo da anni: quando è uscita la notizia della sua nomina, diversi amici mi hanno contattato quasi dando per scontato che mi avrebbe selezionato.

E tu? Come rispondevi? Immagino la scaramanzia…
Non posso dire che me lo aspettassi, ma nemmeno che sia stata un’assoluta sorpresa. Diciamo che si è trattata di una conferma del fatto che Pietromarchi apprezza il mio percorso.

Buona la seconda, allora. Considerato che due anni fa avevi risposto picche alla chiamata di Vittorio Sgarbi.
L’invito alla scorsa Biennale era avvenuto con modalità che ho trovato bislacche, per questo ho scelto di non accettare. È stata una decisione che da un lato mi ha dato molta visibilità, se penso al riscontro mediatico che ha avuto il mio rifiuto, ma che non è stata affatto semplice. Si tratta, comunque, della Biennale di Venezia: non è semplice dire di no. E non è stato immediato spiegare al mio gallerista di Berlino [Christian Nagel, N.d.R.] il perché di una scelta così forte.

Luca Vitone, Rogo, 2012 - particolare da proiezione in pellicola super 16 mm - Collezione Museion, Bolzano
Luca Vitone, Rogo, 2012 – particolare da proiezione in pellicola super 16 mm – Collezione Museion, Bolzano

Il timore è quello del “chissà quando mi ricapita”… Considerato che nel tuo caso hai dovuto attendere così poco, la storia si chiude con un lieto fine. Nel gioco delle coppie proposto da Pietromarchi sei stato abbinato a Luigi Ghirri. Che ne pensi di questo dialogo?
Negli ultimi anni mi è capitato di lavorare sul tema del paesaggio, e questo mi ha molto avvicinato all’arte di Ghirri: l’invito di Pietromarchi mi mette nella condizione di approfondire ed esplicitare un rapporto che io stesso non immaginavo essere così profondo. Ma che scopro ogni giorno di più essere davvero stimolante.

A cosa stai lavorando? Cosa porti a Venezia?
Sto elaborando una riflessione sulla trasformazione dell’edilizia da oggetto risolutivo a oggetto definitivo: mi occuperò del dramma dell’inquinamento da amianto, con particolare riferimento al caso dell’Eternit di Casale Monferrato.

Da tempo lavori con oggetti residuali e di scarto, basta pensare al tuo ricorso alle ceneri di termovalorizzatori come materiali pienamente pittorici. Siamo in quel filone?
Mi interessa, di questo tipo di materiale essenzialmente monocromo, la natura di anti-pigmento: non esalta la pittura, non ne celebra il trionfo. Arriva semmai ad annullarla, ferirla. Credo che per questo sia materia fedele per comporre ritratti di un territorio, che finiscono per essere, in un certo senso, auto-ritratti “fatti” dai territori stessi.

Luca Vitone, Finestre (Isola dell’arte), 2004 - veduta della mostra Monocromo Variationen, Museion, Bolzano 2012
Luca Vitone, Finestre (Isola dell’arte), 2004 – veduta della mostra Monocromo Variationen, Museion, Bolzano 2012

Parti da polveri e ceneri, arrivi all’amianto. Un percorso apparentemente omogeneo, ordinato.
Nell’autunno scorso, proprio nei giorni in cui sarebbe arrivata la chiamata dalla Biennale, mi è stato chiesto di produrre una fotografia originale per il numero di fine anno de Il Venerdì di Repubblica, che ha pubblicato dodici scatti d’autore per raccontare il 2012. Ho scelto l’immagine di un tetto in eternit che ho visto a Milano, in un’area della città a cui sono molto legato: si tratta di un aspetto del paesaggio urbano a cui mi interesso da tempo. È arrivata un’opportunità per approfondire il discorso.  

Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Rasoio

    Che palle ma é un artista questo?

    • Lino

      E che ne so. Se l’ha scelto Pietromarchi….

  • michi

    Ma che dite, questo è uno che con l’arte propone grandi temi, problemi irrisolti della nostra civiltà e voi dite che palle? Ma secondo voi cos’è l’arte, fare un bel paesaggetto oppure copiare le nature morte degli impressionisti che qualsiasi artigiano è in grado di fare? Quelli come Vitone sono i veri artisti!

    • Susy

      “grandi temi, problemi irrisolti della nostra civiltà” ?

      Vittone chi è ? Aristotale, Platone, Pitagora, Archimede, Cartesio, Carlo Marx, etc
      Ma abbiamo perso la testa ?

      • Byotta

        Si chiama Vitone e non Vittone.. e poi cosa leggete a fare Artribune (e commentate pure) se non sapete neanche riconoscere un ottimo artista italiano che tra pochi mi fa essere fiera di essere un’ italiana, studentessa di storia dell’arte.
        Informatevi, leggete, appassionatevi prima di sparare a zero.
        Luca Vitone affronta davvero grandi temi sociali e politici in modo molto critico, acuto, da grande osservatore attento e curioso.
        Tutti i suoi progetti – legati alla memoria, alla storia, alla geografia, alla cultura materiale dei luoghi scelti di volta in volta – sono rivolti a noi, spettatori assopiti e smemorati, per darci la possibilità di ritrovare con piccoli significativi frammenti, la nostra identità storica e culturale. Sono un’ occasione di confronto con altre realtà e altre culture, momenti di dialogo, di riflessione su quella che è la nostra storia italiana più o meno recente. Uno spaccato su ciò che ci circonda, realmente.

        Che palle voi.. vi meritereste solo Sgarbi.

        • Lorenzo Marras

          Byotta si vede che hai studiato . Ti hanno dato proprio una appropriata “FORMAZIONE”.

          ma qualcosa di tuo si è salvato?

          • byotta

            Vitone non è certo programma di studio nelle universtità…nessuno mi ha “dato” quello che so..lo studio lo porto avanti da sola con passione e ricerca personale e non trovo nulla di male nel raccontare, spiegare .. perchè l’arte, penso, oltre che essere sentita emotivamente/intellettualmente, vada anche e soprattutto spiegata. Quante volte entriamo nei musei e nelle gallerie senza capire .. colpa nostra che non ci documentiamo, colpa delle istituzioni che non fanno nulla per colmare questa lacuna. abbiamo bisogno di buoni mediatori

  • Adam

    Questo paese ha bisogno di cultura e di gente disposta ad accoglierla, non di persone che sparano a zero su cose che non conoscono. L’arte è questione delicata, va osservata, ascoltata, scoperta e soprattutto conosciuta, prima di parlare studiate!
    Come dice nonna: “La presunzione è figlia dell’ignoranza e madre della mala creanza”. Questo paese oltre ad essere pieno di ignoranti è pieno zeppo di presuntuosi. Si, vi meritate Sgarbi e basta.

    • Lorenzo Marras

      bisogno di cultura ? se avessi bisogno di Cultura non esiterei a buttarla nel cesso. La cultura viene prima del bisogno.
      Guarda mia Nonna diceva sempre , Lore’ a parole matte orecchie sorde e leggendoti è stata profeta.

      • Adam

        Cosa ti disturba? parliamone, siamo qui per aiutarti se vuoi, forse tu hai più “bisogno” di cure psicanalitiche che di altro. Invece di totalizzare e distruggere quello che una persona dice usando mezzo pensiero criticala in modo costruttivo non in modo distruttivo. Non è esprimendo la rabbia come un uomo di neanderthal che riuscirai a far vedere quanto sei bravo :) parli da persona stanca e rassegnata. ciao

        • Lorenzo Marras

          Ma non era una critica , bensi’ un aiutino alla tua deficitaria perspicacia che degenera appunto nelle reazioni che ho appena letto.
          Hai scritto sopra , QUESTO PAESE HA BISOGNO DI CULTURA.. bla bla bla… ma ti rendi conto cosa hai scritto ?

          Io dico le persone che abitano in questo paese, che è stato DONATO, devono imparare a Vivere da UOMINI e non da scanner a cui tutto si puo’ aggiungere. VIVERE da uomini è gia’ cultura , poi vengono tutte quelle cosette che deliziano o anche seccano nel quotidiano. Prima pero’ bisogna vivere LIBERI. Ma tu con la tua scassata risposta ti qualifichi da solo come un perfetto DERIVATO , lascia che te lo dica , tu DERIVI. sei oggetto di un FLUSSO.
          Ma chi me lo fa fare a scrivere con questi, dico.

          • adam

            Credo che tu abbia bisogno di scrivere qui in questo modo, come probabilmente in altri blog, atteggiandoti come illustre pensatore e come persona illuminata forse per gratificare il tuo ego, che dire, se ti far star bene.

            Probabilmente arrivati a questo punto si sta parlando del niente in modo sciatto e offensivo, quindi chiudo qui questa inutile conversazione partita da un articolo su Luca Vitone e arrivata al niente, userei meno parole se fossi in te Lorenzo, a volte risultano completamente inutili, fanno solo l’eco a loro stesse e se attacchi briga in questo modo anche tu probabilmente sei l’eco di te stesso. Chiudo qui altrimenti sempre come direbbe nonna “rischiamo de fà na guera tra poracci” ciao lorè!

          • Lorenzo Marras

            e chi puo’ sbarazzarsi del proprio ego? è oltremodo impossibile ; in ogni atto di pura quotidianita’ lo sottoponiano ad ogni lavoro. Dall’ego non ho mai ricevuto nessuna gratificazione perché mi sono sempre indirizzato a cose in apparenza piccole : insomma le detestabili abitudini di tutti giorni… alzarsi il mattino alle sei…fare una robusta colazione… chiaccherare con la propria compagna… NON leggere nessun quotidiano NE tanto meno nessuna TV ma , dare le migliori attenzioni alle proprie piante,,, fare la spesa al mercato… e osservare ..osservare tutto e tutti. Vedi cose molto piccole.. veramente piccole che escludono gia’ di per se , ogni ambizione di pensiero e si piegano , si mettono al servizio di cio’ che è piu’ meritevole di attenzione: il proprio corpo (in tutte le molteplici sensibilita’). Tutto qui, ecco a te servito “””L’ullstre pensatore””””.

      • fausto

        Ma a chi interessa questa “cultura” imposta dall’alto dai cosiddetti depositari di “verità” fasulle ?
        Non certo agli artisti e i cittadini liberi da schemi mentali che ragionano col proprio cervello, restii a farsi condizionare da un’arte priva di senso e addomestica e servile agli interessi della stessa casta solitaria che la promuove.

    • max.ernst

      allora e’ meglio vitone che sgarbi.

      • Adam

        Che vuol dire? ma che stai dicendo?

  • Adam, potresti avere ragione. Ma non pensi che il problema non sia Sgarbi ma il vuoto in cui si è infilato Sgarbi? Esattamente come il problema non è stato Berlusconi in questi 20 anni, ma il vuoto colpevole che la sinistra italiana ha mantenuto e mantiene…?

    Cìè ignoranza, c’è presunzione, e narcisismo, ma dove sono i critici italiani? O vogliamo veramente pensare che nell’arte tutto vada bene e che non si possa argomentare? Questa è la paura che immobilizza i Gioni, Vettese, Di Pietrantonio, Bonami, ecc ecc. Per paura di trovarsi al bar sport si tace -e si è taciuto determinando un vuoto tra l’arte e il pubblico- colpevolmente, ma poi rimane solo Sgarbi…

    lr
    lion or gazelle? http://whlr.blogspot.it/2013/03/kremlino.html

    • fausto

      Ma quale paura Luchè. Sfatiamo questo mito del curatore-guaritore che ha rovinato la figura dell’artista e immobilizzato il pensiero critico.

  • Adam

    Caro Whitehouse, diciamo che potresti avere ragione anche tu. Credo che la cultura debba salire dal basso se lo stimolo non arriva dall’alto, quando parli del vuoto in cui si è infilato Sgarbi (evito di intraprendere discussioni politiche che è meglio) hai ragione, ma questi vuoti devono essere colmati dalla coscienza e dalla cultura delle persone.

    Persone come Vitone contribuiscono a colmare questi vuoti, persone come Gioni fanno grande la scena della giovane arte in Italia (anche se misà che ti sei confuso perchè Gioni non è un critico ma un curatore) mentre persone come Bonami farebbero meglio a tacere visti gli ultimi programmi apparsi su Sky arte.

    Vedi io a volte credo che ultimamente l’Italia sia un grande vuoto, ma il vuoto è cosa positiva se sapientemente gestito, come la cultura zen ci insegna, va riempito e svuotato continuamente, gli addetti al settore devono dare una mano allo sviluppo culturale, ma credo che le persone debbano fare anche un passetto verso la conoscienza e la coscienza.

    un caro saluto
    Adam

    • fausto

      gli addetti ai lavori farebbero bene a fare altri mestieri più utili al paese…, dal momento in cui hanno dimostrato tutta la loro incompetenza nella diffusione e sensibilizzazione del pubblico al linguaggio contemporaneo. E’ significativo che questi noti curatori continuano arrampicarsi sugli specchi scivolosi, paludosi, messi a disposizione da un sistema d’elite e autoreferziale…

  • sono d’accordo. Mi fa pensare il fatto che Gioni non sia una critico…come no? Il fatto è che i critici non esistono, ma vogliono fare tutti gli attori…o almeno i registi.

    • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

      Be’ ma non funziona forse così l’attuale sistema dell’arte contemporanea ? Di che ci meravigliamo. Magari fossero attori o registi, il problema che questi curanderos non sono altri che pacchi postali che si spostano da un padiglione di apicultura a una stalla di una fiera di bestiame all’altra oppure da un defilé di moda a un salotto radical-chic. Questi pacchi postali vivono in un mondo decadente dal sapore tanatofilo e il linguaggio esprime chiaramente un contesto simile. Queste figure sospese tra Huysmans e D’Annunzio non sono altro lì che per certificare l’imminente stato di morte dell’arte contemporanea. Attori o registi certo che no, perché il cinema è molto più vitale ed ha imparato dalla sua nascita a interpretare quel sistema di valori e simboli (positivi o negativi che siano) che il pubblico si sente di condividere. Invece nell’arte contemporanea l’unica cosa che si condivide è il reciproco autocompiacimento….

      Ecco come nascono queste api operaie da padiglione dell’apicoltura (un nome che ricorda vagamente la Città Proibita della Cina imperiale. La chiusura è la medesima) e dove il sistema dell’arte ai suoi vertici ha lo stesso potere che aveva in cina l’imperatrice-vedova Tsu-Hsi. Qui vi presentiamo una novella Tsu-Hsi in chiave contemporanea con una delle sue api operaie cui far produrre tanto miele:

      https://www.youtube.com/watch?v=n3rN0m6Qneo

  • Adam

    Diciamo che apprezzo di più Gioni per le sue scelte curatoriali..( sinceramente poi, a parte qualche intervista, non ho letto suoi testi). E’ giovanissimo e ha già alle spalle un ottimo curriculum. Inoltre è uno dei pochi, insieme a qualche altro giovane appassionato, che è riuscito a portare il contemporaneo che facciamo tanta fatica a respirare qui in Italia.. E’ vero anche quel che dicevi tu.. il limite tra i ruoli è diventato molto labile e molti si atteggiano a star. Ma poi conta e rimane solo la qualità del lavoro svolto. Aspettiamo e vediamo cosa ci regalerà questa nuova biennale..
    saluti

    • max.ernst

      gioni e’ un grande e sai perche’….perche’ non valuta come te le scelte, curriculum ottimo, modaiolo. nomi mai sentiti. che ne sai di gioni se non hai letto nulla e sentito solo interviste. sei moda. e basta. giudichi come vuoi che gli altri ti facciano giudicare. giudichi cosa va bene per non riscghiare di essere considerato una nullita’,,,, ma purtroppo e’ da qui che nasce il nulla….pensa

      • Adam

        Probabile tu sia riuscito a capirti da solo, porta la discussione da qualche parte non su se stessa, il nulla è quello che hai appena scritto, forse ti sei autoritratto in modo inconscio, impara dagli altri prima di scrivere :)

  • Gioni ha scritto molto per flash art, si è formato scrivendo e intessendo relazione scrivendo.. Ho sempre sostenuto che l’attività della trussardi e il suo format sono la cosa migliore che c’è stata in italia negli ultimi anni. E purtroppo ci vuole poco a guardare le attività di mambo, maxxi, madre ecc ecc..ma anche rivoli e rebaudengo (ultimamente in crisi nera di contenuti (anche se la rebaudengo fa un bel gioco di comunicazione su facebook)

  • Adam

    Onestamente? Parlo di cultura dal basso perchè credo che l’arte debba partire dalle persone e tornare alle persone, credo poco in un certo segmento di mercato dell’arte e credo poco in alcune attività museali, credo poco nelle persone agghindate che vanno ai vernissage perchè fa figo e frequentano e criticano blog che parlano d'”arte” conciati come profeti intellettuali in piena crisi esistenziale; credo che l’arte debba tornare tra la gente, un po come la politica, basta con le gallerie che non sono gallerie ma tunnel senza uscita, basta con i musei che sono solo delle messe in scena per gente ricca, e basta con i malintesi. Gioni è abbastanza giovane e gestire una Biennale non è cosa da poco, è bravo e sinceramente dopo l’esperienza Sgarbi direi che l’unica arma per continuare a crederci è continuare a crederci.
    Vi saluto
    A.

    • fausto

      Gioni è il frutto di un’oasi esclusiva…, di un salotto “buono” dell’arte in cui si canta e si suona sempre con gli stessi musicisti e il solito direttore d’orchestra!
      Dobbiamo dire che esiste anche l’arte che vive fuori da questa orchestra paludata e che ha la capacità di respirare aria pulita e di cantare il proprio pensiero libero…

      • max.ernst

        ma se questa arte e’ paludata come dici te, messa da parte, ci sara’ un motivo?

    • max.ernst

      mi sembri giorgio gaber

  • LGG

    @adam …molte delle cose che hai scritto sono condivisibili ma: “credo che l’arte debba tornare tra la gente” mi pare che ti sia sfuggita. Forse intendevi “credo che l’arte debba andare tra la gente” o, altrimenti dovresti dire per quale “tempo” o epoca storica si possa dire che “l’arte (contemporanea nel senso letterale del termine) fu realmente e concretamente “tra la gente” … almeno dal Rinascimento in poi … e, anche allora e prima, ci sarebbe un bel po’ da discutere!!

    • Adam

      Si, tornare tra la gente perchè il mio discorso raffigurava una visione ciclica della cosa: se parte dalla gente torna tra la gente. Si può anche dire deve andare tra la gente, se parte da un museo o da un’istituzione. Il contemporaneo oggi non è tra la gente, è dietro una vetrina.
      Capire le modalità pratiche perchè questo riesca ad avvenire c’è più che un bel pò da discutere. ciao

    • max.ernst

      chiacchiere qui si discute seriamente non si retoricizza che e’ perdita di tempo….ed ora rispondimi col tuo mode an plein fourbie’…..