Loredana Di Lillo, tra storia e memoria

Incontriamo Loredana Di Lillo che, di ritorno dalla sua residenza newyorchese presso l’ISCP è diventata subito protagonista in patria con la vittoria del Premio Cairo. Un’artista poliedrica ma estremamente coerente nella sua ricerca che, nel panorama italiano, mostra uno sguardo e un’attitudine non comune.

Loredana Di Lillo - Double eye - 2012 - l'opera vincitrice del Premio Cairo 2012

Nel tuo lavoro vedo chiara una tensione speculativa tesa tra memoria personale e storia. Come rapporti la tua ricerca con la tua memoria personale? Cerchi di dimenticare o di ricordare?
Non credo di aver mai posseduto una profonda memoria personale e tendo anche a pensare che descriverla o raccordarla potrebbe apparire irrilevante. Più che un rapporto con la mia memoria personale, penso di avere un rapporto stretto con le immagini legate al ricordo, qualcosa di evanescente, che improvvisamente diventa meno sfocato. A quel punto posso mettere insieme un colore verde della mia infanzia con il giallo paglierino di una farfalla Macaone; una brusca immagine con qualcosa che affiora a zig zag.
Non ho mai cercato di dimenticare e la parola ricordare risuonerebbe un po’ troppo nostalgica. Preferirei dire riportare, riscrivere o parlare di una certa ritenzione delle immagini. Qualcosa che va un po’ più in là del raccontino dei fatti miei, ma che è anche molto vicino alla storia intima di tutti noi.
Quando tu parli di tensione tra memoria personale e storia, io aggiungerei: una tentazione che il mio occhio ha nel cercare di riconciliare e documentare, una visione sfuggente tra sogno, arte e realtà.

La relazione tra memoria e storia è più dialogante o interlocutoria?
Esiste un ponte dove incontri la storia, la verità e la finzione. Tu puoi giocare con le diverse varianti.

Loredana Di Lillo – SüD – 2011 – residenza LevelOne, Torre Maizza (BR)

La tua installazione SŰD sembra esemplificare questo equilibrio fra storia e memoria. Ciò che trovo particolarmente interessante è che non cerchi la strada semplice della narrazione di un racconto, ma mostri domande che poni prima a te stessa e poi al pubblico…
SŰD è un lavoro che dialoga con la storia del luogo, con il paesaggio e con il tempo della memoria, probabilmente anche un tempo che appartiene al tempo della modernità, alle sue utopie e fallimenti; ma potrebbe anche non dialogare mai e diventare parte entropica di una fessura allucinata della mente di un singolo individuo.
Naturalmente ci si chiederà: cosa ci fa una roulotte con arredi kitsch e un grande specchio in mezzo a un campo da golf nel profondo sud? Mi piace la tua interpretazione e credo che abbia colto molto bene le relazioni. SŰD, rappresenta anche una storia antica fatta di miseria e scoperta, evasione e riscatto. Il lavoro è un invito a riguardare una parte della storia dell’uomo con i più antichi bisogni.

Nei tuoi lavori Spazio Civile e Black and white Italian flag noto uno sguardo attento e allo stesso tempo partecipato alla storia italiana. Nel primo lavoro, con un’attenzione alla storia di lunga durata quella minima relativa al quotidiano del singolo, mentre nel secondo più attento alla storia effettiva quella dei grandi eventi. Cerchi un equilibrio fra queste due diverse visioni?
Odio gli equilibri, semplicemente qualcosa va per gradi nella mia mente, forse i miei disordini si allargano e così le mie tensioni prendono direzioni diverse, tra me e la storia; la mia bella Italia e il mondo.
Il primo lavoro (Spazio civile) è nato all’interno di un contesto ben specifico e parla di un elemento iniziale: la luce. Una grotta scavata dall’uomo, completamente dimenticata, adibita a deposito per attrezzi. Ho pensato che poteva essere bello riportare della luce lì dentro e molto in basso, ad altezza dei miei piedi. Ho ricordato una lezione di storia dell’arte dove si parlava di Giotto e dei suoi angeli terreni. Avevo in mente una visione sfuggente, tra una grotta delle meraviglie e un pollaio di lusso; così ho riportato e ho appeso un lampadario che continua a sfiorare il pavimento.
Black and white italian flag, invece, è un opera ingannatrice. È un lavoro  che dialoga principalmente con il passato: è una scultura che cerca di far coincidere un tempo in bianco e nero con il desiderio e il fallimento; la bugia e gli aneliti di quell’Italia contadina e pre-moderna, descritta tanto da Pasolini.  Forse, è anche un’opera “romantica”, come dice un mio amico artista americano.

Loredana Di Lillo – Black & White Italian Flag – 2011 – Courtesy Cardi Black Box, Milano

Ci puoi descrivere il lavoro con cui hai vinto il Premio Cairo?
Double eye (Doppio occhio) è un lavoro distopico. È un ritratto che non intende recidere i legami con il passato, parla al presente e guarda il presente. È un ritratto femminile dallo sguardo doppio.

Maria Teresa Annarumma

  • che noia

    sto scrivendo sbadigliando non solo per il sonno ma la noia di queste cose..

  • Ma come fate a dire attitudine non comune???? Se in Italia e forse non solo c’è un esercito di giovani che citano la storia e la memoria con la stessa leggerezza con cui postano su facebook? Gli story story I lov (più concettuali) e i New arcaic (più formalisti): una generazione man tenuta in scacco dalla retorica del passato e dalle generazioni precedenti. C’è una grande aridità in giro, e la colpa non è certo degli artisti ma di un sistema intorno di operatori apatici e incapaci. Curatori che ammiccano alla regia, incapaci di domande, incapaci nella critica.

    • RED

      concordo come un concorde che vola alto e vede un arienti imperatore di milano. gli arientini pensavo fossero acqua del passato. e basta con i benefici del dubbio che con il dubbio abbiamo fatto mangiare milioni di idioti che hanno distrutto la critica. oggi possono criticare tutti…..VE NE RENDETE CONTO…TUTTI METTONO PAROLA SU TUTTA L’ESTETICA CHE UNA VOLTA a PARLARNE TI PISCIAVI NEI PANTALONI. Oggi anche i bidelli si permettono di parlare, premesso che sono un bidello del liceo artistico di monferrato.

  • Lorenzo Marras

    dai Luca , su un pochino di indulgenza, ecchediamine non si puo’ sempre usare la penna Rossi.
    La Di Lillo qualcosa vorra’ pur dire , no? diamogli il beneficio del dubbio.

  • Su questo beneficio del dubbio si fondano macro e micro errori gravi. L’arte è una palestra seria, e non avere visione critica in questa palestra significa fare errori gravi fuori da questa palestra. In Italia si formano rapporti morbosi e deleteri tra artisti, curatori, galleristi…si tende ad un concetto di famiglia che è come il pantano o la sabbia mobile. Tutto può andare, tutti compiacciano tutti a patto che si faccia parte della famiglia. Questo è un dramma.

    Citare la storia con una certa vena malinconica significa solo scegliere un immaginario feticcio. Esattamente come nella moda esiste il vintage e il recupero degli anni 50-60-70. Non servono nuovi immaginari esotici formalizzati in feticci, ma modalità per fare le cose. Ma questa cosa non la capisce nessuno…

  • Occhio di falco

    A proposito di citazioni, occhio all’occhio!!
    Clicca e guarda

    http://www.mrps.it/photo/la-celestina-8010174654/

  • M.Teresa

    Forse Rossi nutre una certa antipatia per alcuni artisti italiani i cui nomi sono facilmente individuabili quindi, invece di inveire contro la De Lillo, è pregato di scegliere gli opportuni interlocutori.

  • ma avete letto la motivazione della giuria è da non credere! che squallore, non ci sono altre parole perché li invitano?!
    paola

  • marco

    tanto se deve vincere si trova sempre la giustificazione.
    dopo connessione a gallerie di rilievo, residenze a NY non poteva essere diversamente e poi diciamo che fa più figo.
    tanto questa è la solita retorica provinciale che ci contraddistingue
    poi tra le cose che mi mettono più paura sono i vari reality show e tv che stanno ungendo anche la sfera del parolone “arte”.
    sponsor, ballerine, patinature che rendono tutto rigorosamente triste, preconfezionato, sterile. ma tanto sono solo parole, come sempre.
    vince sempre il dio denaro.

  • gianni

    L’arte contemporanea ha la straordinaria capacita di rendere significante il nulla.
    Tutto puo essere arte se collocato all’interno di una galleria ,museo…
    Questi magazzini di lusso ,sembrano essere la discarica del pensiero degli artisti.
    Una quantità crescente di artisti produce con il solo intento di essere riconosciuti e certificati dal sistema delle arti.

    Comprensibile.

    Ma in questo percorso hanno la capacità di raccontarsi, di comunicare di emozionare?
    Cosa mi rimane dopo aver visto le immagini delle opere della De Lillo? Sono indistinguibili da mille altri lavori,ready-made infiniti, di altri “artisti”.

    A forza di concetti e teorizzazioni hanno fatto tabula rasa di ogni possibile dialogo con chi guarda le loro creazioni.

    Non è lecito aspettarsi che proprio gli artisti abbiano padronanza degli strumenti e delle tecniche per comunicare?

    Oppure basta che comunichino con gli addetti ai lavori?
    Possibile che questi nipoti di Duchamp non si accorgano della cella di isolamento nella quale si sono rinchiusi?

    Sarà pure una cella che promette gloria e denaro,ma rinunciare cosi deliberatamente ad ogni dialogo con la vita ,con il “pubblico” mi sembra veramente poco ambizioso.

  • @Maria Teresa: non capisci che la mamma buona -non matrigna- è quella che sa criticare i suoi figli…invece il sistema italiano è matrigno nei confronti degli artisti…

    Esprimendo la mia critica verso alcuni artisti italiani io compio un atto d’amore…anzi sono l’unico a cui importa veramente di loro. Come fai ,e come fate, a non capire questo? Mi auguro che la Di Lillo e altri capiscano questo.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Non c’è niente di peggio che criticare un sistema italiano “matrigno” con il metodo artistico!

      • Ma che stai a dì? Metodo artistico?? A volte il livello di questi commenti è veramente basso.

  • RED

    ma l’opera l’avete commentata? vi prego fatemi capire perke vince. non capisco m l’abilita’ qual’e’ ,,,gioco di prestigio per mettere un occhio adesivo su una foto…vi prego. mio figlio e’ un artista ed e’ cosciente

    • La scena italiana in questo momento, ma così malridotta. Ma non è colpa degli artisti quanto degli operatori intorno, apatici e incapaci: mi riferisco a poco serietà e lealtà; non esiste giudizio critico, tutti si compiacciono tra aperitivi e fotine in bianco e nero; ma tutti si lamentano, Musei Amaci compresi, senza trovare mai un motivo vero per giustificare quello che fanno.

      Quindi finisce che si vince così a caso, forse per qualche raccomandazione, forse per aver frequwntato l’aperitivo o la residenza giusti..

      LR

  • franco

    E gia… vorrei proprio sapere quali sono gli artisti in grado di dire qualcosa di interessante…e sopratutto perchè.