Florens 2012. Passerella per chi ha fallito

Incendiario come sempre, Luca Nannipieri prende posizione nettamente sulla biennale in corso a Firenze. Dove a parlare sono soprattutto i “grandi vecchi” dei beni culturali. Che però in questi ultimi decenni ben poco hanno fatto per sviluppare il comparto. Anzi…

Mimmo Paladino per Florens 2012 - photo Peppe Avallone

L’Italia ha un patrimonio storico-artistico in coma che fa vergognare invece che esserne fieri; ha più di 3.500 musei nella maggior parte dei quali non vi mette piede neanche un topo; ha 12.400 biblioteche e archivi la cui unica missione è accumulare libri, carte e debiti finanziari; se poi non vi entra nessuno, pazienza, l’importante è conservare; ci sono 28 milioni di cittadini, ovvero metà italiani, che non sono mai andati in uno dei 5.600 siti archeologici del Paese, anche perché più dei tre quarti sono coperti da rovi e sterpaglie, e il rimanente è una serie di muretti, tombe o loculi che non sai capire e nessuno ti sprona a farlo; eppure, nonostante questo fallimento, noi continuiamo a offrire passerelle di lusso e prestigio a coloro che ne sono responsabili.
Florens 2012, la Biennale Internazionale dei Beni Culturali, è l’ultima passerella di lusso offerta ai protagonisti di questo fallimento. Peccato che nella carrellata di ospiti manchi Massimo Augello, il rettore dell’Università di Pisa che in tempo di crisi ha fatto mettere il lucchetto a tempo indeterminato alla maggiore biblioteca della città, ma di pari passo si è raddoppiato la retribuzione (95mila euro, più lo stipendio da docente ordinario).
Per il resto ci sono tutti. Ci sono tutti coloro che negli ultimi trent’anni ci hanno riempito di omelie su come salvare il patrimonio, ma poi nei loro ruoli di potere e di istituzione non hanno mosso una virgola affinché il patrimonio non affossasse così in basso.

Florens 2012 – inaugurazione dei Crocifissi nel Battistero

Sono lì sulla scena pubblica da sempre e, nonostante le bellezze d’Italia stiano sbriciolandosi come macerie, Florens non trova niente di meglio che offrire a questi intellettuali, professori e alti funzionari, un altro pulpito da cui parlare.
Mancano all’appello Stefano Rodotà, Umberto Eco, Salvatore Settis, ma forse erano impegnati in altri pulpiti. Gli altri ci sono tutti: da Antonio Paolucci ad Andrea Carandini, da Alberto Asor Rosa a Gustavo Zagrebelsky, da Cristina Acidini a Fabio Roversi Monaco. Sono decenni che si dividono la piazza della cultura impegnata nella difesa del sapere umanistico e impartiscono lezioni magistrali. Peccato che le loro lezioni non abbiano motivato un solo italiano in più a prendersi cura del museo della sua città.
A Firenze hanno un’altra passerella a disposizione, super-reclamizzata dal Corriere della Sera perché si è comprata molta pubblicità sul giornale e dal Sole 24 Ore perché la Confindustria ci mette i soldi (fa sorridere che Confidustria stia sempre a richiedere un maggior accesso dei privati nella gestione dei musei e poi paghi manifestazioni le cui lectio magistralis sono affidate al Gotha dello statalismo che vede i privati come il demonio).
La paghiamo anche noi, questa passerella. Florens infatti è foraggiata anche dal Ministero dell’Ambiente, da Arcus del Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze.

Cristina Acidini

Davvero davanti al disastro dei beni culturali, l’innovazione per le future generazioni passa da Andrea Carandini, che da presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali ha dichiarato che questo ente è pressoché inutile perché la politica non lo ascolta? Perché allora non si è dimesso dopo una settimana? Intanto, tra le migliaia di edifici storici, il Ministero ha finanziato con 289mila euro il restauro del suo castello di famiglia. Nulla di illecito, perché il Castello di Torre in Pietra è tutelato e vincolato, però la situazione fa riflettere.
Davvero davanti al disastro dei beni culturali, l’innovazione passa da Antonio Paolucci, che fu ministro vent’anni fa e da ministro non ricordiamo una sola proposta, se non sostenere la biblioteca di Macerata con i libri doppi pronti per il macero della Biblioteca Nazionale di Firenze?
Davvero l’innovazione passa dall’alta funzionaria Cristina Acidini, che – rammentiamolo – è coinvolta nella vicenda che ha portato lo Stato a comprare per 3.250.000 euro un crocifisso ligneo attribuibile per pochissimi a Michelangelo, per la maggioranza a un artista di bottega, il cui valore non avrebbe superato le poche migliaia di euro?
Davvero dobbiamo ancora ascoltare Alberto Asor Rosa, che ha confessato lui stesso la sconfitta generazionale del ceto intellettuale a cui lui per primo appartiene?

Installazione dell’opera di Mimmo Paladino per Florens 2012

Chi è parte della malattia non può proporsi come cura.
Il problema degli italiani è questo: hanno paura del parricidio. Lo diceva anche il poeta Umberto Saba: “Gli italiani non sono parricidi, sono fraticidi”. Si scannano i piccoli fratelli senza potere, mentre nella stanza dei bottoni restano i vecchi. Florens ne è l’esempio perfetto. Una passerella ingloriosa di coloro che propongono ricette fallimentari da decenni, senza nessuno che si alzi renzianamente e dica loro: “Grazie mille, adesso fatevi da parte”.

Luca Nannipieri

www.lucanannipieri.com
www.fondazioneflorens.it

  • Guido Cabib

    Perfetta analisi! Un articolo serio.

  • Maddalena Guadagni

    Finalmente una critica valida a Florens

  • loredana tuzii

    Ottima analisi !!

  • TizianoMeridiani

    Tomaso Montanari commenta l’operato di Luca Nannipieri nel suo ultimo libro edito da Skira: “Sul Giornale scrive Luca Nannipieri, che si autodefinisce saggista (in che materia?): un caso in cui l’assenza di ogni competenza specifica è evidentemente ritenuta garanzia di un pensiero imparziale sulla sorte del patrimonio storico e artistico nazionale”
    Che altro aggiungere?

    • Infatti oltre la ‘pars destruens’ nell’articolo la ‘pars construens’ latita…
      E la via di salvezza vagamente accennata nella chiusa potrebbe essere ben peggiore del male conclamato.
      In Italia si ama ‘innovare tanto per innovare’ per poi ripeter(si) per anni di aver innovato – vedi la corretta argomentazione/opposizione di Tomaso Montanari all’abbattimento ‘tanto per ricostruire’ degli edifici (salvabili) in Emilia dopo il recente terremoto.

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    • Alias

      Faccio notare che montanari a differenza di nannipieri è storico dell’arte ed ha fatto scoprire il furto di volumi antichi ai girolamini!!!
      Quando alle parole seguono i fatti….
      Le critiche ad Acidini e Carandini sono copiate da Montanari.
      Infine nannipieri si dice un estimatore di settis come noto volto nuovo nel mondo dei beni culturali, la sua critica è veramente pura……

  • Il sistema dell’arte italiano è un castello assediato difeso da una manciata di soldati che cerca strenuamente di impedire l’apertura di un qualsiasi varco. E non appena un varco, nonostante tutto, si apre, colui che è riuscito a penetrare nel sacro recinto corre immediatamente in soccorso degli assediati, incominciando a sua volta a buttare pietre e olio ardente su coloro che gli erano compagni fino ad un attimo prima. E così castello e corte rimangono sempre al loro posto, intangibili, imbelli e leggermente annoiati…

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  • Riguardo poi il “Chi è parte della malattia non può proporsi come cura”: se artisti ed intellettuali non hanno niente di urgente da dire, al sistema dell’arte del loro paese non resta che scimmiottare i dispositivi di Potere che funzionano. E di conseguenza in Italia governa chi governa. Almeno si evitassero i piagnistei (sia da parte dei cittadini che delle cosiddette élite) sul non aver nessun potere di influenza sulla realtà. Come anche l’indifferenza generalizzata per qualsiasi struttura politica che non appartenga alla PROPRIA parte.

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  • marco romano

    Spero di venire considerato abbastanza competente, in ogni caso qualche riferimento ai miei testi è facilmente rintraccianbile su google, rosponderò volentieri soprattutto a chi li abbia studiati..
    Nannipieri rileva quanto tutti lamentano, che il patrimonio – pessimo termine, tra l’altro, la casa di famiglia, sottolineava Leon Battista Alberti, non è un patrimonio ma il solido ancoraggio della sua identità – è malamente gestito, e dopo qualche anno nel Consiglio Superiore del MiBAC mi sono convinto che, a parità di risorse e anche aumenandole di qualche poco, la centralizzazione della tutela, oltre a non corrispondere a quanto l’Asseblea costituente intendeva con l’art. 9, sarà sempre inefficiente, e proprio il piagnisteo conferma che così è stato.
    Con tutta la stima per molti sopraintendenti e per il loro lavoro, se vogliamo davvero evitare il progressivo degrado di quanto non vorremmo degradato, occorre passare a una struttura più articolata sui soggetti che costituscono la Repubblia, quella cui nella costituzioone è affidata la tutela , una Repubblica che non coincide con lo Stato ma coinvolge tutte le sue artcolazioni, le Regioni, i Comuni, ma anche i suoi cittadini.
    Come ci capita troppo spesso di constatare, la difesa della Costituzione è un principio cui spesso viene fatto ricorso quando fa al caso, ma poi nessuno sembra premderre sul serio il suo dettato e darsi da fare per attuarlo: e questo, mi pare, è forse il programma non tanto eversivo che Nannipieri propone.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Evidentemente, i padri della Carta Costituzionale Italiana che a suo tempo sottoscrissero l’articolo sulla difesa e valorizzazione del patrimonio storico-artistico, dovettero giudicare che il nostro “Patrimonio” è il valore più alto e più nobile sul quale possa e quindi debba essere identificata una Nazione e la sua storia. Il che equivale a elevare l’arte e la cultura al rango di miglior ideale, ma anche di ricchezza e di sviluppo economico di un’intera comunità; e non certamente appannaggio esclusivo di un elite di persone.
      Se così non fosse, capolavori dell’arte, e architetti come Brunelleschi, L. Battista Alberti, Michelangelo, Palladio, per ricordarne sotanto quattro tra i moltissimi, dovrebbero essere ricordati come fottuti idealisti o come modelli d’ingenuità.

  • Sandra M

    Nannipieri ha ragione. Scusi, Spazi Docili, la parte “costruens” dell’articolo è il fatto stesso di vaerla scritta. Tutti i quotidiani osannano Florens, tutti i quotidiani pubblicizzano Florens e Florens si compra la pubblicità dei quotidiani, che di conseguenza la osannano. Non mi pare che finora nessuna voce che scrive sui giornali si sia alzata per chiedere giustificazioni di quanto è costato Florens. L’unico giudizio critico secco è finora questo di Nannipieri. Se poi Tomaso Montanari vorrà intervenire, lo farà. Ma per adesso è un’osanna a favore di Florens e delle sue lezioni magistrali e della croce di Paladino. Dunque il lato costruens è il fatto stesso di criticarlo. Condivido in pieno

    • Una buona ‘pars destruens’ è senz’altro già tanto, e perciò Spazi Docili ha apprezzato e divulgato (per quanto a noi possibile) questo testo. Rimane tuttavia il fatto che di proposte concrete nell’articolo non v’è traccia, e quelle accennate indirettamente, come detto, risultano assai discutibili.
      Attaccare le ‘omelie’ con una omelia non è una grande idea. Una ‘pars construens’ critico-operativa è ben altra cosa.

  • Amici dei Musei

    Non condividiamo ciò che ha scritto Nannipieri. Però lo abbiamo invitato il 18 novembre a tenere una conferenza presso di noi, presso l’Auditorium dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ore 10,30. Chi vuole, l’entrata è gratuita e potrà confrontarsi direttamente anche lì su questi temi

  • riccardo petruzzelli

    condivido ogni parola che ha scritto l’urbanista Marco Romano sul programma non certo eversivo ma da sostenere di Luca Nannipieri. A conferma, vi spingo a leggere “La città come opera d’arte” di Marco Romano, pubblicato da Einaudi

  • Galaverno Sebastian stefano

    Ma il punto è che Nannipieri non propone nulla. Scrive molto bene e dunque attrae. Ma la sostanza finale qual è? Uccidiamoli? Il parricidio per prendere poi il loro posto e fare come loro?

  • martonimario

    Ma perché allora Luca Nannipieri, ovvero il nostro incendiario di professione, ha nel 2011 pubblicato un volume con introduzione di Antonio Paolucci e Cristina Acidini? Un anno fa amava così tanto chi oggi vorrebbe cacciare? Un anno fa amava tanto il loro potere, al punto da farsi presentare da loro, e ora invece li vuole fatti fuori?

  • martonimario

    Per conferma leggete qui sul sito del Ministero
    http://www.librari.beniculturali.it/…/SMarta-Lamemoriailfuturodeilibri.pdf
    Addirittura oltre ad Antonio Paolucci a presentare Luca Nannipieri c’era Giuseppe Benelli. Sapete chi è? In chiaro vi posso dire che è stato Consigliere del Ministro Bondi e del Ministro Galan. Ma che cosa sia Benelli, oltre ad essere stato consigliere dei ministri, lo possiamo ben intuire navigando su internet. La bellezza della rete – ha ragione Beppe Grillo – è che smaschera tutti i furfanti e i ciarlatani

  • Angelov

    L’esibizione di tre crocefissi, + la grande croce di Paladino, se da un lato rappresenta una apoteosi dell’oscurantismo, dall’altro è una sfacciata negazione di quel multiculturalismo di cui si vorrebbe fare sfoggio.
    Firenze come roccaforte di Cultura si, ma non Umanistica. E di quale allora?
    Per il periodo della manifestazione: Padroni a casa nostra, dunque?
    Da un giornalista che collabora con il Giornale, non accetterei neanche un’indicazione stradale, e tanto meno dei dolcetti avvelenati, come quelli dissimulati in questo articolo.

    • Gino

      «L’idea che la funzione fondamentale (o unica) del patrimonio artistico sia quella di alimentare (non importa come) il turismo sembra invece essere diventata una delle poche costanti dell’identità italiana, dal Veneto alla Sicilia. Niente di sostanzialmente diverso è, per esempio, emerso da Florens (la prima edizione della Settimana internazionale dei beni culturali e ambientali, organizzata a Firenze nel novembre 2010 dalla Confindustria locale), che aveva come missione «promuovere un nuovo modello per la valorizzazione del patrimonio culturale», e che ha invece consacrato il modello più vulgato, risolvendosi essa stessa in una pomposa kermesse punteggiata da eventi di dubbio gusto, come la collocazione di un prato effimero in Piazza del Duomo, o il tour cittadino di una imbarazzante versione in vetroresina dell’immancabile David di Michelangelo.», da T. Montanari, A cosa serve Michelangelo, Torino 2011.

  • Vogliamo parlare del “Manifesto per la Cultura” del Sole 24 Ore? Buoni propositi giusto per tenersi la coscienza pulita.

  • Geronimo

    Mi sembra che il Renzi-pensiero abbia tracimato anche nella mente INCENDIARIA di Nannipieri. La sua teoria che musei e bilblioteche siano vuote perché non c’è una politica culturale casa per casa che dovrebbe riempirli mi fa solo piacere. Adoro i muesi vuoti, il loro odore di polvere fredda, le stanze piene di cose silenziose e timide.

  • Castigat ridendo mores

    BRAVISSIMISSIMO

  • Luca Nannipieri

    Una primissima fonte di Confindustria mi ha fatto vedere, carte alla mano, quanto costa Florens. Non posso divulgare pubblicamente le cifre altrimenti mi prendo l’ennesima querela.
    Chi le vuole sapere, me lo chieda direttamente.

    P.S. Posso solo dire che si avvicina a quanto investe annualmente una regione come il Molise per i beni culturali

    http://www.lucanannipieri.com

    • Lorenzo Marras

      scusi Nannipieri è che razza di notizia è questa ? anche per il Ponte di Messina sono stati buttati dalla finestra soldi (e tanti) dei contribuenti per svariate ragioni di progetto, e allora? è sufficiente questo per sparare contro ? non mi pare.
      Sembra che Lei sia l’inventore dell’acqua calda.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Anche alla luce della cronaca quotidiana, che segnala oltraggi, devastazioni e sprechi di denaro pubblico del patrimonio storico e artistico, qualcuno si chiede: ha ancora un senso conservare? Non c’è un contrasto tra investimenti, tutela, risultati e degrado ?

    • Alias

      Caro nannipieri, come si dice in questi casi parli perche hai la bocca…. Paladino ha lavorato gratuitamente , il marmo lo ha prestato la fondazione henraux , il costo di trasporti assicurazione ecc è a spese di privati. Una fonte di confindustria???? Siamo certi che sia persona che le ha dato ste informazioni non la stia manipolando? Ha avuto cura di leggere i bilanci pubblici di florens prima di sfogarsi??? E,vista la sorba di inesattezze da lei pontificate….perche s’agita tanto senza informarsi???
      Forse dovremmo chiederle caro nannipieri, quanto pil ha prodotto in vita sua????

  • Mario Riccardi

    E perché non le può diffondere qui?

  • ValerioT

    adesso siamo ben più che curiosi. Finora infatti non le ho lette da nessuna parte.

  • clandestino

    Condividiamo tutto quanto scritto nell’articolo. Fatta eccezione di Antonio Paolucci che sta dirigendo alla meglio i Musei Vaticani, la cui Cappella Sistina è sorvegliata e tutelata nel modo più appropriato possibile

  • Federico Nove da Milano

    Ragazzi, calma, una domanda: ma chi di voi è a vedere Florens. Prima di sparlare, occorre vedere, altrimenti non si giudica, si pregiudica soltanto. Chi di voi, o anche lo stesso incendiario Nannipieri, è oggi ad ascoltare il convegno sui finanziamenti dei teatri d’opera?

    • Alias

      Nooo, nessuno ti rispondera, perche non sono commenti nati da una serena critica, nessuno di questi è andato a firenze, nessuno sa cosa è florens ne li interessa, è piu coinvolgente parlare di dietrologie.
      È meglio seguire le chiacchere e le carte segrete mostrate da chi non si puo dire…… Ne si possono far vedere…. E giu boiate a sfare…..
      Del resto oggi è piu facile far carriera a chiacchere che facendo qualcosa…
      Nannipieri che ha fatto di concreto in vita sua? Quanto pil ha prodotto? Che ha fatto per erigersi a paladino ??? Una critica a Palladino!!!!! Notte

  • Geronimo

    Nannipieri, mi sembra cheabbia finalmente detto la cosa più utile e che mi sembra più interessante. CHI ha autorizzato questo enorme spreco di danaro pubblico? e dove sono stati presi i fondi? E’ uno sponsor privato e misterioso o si tratta di fondi comunali? Mi sembra l’unica cosa che vale la pena sapere. Oggi lo spreco non deve essere tollerato.

  • ValerioTerrosi

    infatti, ci piacerebbe saperlo assai: Nannipieri, su, dicci, quanto costa la manifestazione? Nessuno prende querele per cose scritte in un post

  • Federico Nove da Milano

    Vedo che non ci sono commenti alla mia domanda. Voi parlate di florens, ma chi di voi è a Florens a vederla?

    • Spazi Docili è un progetto di arte pubblica incentrato su Firenze, vero e proprio brand, e stereotipo, conosciuto in tutto il mondo, della città rinascimentale (come anche indiscussa capitale delle difficoltà italiane nel comprendere e gestire il contemporaneo e il relativo rapporto con il passato).
      Per questo motivo siamo intervenuti in questa discussione. La critica slegata dagli oggetti, dalle persone e dai luoghi a cui si riferisce ci sembra vuoto esperimento retorico.
      Stiamo osservando questa manifestazione (come tante altre – assai opportuna la citazione da Tomaso Montanari di Gino del 4 novembre 2012 alle 23:53) facendo foto e riprese, per poi commentarla sul nostro blog o sulla nostra pagina FB o nei nostri lavori, talk o workshop.

      http://www.facebook.com/SpaziDocili

  • Savino Marseglia

    Inoltre va aggiunto che accanto al fallimento generazionale di un’intera classe di intellettuali, sarebbe il caso di cominciare a discutere la possibilità di smantellare l’apparato burosaurico delle sovrintendenze e sostituirle con comitati scienfitifici formati da studiosi esterni ad ogni forma di lottizzazione politica in una logica meritocratica e non meritopartitica. Il problema è che in Italia siamo ancora lontani dal concetto di una gestione partecipata alla cosa pubblica e tutto questo appare come utopia. Per quanto riguarda l’Acidini mi piacerebbe sapere su quale basi scientifiche ha suffragato la tesi dell’attribuzione di quel crocifisso a Michelangelo quando la maggior parte degli studiosi era di opinione contraria ? E’ stato pubblicato un suo scontributo scientifico a questo proposito. Sarebbe interessante leggerlo e capire meglio !

  • TizianoMeridiani

    I giornali italiani si stanno bypartendo i nuovi editorialisti d’arte, a seconda della posizione politica. Tomaso Montanari prenderà il posto di Salvatore Settis (su Repubblica e Fatto Quotidiano), Luca Nannipieri prenderà il posto di Vittorio Sgarbi (su Giornale e Libero). E’ così chiara la partita…..

  • Giuseppe Faresi

    Tutti a seguire Nannipieri che parla di Paolucci, Carandini e Acidini. Ma dell’istallazione di Mimmo Paladino come se ne può parlare se non di un effetto scena a nostre spese?
    Trovatelo qui http://www.fondazioneflorens.it

  • dust

    l’installazione di Paladino, cioé del solito, ovvio Paladino è orribile. ecco, ne abbiamo parlato

    • Geronimo

      ora parliamo di chi l’ha pagata.

    • Geronimo

      Non avevo ancora capito che c’era Davide Rampello dietro tutto questo.
      Perfetto. La sua gestione della Triennale è stata limpidissima e maestosa. Il sig. Rampello ha sempre molti amici munifici.
      Se qualcuno vuole leggere, ad esempio, i suoi trascorsi con soci americani un po’ speciali: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2011/08/06/557802-triennale.shtml
      Ne ha fatta di strada da quando era regista di Canale 5, da “Risatissima” ai TeleGatti, ed ex direttore di La Cinq …

    • Savino Marseglia

      L’aspetto più paradossale di questa installazione è lo spreco di marmo ed è anche il fatto che non si inserisce con il contesto architettonico della piazza, già di per sè ricca si segni estetici…

      • Savino Marseglia

        Oh dunque chi sei?
        Io sono banna euri, una vecchia lavatrice in disuso.
        E che cosa fai costì ?
        Faccio il cane da guardia al sapone di Marsiglia !

  • Federico Nove

    Luca Nannipieri mi ha detto quanto costa Florens2012.
    Incredibile

  • vera

    Premetto che ho visto la croce di Paladino e assistito alla sua lectio magistralis modificata mentre ancora non ho visitato la triplice ostensione. L’impressione generale è certamente di una certa megalomania che si esplica a livello fisico per l’installazione e sul piano della rilevanza per ‘esposizione nel Battistero: la manifestazione sembra non subire limiti finanziari, organizzativi, logistici. Turba anche lo stravolgimento di una piazza così densa i storia da sembrare quasi violata. Eppure non è così: l’immagine dall’alto è una di quelle che fanno il giro del mondo in pochi secondi e dal basso infiniti scorci si creano aggirandoi fra i blocchi, mentre il biancore della ghiaia di marmo candido è un omaggio alla nostra rerra da cui si estrae. Durante la conferenza è stato mostrato fra gli altri lavori un crocefisso realizzato dall’autore diversi anni orsono per casa sua con blocchi di terracotta, Nota dolente dell’incontro la scarsa attenzione alla domanda di uno spettatore che si interrogava sulle difficoltà che lui incontra per introdurre in città il marmo di cui si serve e quindi sottolineava quanta disponibilità ci sia stata per la realizzazione di questa mastodontica installazione. In conclusione io dico: se non vogliamo assecondare l’opinione di chi afferma che Firenze è una città piccola e povera si può accettare pur con un minimo turbamento che lospiti eventi che grandi città europee affrontano con orgoglio se il loro ritorno sul territorio risulta consistente. Allo stesso modo cifre grandi spese bene possono non costituire uno spreco mentre cifre piccole impiegate un eventi privi di qualità e di interesse appaiono spesso come soldi buttati al vento .

  • Angelov

    Un tempo quando una situazione od evento superava certi limiti in fatto di spreco o esagerazione, veniva definito una Americanata.
    Oggi la parola è andata in disuso, forse perché nel frattempo gli Americani si sono dati una regolata; ma i loro epigoni non ancora.

  • Stefano Galaverno

    ma invece di ciarlare sul sapone di marsigli, confrontatevi sulla discussione di Nannipieri, Marco Romano e Tomaso Montanari se ne siete capaci, altrimenti fatevi da parte

  • CdG

    Eccolo, Tomaso Montanari, oggi sul Corriere:
    «Gli Uffizi sono una macchina da soldi, se li facciamo gestire nel modo giusto». Inaugurandolo con queste incredibili parole, Matteo Renzi ha colto l’essenza di Florens: che è la canonizzazione solenne dell’idea stessa di «one company town». Il progetto di Florens su Firenze è il presente di una città che vive di un’unica fonte di reddito: il suo passato glorioso con l’annessa rendita di turismo.
    Io penso, al contrario, che gli Uffizi siano una macchina da cittadinanza, umanità, eguaglianza. E che la via predicata da Florens e dal sindaco non costruisca futuro, ma anzi degradi il presente e uccida definitivamente il passato: «Firenze è una città volgare – scriveva nel 1999 Antonio Tabucchi – per la pacchianeria di una bellezza resa venale». Ed è per questo che ho declinato gli inviti a partecipare a singoli convegni, pur di qualità, contenuti nello scatolone di Florens: l’ho fatto perché – come dimostra la marea di retorica autocelebrativa – l’unico progetto di Florens è dire a Firenze che è la più bella del reame, condannandola a non cambiare.
    Coerentemente, i posti d’onore del cast di Florens sono occupati da alcuni fra i più noti vampiri del patrimonio: quelli che da decenni hanno costruito la propria fortuna personale sullo sciacallaggio del passato. Sarebbe come invitare Berlusconi e D’Alema a parlare di rinnovamento della politica italiana.
    I due ‘eventi’ di quest’anno, poi, rappresentano esattamente ciò che non si dovrebbe fare.
    Che senso ha spostare in Battistero tre opere che non c’entrano nulla con quel luogo, e che non dialogano con quel contesto monumentale? Che senso ha interpolare il celebre confronto vasariano tra Donatello e Brunelleschi con il crocifisso giovanile di Michelangelo? La storia dell’arte dovrebbe fare tutto il contrario: educare alla lettura dei contesti storici e figurativi, cucire i grandi nomi degli artisti superstar al tessuto che tendiamo a non vedere. Invece qua il marketing prevale sulla ricerca, l’emozione seriale sulla conoscenza individuale, la retorica sulla ragione, l’evento sul monumento.
    Aggiungiamo l’aspetto confessionale. Non è una mostra, ma un’«ostensione» (in una chiesa, piccolo dettaglio, dove di solito si entra a pagamento!). Tre opere d’arte che appartengono al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno (e cioè a tutti gli italiani, anche a quelli atei o musulmani) vengono riportate alla condizione di icone da venerare. E il titolo (Mysterium Crucis) è davvero originalissimo: a Trapani tre anni fa si chiamava così l’ostensione del crocifisso ‘di Michelangelo’ comprato da Bondi (ma temo che non ci sia traccia di autoironia).
    Si è scritto che si tratterebbe di un ‘segno’ teologico e pastorale: da cattolico, mi aspetterei ben altri segni, dal mio vescovo. Se proprio vogliamo usare l’arte religiosa di seicento anni fa, portiamo Donatello alle Piagge, invece di baloccarci nel salotto buono di una città incapace di guardare oltre il diaframma delle mura.
    E non dimentichiamo gli ulivi secolari che rievocano il Getsemani: degna evoluzione del prato di due anni fa. In Italia esiste un movimento contro lo spostamento di quei monumenti naturali: contro la falsificazione kitsch del paesaggio, ma anche per la resistenza legalitaria (guidata da Libera di don Ciotti) contro i furti di ulivi secolari controllati dalla malavita in Puglia. Lasciamo perdere la validità estetica e intellettuale di questa trovata: ma siamo proprio sicuri che sia educativo incoraggiare (seppur, ovviamente, attraverso ulivi perfettamente legali) un modo tanto consumistico e decontestualizzante di guardare al paesaggio? E vi immaginate una cosa del genere a Barcellona, o a Parigi? Non rischiamo piuttosto di avvicinarci (con tutto il rispetto) a Grassina, e alla sua rievocazione storica del Venerdì santo?
    Non parliamo poi di Mimmo Paladino: centomila euro (di questi tempi!) spesi per una sorta di trasloco di marmi, con la brillantissima idea della croce in Santa Croce. Come si può pensare che un’opera calata dall’alto per qualche giorno, un’installazione che non ha nulla a che fare col vivo tessuto degli artisti attivi a Firenze possa ‘redimere’ la socialità malata di quel quartiere? Davvero qualcuno pensa che qualcosa cambierà? E cosa dire del consumismo che esibisce tonnellate di marmo, incurante delle polemiche sull’insostenibilità del crescente fabbisogno di quella pietra? O della coazione ad occuparsi sempre e solo delle quattro o cinque piazze consacrate dal turismo di massa? E sì che l’artista ha parlato proprio di arte e spazio pubblico in una delle ‘lectio’ (sì, nel programma si usa ‘lectio’ anche al plurale: il latino non è una macchina da soldi, dunque si può benissimo usarlo senza conoscerlo).
    Se Florens vuole essere davvero utile a Firenze deve mettere in discussione il concetto di rendita, proporre modelli alternativi, defenestrare la nomenclatura del patrimonio, mettere le dita nelle piaghe, e i piedi nel piatto. Non produrre ‘eventi’, ma recuperare (materialmente e conoscitivamente) monumenti. Non distruggere contesti, ma ricrearli: per esempio dedicandosi a grandi complessi monumentali da ripopolare temporaneamente con le loro opere, facendo conoscere la complessità di un tessuto storico. Evadere dal ‘salotto’ del centro e invadere le periferie: vera frontiera del futuro.
    Se si avrà il coraggio di voltare pagina, Florens potrebbe davvero servire. A cambiare Firenze.

  • Maddalena Guagni

    Caro CdG, riportando tutto l’articolo di Tomaso Montanari non fai altro che confermare quanto Montanari sia opposto a Nannipieri e Nannipieri a Montanari. Possiamo andare oltre in questa polarizzazione?

    • CdG

      riportando l’articolo di Montanari, riporto idee che vale la pena condividere e su cui vale la pena confrontarsi. Chissenefrega dell’inesistente querelle tra loro due! suvvia…

  • Pingback: GiulianovaNews » Blog Archive » Italia. ll saggista Luca Nannipieri sulla Biennale Florens2012 ospitato dal free press Artribune:()

  • Sandro

    Per concludere…
    è evidente che il 90% dei commentanti non è stato a Florens.
    Come non ci sono stati né Nannipieri né tantomeno Montanari (che manda strali contro la giunta Renzi e lo scorso anno è salito sul palco della Leopolda…). Chi è senza peccato scagli… il primo pezzo di marmo.
    La sintesi è che la dietrologia e le chiacchiere si confermano primo sport degli italiani, ma la voglia di ascoltare le esperienze europee dei relatori che hanno partecipato a Florens certo che non c’è!
    Sennò si metterebbe in moto in cervello seguendo magari pensieri nuovi (noo!), che nascono dal confronto con altre realtà (non sia mai, in Italia! Noi siamo i meglio di tutti!).
    E quindi chi se ne frega del sistema dei distretti di innovazione culturale in Francia (e da noi cosa si fa, cosa si sta progettando?), dei festival di letteratura in Galles (un paesino di 1800 abitanti, che è stato ribattezzato da Clinton la “Woodstock” delle menti), e delle azioni bottom-up dello Smithsonian Institute, che danno la possibilità ai cittadini di raccontare la “loro” storia della città e sovvertire le “sacre” regole della curatela d’arte.
    Ma chi le ha sentite di voi queste cose?
    L’Italia è l’ombelico del mondo. E basta.
    L’Italia politica è il paese dell’Unione Europea più lontano dai temi europei, ed è coerente col pensiero degli italiani, se l’area commenti di quest’articolo ne può essere una rappresentazione.
    L’Italia soffre di centripetismo, di avvitamento su se stessa.
    E i cervelli sono in fuga, si… ma dalle teste.

  • Sandro

    A Florens era presente in due momenti Pierluigi Sacco (mai citato nei commenti), che oggi è intervenuto sulla Domenica del Sole 24 Ore con questa analisi, impietosa, dello stato delle arti e della cultura in Italia.
    “…I dati mostrano come, su scala secolare, l’Italia abbia perso quote significative di capacità di influenza in tutti i principali settori della produzione culturale, mantenendo in qualche modo le posizioni nei settori simbolo della sfera creativa come il design e la moda e mostrando un unico vero caso di influenza crescente nel settore del food. Ma in settori non industriali chiave come l’arte e il patrimonio storico-monumentale, l’incidenza dell’Italia si è ridotta rispettivamente a un sesto e a meno di un terzo dei valori di inizio Novecento.”
    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-11-11/cultura-emergenza-paese-152531.shtml?uuid=Abc9G01G
    Vogliamo tutti quanti darci una mossa e prendere in mano le redini della nostra situazione, prima che sia troppo tardi e che l’Italia sprofondi nelle classifiche mondiali tra Botswana e Haiti, o il grande progetto per il futuro è lavorare solo sulle polemiche?

    • fausto

      allora, la prima cosa da fare è mandare a casa tutta questa casta dirigenziale: superficiale e incompetente…, che non ha saputo fare altro che portare al decadimento i nostri preziosi Beni Culturali..