Anna Zegna: moda per l’arte. Di un’Italia caciarona

Prada, Furla, Trussardi. E, naturalmente, anche Zegna: non manca il sostegno del mondo della moda all’arte. Nonostante i bastoni tra le ruote di un sistema Italia farraginoso e caciarone. Parola di Anna Zegna.

Anna Zegna nel corso della presentazione di ZegnArt

Un conto investire in una collezione e, casomai, condividerla con la collettività. Altro paio di maniche è interessarsi di arte pubblica, come fa con ZegnArt / Public la Ermenegildo Zegna. Un investimento a fondo perduto, viene da dire, che ha come unico ritorno quello di immagine. Il gioco vale la candela?
Per un nostro cliente, il fatto di vederci impegnati in ambiti che non sono solo quelli prettamente legati al nostro operato è la dimostrazione di un’azienda aperta al diverso, alla contaminazione, all’arricchimento culturale. Molti nostri clienti non vedono un abito Zegna solo come un bel vestito con un bel tessuto, ma riconoscono questa storia: quella di una famiglia che continua ad arricchire il proprio percorso di significati e di valori che non sono solo tangibili, ma anche intangibili.

La presentazione di ZegnArt Public

Eppure, piuttosto che lavorare in contesti pubblici e con istituzioni in giro per il mondo come fate voi, la strada del mecenatismo ai fini del collezionismo sarebbe forse più facile…
Non so se è più facile. È una strada diversa che viene da una storia aziendale diversa: mio nonno, quando ha avviato l’azienda, non ha fatto solo un “bel prodotto” ma ha condiviso immediatamente il suo fare con la comunità. Ha creato una struttura sociale che all’epoca non esisteva e poi si è rivolto agli artisti: ha contattato Otto Maraini; ha dialogato con Ettore Olivero Pistoletto, il papà di Michelangelo. E con quest’ultimo lavoriamo tuttora. Ecco perché oggi ci siamo evoluti in questa maniera: forse, se non avessimo una tale storia alle spalle, ci saremmo mossi in maniera diversa.

Anna Zegna con Tommaso Palazzi

Non puoi fare a meno di incontrare un imprenditore che investe in cultura senza pensare chi glielo faccia fare. Non vi sentite schiacciati tra i problemi della defiscalizzazione e un apparato legislativo ingessato?
Diciamo che non ci vengono incontro. Noi ci crediamo, perché siamo convinti che il nostro sia un Paese straordinario e ci sentiamo fortemente italiani, abbiamo l’orgoglio di questo senso di appartenenza. Pur nella difficoltà: imprenditoriale innanzitutto, perché non è facile fare gli imprenditori in questo Paese; ci piacerebbe che ci fosse una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni. Io mi auguro che i prossimi governi capiscano quanto è fondamentale questa collaborazione tra pubblico e privato. Un Presidente della Repubblica come Giorgio Napolitano ci crede completamente, quindi ci sono dei segnali positivi: certo che non è facile…

La sede milanese di Zegna

È più fastidioso il silenzio delle istituzioni o il frastuono dei detrattori? Ogni volta che si parla dell’interesse di un privato per il mondo della cultura, dal restauro del Colosseo a opera di Della Valle alla possibilità di una Fondazione per Brera, si grida allo scandalo.
Io credo che questa sia una delle caratteristiche caciarone del nostro Paese, per cui parlano tutti. In famiglia ci hanno sempre detto che non è importante parlare ma fare. Noi abbiamo sempre cercato di fare le cose con garbo, rispetto e serietà; e quando costruiamo un progetto lo facciamo in maniera tale da portare qualche cosa alla collettività. Certamente c’è un ritorno per l’azienda: ma credo che se agisci con autenticità e responsabilità… beh, che dicano un po’ quello che vogliono!

Francesco Sala

www.zegnart.com

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.