Welcome Mr. Peng. La settimana calda di Xing

Xing riparte. Ancora live media e arti elettroniche, ancora Bologna, ancora grande sperimentazione. Chiuso Netmage, nasce Live Arts Week, festival multiforme e indisciplinato. Una settimana, molti luoghi, tanti artisti e una temporalità fluida. Da attraversare godendosi concerti, spettacoli, performance, workshop e salon.

Cristina Rizzo - Microdanze con un cane addestrato

Chi è Gianni Peng? Un artista emergente, un curatore militante, un gallerista di nuova generazione? Acqua. Un nome che suona familiare, ma a cui non riuscirete a dare una faccia. Perché Gianni Peng è tutto e niente, qualcosa più che qualcuno. Un personaggio astratto, un soggetto flessibile e plurale, effimero eppure presente. Un concetto in carne e ossa.
Sorta di avatar concettuale, Mr. Peng è l’anima metaforica della nuova creatura di Xing, collettivo nato anni fa come evoluzione della straordinaria esperienza del Link, subito affermatosi nell’ambito di festival ed eventi di taglio sperimentale, tra performance multimediali ed elettronica: da Netmage – altra grande realtà bolognese, conclusasi nel 2011 dopo undici edizioni – al Ferrara Art fall  e a F.I.S.Co – Festival Internazionale sullo Spettacolo Contemporaneo (sempre con base a Bologna).

Antonia Baehr - Lachen - photo Jan Stradtmann

Xing presenta ora la sua ultima sfida, Live Arts Week. Tra il 24 aprile e il 29 aprile, diverse forme espressive si intrecceranno all’interno di un focus temporaneo sulle live arts, pratiche connesse alla presenza, alla temporalità fuggente, alla percezione di nuove sinestesie. Luogo prescelto: Bologna, come da tradizione. Palazzo Re Enzo sarà il quartier generale, con sei diverse location che fungeranno da hub, centri propulsori di un organismo multiplo.
La settimana calda di Xing avrà i contorni di un evento diffuso, concepito come una scrittura corale e dinamica. Ricco il palinsesto, in cui si susseguiranno azioni, spettacoli, concerti, live media (alcuni con data unica), produzioni e anteprime assolute. Allo spettatore si chiede di reinventarsi zingaro o naufrago, pronto a muoversi con passo irregolare: l’attraversamento sarà scandito da continue entrate e uscite, ritorni e abbandoni, insistenze e rimozioni. In solitudine o in contesti di condivisione. Diversificate la natura e la densità degli accadimenti: alcuni veloci, altri dilatati e contemplativi, fulminei oppure composti da lunghe successioni.

Marino Formenti

Evento clou è Nowhere, progetto del musicista Marino Formenti, che per dodici giorni abiterà un non-luogo cittadino sedendo al pianoforte, suonando, vivendo, respirando, dormendo nello stesso posto. Il passare delle ore sarà come il correre delle dita sui tasti, mentre la musica scandirà il ritmo del quotidiano. La soglia tra scena e vita reale, tra rappresentazione dello straordinario e cronaca dell’ordinario, sfuma come il giorno verso la notte. In un promiscuo cortocircuito che confonde pubblico e privato.
L’apertura del festival è affidata invece alla prima italiana di Low Pieces, spettacolo del coreografo francese Xavier Le Roy, già presentato al Festival d’Avignon nel 2011. Un modo differente di stare al mondo, una comunità in divenire, non più umana, forse animale, vegetale, minerale, meccanica: svincolato da codici e convenzioni, il corpo sociale si apre a evoluzioni radicali.

Hartmut Geerken - photo Wilfried Petzi

Seguono, tra gli altri: Flogisto, opera ambientale commissionata a Luca Trevisani, ovvero come perdersi nella terza dimensione, catturando i segreti dello spazio attraverso una macchina-scanner in espansione; e poi The White Screen is a Red Cape, video-sessione immersiva del musicista e filmmaker tedesco Hartmut Geerken, otto ore di proiezione in cui rarissime documentazioni di performance degli Anni Settanta si alternano a incursioni sonore live.
Altro punto cardine del festival sarà lo Spazio Carbonesi, che ospiterà una mostra e due progetti modulari divisi in capitoli. Qui sarà possibile seguire lo stato d’avanzamento del progetto Loveeee – un innesto tra coreografia (Cristina Rizzo) e pensiero teorico (Lucia Amara) – o di Beginning with Abecedarium Bestiarium, evento progettato della performer e coreografa Antonia Baehr, suddiviso in due “salon”: D is for Dog, il primo, è un po’ concerto vocale un po’ etno-conferenza, per esplorare liaison linguistiche e affettive tra compagni di specie ma anche tra padrone e animale; e poi The ABC of Extinct Animals, divertissement infantile in forma di partitura sonoro-gestuale, performando l’animalità celata di personaggi storici e artisti.

Andrea Lissoni di Xing

Così, l’anima sperimentale di Live Arts Week si palesa in questo articolarsi di appuntamenti creativi, sospesi tra leggerezza ludica e vitalità intellettuale. Ancora una volta, gli Xing boy Silvia Fanti, Daniele Gasparinetti e Andrea Lissoni, genietti del live scaping italico, azzeccano la formula. E dimostrano che cambiare pelle, mantenendo salde identità ed energia, è possibile. Mentre Mr. Peng prosegue a scorrazzare, inafferrabile, lungo paesaggi del gesto, dell’immagine e del suono, germogliati tra sguardi e sinapsi. Evento dopo evento, azione dopo azione, sorpresa dopo sorpresa.

Helga Marsala

www.liveartsweek.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.