L’artista direttore

Classe 1979, studi all’Accademia di Belle Arti di Catania e un breve trascorso nel teatro, dove ha imparato a non recitare sul palco per riuscire poi a non farlo neppure nella vita. Per spirito di condivisione, Giuseppe Lana dal 2008 è anche direttore artistico di BOCS, spazio che ha l’obiettivo di creare un punto di riferimento sul territorio siciliano e coinvolgere non solo gli addetti ai lavori. Perché “ogni tanto non bisogna prendersi troppo sul serio”.

Giuseppe Lana - DRON 3 - 2010 - ventilatore, stufa alogena, subwoofer 500w - veduta dell'installazione presso la Fondazione Brodbeck, Catania - coll. privata

Che libri hai letto ultimamente e che musica ascolti?
Di recente mi hanno regalato Il barone rampante di Calvino e suggerito L’arte di essere felici di Schopenhauer. Libri meravigliosi. Inoltre sto leggendo Lo Sboom di Adriana Polveroni e Slow Museum, profonda analisi sulla realtà museale in Italia di Massimiliano Vetere e Loriana Ambusto. Per quanto riguarda la musica, sono cresciuto ascoltando DJ Q-Bert, la East e West coast americana, la vecchia scena italiana con i Radical Stuff e Sangue Misto, e ancora oggi devo molto a Marco Fiorito. Ascolto anche The Prodigy, Björk, Skunk Anansie, Radiohead…

I luoghi che ti hanno affascinato.
Siamo abituati a cercare lontano, come se questo fosse sinonimo di qualità. Di sicuro grandi città come New York, Londra e Parigi mi hanno fortemente affascinato, ma di recente sto scoprendo i luoghi della mia Sicilia. Eolie ed Egadi mozzano il fiato. Prossime: Pantelleria, Linosa e Lampedusa.

Le pellicole più a amate.
Requiem for a Dream, L’odio, Match Point e tanti altri ancora. Kubrick, Cronenberg, Lynch, Lars von Trier e i loro capolavori.

Giuseppe Lana - Allegoria per un nucleo - 2011 - c-print 20x20 cm - coll. Francesco Pantaleone, Palermo

Gli artisti del passato che ammiri e i giovani artisti ai quali ti senti vicino.
Fare un elenco sarebbe riduttivo. Guardo con ammirazione molti artisti, dal primo anonimo che ha inciso le pareti di una grotta al Red Carpet di Giandomenico Sozzi. Della mia “generazione” conosco un po’ di artisti in tutto lo Stivale, ma quelli che sento vicino sono pochi, e li frequento spesso. Filippo Leonardi, Canecapovolto, /barbaragurrieri/group sono tra quelli con cui mi confronto da anni. Bravi artisti e ottime persone.

Hai un breve trascorso nel teatro. Ha influenzato il tuo lavoro?
Ho imparato a non recitare sul palco e ci provo anche nella vita. Trovavo molto interessante il metodo Stanislavskij e quello Brecht. Poi ho mollato e oggi, nella quotidianità, utilizzo il metodo “peppelana”: un mix di rigore e strafottenza.

Fai pochissime opere all’anno. Tempi lunghi di elaborazione?
Non ho mai fatto caso a quanto, ma a cosa produco.

Giuseppe Lana - Pietralavica - 2010 - blocco di pietra lavica estratto dalle pareti del BOCS, Catania

Usi fotografie vintage Anni Settanta, materiali organici (i tuoi capelli), oggetti d’uso quotidiano come un ventilatore o una scala. Cosa li unisce?
Non esiste una reale unione tra loro. Definisco i miei lavori dei tentativi, un nesso con cause ed effetti, un dialogo sgrammaticato che sto cercando di strutturare. Con il progetto DRON, ad esempio, indago su punti a me cari, ma ogni intervento ha una sua natura. Alcuni progetti, come Scala del 2010 ed Externum Historia del 2011, nascono site specific, perché cerco di creare una relazione tra il luogo e l’opera. Alcuni temi, come il tempo, il vuoto, la fragilità e tutte le loro opposizioni sono alla base. Attraverso questo processo mi relaziono con l’individuo, la quotidianità e i loro paradossi.

Non hai una galleria, ma le tue opere sono già in varie collezioni. Una scelta di autonomia?
Non sono io a non avere una galleria, ma le gallerie a non avere me! Scherzi a parte, mi reputo fortunato perché il mio lavoro lo possiedono persone che stimo e, credo, viceversa.

Giuseppe Lana - DRON 5 - 2011 - c-print 50x50 cm, sfera n. 29052010 | 6,1 cm Ø | 11,6 gr - coll. privata, Catania

Hai accartocciato una copia di una rivista d’arte, facendone una palla, e l’hai intitolata Che palle! Una critica al sistema autoreferenziale dell’arte?
Penso di non essere l’unico che leggendo o sfogliando riviste di settore abbia usato, almeno una volta, quest’esclamazione. Ho semplicemente rifatto ciò che si faceva da bambini: carta, scotch e spensierati momenti di ricreazione con gli amici. Ogni tanto non bisogna prendersi troppo sul serio.

Guidi lo spazio di sperimentazione sui linguaggi BOCS a Catania, che ha partecipato ad Artissima Lido. Ragioni di questo spazio e obiettivi.
Il BOCS nasce dall’esigenza di creare sul territorio un punto di riferimento, uno spazio per l’arte che coinvolga tutti, addetti ai lavori e non. La finalità è contribuire alla crescita artistica e culturale del luogo che viviamo. È un “piccolo spazio” per l’arte contemporanea che, attraverso un “grande network”, ambisce a essere matrice di nuove trasformazioni, che può aiutare a modificare la percezione esterna nei confronti del nostro territorio.

Daniele Perra

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #5

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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e advisor strategico per i media e la comunicazione. Editorialista di “Artribune”, collabora con “GQ Italia” “GQ.com”, "SOLAR" “pagina99”. È attualmente strategic communication advisor della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e docente di Visual Culture allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". Ha lavorato come Direttore Comunicazione del Centro Pecci e Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall, Malmö, Svezia e ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e allo IED e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano (2004-2005), è stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano”.
  • VITTORIO DEL PIANO

    In questa mia “pausa di lavoro” con te non ho visto nulla di originale con te.
    L’arte non è per te. Hai accartocciato una copia di una rivista d’arte, facendone una palla. Che palle! Cambia strada