Fare museo in Piemonte

Periferie. Quelle urbane e quelle “regionali”. L’attività del collettivo torinese a.titolo si dispiega in una serie di progetti che, in un modo o nell’altro, si compiono lontano dal centro. Da Mirafiori a un paesino del cuneese.

Raumlabor Berlin - Cantiere Barca - 2011 - opera/workshop per situa.to in via Anglesio a Torino - photo Francesca Cirilli

Il CeSAC – Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee è stato creato nel 1999 dall’Associazione Marcovaldo a Caraglio, un comune nei pressi di Cuneo, non lontano dal confine con la Francia, e ha sede nel secentesco Filatoio rosso, la “fabbrica da seta” più antica d’Europa. Per una realtà come a.titolo, assumerne la direzione ha significato in prima istanza interrogarsi sul rapporto che questo luogo ha con il territorio e la collettività che lo abita. Nell’accogliere l’invito alla sperimentazione cui è destinato un centro che dalla sua nascita ha portato in un luogo lontano dalle consuete rotte del contemporaneo protagonisti significativi della ricerca artistica, abbiamo scelto di operare con azioni puntuali in grado di coinvolgere gli attori locali e al contempo dialogare con il panorama internazionale.
Fare Museo, il titolo del nostro programma, allude all’attuale dibattito sul concetto di museo nell’era dell’educational turn. Abbiamo applicato il termine “museo” a un centro d’arte alla luce della tendenza che vede oggi il ruolo dell’audience assumere una posizione di primo piano nell’attività dei musei, caratterizzata da una crescente context-specificity e da un’attenzione sempre più marcata verso un’arte di tipo esperienziale e la reciprocità con i contesti di riferimento. Per un’istituzione che si è data missioni quali la centralità, in un’area che le logiche del consumo culturale assumono come decentrata, e la sperimentazione, in una chiave di interazione con il territorio circostante, questi indirizzi appaiono prioritari in relazione alla messa a punto di attività rivolte alla pluralità dei pubblici, effettivi e potenziali, locali ed extra-locali.

Il Filatoio di Caraglio

Come in un gioco prospettico, coniugando aspetti legati al territorio a temi rilevanti nella produzione artistica contemporanea, opere e progetti site specific di Tania Bruguera, Meschac Gaba, Cesare Viel, Olivier Grossetête, Andras Calamandrei, Irina Novarese, Alessandro Quaranta, Andrea Fenoglio e Diego Mometti, hanno sollevato riflessioni sul lavoro, la globalizzazione, l’economia, l’ambiente, la memoria, l’identità. A settembre abbiamo inaugurato la mostra 00 Italia – Non c’è un’ombra nella quale scomparire, nata da un progetto di ricognizione sull’arte italiana degli Anni Zero ideato da Andrea Bruciati. Abbiamo scelto opere di Francesco Arena, Elisabetta Benassi, Rossella Biscotti, Gianluca e Massimiliano De Serio, Armin Linke e Sislej Xhafa, con le quali interrogare e rileggere la storia del nostro Paese. Questi artisti hanno a loro volta accettato di allargare il perimetro della riflessione confrontandosi con le ricerche di artisti internazionali presenti nella collezione La Gaia di Busca, sita a dieci chilometri da Caraglio e con la quale il CeSAC collabora nell’ottica di una valorizzazione del sistema territoriale dell’arte contemporanea. A loro si deve la scelta delle opere di Francis Alÿs, John Armleder, Miroslaw Balka, Lynda Benglis, Patty Chang & David Kelley, Sam Durant, Július Koller, Helen Mirra, Mike Nelson, Roman Ondák, Gina Pane, presenti nella mostra Esponenziale. Il rapporto con il contesto è infine declinato attraverso la produzione di opere e interventi in relazione con la storia, la cultura e le risorse locali e l’attività di workshop svolta nel quadro della progettualità transfrontaliera in collaborazione con il Museo Gassendi di Digne les Bains, sostenuta dal programma europeo Alcotra 2007-2013, che avrà nel 2012 tra i suoi ospiti il newyorchese Richard Nonas.

Olivier Grossetête - Château d'eau - 2010 - Cesac/Filatoio di Caraglio - photo Francesca Cirilli

Sulla falsariga della metodologia di Nuovi Committenti abbiamo proposto al pubblico del CeSAC di riflettere su questioni ritenute urgenti al fine di individuare il tema di una mostra da allestire al Filatoio nel 2012. A partire dalle mappe, dalla fisionomia dei luoghi e dalle loro esperienze, con alcune persone residenti a Caraglio e dintorni stiamo lavorando a un’idea comune ma soprattutto a dare forma a un gruppo di lavoro competente, capace di progettare una proposta culturale condivisa.

SANS TITRE
a.titolo è un collettivo di curatrici composto da Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola e Luisa Perlo che opera a partire dalla relazione tra arte e società con un’attenzione specifica rivolta alle nozioni di sfera pubblica e comunità. La costituzione del gruppo, nato a Torino nel 1997, si fondava sull’esigenza di superare le prerogative individuali che allora contraddistinguevano la pratica critica e curatoriale, mirando a sperimentare un diverso modello operativo attraverso una somma di competenze alimentata dal confronto e dalla discussione. Il punto di partenza fu una ricerca su alcune parole chiave della teoria situazionista (deriva, psicogeografia, situazione, détournement…) applicate alla ricerca artistica contemporanea – in particolare di artisti della cosiddetta tendenza “relazionale” – che scaturiva dall’analisi dell’eredità delle pratiche artistiche e politiche degli Anni Cinquanta e Sessanta in rapporto alla città e alla vita quotidiana.

Cesare Pietroiusti - Museo del martello autocostruito - 2007 - photo Linda Fregni Nagler

Una delle linee-guida dell’attività di a.titolo è costituita da un’accezione di spazio pubblico come complesso di relazioni nel quale l’arte può costituire un veicolo di azione culturale, politica e sociale, l’esito di processi di progettazione condivisa e un dispositivo per la lettura e il “ridisegno” del territorio. In quest’ambito, accanto a opere permanenti, a.titolo ha ideato e curato interventi temporanei e workshop finalizzati alla creazione e alla ricognizione di geografie cognitive ed emotive, in collaborazione con istituzioni, associazioni e gruppi informali. Nel 2001, su invito di Bartolomeo Pietromarchi, ha intrapreso la mediazione culturale di Nuovi Committenti (www.newpatrons.eu), un modello per la produzione di opere d’arte per lo spazio pubblico commissionate dai cittadini per i loro luoghi di vita o di lavoro, nato in Francia dall’iniziativa dell’artista François Hers e importato in Italia dalla Fondazione Adriano Olivetti. La prima sperimentazione di Nuovi Committenti si è svolta a Torino, nel quartiere Mirafiori Nord, nel quadro del programma di rigenerazione urbana di iniziativa comunitaria Urban 2, con la realizzazione di opere di Stefano Arienti, Massimo Bartolini, Claudia Losi e Lucy Orta, e nuove azioni sono in corso nell’area metropolitana.
L’attività di a.titolo comprende anche mostre, talk, pubblicazioni e programmi sperimentali di formazione, quali situa.to che, avviato nel 2010, ha visto la messa a punto di metodologie di azione collettiva e interdisciplinare e di strumenti di lettura della complessità dei contesti urbani. Dal 2010 a.titolo ha assunto la direzione artistica del CeSAC – Centro Sperimentale per le Arti Contemporanee di Caraglio.

Lucy Orta - Totipotent Architecture - 2004-2007 - opera per Nuovi Committenti a Torino - photo Giulia Caira

DENTRO LA CITTÀ
Ideato da a.titolo con Maurizio Cilli nell’ambito di Your Time – Torino 2010 European Youth Capital, situa.to è un percorso formativo, un laboratorio, un osservatorio attivato per esplorare, raccontare e immaginare una città attraverso il punto di vista di trenta giovani under 30. Architetti, artisti, fotografi, scrittori, filmmaker, studenti in scienze umane e sociali, di varia provenienza e nazionalità ma based in Turin, sono stati coinvolti in un’esperienza pratica guidata orientata a valorizzarne i diversi approcci disciplinari, alla ricerca di un dialogo con la città improntato all’interrogazione della complessità che attiene oggi alla comprensione dei territori e delle identità urbane, con l’obiettivo di leggerne i mutamenti e intervenire con nuovi segni.
Per quattro mesi, i partecipanti, che abbiamo chiamato traceur, tracciatori (come nella disciplina di attraversamento metropolitano del parkour), hanno preso parte a workshop e a incontri con autori ed esperti di città. Nella città hanno poi cercato e trovato le loro situa: luoghi con desideri e storie da raccontare. Nove le azioni che hanno preso corpo: c’è chi sta ideando con i giovani del quartiere Barca e il collettivo Raumlabor uno spazio d’incontro; chi ha commissionato un racconto a Wu Ming 1 per portare la poesia nelle strade di Mirafiori; chi ha ricamato con gli abitanti di Settimo Torinese le storie del Villaggio Fiat per realizzare un sipario teatrale; chi ha documentato le storie dei migranti che abitano le spoglie dell’ex Fiat Grandi Motori. C’è chi cercherà di far nidificare le cicogne ai laghetti Falchera; chi dedicherà un monumento alle operaie della fabbrica Superga; chi realizzerà un centro giovanile a Nichelino, chi ha recuperato la tecnica di scrittura murale dei partigiani di Borgo Vittoria per ripensare al termine ‘resistenza’; chi esplorerà le nozioni di storia e identità sullo sfondo di un medioevo inventato al parco del Valentino.
All’incrocio tra sfera fisica e sfera dell’immaginario, l’esperienza della città di situa.to si propone come esercizio dello sguardo capace d’intrecciare la riflessione teorica con azioni concrete di rifondazione dello spazio pubblico.

a.titolo

www.atitolo.it
www.situa.to

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #5

  • un critico italiano

    Ma da quando in qua gli articoli vengono redatti da coloro che ne sono oggetto?

    • Francesco

      Effettivamente…

  • E’ forse per il fatto che i critici non si sporcano le mani in cose da cui non ci sia un ritorno adeguato e soddisfacente?….Saper fare teoria sul proprio lavoro è comunque un aspetto virtuosistico cheva premiato rispetto a tanti che non sanno cosa dire o che preferiscono stare zitti per non dire qualcosa di spiacevole. MA