Ricognizione Abruzzo, I

Pollinaria: un progetto che coniuga agricoltura biologica, arte e scienza. Fra tradizione e utopia, nella magica terra dei pastori d’Abruzzo, che oggi diventa sede d’elezione per residenze d’artista. Ne abbiamo parlato con Gaetano Carboni.

Futurefarmers - This is Not a Trojan Horse

L’Abruzzo non è più una Regione del Sud. Sempre più spesso provengono da questa terra, un tempo nota solo per montagne e pastori, buoni esempi e buone prassi. Il turismo è in spolvero, l’enogastronomia vola, le città provano a crearsi un loro ruolo. E guardando al di là delle ancora terribili difficoltà (nessuno si è dimenticato il terremoto de L’Aquila), in molti casi si tenta di puntare sulla cultura e sull’arte contemporanea. Abbiamo cercato di fare il punto, andando a sviscerare iniziativa per iniziativa, puntando sulle ultime novità. Iniziamo allora da Pollinaria e da Gaetano Carboni.

Cos’è Pollinaria? Come e quando nasce?
Pollinaria opera dal 2007 come azienda agricola biologica, attenta alla conservazione e al sostegno del patrimonio genetico locale e da subito integra alle attività agricole programmi di ricerca per artisti. Il principio costituente di Pollinaria risiede nella visione di una profonda rigenerazione rurale, da attuare attraverso la coesione organica e creativa di arte, scienza e agricoltura. L’Abruzzo, per lungo tempo terra di pastori e dalla tradizione secolare di economia rurale, è parso il contesto ideale per sviluppare un simile intento.

Concretamente, che tipo di progetti promuove Pollinaria?
L’identità della nostra ricerca è influenzata innanzitutto dalla concezione stessa dell’artista in termini di studioso e inventore. Un artefice del futuro capace di coltivare un sapere universale e dar forma a modelli che possano essere applicati anche a livello pratico. I progetti promossi da Pollinaria, dunque, affermano un pensiero fondato sull’integrazione di arte e scienza, manifestano tutti una forte componente emozionale e si pongono come fattori di sviluppo della vita umana in armonia con l’ambiente.

Agnes Meyer-Brandis - Moon Goose Colony

Esempi?
Tra i lavori che finora hanno meglio espresso lo spirito di Pollinaria c’è sicuramente This is Not a Trojan Horse del collettivo americano Futurefarmers, un grande cavallo di legno a trazione umana, pensato come veicolo di scambio culturale e materiale tra le comunità agrarie dell’entroterra abruzzese. Il cavallo ha vagato per giorni tra fattorie e paesi, raccogliendo le riflessioni degli abitanti sul significato intrinseco, le potenzialità e il futuro stesso dell’agricoltura. Con questo progetto si è espressa appieno l’idea di osmosi tra l’anima agricola, rurale, indigena e quella artistica, poetica e scientifica di Pollinaria.

Quali sono stati i vantaggi e le difficoltà legati al contesto?
I progetti che realizziamo trovano nella nostra realtà agricola un contesto vergine, ma dalla fisionomia ambigua. Si tratta di un habitat fragile – esposto alle minacce dell’abbandono dei campi e di una degradante urbanizzazione – del quale gli artisti sono chiamati a formare una nuova identità, quasi in una missione salvifica. L’estraneità del territorio al mondo dell’arte contemporanea si è rivelata finora una risorsa piuttosto che un ostacolo. Abbiamo riscontrato come l’iniziale stupore della popolazione locale rispetto alle nostre iniziative muti quasi sempre in curiosità, fino a sfociare in concreta partecipazione. Quello che cerchiamo di fare è proprio cancellare la distanza – spesso solo apparente – tra innovazione o sperimentazione e stato rurale, attraverso la compenetrazione di questi elementi.

Il nome ‘pollinaria’ da dove viene?
‘Pollinaria’ è una parola latina, apparsa un giorno per caso da un antico volume della biblioteca appartenuta al mio antenato, il fondatore dell’azienda. Da allora per me è diventata una specie di formula magica, un codice per risvegliare sentimenti e immaginare il futuro dell’ambiente e della civiltà rurali.

Enza Di Matteo

POLLINARIA
Torre delle Valli – Civitella Casanova (PE)
085 846142
[email protected]
www.pollinaria.org

CONDIVIDI
Enza Di Matteo
Enza Di Matteo, nata a Teramo nel 1979, si laurea in Lettere moderne indirizzo storico-artistico all’Università di Bologna e si trasferisce a Roma per un Master in Didattica Museale e uno stage al MACRO. Avvia e mantiene una serie di collaborazioni con biblioteche, associazioni, istituzioni culturali per le quali progetta e conduce, con un approccio fenomenologico all’arte, percorsi didattici e visite guidate per pubblico scolastico, adulti e famiglie. Ha organizzato e curato mostre personali (Rosanna Rossi, Marina Sasso, Daniela Quadraccia) e collettive (Luigi Boille, Marina Bindella, Virginia Carbonelli, Andrea Carini, Enrico Della Torre, Elisabetta Diamanti, Carlo Lorenzetti, Gianluca Murasecchi, Giulia Napoleone, Lucio Passerini, Guido Strazza) per la galleria la__linea arte contemporanea di Roma Collabora con Artribune e Mezzomagazine, rivista culturale abruzzese e ha scritto diverse recensioni per Exibart. Vive a Roma.
  • Tom

    Molto interessante, grazie per averlo segnalato.

  • Fantastico! Vorrei proporre un gemellaggio con la rural studio farm in alabama