Per una nuova moda italiana

Allo IUAV di Venezia la Facoltà in Design e Arti vanta il primo corso accademico in Design della Moda. La sede distaccata a Treviso posiziona questo fertile nido di nuove promesse al centro di una zona geograficamente astuta. Intreccio di reti e scambi, strategico per le aziende del settore che da tempo lo circondano, il piccolo centro è custode di una delle più ambite scuole per stilisti oggi in Italia. Ne abbiamo parlato con Maria Luisa Frisa, direttrice del corso.

Dirigere un corso di laurea unico nel panorama accademico italiano deve essere una sfida…
È una sfida si. Soprattutto perché la moda in Italia non è mai stata trattata come una disciplina universitaria. I corsi di laurea in moda dello Iuav (sia quello triennale, sia la nuova magistrale in Design e teorie della moda) rappresentano una risposta alla prolungata assenza in Italia del giusto investimento sulla formazione nell’ambito del progetto di moda: gli stilisti che sono usciti dagli anni Ottanta hanno continuato a fare gli stilisti, alimentando a volte in modo decisamente anacronistico la propria mitologia. Per anni nessuna istituzione si è preoccupata di mettere a punto strumenti in grado di capitalizzare le specificità della realtà italiana (anche in un’ottica di produzione industriale), per trasformarle in un vero e proprio sistema di riflessione culturale e preparazione accademica nel campo della moda.

Non solo rappresentate un esempio per l’insegnamento universitario tradizionalmente inteso, ma state anche sperimentando quella che sembra essere una soluzione alle difficoltà economiche in cui versano gli atenei italiani. Mi riferisco al sostegno che ricevete da parte di aziende tessili, firme prestigiose e produttori locali e internazionali. È uno dei vostri punti di forza…
Oggi, introdurre la moda tra le discipline universitarie è espressione forte dell’esigenza di cambiamento dello scenario italiano. Sicuramente il rapporto con le aziende è fondamentale, e non semplicemente per una questione economica, ma proprio perché vengono coinvolte attivamente nella riflessione attorno alla moda e nella ricerca universitaria intesa, come ambito della sperimentazione e dell’innovazione.

OpenDay 2011, In the Making, foto Francesco De Luca

Nel panorama complesso e intraprendente del laborioso Nord Est, come si inserisce un corso di laurea che punta alla formazione di nuovi talenti? Dal territorio assorbite stimoli, progetti, professionisti, collaborazioni e occasioni di scambio. Cosa chiede in cambio il contesto in cui vi muovete?
Idee nuove, ovvero studenti preparati ad affrontare in modo propositivo le sfide lanciate dall’attuale scenario globale. Studenti che siano designer, cioè figure in grado di progettare, mettere a punto e configurare nuovi modi per confrontarsi con l’industria, contribuendo in questo modo a ridefinirla, aggiornando le sue procedure e le sue tempistiche. La collaborazione fra una delle nostre aziende partner, la Hox di Vicenza, e uno dei nostri neolaureati, Kristian Guerra, è stata un trampolino di lancio fondamentale per quest’ultimo, che anche grazie a questa esperienza lavorativa non solo è arrivato in finale a ITS International Talent Support, il concorso internazionale (che si svolge a Trieste) dedicato alla promozione dei giovani talenti nel campo della moda, ma si è aggiudicato il premio della giuria e il premio offerto dal settimanale D-La Repubblica, media partner dell’evento.

Maria Luisa Frisa

Lo stretto rapporto che esiste tra arte e moda non è certo una novità. Il contemporaneo trova sempre più frequenti occasioni di fusione dei due ambiti. Gli studenti di Design della Moda godono però anche di una preparazione alla progettazione di gruppo e industriale. Come si riesce a far convivere didatticamente questi due importanti aspetti?
Non percepisco questi due aspetti in modo così radicalmente separato. L’attenzione alla cultura visuale, gli aspetti legati alla progettazione, un saper-fare in grado di unire la dimensione artigianale e quella industriale sono tutti elementi che convivono insieme e fanno parte del percorso formativo di un fashion designer. È precisamente questo tipo di impostazione quella che contraddistingue i corsi di laurea in moda dello Iuav. Un nostro studente può giocare più ruoli, da quello del designer, a quello del direttore creativo, a quello dello stylist, riuscendo a parlare diversi linguaggi anche perché non trascura e, anzi, conosce direttamente tutti gli aspetti tecnici e costruttivi del vestito o dell’accessorio.

Oltre ad ottenere un titolo di studio volto alla specializzazione professionale, i laureati in Design della Moda hanno la possibilità di svolgere stage ed esperienze lavorative di particolare valore formativo. Accolti in aziende con sedi limitrofe o in stabilimenti stranieri, hanno già messo in pratica le loro competenze. Qual è, secondo te, la formula vincente che si possa applicare anche ad altre discipline accademiche in vista degli sbocchi professionali post-titolo?
L’attivazione degli stage passa per un’attenta e intensa ricerca delle realtà migliori in cui inserire gli studenti. Occorre coinvolgere aziende che siano interessate a partecipare al progetto formativo del fashion designer. Come ho già detto, credo quindi che il segreto per tutte le discipline e gli ambiti universitari sia, come ho già detto, coinvolgere le aziende nelle azioni dell’università, non solo in quanto sponsor, ma in quanto veri e propri partner dell’attività di ricerca accademica.

OpenDay 2011, End of Year Show, foto Francesco De Luca

I primi giorni di luglio sono stati per te e per il tuo staff una tappa importante. Il corso ha coinvolto tutta la città di Treviso con piccole esposizioni nelle vetrine e negli spazi di trenta negozi, oltre a un vero e proprio intervento site-specific in uno degli istituti scolastici più antichi della città, il Riccati-Luzzatti e una mostra che è stata allestita nelle sedi didattiche di via Papa. Infine, una sfilata nel Teatro Comunale appena intitolato al celebre Mario Del Monaco. Grandi fatiche ed enormi soddisfazioni?
Fashion at Iuav è un evento complesso che abbiamo organizzato anche per testimoniare come siamo cresciuti in questi anni. Un impegno notevole, ma necessario per presentare come si studia la moda qui: l’evento in tutte le sue articolazioni si è rivelato una vera e propria riflessione collettiva sulle nostre azioni didattiche, culturali e progettuali e sul nostro rapporto con Treviso e il territorio. All’Università Iuav di Venezia la moda è il centro di un percorso di studi unico nel panorama italiano perché combina l’approccio tecnico-scientifico con quello artistico, il rigore del metodo d’insegnamento con la libertà di sperimentare. L’impegno ideativo e organizzativo è stato assolutamente ripagato dalle reazioni positive, spesso sorprendenti, di addetti al settore, industriali, e del pubblico in generale.

Quali sono le tue aspettative per il prossimo futuro? Hai un sogno nel cassetto?
Impegnarmi ancora di più per alzare il livello dell’offerta formativa e per permettere ai giovani designer che usciranno dai nostri corsi di laurea di confrontarsi in modo competitivo con lo scenario internazionale. È il momento giusto: gli italiani stanno guadagnando una nuova visibilità e si stanno finalmente riconfermando protagonisti del fashion design mondiale. La nostra università può contribuire a fornire a questa generazione di fashion designer gli elementi necessari per mettere a punto il manifesto di quella che in un mio libro recente ho definito Una nuova moda italiana.

 

Chiara Casarin


www.iuav.it

 

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Chiara Casarin
Chiara Casarin (1975) è curatore indipendente. Ha lavorato dal 2000 al 2003 presso la Fondazione Giorgio e Isa de Chirico di Roma, dal 2006 al 2008 presso la Fondazione Benetton Iniziative Culturali di Treviso, 2009 al 2011 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Nel 2009 ottiene il titolo di dottore di ricerca alla Scuola Studi Avanzati di Venezia con una tesi sulle problematiche dell’autenticità nell’arte contemporanea. Dal 2007 al 2009 è ricercatrice presso l’Ecole des Hautes Etudes di Parigi. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Ceci n'est pas l'Auteur. Ovvero: l'opera dell'arte nell'elogio della sua riproducibilità digitale in “Engramma” n. 60, dicembre 2007; Estetiche del Camouflage (a cura di Chiara Casarin e Davide Fornari), ed. Et al., Milano 2010; Las Bodas de Canà en Venecia. Autenticidad de un facsimil in “Revista de Occidente” n. 345 Febbraio 2010, Fundaciòn José Ortega y Gasset, Madrid e BLM 2002>2010 ( a cura di) ed. Mousse Publishing, Milano 2010. Ha curato diverse esposizioni collettive e personali tra cui le più recenti In Equilibrio tra due punti sospesi di Silvano Rubino (Venezia BLM giugno 2010, catalogo Damiani), e Carlo Gajani (Museo Civico Archeologico di Bologna, maggio 2010, catalogo ed. dell'Archiginnasio) con Renato Barilli. Svolge attività di collaborazione alla didattica presso l' Università Ca' Foscari ed è docente di Arte Contemporanea presso lo IED (Istituto Europeo del Design) di Venezia. Dal 2009 collabora con la Soprintendenza B. A. P. di Venezia e Laguna.
  • valentina

    sono d’accordo su tutto… a parte che mi sono laureata in design della moda poco più di un anno fa al politecnico di milano, dove il corso esiste da almeno quindici anni.

  • emanuela lunghi

    Alla mia età(54)non sarebbe sgradito poter avere dei corsi professionali proprio (non per pensionati)da seguire.Magari però il pomeriggio,per chi ha famiglia.Data anche la sempre piu avanzata età in cui noi donne dovremo andare in pensione e, dato anche il fatto che, chi ha famiglia non ha avuto il tempo materiale ,fino ad una certa età di potersi coltivare.
    grazie per l’attenzione
    buona giornata
    emanuela