La quinta fiera di Milano prova a partire. È MIA

Sarà una questione da affrontare presto, quella della proliferazione di piccole fiere a Milano. Che, tranne in un caso, e a differenza di tutte le altre città del mondo, si svolgono in weekend differenti da quella che dovrebbe essere la main fair, ossia MiArt. Questa volta le luci della ribalta sono tutte per MIA, alla sua prima edizione. Ne avevamo parlato con l’organizzatore, Fabio Castelli. Ora abbiamo sentito altri due personaggi, provenienti dall’ambito museale e galleristico. E che di fotografia si occupano, ovviamente.

Michele Buda - BN964 - Pordenone, 2009 - courtesy Metronom

Apre a Milano la quinta fiera della città, dopo MiArt, AAM, Affordable e Step09, ma questa è dedicata soprattutto alla fotografia e alla videoarte. M.I.A. è un acronimo che significa Milano, Immagine e Arte e che probabilmente vuole indicarci un’opzione forte da parte degli organizzatori e del comitato scientifico: esiste un asse che collega questi tre concetti: Milano, l’immagine e l’arte.
Questo asse è stato spiegato da Fabio Castelli, direttore artistico della fiera, durante la conferenza stampa e lo possiamo trarre da quanto riferisce il comunicato dell’organizzazione: “Milano in quanto città sede e ospitante di MIA, centro nevralgico dell’arte e cuore culturale ed economico del paese, sicuro punto di riferimento del grande collezionismo d’arte. Immagine, in quanto la fotografia è, diviene immagine. Una storia che parte da lontano. ‘Essa perde il suo linguaggio di “disegno con la luce” per aprirsi, con il digitale, alla creazione di “immagini altre”’, commenta Castelli, ‘completamente avulse dalla realtà, immagini manipolate dal computer’. Arte, poiché le opere non vogliono raccontare la realtà bensì suscitare emozioni”.

Leslie Krims - Mom's snaps - Brooklyn Ny, 1970 - courtesy Galleria Paci Arte Contemporary, Brescia

Negli spazi del Superstudiopiù, in una zona che si vuole di forte tendenza modaiola, in via Tortona 27, dal 12 al 15 maggio 220 espositori proporranno al pubblico stand-mostre per lo più a carattere monografico, mentre le giornate saranno costellate da appuntamenti. Se l’esperimento avrà un buon successo, lo si vedrà e lo si constaterà lunedì. Per il momento possiamo registrare qualche attesa.
Matteo Balduzzi del Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo è curioso per un’iniziativa così di taglio, in una realtà in cui ormai tutti fanno tutto e subito (talvolta male). “Oggi la cosa più interessante è vedere come la fotografia contribuisce alle poetiche dell’arte e sarà importante se una fiera di settore riuscirà a dare un contributo in questo senso”. Un altro aspetto della fiera che lo incuriosisce è “la relazione tra la vocazione curatoriale, promossa dagli organizzatori, quella tipicamente commerciale di una fiera e l’aspetto di auto promozione di artisti non particolarmente valorizzati dal mercato che sembrava essere la vocazione originaria. Da questo punto vista – continua Balduzzi – MIA si presenta come un progetto sperimentale e sarà interessante vedere quale anima emergerà”.

Mauro Davoli - Natura morta n. 122 - 2005 - courtesy l'artista

Tra le gallerie partecipanti ce n’è anche qualcuna che inizia, dopo anni di lavoro sulla strada, a esplorare il mondo delle fiere. È il caso di Cons Arc di Chiasso, che si presenta con due giovani autori, uno svizzero-italiano, Christian Tagliavini, e uno tedesco, Christof Klute. Dalla galleria parla Daniela Giudici: “È la prima volta che partecipiamo a una fiera, ci andiamo con due autori giovani e poco conosciuti, anche per differenziarsi da chi porta autori più consolidati, storici. Cosa ci aspettiamo? Abbiamo certo delle aspettative di vendita ma anche di poter fare scambi e confronti con gli altri partecipanti. È vero che la fiera è una occasione commerciale ma può essere un luogo dove incontrare colleghi, conoscere artisti e perfezionare scambi culturali”.

Mario De Biasi - Gli italiani si voltano - Milano, 1954 - courtesy Admira, Milano

E prosegue: “Ci interessa, inoltre, partecipare a qualcosa che inizia, fare parte della sperimentazione e aggiungere questo tassello alla attività della galleria e della organizzazione della Biennale di Chiasso. È coerente con l’atteggiamento che ha sempre contraddistinto la nostra attività. Vogliamo anche capire se e quanto il nostro lavoro a questo punto è riconosciuto nel mondo della fotografia”. Ma quale anima vede prevalere, pensando al programma annunciato della fiera, tra l’autopromozione di artisti e la fiera dei curatori nelle gallerie: “La prima proposta era di promuovere autori, poi noi abbiamo, così come credo abbiano fatto altre gallerie, reagito proponendo più l’idea curatoriale, che già è forte perché la galleria tende a portare in fiera tutto, e magari farlo girare durante i giorni di apertura. Così ci si concentra invece su un tema e lo si coltiva. Questa è una sfida interessante. L’idea iniziale era in effetti buffa: si chiedeva alle gallerie di promuovere autori che stanno fuori dal circuito. Siamo curiosi di vedere cosa emergerà. Molti autori importanti non ci sono. Potrà essere quindi l’occasione per considerare autori giovani, meno conosciuti e vedere come reggono rispetto al sistema già consolidato della fotografia”.

Vito Calabretta

Leggi qui l’intervista con Fabio Castelli

dal 12 al 15 maggio 2011
MIA – Milan Image Art Fair
Superstudio Più
Via Tortona 27 – 20144 Milano
Orari: giovedì ore 18-22; venerdì e sabato ore 11-22; domenica ore 11-20
Ingresso: intero € 13; ridotto € 10
Info:
[email protected]; www.miafair.it

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.
  • paolo

    ottimissimoo eventooooo bravissimi