Pianeta Africa. Artribune Magazine viaggia da Algeri a Cape Town per raccontarvi il contemporaneo nel Continente Nero: contraddizioni ma tante sorprese

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Marlene Dumas, The Widow

Marlene Dumas, The Widow

Il polso, per certi versi lo da la Biennale di Venezia, che resta evento di riferimento nei trend artistici globali. Se nell’edizione del 2005 fra i 91 artisti invitati quelli africani erano 8, corrispondenti al 9% del totale, nel 2015 erano 21, ovvero il 15%. Sì, il mondo dell’arte contemporanea africana non è fatto di qualche nome celebre che ritorna nei grandi eventi internazionali, Marlene Dumas, Adel Abdessemed, Pascale Marthine Tayou, William Kentridge, giusto per citare qualcuno: c’è tutto un universo complesso e diversificato che si sta strutturando, e sono in molti a scommettere che sarà la vera novità di questo inizio di terzo millennio. Artribune Magazine non poteva ignorare la questione: e infatti nel numero 30 attualmente in lavorazione dedica proprio all’Africa un ampio approfondimento.
Per capirci qualcosa di più, abbiamo viaggiato da Algeri a Cape Town, e abbiamo parlato con chi di arte africana si occupa da anni: “Sono segnali contraddittori, quelli che l’Africa dell’arte restituisce. Con realtà come quella sudafricana già piuttosto strutturate, e interessanti biennali sparse per il continente. Ma poi ci sono interi Paesi dove c’è il nulla, o quasi. E anche la ricezione da parte dell’Occidente è tutt’altro che omogenea”. E ampio spazio ai numeri, necessari a valorizzare intuizioni o tendenze tracciate. E poi il mercato, spesso cartina di tornasole di tutto, sul quale l’interpellato è Primo Marella: “L’Italia, mi spiace dirlo, non è certo ai primi posti. Le nostre gallerie propongono gli artisti alle manifestazioni internazionali perché un collezionista come Pigozzi nel nostro Paese ancora non si vede”. Incuriositi? Vi toccherà aspettare l’uscita del Magazine, che presenteremo in anteprima a Miart dal 6 aprile…

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