Pittura d’Italia. A Madrid

Fundación Mapfre, Madrid – fino al 5 giugno 2016. La pittura italiana tra l’Ottocento e il secolo scorso è l’insolita protagonista della mostra ospitata dalla fondazione madrilena. Prima del debutto al Mart di Rovereto, in estate.

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Giovanni Segantini, Il ritorno dal bosco, 1890 - St. Moritz, Museo Segantini

Giovanni Segantini, Il ritorno dal bosco, 1890 – St. Moritz, Museo Segantini

L’ITALIA IN MOSTRA
È raro, in Spagna, imbattersi in collettive dedicate all’arte italiana dell’Ottocento. La Fondazione Mapfre ha scelto di portare a Madrid in questi mesi la mostra Dal Divisionismo al Futurismo, forse sull’onda del successo riscosso nel 2013 dalla grande rassegna dedicata alla felice stagione pittorica dei Macchiaioli. La mostra è prodotta infatti dalla fondazione spagnola, emanazione della nota compagnia multinazionale di assicurazioni, in collaborazione con il Mart di Rovereto, dove verrà allestita tra giugno e settembre.
Per gli spagnoli si tratta di un’occasione unica e senza dubbio interessante per conoscere da vicino l’evoluzione della pittura italiana dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, un’epoca assai feconda e stimolante in Italia dal punto di vista artistico, ma forse poco nota al grande pubblico.

VERSO LA MODERNITÀ
La qualità della mostra e dell’impianto critico che la sorregge è garantita dalla fama dei curatori coinvolti – il celebre esperto dell’Ottocento Fernando Mazzocca e Beatrice Avanzi, conservatrice del Museo d’Orsay a Parigi – che hanno selezionato per Madrid 78 opere adatte a raccontare nel dettaglio, e con molta accuratezza, il particolare percorso della pittura italiana verso la modernità.
Divisa in cinque sezioni, la rassegna parte dal Divisionismo, movimento autonomo basato sullo studio della luce e del colore come puri mezzi espressivi, per approdare al Futurismo e alle avanguardie dei primi decenni del XX secolo, influenzate anche dal Cubismo, passando però attraverso il Simbolismo e il Realismo sociale. Un cammino non certo lineare, ma per molti aspetti coerente, attraverso il quale si mosse la maggior parte degli artisti dell’epoca, molti dei quali trovarono a Milano il centro della propria attività. Il dialogo costante è tra due generazioni di pittori: tra i primi Segantini, Morbelli, Longoni, Pellizza da Volpedo e Previati; tra i secondi, Balla, Boccioni, Severini, Carrà e Russolo.

Gino Severini, Ritratto di Madame S., 1913-15, Rovereto, MART

Gino Severini, Ritratto di Madame S., 1913-15, Rovereto, MART

UN’ESPOSIZIONE INTENSA
Per gli amanti del genere, la visita è un autentico godimento: le vedute alpine di Giovanni Segantini come Il ritorno dal bosco, Pascoli di primavera o Costume grigionese sono capolavori di rara bellezza, alcuni dei quali visibili solo al Museo di St. Moritz; i paesaggi marini o lacustri di Angelo Morbelli e le montagne di Emilio Longoni e di Cesare Maggi risplendono in tutta la loro forza luminosa. Anche Pellizza da Volpedo, prima di essere pittore di grandi “pale” sociali come Il Quarto Stato, passò attraverso tramonti e distese campestri, alla ricerca della luce e del colore nella natura. Il realismo, l’interesse per i soggetti più umili e gli ambienti più degradati, con lievi toni da denuncia sociale, è sublimato nel bellissimo Riflessioni di un affamato, dipinto di Longoni del 1893, o nel Natale dei rimasti, il quadro di Angelo Morbelli proveniente da Ca’ Pesaro a Venezia, la cui atmosfera desolante ispirò alla coreografa Simona Bucci, qualche anno fa, lo straordinario spettacolo di danza intitolato appunto I Rimasti.
Sulla scia di Gaetano Previati, transita per il Simbolismo – pittura di idee – anche lo stesso Segantini nell’ultima fase della sua produzione, interrotta dalla morte prematura sulle montagne dell’Engadina (in mostra L’angelo della vita, proveniente da Budapest).

DESTINAZIONE FUTURISMO
Alla fonte del Divisionismo e del Simbolismo attingono anche i maggiori esponenti del Futurismo, nella fase iniziale del loro percorso artistico, prima dell’adesione al diktat di Marinetti. Basta osservare il delicato “falso trittico” intitolato Maggio di Giacomo Balla, proveniente dal palazzo della Corte Costituzionale a Roma, lo stupendo Nudo di spalle di Boccioni, Le marchand d’oublie di Gino Severini e Periferia-lavoro, l’olio di Luigi Russolo che tratta la tematica sociale con una pennellata simbolista.
Nell’ultima sezione trionfa il Futurismo, la prima e unica avanguardia italiana degna di questo nome, una stagione intensa ma breve di straordinaria inventiva. Da non perdere, infine, il bellissimo Ritratto di Madame S di Gino Severini, puro Cubismo all’italiana, proveniente proprio dal Mart di Rovereto.

Federica Lonati

Madrid // fino al 5 giugno 2016
Dal Divisionismo al Futurismo
a cura di Fernando Mazzocca e Beatrice Avanzi
FUNDACIÓN MAPFRE
Paseo de Recoletos 23
+34 (0)91 6025221
www.fundacionmapfre.org

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