Inpratica. Critica come fraternità (VIII): Alessandro Bulgini

In un’epoca artistica dominata da fighetti conformisti in misura sconcertante, Bulgini non appartiene a una razza diversa da questi qui: appartiene proprio a una specie differente. Una specie estinta? Non lo so; onestamente, non credo. Intanto, gli altri sette artisti raccolti in questa serie le appartengono di diritto.

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Alessandro Bulgini, Decoro urbano (Taranto Opera Viva, 2015), isola di Taranto Vecchia

Alessandro Bulgini, Decoro urbano (Taranto Opera Viva, 2015), isola di Taranto Vecchia

Do not go gentle into that good night, 
Old age should burn and rave at close of day;
Rage, rage against the dying of the light.
Dylan Thomas

Che cosa sta facendo Alessandro Bulgini (Taranto, 1962)? Dove è finito?
Quando penso a lui, mi viene subito in mente Cooper, il protagonista di Interstellar: “Siamo esploratori, non agricoltori”. L’unico con lo sguardo rivolto avanti mentre tutti guardano indietro, a come si stava meglio prima. L’ultimo a vivere un’epoca che muore, e al tempo stesso il pioniere nella scoperta di un nuovo mondo e di un nuovo modo di stare al mondo. Il testimone attivo di una civiltà che non sa più sognare, che non sa più guardare il cielo né progettare il proprio futuro, ma che si accontenta di amministrare squallidamente e tristemente il proprio presente, di sopravvivere – il testimone che sceglie di agire.
Alessandro è il fratello maggiore che non ho mai avuto. Impavido e sfrontato. Ricordo che, la prima volta che l’ho conosciuto, eravamo ad Ascoli Piceno, durante una cena in uno stranissimo ristorante medievale, da un capo all’altro della tavolata a un certo punto potevo percepire le scariche elettriche non di ostilità ma di tensione, l’aria friggeva, si sentiva nell’aria la possibilità che tutto potesse accadere da un momento all’altro, e ricordo anche che ho pensato: “Finalmente”.
E in quel momento ho saputo che saremmo diventati amici. È una specie di cavaliere, con i difetti ovviamente che hanno avuto i cavalieri in tutte le epoche: vanesio, antipatico, distratto, casinista, incosciente, spesso inutilmente aggressivo e polemico… Eppure, sotto questa coltre di criticità, risiede un nucleo prezioso, forse unico nell’Italia di oggi: quest’uomo e questo artista non ha paura.

Alessandro Bulgini, Opera Viva - Luci d'artista, 2015, Livorno

Alessandro Bulgini, Opera Viva – Luci d’artista, 2015, Livorno

In un’epoca artistica dominata da fighetti conformisti in misura sconcertante, gente che non sarebbe in grado di modificare di una virgola la propria stessa esistenza e la propria visione del mondo, figuriamoci quella di altre persone o addirittura della realtà sociale in cui si presume che vivano; gente che, se è per questo, neanche riconosce questa realtà sociale (e politica, e economica, e culturale), perché si è abituata a vivere ficcata in uno schema asfissiante di imperscrutabili .jpeg pieni di cartacce buttate per terra e stecchi appoggiati al muro e monocromi sterilizzati, e a parlare così un linguaggio assolutamente muto…
Ecco, Alessandro non appartiene a una razza diversa da questi qui: appartiene proprio a una specie differente. Una specie estinta? Non lo so; onestamente, non credo. Intanto, gli altri sette artisti raccolti in questa serie le appartengono di diritto; e certamente, sono pronto a scommetterci, in Italia e all’estero ce ne saranno molto altri, ricchissimi di talento e di visione e di opere, che semplicemente finora non hanno avuto voce o smalto sufficiente o sono ancora troppo piccoli – ma che aspirano, oscuramente, ad essere grandi – e che magari sono terribilmente scoraggiati da ciò che vedono attorno, dall’inspiegabile incommensurabilità delle proposte insignificanti a cui si conferisce legittimazione e gratificazione rispetto a quelle che erano sono saranno le loro legittime aspirazioni. (Scoraggiante è peraltro la percezione della frattura, della spaccatura, della scollatura tra cosa è oggi un’opera e cosa potrebbe essere, chi è oggi un artista e chi potrebbe essere.)

***

Alessandro Bulgini, Decoro urbano in Barriera di Milano, 2014, Torino

Alessandro Bulgini, Decoro urbano in Barriera di Milano, 2014, Torino

Chiuso in un mondo chiuso”, Bulgini riesce a escogitare e praticare strategie per fuoriuscire costantemente dall’opera, dall’oggetto, dal prodotto – dalla decorazione. Del resto, il passaggio deciso e consapevole dalla pittura anche virtuosistica a ciò che sta facendo ora testimonia una volontà. La capacità di concentrazione, di ricavare uno spazio mentale unico e cristallino mentre ogni cosa attorno si accavalla in rumore bianco gli consente di essere uno degli autori di punta della forma artistica probabilmente più avanzata e più promettente in questo momento in Italia: quella che richiede più sforzo, pazienza e sacrificio, e che porta al momento meno riconoscimenti ufficiali; quella cioè che tende a sganciarsi completamente dagli spazi istituzionali e anche dall’apparenza, per così dire, dell’opera per concentrarsi sul territorio e sull’ecosistema in cui i processi vengono attivati, sulle persone e sulle comunità, sulle relazioni umane  e sul tipo di influenza che una tale opera-nonopera è in grado di esercitare – sull’azione trasformatrice dell’arte.
(P.S. E per aver poi conferito dignità artistica al moplen e alla sedia di plastica della birra Raffo, egli sarà sempre benedetto.)

Christian Caliandro

https://alessandrobulgini.wordpress.com/

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  • Whitehouse Blog

    Prendiamo il decoro a gessetto nello spazio pubblico milanese. Effettivamente quando guardiamo quel decoro, capiamo che qualcuno (un po’ folle, un po’ sognatore) si è preso a cura di quello spazio. Io credo però che la sfida sia vedere l’opera la dove apparentemente non c’è. Dopo il moderno e il postmoderno, bisogna passare da uno spettatore passivo ad un protagonista attivo nell’arte come nel mondo. A titolo contributivo segnalo questo post relativo ad una strana cosa apparsa sulla Torre degli Asinelli di Bologna: http://www.huffingtonpost.it/luca-rossi/unombra-misteriosa-sulla-_b_9338432.html?utm_hp_ref=italy

    • christian caliandro

      Barriera di Milano è un quartiere di Torino (e dire che nella didascalia c’è pure scritto…)

      • Whitehouse Blog

        Grande Christian, sempre attento al nozionismo, ma meno hai contenuti :)
        Io sono un software!

        • christian caliandro

          eh già, ‘nozionismo’: contento tu….

          • Whitehouse Blog

            Forse non è nozionismo, ma la prova di una tua partigianeria poco onesta intellettualmente. Ossia rispondi per rilevare l’errore ma non rispondi sul merito. La verità è che io non leggo più i tuoi articoli e faccio fatica a leggere anche le didascalie, non perché non siano scritti bene, ma perché parli sempre delle stesse cose (senza offrire vie alternative e concrete) e si vede spudoratamente che vuoi sostenere una cricca di artisti tuoi amici (Bulgini, Stampone, Tosatti, ecc). Quando costoro ripropongono la stesse cose e gli stessi atteggiamenti che TU vorresti far uscire dalla porta e che riprendi dalla finestra. Questa partigianeria rende tutti i tuoi articoli non attendibili e quindi non leggibili, come anche le didascalie. Rispondimi sul merito se hai il coraggio, e semmai correggimi. Ma rispondi sul merito. Così miglioriamo e cresciamo tutti.

          • christian caliandro
          • Whitehouse Blog

            scena bellissima, loro però parlavano con tutti giù nel quartiere

        • lgg

          …che tu sia un software è chiaro … solo un software (o un correttore ortografico un po’ co…one

          • Whitehouse Blog

            Vedi Lgg, e vedi Christian, voi continuate a vedere i commenti come un ‘aula didattica, mentre io scrivo girando per il mondo e facendo almeno 4 lavori. Invece di ringraziare che vi stimolo e vi illumino continuate ad essere ottusi. Attenzione, perché da quello che scrivete considerate anche la vostra vita un aula didattica, con i buoni e i cattivi, la maestra, gli orrori ortografici e le date che si devono conoscere perfettamente. Il dibattito nei commenti riflette la situazione dell’arte italiana.

          • lgg

            …magari sarò anche ottuso, ma considero la grammatica (ed anche l’ortografia!), oltre ad un dovere, anche una cortesia di chi scrive verso chi legge!
            Quanto al dibattito (dato e non concesso che abbia senso dibattere con chi afferma di essere un software!!) : mentre tu ti parli addosso in tutti i commentarii che ti sopportano ancora (e sul tuo blog… ovviamente!!), sproloquiando, sgrammaticando, ripetendo sempre ed eternamente quei tre concetti, “mattoncini Lego”, che hai fin qui, tanto faticosamente, partoriti e, naturalmente, fai i tuoi “4 lavori 4” (almeno! eh! … almeno!) girando per il mondo tra Imola e Forlì, Alessandro Bulgini “fa” arte, lui si, in giro per l’Italia e per il mondo e pure nella realtà virtuale … e come lui altri che (forse per questo?) tu non ometti mai di criticare … ah! si! perché la critica è amore!!! (naturalmente! … ma che l’invidia è una brutta malattia, ai tempi tuoi, all’Universitá di Bologna non lo insegnavano più ?)
            Già che ci siamo, mi permetto di segnalarti che “fare critica” (si! proprio quell’attività alla cui carenza tu affermi di voler sopperire) significa analizzare evidenziando i pregi (oltre che i difetti), enunciando i principii dai quali si parte e gli obbiettivi che s’intendono raggiungere; per dirlo in due parole “approfondire ed argomentare” : se non si è capaci di analisi nella sintesi e di usare usare il breve spazio di un commento per svolgerla, se si è solo capaci ad esprimersi per “slogans ed etichette”, se si è convinti che “tanto un discorso più lungo la gente non lo legge!” … molto meglio lasciar perdere!!
            Ciao “software” … forse è tempo che chi ti ha, fin qui, scritto pensi, non tanto ad una nuova release, ma proprio a cambiare totalmente programma! … chissà che poi non riesca, finalmente, a diventare come i Bulgini, i Tosatti ed altri ?!

          • Whitehouse Blog

            Ho spesso argomentato luci e ombre di Bulgini, Tosatti e altri che ripropongono con nuovi sponsor (anche se deboli) la solita minestra. Il problema è che costoro considerano amici solo coloro che li incensano (e non accettano alcun contraddittorio). Nel commento di Bulgini ho evidenziato un aspetto POSITIVO (la cura per le cose) e ho fatto una critica ad una concezione di artista anacronistica (a cui partecipa anche Tosatti, Stampone, e ieri i Garuttini, ecc ecc). Se tu leggessi anche i commenti invece che guardare l’ortografia! Io non ho invidia perché non credo nel modo più assoluto al ruolo di artista che viene sostenuto da Caliandro e Co. Ma tu vedi solo la mia invidia e la mia ambizione perché TU l’hai negli occhi! Sei tu l’artista che vorrebbe essere riconosciuto.

            Purtroppo si desidera fare ad ogni costo l’artista, e quindi si cercano alleanze tra pochi amici per sostenersi a vicenda (ma anche tu sei un artista, questi commenti sono letti solo da addetti ai lavori e sedicenti artisti). Se tu leggessi meglio il mio blog, capiresti che da anni proponiamo progetti per individuare un valore condiviso e pubblico dell’opera d’arte, fuori da questi circoli autorefererenziali.

          • lgg

            Ti faccio notare che se ci si accorge (anche) degli errori è perché si è letto ponderatamente … casomai è a chi non legge (o non rilegge) che sfuggono! Leggo (anche) il tuo blog (da quando è nato) e, purtroppo, lo trovo sempre meno interessante a causa del progressivo prevalere della monotone, sterile, ripetitività, mancanza di elaborazione ed approfondimento e povertà concettuale. Sei partito, anni fa, con qualche buona intuizione ed alcune idee ben azzeccate, che hai poi progressivamente guastato friggendole e rifriggendole nello stesso povero olio, fino a diventare la caricatura di te stesso… e anche questa del “è nei tuoi occhi” assieme al “guardi il dito che indica la luna” le hai fritte e rifritte tanto da renderle oramai improponibili! …e pensare che ti ritieni pure un esperto di cucina!!
            Per quel che mi riguarda, posso affermare (e ti sfido a dimostrare il contrario), che non cerco, né ho mai cercato, riconoscimento alcuno (al contrario tuo che è da quando hai iniziato che vai piatendolo ad ogni tuo intervento e, non solo evidentemente, non ne hai avuto quanto ne desideravi, ma pare pure che stia perdendo quel poco che eri riuscito ad ottenere) e, quanto al “fare l’artista”, non c’è cosa di cui possa importarmi di meno! Forse “sono (solo? anche? a tratti?) un artista”, ma tutto ciò che ho fatto e faccio, che possa, in qualche modo definirsi arte, è pubblico, gratuito, liberamente accessibile a chiunque e non s’incorpora, s’estrinseca o viene rappresentato da oggetti; ho moltissimi amici artisti, alcuni molto famosi e persino ultra-storicizzati (e molti più ne avevo che, purtroppo, non sono più) ma sfido te o chiunque, a citarne uno cui abbia chiesto “alleanza” o “sostegno” … e del resto, date le mie premesse e convinzioni, alleanza o sostegno perché? a qual fine? In ultimo, non vivo in Italia e m’interessa il panorama artistico Italiano ed Europeo tanto quanto quello Asiatico, Africano, Americano od Oceanico, nemmeno un centesimo di più!

          • Whitehouse Blog

            Guarda, al fine di argomentare meglio il mio commento ti invito a questa brevissima intervista di Giona sul mio lavoro: http://whitehouse2014.blogspot.it/2015/07/venice-biennale.html

  • rasoio

    Beh si prova a fare un bel gesto, e senza protezioni mi pare, quindi Caliandro fa bene a segnalarlo, a parlarne, perchè no? certo il gusto è il piccolo gesto esemplare senza gigantismi senza esibizionismi e forse senza piacere. Un pò da monaco in effetti. Comunque si prova a puntare il faro al di là dei soliti ambiti e il soggetto almeno pubblicamente non mi pare un chiaccherone presuntuoso. .
    Caliandro positivo :) Vediamo i prossimi .

  • Attivitá di Bulgini e impatti del suo lavoro sulla mia vita quotidiana (almeno sulla base di quello che conosco del suo operare):
    – impatto positivo: non avere paura di fare qualcosa di diverso (semplificando molto e arrivando al sodo: é generalmente quello che ci dice l’arte). Grazie, lo sapevo già, ma rinforza il mio credo (é sempre meglio non esser soli)
    – impatto negativo: riprendo l’esempio del decoro urbano; decorare una spazio pubblico? Certo é un motivetto “carino”, ma quanti ne vediamo di disegnini in giro che tappezzano (si é proprio un motivo da tappezzeria) per le cittá? Perché questo deve avere un valore maggiore rispetto agli altri? Scusate ma non lo capisco. E se non capisco non posso farlo mio. Quindi per me inutile.

    • Whitehouse Blog

      Purtroppo la figura del curatore-autore (critico per sostenere la sua parte) ha vitale bisogno di artisti di cui parlare. Tutto qua. Guardare, vedere veramente certi contenuti fa paura, soprattutto in un paese che non riconosce politicamente e pubblicamente un valore dell’arte e dell’opera d’arte.

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