Il nuovo centro maternità di TAMassociati. Per Emergency

Sarà dedicato alla memoria di Valeria Solesin, la giovane vittima italiana del terrorismo a Parigi, il nuovo centro Emergency nelle valli dell’Afghanistan. Un ospedale “dolcissimo”, capace di imporsi visivamente nel paesaggio lunare del tormentato Paese dove l’associazione umanitaria italiana è attiva dagli Anni Novanta.

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TAMassociati, Ospedale Valeria Solesin, Anabah - foto cantiere - © Emergency

TAMassociati, Ospedale Valeria Solesin, Anabah – foto cantiere – © Emergency

EMERGENCY IN AFGHANISTAN
Anabah, nella valle del Panshir, anno 1999; Kabul, 2001; Lashkar-gah, nella parte meridionale del Paese, 2004: questi i luoghi e le date fondamentali nello sviluppo della rete di assistenza medica di Emergency in Afghanistan. Un’azione che oggi prosegue con l’ampliamento del più antico tra i presidi della regione. La struttura originaria dell’ospedale di Anabah, infatti, a quindici anni dall’apertura e alla luce del continuo incremento della propria attività – visite ambulatoriali, interventi e parti – sta per essere integrata con un nuovo centro maternità, attualmente in costruzione, progettato da TAMassociati.

L’OSPEDALE IN UNO SCENARIO LUNARE
Gli architetti dello studio veneziano – che significativamente intitolano Taking Care il loro Padiglione Italia alla prossima Biennale – interpretano il tema dell’ospedale con il massimo pragmatismo: “Si tratta innanzitutto di un’architettura di servizio”, spiega Raul Pantaleo, “un edificio sostenibile nel senso più ampio del termine: costruito con l’impiego di soli materiali locali, dotato di un impianto di cogenerazione e improntato alla massima solidità. In breve, è un ospedale dove non avremmo paura di far ricoverare nostra moglie o nostra figlia”.
Immerso nel paesaggio lunare delle valli afghane, tanto potente quanto apparentemente ostile, e a qualche ora di automobile di distanza dall’aeroporto più vicino, il nuovo centro si confronta con un contesto socio-culturale complesso e per molti versi “resistente” al progresso.
Qui la cultura della maternità è molto diversa dalla nostra”, prosegue Pantaleo, “perché spesso l’urgenza e la difficoltà della sopravvivenza prendono il sopravvento sulla gioia per la vita che nasce. In più, la promiscuità tra uomo e donna è negata ed è necessario prevedere percorsi separati per le pazienti e gli uomini impiegati nella struttura, con tutte le complicazioni logistiche facilmente immaginabili”.

TAMassociati, Ospedale Valeria Solesin, Anabah - foto cantiere - © Emergency

TAMassociati, Ospedale Valeria Solesin, Anabah – foto cantiere – © Emergency

L’EDIFICIO DI TAMASSOCIATI
Il nuovo edificio, pur nella semplicità delle scelte planimetriche e linguistiche – l’utilizzo puntuale del colore, la sequenza irregolare delle finestre sui prospetti – emerge come un’icona: non di se stesso o dei suoi creatori, come le architetture-scultura contemporanee, ma come la materializzazione tridimensionale di alcune conquiste che in questa parte del mondo non possono ancora essere date per scontate. “In Europa, le tendenze attuali impongono alle strutture sanitarie di riprodurre il più possibile un ambiente domestico. In Afghanistan, un ospedale deve anche ‘sembrare’ tale, per comunicarsi ai suoi utenti come luogo di pulizia, competenza e tecnologia avanzata. In tutti i centri sanitari che abbiamo costruito nel mondo, il messaggio che vogliamo trasmettere agli abitanti del luogo è sempre lo stesso: ‘A prescindere dalle difficoltà contingenti, crediamo nel vostro futuro!’”.

EFFICIENTE MA DOLCISSIMO
Qualche ora dopo gli attacchi di Parigi, Luca Ruali ha descritto su Gli Stati Generali l’oscenità delle banlieu francesi, soffermandosi sull’importanza di costruire “città dolcissime”, come strumento per combattere “isolamento, tristezza e violenza”. Allo stesso modo, il rinnovato centro maternità di Anabah – alla cui realizzazione è possibile contribuire attraverso una donazione può essere non solo un’architettura “efficiente, senza fronzoli”, ma anche un luogo dolcissimo. Estetica ed etica si legano indissolubilmente e la bellezza “in punta di piedi” di questo edificio “umile”, ottenuta con il minimo delle risorse, si fa portavoce di tutto un sistema di valori possibili.

Alessandro Benetti

www.tamassociati.org
www.emergency.it

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