Forum di Prato. Sul rapporto tra pubblico e privato

Questo è il primo di sei bilanci. I responsabili delle “macroaree” del Forum di Prato, infatti, raccontano conclusioni e obiettivi su Artribune. Si parte dal rapporto fra pubblico e privato. E se volete approfondire, trovate i link ai report dettagliati di ogni singolo incontro.

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Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 - photo Serena Gallorini

Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 – photo Serena Gallorini

DOPO PRATO: IL LAVORO CONTINUA
L’intenso lavoro sui risultati e, parallelamente, la riflessione sull’agenda futura hanno avuto inizio subito, nelle ore e nei giorni successivi al 27 settembre scorso, quando a Prato si è chiuso il Forum dell’arte contemporanea italiana. L’obiettivo era – ed è tuttora – far sì che il processo di revisione dello stato dell’arte non si esaurisse con la sensazione condivisa di appartenere a una comunità e che almeno alcune delle proposte fossero recepite e attuate.
L’allargamento del comitato promotore e l’inclusione di sei coordinatori di macroarea – che, da oggi su Artribune, danno conto di ciò che è emerso dalla lettura delle conclusioni delle discussioni toscane – ha consentito un potenziamento della macchina creativa. Il nuovo comitato coordinatore si è strutturato in modo da suddividere i carichi di lavoro: i coordinatori delle macroaree sono stati coinvolti soprattutto nell’elaborazione di quelle indicazioni che potessero essere trasformate in azioni concrete; altri stanno delineando una proposta per l’amministrazione centrale, un framework in grado di dotare l’Italia di nuove strutture e strumenti per la promozione e la valorizzazione dell’arte contemporanea.

Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 - assempblea plenaria tavoli 'Rapporto pubblico-privato - photo Nicol Claroni

Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 – assempblea plenaria tavoli ‘Rapporto pubblico-privato – photo Nicol Claroni

I NODI DEL RAPPORTO FRA PUBBLICO E PRIVATO
L’area sul rapporto tra pubblico e privato, ad esempio, ha messo insieme una curiosa compagine. Per tre giorni, professioniste e professionisti che lavorano in fondazioni o associazioni pubblico/private, banche, aziende, società per azioni nate da capitali pubblici, archivi di artisti, fondazioni d’impresa, associazioni non profit, art advisor, fundraiser e project manager si sono sentiti attori del sistema.
Da allora non solo sono aumentate le possibilità che qualcuno dei pensieri che circolavano ai tavoli e alle buvette generino progetti più riusciti, ma sono state espresse competenze trasversali preziose per la crescita del settore. Come mettono in luce Neve Mazzoleni, Bruna Roccasalva, Elisa Bonini, Chiara Galloni, Alessia Zorloni e Martina Angelotti nei loro report pubblicati sul sito del Forum, queste persone hanno dato la loro disponibilità a organizzare, favorire e aderire a comitati e tavoli esistenti o di nuova nascita che includano il Ministero del Beni e delle attività culturali, i Ministeri delle attività produttive e dell’Economia e del Turismo, promuovere la patrimonialità dei musei per incrementare donazioni e lasciti, individuare e diffondere buone pratiche, mettere a punto proposte per strumenti fiscali e finanziari che consentano maggiori investimenti e sistemi di rilevamento dei risultati.

Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 - photo Serena Gallorini

Forum dell’arte contemporanea italiana, Prato 2015 – photo Serena Gallorini

ARTE CONTEMPORANEA: COME ESSERE INCLUSIVI
A Prato è emerso che il pubblico è in crescita e, a sua volta, chiede di essere coinvolto; desidera comprendere, esprimere giudizi di merito e, perché no, diventare a sua volta mecenate, soprattutto in contesti legati al territorio, come gli spazi indipendenti. Ma è interessato anche a trasformarsi in collezionista, sempre che il meccanismo di creazione del prezzo diventi meno opaco e più congruo e che gli operatori siano sempre più aggiornati e trasparenti.
Troppo spesso la dimensione inclusiva dell’arte contemporanea è stata sottovalutata, quando potrebbe avere grande importanza anche per i giovani e le comunità extraeuropee. In Italia serve più Europa, più internalizzazione, soprattutto in momenti come quelli che stiamo vivendo, momenti in cui gli artisti e l’arte pubblica potrebbero essere attivatori di coscienza indispensabili alla vita civile e democratica. Il sistema cresce solo se esce dai suoi confini, spesso autopunitivi non soltanto in senso geografico.

Antonella Crippa

www.forumartecontemporanea.it

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  • Whitehouse Blog

    Tutte riflessioni corrette. Ho appena finito un articolo dove parlo dei due curatori della mostra Ennesima alla Triennale: il primo direttore della fiera Miart e il secondo anche editore del catalogo. Tutto questo conflitto di interessi per una mostra priva di un criterio di selezione chiaro che sembra solo andare a favorire due-tre gallerie milanesi. Queste cose avvengono perché in Italia, non solo non esiste un valore dell’arte condiviso pubblicamente, ma anche perché a nessuno sembra interessare nulla di tale possibile valore, oltre alla cerchia degli addetti ai lavori. O alle possibilità di fare una mostra o un premio invece che investire in pubblicità meno sofisticata (Pirelli, Enel, Elica, Trussardi, ecc ecc). Il Forum rischia di risolvere alcuni problemi solo per poi comportarsi nello stesso modo di prima. Serve un progetto itinerante e dal basso che vada a definire – se esiste- un valore condiviso dell’arte contemporanea. Il nostro blog ci sta provando con MyDuchamp, progetto ovviamente ostracizzato pesantemente. Se definiamo questo valore condiviso, arriverà il pubblico, la politica e i privati con maggiore convinzione oltre alla possibilità di fare uno spot pubblicitario.

    • asbesto

      condivido ma siccome non posso fare solo da megafono di Whitehouse allargo il mio contributo inserendo il link di un’ottimo articolo apparso recentemente su Artribune molto più interessante dei discorsi di tanti soliti inutili presenzialisti che parlavano a Prato rigirandosi attorno all’ombelico di certo sistema dell’arte italiana: in questo articolo si accenna a una problematica molto importante ma mi pare poco trattata a Prato, forse per codardia : allora meglio essere anonimi e poter dire quello che si pensa.

      Comunque ecco:

      http://www.artribune.com/2015/11/porti-franchi-arte-legge/

  • antonella crippa

    Grazie per i commenti. Se davvero pensate che la dimensione inclusiva dell’arte contemporanea in Italia sia sottovalutata, elusa o non percepita, costruiamola insieme. Raccoglierò i suggerimenti costruttivi e li rilancerò in riunioni e documenti futuri.

    • Whitehouse Blog

      Cara Antonella, ho partecipato al Forum e ho fatto una proposta concreta. La proposta è finalizzata non ad educare ma a creare un nuovo spazio di opportunità per il pubblico e per gli artisti in fase formativa. Pubblico e artisti sono la radice del problema in Italia. Lo dico perché da sei anni e più, quotidianamente e gratuitamente, mi occupo di questi temi.
      Non vorrei abusare di questo spazio.

      Scrivimi privatamente a [email protected]

    • Asbesto

      Antonella la ringrazio molto per l’invito.
      Vorrei aprofittare della sua disponibilitá e inviarle queste
      Prime semplici proposte che mi sono venute in mente,
      Tutte ovviamente da perfezionare nel dettaglio.

      1) ridurre le forme di parassitismo nel mondo dell’arte: intermediari e organizzatori hanno un peso eccessivo e
      E hanno assunto i connotati di una nomenklatura burocratica
      E impicciona. Tralasciando la fucina di premi e premietti che
      Hanno avuto esiti nefasti sulla qualitá complessiva, sul banco
      Degli accusati metterei le Fiere, che costano troppo e dissanguano le gallerie. Bisognerebbe tagliare drasticamente
      I costi a metro quadro degli stand e porre un limite massimo alla grandezza degli stand che si possono acquistare per dare a gallerie ricche e povere grossomodo la stessa visibilita.
      Inoltre andrebbero aboliti tutti gli eventi collaterali troppe volte occasione di conflitti di interesse tra organizzatori standisti e disinvolti curatori. In altre parole nelle fiere si fa mercato e stop, niente chiacchere ipocrite , niente rendite di posizione, niente favoritismi. Il pubblico decide.
      2) regime fiscale dove si paga le tasse per quanto effettivamente venduto e non per presunzioni di guadagno da pagare anticipatamente. Tassazione progressiva ed esponenziale al crescere del valore delle opere per sciraggiare la speculazione sulle alte cifre e per incentivare invece un più largo collezionismo medio piccolo.
      3) introdurre correttivi e limiti severi all’aspetto finanziario del mercato dell’arte che ora come ora é privo di regole: quindi ispirarsi alle stesse leggi che regolano la borsa e il mercato dei capitali introducendo reati come l’agiotaggio, l’insider trading ,
      I conflitti di interessi ecc ecc
      4) limitare per legge la manipolazione artificiosa dei valori: trasparenza sulla proprietá delle gallerie e dei loro finanziatori,
      Divieto severo di realizzare aste truccate con sodali che si accordano per pompare alcune opere ricomprandosele.
      Divieti o tasse salatissime per istituzioni finanziarie che comprano in blocco da galleristi ed eredi e che vendono ricomprano e rivendono eccetera di concerto con gli stessi
      Le stesse pratiche a cui assistiamo nel sistema finanziario dell’arte sarebbero punite con la galera nel sistema finanziario normale, che si sa, non è frequentato da innocenti.
      5) limitazione del numero delle accademie di belle arte attualmente eccessivo e selezione degli studenti più forte privilegiando in ogni caso quelli che dimostrano talento o predisposizione. Creare uno statuto autonomo delle scuole d’arte separandole dall’ombrello del ministero dell’istruzione, mettendole sotto un ombrello di persone che per formazione abbiano attinenza con l’argomento e non siano dei burocrati tuttofare senza competenza specifica. Obbligare chi fa un corso di studi legato alla storia dell’arte ( per diventare insegnante, critico storico curatore ecc) ad avere una formazione pratica oltre che semplicemente teorica: quindi corsi di tecniche artistiche ecc obbligatori .
      Quest’ultimo punto non é secondario: come giá accennato c’é una eccessiva proliferazione di addetti ai lavori che fanno da mediatori e organizzatori , mentre in realtá quello che serve sarebbe un pubblico vero e non una corte autoreferenziale di critici curatori pseudogiornalisti pubblicitari ecc
      Il meccanismo micidiale che infatti si é creato é che tutti questi personaggi pensano solo alla propria sopravvivenza e campano meglio con un sistema di mostre con un numero esorbitante di artisti tutti intercambiabili piuttosto che con poche mostre di pichi artisti bravissimi.
      6) musei di arte contemporanea: meglio più piccoli e meno costosi . Quindi meno favori alle archistar e più spazio per opere dalle dimensioni umane.
      Inoltre un punto importante : la varietá delle proposte, il diritto di remare controcorrente , il diritto a poter sviluppare la propria ricerca come diritto alle proprie peculiarietá individuali come sancito dalla costituzione. Carta dei sogni? Certo! Peró qualcosina si puó fare. Innanzitutto i musei hanno una loto storia le loro collezioni che vanno rispettate ms questo non vuol dire che un museo possa diventare ostaggio di una specifica corrente artistica a discapito delle altre: quindi basta con la direzione unica dei musei e invece una doppia direzione con programma parallelo e se é il caso in aperta competizione; per un’anno espositivo a Rivoli una mostra + una personale curata dalla Bagargiev e una mostra + personale curata da persona diversa e al limite anche in contrapposizione, che ne do , luca beatrice ad esempio.

      Cara Antonella queste come le dicevo dono le mie proposte.
      Mi faccia sapere se si puó fare qualcosa
      La ringrazio per l’attenzione

  • Io sono disposto nel mettermi in discussione sul rapporto tra il pubblico ed il privato. Oggi l’Arte Contemporanea non deve essere rivolta ad un pubblico colto per gli addetti ai lavori, ma verso tutti, iniziamo dalle scuole per eliminare il preconcetto che lo so fare anch’io giusto.

  • cianci patrizio

    Sempre il solito parlare senza risultati. Vedo e sento parlare sempre persone che nel sistema ci sono e che si spacciano per rinnovatori del sistema. Associazione no profit che non creano mostre di artisti italiani ma di stranieri o al massimo dei loro amici. Riviste che non sponsorizzano artisti singoli, ma artisti del sistema per fare cassa. Artisti con la sindrome freudiana che se non hanno il papa curatore e la madre gallerista non si sentono artisti. Tanti anni di storia dell’arte indipendente dagli impressionisti ,se non prima, con lo scopo di creare mostre anche in spazi qualsiasi, ad artisti che vanno nelle gallerie per fare amicizie false con curatori e galleristi ecc. Tutto l’articolo e l’evento mi sembra una chiacchiera tautologica del sistema che finisce nel sistema. Si chiede più europa, si chiedono finanziamenti pubblici e privati, si chiedono e si richiedono cose che all’arte non serve se non un ritorno all’indipendenza da curatori, galleristi e altri esseri che vivono da parassiti. la parola principale è: l’artista annienta il sistema non partecipando più ad esso.

  • TORRES

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