La nuova sede dell’ADI a Milano. Il design avrà una nuova casa

Luciano Galimberti, presidente dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, svela i piani di riqualificazione dei 5.000 mq dell’ex centrale termoelettrica di via Bramante. Un nuovo centro culturale per il design da oltre 6 milioni di euro. Non solo un museo dinamico per i premi e i premiati del Compasso d’Oro, ma anche un polo per numerose associazioni territoriali.

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La nuova sede dell'ADI a Milano - prima della ristrutturazione - photo Angelo Margutti

La nuova sede dell’ADI a Milano – prima della ristrutturazione – photo Angelo Margutti

Nell’area di 32.000 mq prospicenti il Cimitero Monumentale, a qualche centinaio di metri dalla Fabbrica del Vapore, verso la fine dell’Ottocento il Comune di Milano stipulò con Edison una prima “convenzione tranviaria” per garantire una progressiva elettrificazione delle linee milanesi. Dopo gli Anni Trenta, la centrale termoelettrica subì un naturale declino causato non solo dall’aumento dell’energia idroelettrica importata in città, ma anche dalla progressiva suddivisione delle aree di competenza tra Edison e l’Azienda Elettrica Municipale, continuando invece a svolgere l’importantissimo ruolo di centrale ricevitrice.
La centrale, oggi dismessa, è costituita da due corpi di fabbrica a pianta rettangolare. I due edifici contenevano rispettivamente la sala macchine e la sala caldaie, da cui si dipartivano tre alte ciminiere. Gli edifici, passati a Enel durante la nazionalizzazione dell’industria elettrica, oggi sono di proprietà privata e sono soggetti a un intenso progetto di riqualificazione, che ha già interessato alcune zone limitrofe e altri edifici del complesso. Luciano Galimberti, presidente dell’ADI – Associazione per il Disegno Industriale, rivela i progetti relativi agli spazi che vedranno nascere la nuova Casa del Design.

Come e quando è nata l’idea di creare un polo dedicato agli uffici, agli archivi e a un’esposizione permanente dei vincitori del Compasso d’Oro?
L’idea nasce sessant’anni fa, assieme al premio. Da subito emerge l’esigenza di trovare una location adatta a rendere visibili i premi e a mettere in evidenza la storia dei premiati. I premi selezionati sono oggetti, manufatti, prototipi o materiali che sono stati lasciati, come copia unica, in deposito, un tempo all’Associazione e oggi alla nostra Fondazione. I prodotti premiati sono, fino ad oggi, 330, ma quelli selezionati per l’ADI Index sono oltre 2.300 e ogni anno aumentano i loro volumi, con evidenti problemi di conservazione e archiviazione.

Come farete a gestire un patrimonio di questo genere?
Il nostro patrimonio materiale è in progressivo aumento ed è in giacenza in un magazzino sempre più complesso da gestire, dato che ogni prodotto è inseparabile dal proprio imballo. Ma i problemi al riguardo non sono stati affrontati fin da subito e solo di recente ci è stata offerta la possibilità di esporre il Premio (e i suoi oggetti) in maniera permanente e di renderlo fruibile al pubblico secondo modalità sistematiche. Di conseguenza, date le metrature che ci sono state fornite, nasceranno uffici e servizi che restituiranno un centro culturale completo non solo alla città, ma anche alla regione, all’Italia e al resto del mondo. È quella che noi chiamiamo la casa del design.

La nuova sede dell'ADI a Milano - prima della ristrutturazione - photo Paolo Demaldè

La nuova sede dell’ADI a Milano – prima della ristrutturazione – photo Paolo Demaldè

Com’è evoluta negli anni la visione architettonica dell’ex area industriale a disposizione di ADI?
In merito alla funzionalità del nuovo centro, sono due gli aspetti da approfondire. Il primo è relativo al fatto che non tutti i 2.300 pezzi possono essere fruibili contemporaneamente, quindi prevediamo una rotazione espositiva e un luogo destinato alla loro conservazione. Bisogna ricordare che gli imballi sono parte integrante del processo di costituzione dell’oggetto di design e richiedono luoghi adatti. Ogni cosa non è il terminale di se stessa, ma è la risultante di un processo, di una filiera. Quel che ruota intorno al manufatto di design è un sistema complesso, ne è un esempio la partnership con la Venaria Reale, fondazione specializzata nel restauro del moderno che ha già recuperato trentasei pezzi premiati con il Compasso d’Oro.

E la seconda concezione?
È quella di museo. La presentazione del Compasso d’Oro deve avere una collocazione nella contemporaneità, prevedendo un accesso multimediale al racconto e alla comunicazione degli oggetti, con interviste ai progettisti, schede di prodotto ecc. Questo approccio offrirà la possibilità di riproporre gli oggetti non solo secondo ordini cronologici e tematici, ma anche metanarrativi, presentando racconti che possano supportare il made in Italy nel futuro, attraverso l’analisi dei materiali, delle categorie di prodotto e delle personalità che hanno concorso al successo di un oggetto. Non il riflesso di un mero rapporto bilaterale progettista-impresa.

Come saranno ripartiti gli spazi? E con quale budget?
L’edificio di via Bramante 42 è stato concesso dal Comune e dall’immobiliare Porta Volta, che è la proprietaria dell’area. Fino al compimento del piano di sviluppo, l’edificio ci viene dato completamente ristrutturato con un progetto di riqualificazione che è stato seguito direttamente dal Comune. Questo prevede un investimento di circa sei milioni di euro, che permetteranno di costituire un complesso con impianti, finiture di massima e, più in generale, quello che noi definiamo l’hardware complessivo entro un anno e mezzo dall’inizio dei lavori. Una pratica di inizio lavori è già stata avviata in precedenza per interventi di bonifica. E poi si è verificata una sospensione dei lavori dovuta a diversi impegni finanziari e di programma di gara d’appalto europea, bandi che sono sempre necessari per importi di questo genere. Dunque abbiamo occupato questo periodo di attesa sviluppando progetti espositivi all’interno dei 1.000 mq provvisori a disposizione, ad esempio ADI per Expo, che ha proposto eventi ed esposizioni negli ultimi sei mesi.

E ora c’è la parte software…
Per quanto riguarda quella, e dunque l’allestimento della mostra dei Compassi d’Oro e l’allestimento di tutti gli spazi, abbiamo nominato una società esterna, nello specifico Deloitte, che diventando business partner ha formulato un business plan con diverse opzioni di sostenibilità.

La nuova sede dell'ADI a Milano - prima della ristrutturazione - photo Paolo Carlini

La nuova sede dell’ADI a Milano – prima della ristrutturazione – photo Paolo Carlini

Quando cominceranno i lavori? Con quali supporti a livello di finanziamenti?
I lavori dovrebbero iniziare sul finire della primavera 2016. La suddivisione e i tempi dei diversi incarichi corrispondono quasi esattamente alla ripartizione degli spazi. Infatti un quinto dei 5.000 mq sarà dedicato alla mostra permanente del Compasso d’Oro, altri 1.000 agli uffici che raggrupperanno altre associazioni, legate all’architettura, all’urbanistica e al design, attraverso accordi con AIAP, AIPI, ma anche grazie a sottoscrizioni con le fondazioni dei grandi maestri del design come Magistretti, Albini, Castiglioni. Associazioni sul territorio che renderanno sempre più rete permanente questa casa del disegno. Ovviamente anche il Polidesign è socio dell’associazione e abbiamo scambi continui con loro. L’obiettivo è rendere questo spazio una piattaforma tra associazioni, musei d’imprese, imprese e progettisti che ruotano attorno al mondo del design e non quello di creare la casa dell’ADI o la casa del Compasso d’Oro.
ADI non è un’associazione di categoria, ma è una realtà complessa che rappresenta progettisti, sistemi distributivi, giornalisti, scuole di design e imprese, realtà private dunque che sono disponibili a offrire un impegno lungo questo percorso, ma non si preclude la partnership o l’accesso a nuove realtà private. E nemmeno a fondi europei. Inoltre ADI è fondatore di ICSID – International Council of Societies of Industrial Design, che raccoglie tutte le associazioni europee nate nel segno del design, dunque non è escluso che si possano creare relazioni più ampie rispetto a quelle locali.

Secondo quali dettami si articolerà il nuovo complesso?
Gli studi di architettura che seguiranno i piani di ristrutturazione sono lo studio Bodini di Roma e lo studio Perotta di Milano. Entrambi sono stati incaricati di lavorare al progetto dall’Immobiliare Porta Volta, la quale ha presentato il progetto in Comune: oggi ogni piano è approvato. Il disegno del complesso non prevede alcuna alterazione dei volumi esistenti, ma, al contrario, è stato posto il vincolo di valorizzarli, conservarli e togliere le superfetazioni possibili degli spazi ottocenteschi precedenti: un edificio storico con una serie di caratteristiche di archeologia industriale di pregio.

E per l’allestimento?
ADI ha indetto un concorso nazionale, con il supporto dell’Ordine degli Architetti. Il progetto è stato affidato allo studio Migliore, Servetto e Lupi, che sta studiando un progetto in riferimento al libro dal titolo I cassetti del Design. Una struttura che offrirà la possibilità di aprire e chiudere diversi compartimenti, rendendo visibile in maniera dinamica oggetti e informazioni.

La nuova sede dell'ADI a Milano - rendering - progetto Studio Migliore, Servetto e Lupi

La nuova sede dell’ADI a Milano – rendering – progetto Studio Migliore, Servetto e Lupi

Come la nuova sede dell’ADI promuoverà i principali compiti dell’associazione e secondo quali caratteristiche ne esprimerà i valori?
Il primo valore è quello di essere rete, una responsabilità allargata, di competenze trasversali, non squisitamente disciplinare. Per utilizzare una metafora di Cacciari sull’arcipelago delle esperienze, il design deve favorire la navigazione in un mare connettivo attraverso approdi successivi, che sono le competenze; un territorio in cui ognuno, in maniera personale ma responsabile, deve costituire un proprio percorso, seguendo un sistema di valori dichiarati nel Design Memorandum 2.0, che mette al centro l’uomo, le sue esigenze, il pianeta e la responsabilità della sua sostenibilità.
La nuova sede rifletterà architettonicamente questo percorso, attraverso i materiali e le strutture che, ad esempio, garantiranno l’ecosistemica e il riuso del progetto. Il design non sarà tanto una disciplina specifica, quanto il facilitatore di risposte attraverso discipline anche lontane. Stiamo infatti studiando, attraverso il Politecnico, quali ricadute positive abbia avuto il Compasso d’Oro, in termini di medio-lunga periodicità, nei confronti delle aziende che lo hanno ricevuto, riflettendo il valore economico che questo riconoscimento può assumere, come leva strategica, sostenibile.

Come interagirà la nuova sede dell’ADI con la Triennale?
Ci sarà assoluta sinergia: in questo momento storico è necessaria una visione condivisa di obiettivi e valori. La Triennale di Milano è fin dall’inizio un interlocutore imprescindibile nel contesto del design e dell’architettura per Milano, necessario per creare progetti congiunti. Non sarà mai un competitor per questo nuovo centro.

Potrebbe esprimere un augurio che accompagni l’inizio dei lavori della nuova sede ADI?
Che la nuova sede venga ultimata il prima possibile!

Ginevra Bria

www.adi-design.org

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  • federica

    I lavori dunque sono partiti questa primavera?