Il gran rifiuto di Zaha Hadid. L’archistar anglo-irachena costretta a dire addio al progetto per il megastadio per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020: costi (e polemiche) troppo elevati

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Zaha Hadid, New National Stadium of Japan, Tokyo

Zaha Hadid, New National Stadium of Japan, Tokyo

Sarebbe dovuto essere il più grande stadio della storia delle Olimpiadi, ma forse resterà nella memoria solo per il dibattito che ha saputo accendere nel Paese del Sol Levante. Si è infatti chiusa con una clamorosa rinuncia di Zaha Hadid la complessa vicenda al centro delle cronache da quasi tre anni e relativa alla costruzione del nuovo stadio di Tokyo in occasione dei Giochi Olimpici del 2020. Già nel 2012 la vittoria della Hadid al concorso internazionale aveva provocato non poche critiche, sia per il notevole impatto volumetrico nell’area di inserimento, sia per la complessiva “grandeur estetica” dell’intervento.

ZHA New National Stadium Tokyo 5min ENG from Zaha Hadid Architects on Vimeo.

Più di recente i riflettori si erano accesi sul considerevole incremento dei costi, lievitati fino a raggiungere quota 1 miliardo e 300 milioni di dollari, il doppio delle stime iniziali. La reazione del primo ministro giapponese Shinzo Abe è giunta categorica lo scorso luglio con la cancellazione del progetto. Solo all’inizio del mese di settembre però un nuovo colpo di scena aveva riacceso i riflettori sulla vicenda, con l’annuncio da parte dell’archistar anglo-irachena della collaborazione con la società di ingegneria giapponese Nikken Sekkei per mettersi in corsa nella nuova competizione attraverso un “quickly develop a comprehensive and fully costed design”.
A porre però la parola fine sull’affaire l’impossibilità per lo studio Hadid di raggiungere, come previsto da una clausola del nuovo regolamento, un accordo con un’azienda edile per la costruzione del complesso sportivo: “Nikken Sekkei and Zaha Hadid Architects have not been able to secure a construction company in their consortium and therefore announce that they are unable to enter the competition”. Nell’attesa di capire chi prenderà le redini del chiacchierato stadio, il governo nipponico ha comunicato il nuovo tetto massimo di investimenti per l’intervento, di gran lunga inferiore rispetto ai costi del progetto Hadid, cui si accompagna una riduzione dei posti a sedere previsti, fissati a 68mila.

Valentina Silvestrini

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  • MacGregorus

    Il mondo ha evitato un’altra schifezza