Biennale di architettura. L’opinione di Pippo Ciorra

Continuano le riflessioni su “Reporting from the Front”, il tema scelto da Alejandro Aravena per la prossima Biennale di Architettura di Venezia. Pippo Ciorra, senior curator del Maxxi Architettura, ci racconta il suo punto di vista.

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Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion, Londra 2014 - photo Iwan Baan

Smiljan Radic, Serpentine Gallery Pavilion, Londra 2014 – photo Iwan Baan

ARCHITETTURA LATINOAMERICANA
È il momento dell’architettura latinoamericana. L’abbiamo osservata nella prima installazione della Serpentine destinata a sopravvivere alla sua stessa natura effimera (Smiljan Radic, 2014) e in una mostra monumentale che si è appena chiusa al MoMA; la vediamo nell’espandersi progressivo di biennali e triennali latinos sempre più “imperdibili” (San Paolo, Bogotà, Valparaiso…); registriamo la presenza di “emergenti” del Sur latino, come Mazzanti, Klotz, Pezo von Ellrichshausen, sulle riviste e sui migliori palcoscenici mondiali.  Nessuna sorpresa quindi se la cura della Biennale di Architettura va a un architetto cileno, giovane e progettista di gran talento come Alejandro Aravena.

ARAVENA, L’ANTIDOTO A KOOLHAAS
Perché Aravena? Non è difficile intuirlo. Con i suoi Fundamentals (2014) Koolhaas aveva finto di rassicurarci sulla sopravvivenza di un cuore solido e catalogabile della disciplina architettonica. Alcuni intellettuali di buon cuore e bocca buona hanno voluto credergli. Ma ai più avveduti la rassicurazione è apparsa subito come una messa in scena, che ha prodotto alla fine molto più sgomento e dubbio (se il centro dell’architettura vada cercato nella materia o nel significato) che non certezza e senso di appartenenza a una cultura condivisa.
Dopo una tale caduta nel vuoto ci voleva un po’ di ottimismo pragmatico e vero, senza trucchi da appassionati di theory, senza significati secondi, terzi e via crescendo. Qualcosa insomma che possa proiettarsi in “progetti” e che possa consentire al curatore scelto di dialogare e coinvolgere anche altri progettisti da tutto il mondo.
Aravena allora è la risposta perfetta. Cileno, 48enne con esperienze varie a Venezia, è autore di progetti importanti ma è anche il fondatore di Elemental, vale a dire una struttura privata che fa ricerca e produzione per l’housing a basso costo e alto impatto sociale in Cile. Nel contesto sudamericano e cileno, dove vige una concezione pragmatica e ben radicata dell’architettura, fatta di buone università, capacità tecnica, committenti privati sensibili e libertà espressiva, Elemental ha un ruolo dirompente. Rompe un equilibrio secolare tra centralità del mercato e interventi pubblici e sposta l’architettura verso un’idea di welfare nuova, fatta di un ibrido tra costruzione assegnata e autocostruzione, di dialogo con gli abitanti, di negoziato tra libertà individuale ed economia di scala, di uso di materiali poveri e soluzioni inattese, di profit sostenibile. L’ideale insomma dopo il nichilismo mascherato di Koolhaas.

Biennale di Architettura, Venezia 2014 - Monditalia - photo Giorgio Zucchiatti

Biennale di Architettura, Venezia 2014 – Monditalia – photo Giorgio Zucchiatti

L’ARCHITETTURA IN PRIMA LINEA
Se allora Alejandro Aravena è una presenza logica alla guida della Biennale Architettura, Elemental ne è l’ovvio biglietto da visita, il luogo dove si incontrano le istanze degli architetti e quelle della società. Parlando per la prima volta ai giornalisti italiani, a Venezia, Aravena ha annunciato il titolo della mostra, Reporting from the Front, e ha cominciato a spiegarne i contenuti.
Ma di che fronte parliamo? All’architettura, ha affermato il neo-curatore, spetta di interagire con le comunità per affrontare le questioni di luogo in luogo più urgenti e dolorose. I luoghi dell’abitare, le ricostruzioni post-catastrofe, gli spazi pubblici, urbanità e mega-urbanità, l’educazione rappresentano tutti insieme una linea del fronte lungo la quale l’architettura deve schierarsi e offrire i suoi strumenti alla collettività per portare a casa il numero più alto possibile di battaglie.
Sembra un buon inizio. Speriamo che Alejandro trovi il modo di farlo diventare una mostra convincente.

Pippo Ciorra

www.labiennale.org/it/architettura/

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  • livia

    Per me e’ chiaro che il padiglione della Gran Bretagna sara’ il migliore non fosse altro che per la presenza di Dogma. Aureli & Tattara sono gli unici che hanno qualcosa da dire.