Photo Basel, buona la prima. Intervista agli organizzatori

Parla Sven Eisenhut, condirettore insieme a Samuel Riggenbach della prima fiera dedicata alla fotografia apparsa in Svizzera. Vaso di coccio a due passi dalla portaerei Art Basel, Photo Basel inizia la sua avventura ad Ackermannshof, gli spazi che furono lo studio di Dieter Roth. Cresciuto in una famiglia che possiede ristoranti, Sven si è laureato nella più antica scuola di ospitalità, l'Ecole hôtelière de Lausanne, seguendo il padre appassionato d'arte e di fotografia.

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La sede di Photo Basel

La sede di Photo Basel

Come nasce Photo Basel, fiera pioniera in Svizzera?
Siamo di Basilea, siamo cresciuti con Art Basel. In principio eravamo un po’ spaventati, ci dicevamo: se non c’è competizione tra fiere, probabilmente non c’è un mercato della fotografia. Poi abbiamo visitato Paris Photo e realizzato quante siano le fiere satellite dedicate alla fotografia.

Un segno che il mercato c’è ed è florido.
Esatto. Così abbiamo creato un team con persone provenienti dal mondo delle fiere, dell’arte e del business. Abbiamo visitato Arles e abbiamo parlato con i galleristi per capire le loro idee. Michael von Graffenried, fotografo svizzero, e sua moglie Esther Woerdehoff, gallerista svizzera che abita a Parigi, ci hanno dato un supporto immediato.

Com’è andata la prima edizione?
Siamo contenti, abbiamo venduto tutti gli spazi e le gallerie vogliono tornare. Alcune gallerie hanno venduto molto bene.

Sono arrivati i curatori?
Sì, tra gli altri abbiamo avuto visite dai curatori della Tate Modern e del Centre Pompidou.

La location è particolare: cosa cercavate?
Durante Art Basel non è facile trovare spazi grandi, soprattutto vicino alla fiera madre. Lo studio di Dieter Roth è ideale, volevamo un luogo con un’anima. È come Liste: c’è un’atmosfera, uno charme dato dalla storia del luogo.

Grundemark Nilsson Gallery - Inkaand Niclas, BecomingWilderness, 2013

Grundemark Nilsson Gallery – Inkaand Niclas, BecomingWilderness, 2013

La dimensione è ancora ridotta: 25 espositori, di cui 19 di gallerie più editori e fondazioni. Come l’hanno presa gli sponsor?
In tanti si sono offerti, ma noi vogliamo aspettare un anno, vedere come va e poi fare le nostre scelte. La logistica, comunque, è quella di Art Basel e il bar è firmato da Campari.

Cose da migliorare?
Dobbiamo spendere più budget per il marketing e incrementare ulteriormente la selezione di opere e artisti. Comunque sono venute ottime gallerie da ogni parte del mondo.

Con le gallerie cosa vi siete detti?
Credo che un passo importante sia la gestione diretta e centralizzata dei contatti, in modo da non fare confusione. Il passaparola ha funzionato bene e durante Art Basel è molto importante.

Con Art Basel che rapporti avete instaurato?
Abbiamo detto loro cosa volevamo fare e, invece di ostacolarci, ci hanno spronato ad andare avanti.
Il complimento più bello è quello di un manager organizzativo di Art Basel, a cui piace l’idea che Photo Basel offra un taglio nuovo e non un’altra fiera satellite. Ci hanno inseriti sulla loro guida ufficiale, è un buon segno di stima.

Come vedi la situazione della fotografia in Svizzera?
La Svizzera ha festival e notti della fotografia, ma non ha fiere dedicate. Se c’è una possibilità, ce la giochiamo qui e ora.

Photo Basel 2015 - allestimento

Photo Basel 2015 – allestimento

I costi sono alti?
Seimila franchi per uno stand, è la cifra più bassa di tutte le altre fiere, ma siamo nuovi e dobbiamo pensare che le gallerie arrivano anche da Lima e Tokyo oltre che da Parigi e Milano. L’ingresso a 12 franchi serve per selezionare chi davvero è interessato e per investire sul catalogo.

Avete un programma curatoriale?
Quest’anno c’è stata la mostra sulla storia dell’auto nella fotografia, curata da Esther Woerdehoff, che è piaciuta molto. Il prossimo anno vogliamo creare un programma di conferenze con le fondazioni.

La città vi ha aiutato?
Mettiamola così: non ci ha bloccato e l’ufficio del turismo ha spedito il nostro invito a 40mila contatti. Personalità del governo sono venute a trovarci. Art Basel è il marchio da proteggere, ed è comprensibile visto che è prodotta da Messe Schweiz, l’ente fieristico del governo che ha sede qui, nella capitale culturale della Svizzera.

A Basilea ci sono tanti musei ma nessuno dedicato alla fotografia.
C’è la Herzog Foundation, nata dalla collezione di Peter Herzog, fratello del celebre architetto. Possiede 300mila fotografie e presto sarà in una sede di prestigio.

Come vedi Photo Basel da qui a dieci anni?
Ci piacerebbe che diventasse il punto di riferimento della fotografia in Svizzera, con una fiera più grande e tanti eventi in città: ci sono luoghi molto belli che sarebbero una scenografia ideale.

Nicola Davide Angerame

www.photo-basel.com

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