Da Londra le immagini del Serpentine Pavillion 2015, firmato dallo studio spagnolo SelgasCano. Un’enorme stella marina sintetica poggiata sul prato di Hyde Park

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Il Serpentine Pavillion di SelgasCano (foto Davide Sacconi e Raquel Drummond)

Il Serpentine Pavillion di SelgasCano (foto Davide Sacconi e Raquel Drummond)

Le estati londinesi del ventunesimo secolo sono marcate da un evento imperdibile per il jet-set dell’architettura contemporanea: l’inaugurazione del Serpentine Pavillion. Hadid, Libeskind, Ito, Siza e Souto de Moura, Koolhaas, Gehry, Nouvel, Zumthor, SANAA, Herzog & De Meuron e perfino un attempato Oscar Niemeyer: tutti hanno messo la loro celeberrima firma sull’inglesissimo prato di Hyde Park, che ogni anno la Serpentine Gallery di Londra mette a disposizione della fantasia di un architetto invitato. Negli ultimi anni la galleria sembra aver cambiato rotta e, con le commissioni a Sou Fujimoto e Smiljan Radic, è passata dal firmamento dei soliti noti alle praterie dei “giovani” talenti. Una tendenza confermata quest’anno dalla coppia SelgasCano, scelta per celebrare il quindicesimo compleanno del programma. Piuttosto conosciuto in patria – grazie alla realizzazione di alcuni importanti edifici pubblici come il Centro Congressi di Cáseres, l’Auditorium di Cartagena e il Centro ricreativo di Merida -, lo studio spagnolo è alla prima sul palcoscenico internazionale.
Il padiglione è un’enorme stella marina sintetica e amorfa poggiata sul prato. Tutti entrano per ispezionarla e sono inghiottiti da branchie e polmoni fatti da un’ossatura convulsa di metallo bianco ricoperta da un sottile e cangiante strato di EFTE – un polimero multicolore a base di fluorina. Ambigue trasparenze, cemento biancastro a terra, riflessi di natura, intrecci di stelle filanti, geometrie senza ragione: è un padiglione fatto dei resti della “festa” finita ufficialmente nel 2008 ma che deve ancora e comunque continuare. Tutto sommato, rassicurante. Sei mesi fa, al momento della commissione, SelgasCano prometteva di “sperimentare con struttura e materiali“, di “usare un solo materiale strutturale per esplorare l’idea di trasparenza“. Qualcosa deve essere andata storta: di sperimentale, in termini di materiali, c’è ben poco. A meno che per materiale non s’intenda quello celebrale, delle migliaia di persone che si diletteranno in improbabili esercizi fotografici. Il Padiglione di SelgasCano è un paradiso per gli amanti di Pinterest e Instagram, ed è già, per questo, un successo planetario. Tutto il resto è solo architettura.

Davide Sacconi

 

 

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