Arte e banche. UBS, la banca di Art Basel

Secondo capitolo dell’inchiesta che stiamo pubblicando su Artribune Magazine. Abbiamo cominciato indagando la realtà di BSI, la Banca della Svizzera Italiana, e qui restiamo in Svizzera. Si parla infatti di UBS, fondata a Winterthur nel 1998 ma con una storia che inizia a metà dell’Ottocento. Ne abbiamo discusso con Stefano Satta, Head of Marketing (Italia).

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Jumaldi Alfi, Melting Memories – Rereading Landscape, Mooi Indies #8, 2014 - © Jumaldi Alfi. Courtesy the artist and Arndt Berlin+Singapore - UBS Art Collection

Jumaldi Alfi, Melting Memories – Rereading Landscape, Mooi Indies #8, 2014 – © Jumaldi Alfi. Courtesy the artist and Arndt Berlin+Singapore – UBS Art Collection

UBS è “la banca di Art Basel” e già questo può raccontare quanto sia complicato riuscire a fare altre cose, a fianco di questo impegno così importante, che abbiano poi i loro risultati e la loro visibilità. In tutto il mondo, oltre a una importante fiera, UBS sostiene molti musei. In Italia avete scelto la Gam di Milano. È una scelta esclusiva o pensate di allargare la vostra attenzione anche ad altre strutture in futuro, magari presenziando anche a Roma?
Indubbiamente UBS ha un forte legame con la cultura e l’arte in particolare, attraverso una serie di iniziative e manifestazioni che portiamo avanti in diversi Paesi. Tra questi, sicuramente la partnership con Art Basel – con le sue derivazioni di Miami e Hong Kong – ma anche il sostegno a importanti istituzioni museali quali la Fondazione Beyeler, il Louisiana Museum, il Nouveau Musée National de Monaco o il Guggenheim per un’interessante operazione di mappatura dell’arte nelle regioni emergenti del pianeta.
La partnership con la GAM ha come scopo principale per la banca quello di attivarsi anche in Italia con un progetto che contribuisca concretamente allo sviluppo del territorio, attraverso uno dei suoi principali motori di crescita: la cultura. Abbiamo scelto Milano perché qui abbiamo sede e concentriamo una parte rilevante del nostro business ma, dopo questa esperienza molto positiva, siamo pronti a considerare anche altre opportunità e, fra tutte le città, sicuramente Roma per prima, dove peraltro abbiamo una filiale importante.

Quanto investite ogni anno sulla vostra partnership con la Gam di Milano? È un progetto che avete pensato su quale orizzonte temporale?
Non siamo soliti comunicare i valori delle nostre sponsorizzazioni. Posso dire tuttavia che abbiamo aderito a un bando comunale che, oltre all’importo, definiva anche l’orizzonte temporale: tre anni a partire dal 2013. Tengo tuttavia a sottolineare che il supporto alla Gam non è esclusivamente finanziario ma anche di forte collaborazione e condivisione di contenuti.

Scegliere la Gam è stata una scelta coraggiosa. Non si tratta di uno spazio propriamente sexy. Avete puntato su una piattaforma più intima, profonda. Come è emersa questa scelta?
Pur essendo realtà diverse, UBS e la Galleria d’Arte Moderna di Milano sono legate da una particolare affinità. I principali punti d’incontro fra l’istituto bancario e il museo sono quelli dell’arte e del collezionismo. La GAM è un luogo magnifico, un gioiello di storia, di arte e di cultura ed è diventata nel tempo la casa delle grandi collezioni milanesi e lombarde, lascito di importanti famiglie alla città. L’arte è una passione che in UBS condividiamo con tantissimi clienti, molti dei quali sono collezionisti. Il collezionismo ci coinvolge inoltre direttamente dal momento che noi stessi, come gruppo, siamo proprietari di un’ampia collezione d’arte contemporanea – la UBS Art Collection.
La partnership si fonda quindi sul principio fondamentale della condivisione di obiettivi e interessi e nasce proprio con l’intenzione di cooperare nell’ambito di un progetto basato non solo su un’attività di sponsorizzazione, ma anche sulla collaborazione concreta alla realizzazione di un programma comune.

È stata travagliata? Avevate un ballottaggio con altre strutture? O con altre città?
No. Ci siamo innamorati subito di questo luogo magnifico, intravedendone le potenzialità di sviluppo e di valorizzazione a beneficio dei milanesi e di tutti gli appassionati d’arte.

Stefano Satta, Head of Marketing UBS (Italia)

Stefano Satta, Head of Marketing UBS (Italia)

Come utilizzate questa piattaforma per fare attività con i vostri clienti? UBS ha una tradizione di coinvolgimento dei clienti mediante l’arte. Come declinate tutto questo sul mercato italiano?
La partnership con la GAM ci ha permesso di condividere in modo concreto con la nostra clientela italiana, e lombarda in primis, l’interesse per l’arte. I nostri clienti, attuali e potenziali, sono infatti regolarmente coinvolti in serate ed eventi dedicati, durante i quali condividiamo con loro i risultati delle operazioni di restauro e riallestimento delle collezioni del museo che sosteniamo, oppure visite esclusive alle mostre temporanee in programma. Penso ad esempio alla meravigliosa mostra in corso dedicata a Medardo Rosso.

Questa vostra presenza sullo scacchiere artistico italiano ha portato dei benefici misurabili? Ha aumentato la vostra presenza in determinati mercati? Ha dato forza all’attività di art advisory nei confronti della clientela italiana?
Riteniamo che il progetto abbia contribuito ad aumentare la riconoscibilità del brand UBS, soprattutto su Milano, e una sua positiva associazione all’impegno in cultura, come esempio virtuoso di collaborazione fra pubblico e privato. Questi aspetti non sono immediatamente misurabili – è da poco più di un anno che la partnership ha sortito esiti concreti –, altri tuttavia lo sono: fra questi, sicuramente il numero davvero cospicuo di clienti e di nostri contatti coinvolti nelle varie iniziative e, oltre a ciò, una maggiore consapevolezza dei nostri servizi di art advisory che offriamo alla clientela con maggiori disponibilità. A Zurigo abbiamo infatti un centro di competenza che opera a livello globale e che supporta la clientela come consulente indipendente su tutti gli aspetti legati alla gestione di una collezione privata, con particolare focus sugli aspetti di rischio, davvero importanti nel mercato dell’arte. I colleghi del nostro Art Competence Center sono spesso inviati alle nostre attività in GAM, per interloquire con i nostri ospiti interessati ad approfondire il loro servizio.

Insomma vivete la vostra attività come mecenatismo puro o come marketing strategico? O entrambe le cose?
Entrambe le cose. Un obiettivo fondamentale di questa attività è contribuire concretamente allo sviluppo culturale del territorio in cui operiamo attraverso un’operazione di valorizzazione di un suo importante pezzo di patrimonio artistico, la GAM appunto. Indubbiamente, per UBS questo si traduce anche in un’opportunità di visibilità e di comunicazione, favorendo un maggior radicamento nel contesto di riferimento.

UBS e la Gam. Una sintesi di cosa avete fatto in questi due anni dal punto di vista culturale e artistico.
Il nostro sostegno alla Gam si articola su due direttrici principali. La prima riguarda la valorizzazione del suo ricco patrimonio artistico attraverso il finanziamento di opere di riallestimento e di restauro. In quest’ambito sono già stati realizzati due importanti interventi. Il primo è stato l’ampliamento e la riorganizzazione del percorso espositivo delle collezioni Grassi e Vismara, che sono state unite per mostrare al pubblico un itinerario coerente dal punto di vista narrativo e cronologico di un corpo eccezionale di capolavori del Novecento italiano e internazionale (la collezione Vismara negli ultimi anni non era nemmeno visibile al pubblico). Il secondo intervento importante è stato il riallestimento del corridoio dedicato a Medardo Rosso – di cui il museo conserva un numero importante di opere – mirato a valorizzare al meglio la visione e la percezione delle sculture di questo importante artista apprezzato in tutto il mondo.

GAM, Milano

GAM, Milano

E la seconda direttrice?
Il secondo filone del nostro impegno con la GAM ci vede inoltre coinvolti nella produzione, attraverso la nostra collezione, di contenuti volti ad ampliarne e diversificarne il pubblico coinvolgendo nuovi visitatori interessati alla contemporaneità. Nel 2014 abbiamo organizzato negli spazi della Galleria una mostra di disegni dalla UBS Art Collection, curata da Francesco Bonami. La mostra – intitolata Year after Year – includeva opere di artisti importanti (tra cui Baselitz, Freud, Lichtenstein, Polke, Ruscha, Twombly, Winters), spesso inedite per l’Italia, ed è stata visitata da oltre 15mila persone.
C’è infine un’ulteriore direttrice della nostra collaborazione con GAM, finora più marginale e che però vogliamo potenziare. Si tratta della messa a punto di un calendario culturale composito di incontri aperti al pubblico, conferenze, presentazioni, didattica e laboratori. Abbiamo già organizzato dei laboratori creativi per bambini e alcune conferenze, ma vorremmo fare decisamente di più nel 2015.

Il rapporto con le istituzioni come è stato? Fluido? Spesso ci capita di sentire grandi mecenati cui viene fatta passare la voglia causa lentezze, burocrazie…
Al contrario. Con i diversi referenti coinvolti si è instaurato un rapporto di collaborazione e di scambio sempre fluido e costruttivo, ma al tempo stesso rispettoso e attento ai reciproci ruoli e responsabilità. A cominciare dall’assessore alla Cultura Filippo Del Corno e da Marina Pugliese, direttore del Polo d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano. Indubbiamente fondamentale e al centro della collaborazione vi è inoltre il rapporto costante e di grande valore con Paola Zatti, conservatore responsabile della Gam. In lei abbiamo trovato un interlocutore sempre appassionato, attento e competente.

Per legittimare la vostra attività milanese avete coniato anche un titolo con tanto di manifesto operativo: UBS Next/Art. Raccontateci.
La parola ‘next’ associata all’arte, ben rappresenta quella che è la nostra visione del ruolo della cultura nella società. L’arte, soprattutto quella contemporanea, è spesso stimolante e aggiunge sempre nuove interessanti prospettive al modo in cui noi percepiamo le cose. UBS valorizza tali stimoli attraverso varie iniziative legate al mondo dell’arte, che nel loro complesso dimostrano il nostro impegno per comprendere il mondo attuale e in qualche modo anticiparne tendenze e sviluppi futuri.

Quest’anno c’è anche una grande mostra sulla pittura. Come è nata? Che genesi ha avuto questo progetto?
La prima mostra realizzata lo scorso anno nell’ambito della nostra partnership con la GAM è stata interamente dedicata a disegni su carta selezionati dalla UBS Art Collection. Nella scelta di questa materia – medium con una storia più antica di altri, quali tela o scultura – vi era in qualche modo il simbolo dell’inizio di un percorso più lungo. Gli ottimi risultati della mostra ci hanno spronato a proseguire con una nuova esposizione, quest’anno molto più grande e impegnativa, anche perché pensata in occasione di Expo 2015: Dont’shoot the painter. Dipinti dalla UBS Art Collection, in programma fino al 4 ottobre.
Il focus sulla pittura nasce da una considerazione del curatore Francesco Bonami che abbiamo subito sposato. Oggi l’arte contemporanea si esprime attraverso le più svariate forme, alcune particolarmente innovative, come le performing arts. Quasi in contrasto rispetto a questi tratti, la nostra nuova mostra sarà invece un omaggio a quel medium che è sempre stato – e continua ad essere – un punto di riferimento e continuità sia per gli artisti sia per il pubblico: la pittura appunto. Da qui il titolo Don’t shoot the painter: riferimento ironico alla frase “don’t shoot the pianist” che spesso compare nei saloon dei film western. L’esposizione si propone infatti di sancire il ruolo della pittura come punto di riferimento nell’arte contemporanea per artisti e pubblico: ogni volta che le idee e i linguaggi dell’arte si confondono e rendendo difficile decifrare il significato degli elementi in gioco, la pittura torna sulla scena per riportare l’attenzione su ciò che è facilmente riconoscibile e interpretabile a tutti, esattamente come la musica del pianista nei film western riporta l’ordine nel caos del saloon.

Francesco Bonami

Francesco Bonami

Continua, anche con questa mostra, il rapporto con Francesco Bonami. Come si è costituito questo sodalizio?
Il sodalizio con Francesco Bonami è stato per noi fondamentale: abbiamo avuto la possibilità di coinvolgere un grande curatore, esterno e indipendente, capace di guardare con occhio critico e attento alla nostra vastissima collezione per selezionare le opere più interessanti da offrire al pubblico in un percorso espositivo coerente e stimolante. La scelta di collaborare con Francesco Bonami nasce proprio dalla volontà di avere uno sguardo attento e indipendente per valorizzare al meglio la collezione e renderla fruibile. Ci sono poi alcuni tratti del lavoro di Bonami che ci incuriosiscono e ci accomunano: è un curatore italiano ma opera in tutto il mondo, in grado quindi di comprendere la visione globale della nostra collezione e di offrire allo stesso tempo punti di vista interessanti per un pubblico sia locale sia internazionale, in arrivo a Milano per Expo.

Don’t shoot the painter è l’unico evento artistico che avete in programma durante il semestre di Expo a Milano e in Italia in generale?
Sì. Questa mostra per noi è molto importante e abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione e i nostri sforzi su di essa e sulla Gam, per farla al meglio. Si tratta infatti della più ampia mostra di opere della UBS Art Collection mai realizzata al mondo, con oltre cento dipinti esposti, e di uno dei principali appuntamenti di richiamo nel calendario d’arte di Expo in Città.

Questa mostra ci offre la scusa per parlare della vostra straordinaria collezione: come è nata, come è cresciuta, su quale impostazione culturale, con quale stile.
La collezione unisce le raccolte d’arte delle società che negli ultimi trent’anni si sono fuse nell’attuale Gruppo UBS. L’incorporazione di Paine Webber nel 2000 ha contribuito in modo notevole all’acquisizione di importanti artisti della fine del XX secolo. Oggi la collezione comprende circa 30mila opere – principalmente bi-dimensionali: dipinti, fotografie e disegni – di artisti celebri ed emergenti dagli Anni Sessanta ad oggi. Poiché la contemporaneità è il suo focus, la collezione è costantemente alimentata da acquisizioni di opere eseguite negli ultimi dieci anni, mentre opere non più in linea con le caratteristiche fondamentali della collezione vengono cedute.
La filosofia alla base della nostra collezione è quella di realizzare e conservare opere che provochino e ispirino allo stesso tempo – i nostri collaboratori, i nostri clienti ma anche il pubblico più vasto. Spesso infatti le opere principali sono oggetto di importanti prestiti museali.

Dove risiede questa sconfinata raccolta? Quanto di questo è nelle vostre sedi italiane?
Negli uffici dove lavoriamo e riceviamo i nostri clienti: circa 720 uffici in 54 Paesi nel mondo. Questo sicuramente contribuisce a un ambiente di lavoro stimolante ma rende particolarmente sfidante il lavoro di un curatore che deve selezionare le opere per una mostra temporanea! I criteri di selezione delle opere per le diverse sedi UBS tengono anche conto del contesto e della sensibilità locali. Per questo nelle nostre nove sedi italiane abbiamo circa 120 opere, quasi interamente concentrate sulla fotografia dei più grandi paesaggisti italiani: Ghirri, Iodice, Barbieri, Basilico, Vitali, solo per citare i più celebri.

Massimiliano Tonelli

www.ubs.com/microsites/art_collection/

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