Alice Pasquini e i sogni dei piccoli profughi. Roma, quartiere Tiburtino: un murale per il centro accoglienza minori, tra workshop e racconti

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Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma - work in progress

Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma – work in progress – foto Jessica Stewart

Street art e impegno sociale, un binomio con radici antiche, che continua a connotare, nelle forme e nei contenuti, i tanti interventi diffusi tra le città italiane. È anche il caso del murale a cui sta lavorando, a Roma, Alice Pasquini, firma nota tra le strade della Capitale, stavolta alle prese col tema dell’immigrazione.
Siamo nel cortile del centro di accoglienza Caritas di via Venafro, quartiere Tiburtino, un pronto intervento in cui vengono accolti minori non accompagnati, giunti da paesi come Egitto, Siria, Sudan, Bangladesh, spesso profughi e clandestini, in fuga da guerre e miseria. Alice li ha incontrati, ha ascoltato le loro storie, esplorato i loro sogni e le paure, messo in piedi dei laboratori e gestito degli incontri, cercando di aprirsi un varco reale in questa piccola comunità multietnica, in cerca di un destino nuovo.

Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma - work in progress

Alice Pasquini al Centro Minori stranieri non accompagnati, Roma – work in progress – foto Jessica Stewart

Al centro di quest’esperienza corale, in cui si sono mischiati colori, racconti, riflessioni, c’era il tema del viaggio: un percorso fatto di ascolto, di elaborazione dei traumi e di delicatezza, in cui la chiave era quella del viaggio mentale, del volo fantastico. Lasciando fuori ogni riferimento a spostamenti reali, per mare e per terra, troppo spesso legati a memorie dolorose.
Il muro che è venuto fuori, lungo circa venti metri – i cui ultimi ritocchi sono attesi per il 12 maggio – è il ritratto di una città variopinta, in cui dominano le consuete tonalità dell’azzurro e dell’arancio, così care ad Alice; una città sospesa, che sfuma tra le pennellate rapide di un cielo surreale, popolato di bambini: tutti a sfrecciare su uno skateboard, a inseguire una mongolfiera, a giocare con gli uccelli o a librarsi senza peso, tra le nuvole e i tetti dei palazzi.
Un lavoro difficile, a cui i piccoli ospiti della Caritas hanno contribuito con spunti e disegni, provando ad allontanare il ricordo di torture, di naufragi, di sbarre e di oppressioni, in favore di un immaginario nuovo. A misura d’infanzia e di innocenza.

– Helga Marsala

 

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