Premio Spazio diVino. Architetti e imprenditori si incontrano a Roma: un confronto sul futuro e le potenzialità del territorio del Chianti

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Premio internazionale Spazio diVino 2014

L’occasione è la premiazione ufficiale, tenutasi il 9 marzo alla Casa dell’Architettura, della seconda edizione del Premio internazionale Spazio diVino, bandito dal Consorzio Vino Chianti e dal Gambero Rosso, nell’ambito dell’iniziativa “Cattedrali del vino”, a cura dall’Area Concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, coordinata dall’architetto Paola Rossi, con la media partnership di Artribune. A ritirare il premio i giovanissimi vincitori – di cui abbiamo già parlato – che hanno ideato elementi di sosta e belvedere diffusi sul territorio e diverse tipologie di Chianti Store.
Un’occasione di scambio e confronto tra i promotori, la giuria e i progettisti coinvolti sull’incontro di due culture: il vino e l’architettura. Ma é stato anche un momento per approfondire i temi che questo Premio porta con sé. Da un lato la promozione del territorio del Chianti, dall’altro le possibilità di sviluppo e investimento futuro. Il tema della tavola rotonda, a seguito della presentazione dei progetti, ha affrontato da diversi punti di vista l’idea di un Chianti Shop in franchising. Ne hanno parlato Giovanni Busi, presidente del Consorzio Chianti, Antonio Rappazzo, avvocato esperto di franchising, Silvio Ursini, Presidente Obicà, e Paolo Cuccia, presidente Gambero Rosso.
La ricetta di un franchising perfetto ce la dà Ursini che per esportare la sua catena di mozzarella bar diffusi in tutto il mondo ha scelto gli architetti romani Labics. Ci vuole un’idea matura, 3 o 4 buoni manager, un architetto da triturare, 3 avvocati a fare da contorno e un partner locale, bello grasso, per rifinire il tutto. Se, infatti, l’idea é lo starter fondamentale, sono gli architetti a dargli forma. Un’opportunità che, grazie a questo Premio, anche il Consorzio Chianti sta vagliando, con un’idea ben fissa nella mente: esportare un’eccellenza italiana, un vino “pop” come lo ha definito Busi, che vuole tornare a tavola e che vuole portare con sé il meglio dell’agroalimentare italiano.

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