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Pillole di cinema. Abbas Kiarostami commenta il suo “Like Someone in Love”

Il nuovo film di Abbas Kiarostami è appena arrivato nelle sale. Una storia di fughe e di fragilità, di dialoghi sommessi e di emozioni contrastanti. Accanto al trailer, tre estratti di una conversazione col regista, tre punti di vista sul cinema


Il grande regista iraniano, Abbas Kiarostami, ha appena presentato la sua ultima creatura, il lungometraggio “Like Someone in Love” (in italiano “Qualcuno da amare”), nelle sale dal 24 aprile. Un film interamente girato in Giappone, che restituisce l’emozione dell’incontro tra due solitudini. Così lontane e insieme così vicine, così diverse eppure, improvvisamente, incastratesi.
Akiko (interpretata da Rin Takanashi) è una studentessa scivolata nella trappola della prostituzione, fonte di guadagno per mantenersi agli studi. Il suo tempo è scandito da una mesta routine di costrizioni e confusioni: ossessivo e geloso il fidanzato (Ryo Kase), invadente e intraprendente il magnaccia, che le organizza la vita segreta. Una sera monta su un taxi per incontrare un anziano professore di sociologia in pensione, vedovo (Tadashi Okuno). L’uomo entra nella vita di lei, senza ragione, per caso o forse per destino. Inizia così un viaggio per le vie di Tokyo, nel silenzio ovattato di un automobile, rotto dalle parole dei due: un dialogo che ne racconta fragilità, desideri, disorientamenti. E mentre la giovane consuma la sua fuga senza meta, accanto al vecchio che si abbandona a un sentimento d’amore, il fidanzato la cerca ovunque, furioso, per riportarla a casa…

In occasione dell’uscita del film, il GNCR (Groupement National des Cinémas de Recherche) ha realizzato una lunga video conversazione col maestro Kiarostami, per la serie “Rencontre(s)“. Eccone tre frammenti…

L’imprevedibilità

“L’imprevedibilità fa parte della vita. Quando andate a un appuntamento, immaginate dieci versioni di quell’incontro. Ed è poi l’undicesimo che ha luogo. Dovrei suonare? Sarà giù? Mi inviterà a entrare? Resteremo in piedi? Come sarà vestita? Niente è imprevedibile. Ed è tutto cioè che rende interessante un film. Se lo spettatore può prevedere ogni cosa nel film, si sentirà frustrato. Noi siamo là per sorprendervi. Noi dobbiamo evitare che lo spettatore possa prevedere. Senza essere Hitchcock e dover far scoprire l’assassino, noi abbiamo delle competenze elementari che permettono al film di procedere…”

Il dramma e la commedia

“Il dramma non è assente nella seconda parte del film. Ma non credo al dramma privo di commedia. Come potremmo vivere i drammi senza degli istanti comici? Sopprimerli sarebbe un intervento inappropriato sulla realtà. Io non ho fatto questa scelta. Io non ho soppresso niente, né aggiunto niente. Il dramma contiene la commedia”.

La prima sequenza

“Qualunque sia il piano, il posizionamento della camera fa l’oggetto di una scelta. Per la scena d’apertura, io volevo meno spostamenti di camera possibili. Si tratta di una conversazione privata tra due persone. Il loro pudore deve essere rispettato. Lo spettatore deve tendere l’orecchio per sentirli. Dobbiamo dunque essere molto vicini, ma non intrusivi. Tutta la sequenza è filmata in tre piani. Ciò conferisce allo spettatore questo sentimento di discrezione: lui non è altri che il testimone seduto al tavolo vicino. Per cominciare. È evidente che questo film comincia nel mezzo. Noi ci siamo entrati, non è venuto lui a cercarci. Noi scopriamo progressivamente i personaggi e le loro relazioni. E questa è anche la posizione della camera”.

Abbas Kiarostami, Qualcuno da amare

Abbas Kiarostami, Qualcuno da amare

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